Allegri, la reazione dopo lo choc: “Non immaginavo quel 2-0”

“Mi aspettavo che i cambi potessero essere determinanti, non però che di trovarci sotto per 2-0 dopo 47 minuti”. Massimiliano Allegri sintetizza così il 2-2 conquistato in rimonta dal Milan nell’anticipo di Palermo. “E’ la prima volta che rimontiamo – spiega il tecnico rossonero – Abbiamo creato molto nella ripresa mentre, invece, sui due gol presi abbiamo sbagliato. Si poteva evitare sia il rigore che il gol di Brienza. I ragazzi hanno fatto bene, alla fine il pareggio ci sta anche stretto”. Un discorso a parte merita Pato, ancora sotto tono: “Ha bisogno di ritrovare fiducia dopo tanto che non giocava. Poteva essere assistito meglio nel primo tempo, ha bisogno di crescere e si è dato da fare. Giocando riesce a liberarsi a livello mentale e a essere sempre più sereno”.

Milan, che rimonta a Palermo! E’ sempre più El Shaarawy

Cinquanta minuti da brivdio dei rossoneri, che al Barbera vanno prima sotto di due gol (46′ rigore Miccoli, 48′ Brienza) e poi, tra il 70′ ed l’80’, pareggiano: Allegri passa al 4-2-3-1, Montolivo accorcia le distanze, il Faraone decide il 2-2 .

PALERMO-MILAN 2-1
46′ rig. Miccoli (P), 48′ Brienza (P), 70′ Montolivo (M), 80′ El Shaarawy (M)

Se prendessimo in considerazione solo i primi cinquanta minuti giocati dal Milan allo stadio Barbera, beh, il giudizio non potrebbe che essere pesantemente negativo. I rossoneri non entrano mai in partita e, tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo, finiscono sotto di due gol contro un Palermo che, al di là dei demeriti dell’avversario, gioca in modo lineare e sfacciato, aggressivo ed incisivo. Miccoli sblocca su rigore poco prima del break (fallo di mano di Abate), Brienza raddoppia dopo centoventi secondi dalla ripresa del match. Quando di minuti invece sul cronometro ne sono trascorsi cinquanta, Allegri fa dietrofront. Il tecnico rossonero cambia modulo, dal 3-5-2 al 4-2-3-1, e con gli ingressi di Pazzini, Bojan e Emanuelson (fuori Yepes, Flamini e Pato) dà ossigendo ad un Milan fino a quel momento spompato.
C’è un abisso tra il primo tempo non proprio spettacolare e la frizzante ripresa. C’è un abisso, come detto, tra il primo ed il secondo Milan. Da un lato il raddoppio appaga i rosanero, dall’altro le modifiche in corsa apportate da Allegri rigenerano la formazione ospite, che accorcia le distanze con Montolivo (prima rete rossonera). Funziona eccome l’inserimento in corsa di Bojan, meno quello di Emanuelson. Soprattutto non delude El Shaarawy. L’azzurro dai capelli a spazzola magari non gioca la migliore parita della stagione, ma di certo non smarrisce il suo forte istinto del gol. Il settimo in questo campionato serve al Milan per evitare di compiere un passo indietro dopo la vittoria con il Genoa e di perdere ulteriore quota in classifica. Per il Palermo, troppo fragile della ripresa, un punto che, pur in attesa delle gare di mercoledì, non modifica una situazione complicata. Consola il talento di Miccoli (99 gol in A, di cui 6 al Milan); consola il dato del quarto risultato utile consecutivo. Ma sono pur sempre pareggi.

Sassuolo sempre più su. Frenano le inseguitrici

Dopo la vittoria del Sassuolo, tocca alle dirette inseguitrici rispondere, ma entrambe si fermano lontano da casa: solo un pareggio per Verona e Livorno.

La corsa a due sulla capolista – Botta e risposta tra Crotone e Verona: i padroni di casa rispondono sia al gol di Martino sia a quello di Coco, con Gabionetta e Pettinari. L’Hellas si illude con il 3-2 firmato al 46’ dal Taleb, finchè due minuti dopo Maiello chiude la partita sul 3-3 finale. Pareggia in trasferta anche il Livorno: sembra fatta dopo il gol al 38’ di Belingheri, ma al primo minuto di recupero Volpe trova l’1-1. Al quarto posto in classifica ci sono Padova (0-0 a Modena) e Juve Stabia (1-0 contro la Reggina)

Movimenti in zona playout – Il Grosseto resta fanalino di coda dopo la sconfitta in trasferta contro il Cesena, mentre risale l’Empoli (3-2 a Bari), a differenza del Novara che perde 2-0 contro l’Ascoli. Respira la Pro Vercelli, che vince in casa contro lo Spezia grazie alla rete di De Roberto, 1-1 tra Varese e Vicenza.

Sassuolo a quota dieci dopo l’anticipo – Decima vittoria per la capolista, che in casa della Ternana la capolista ha giocato con il freno a mano tirato fino al 63′, quando Valeri è riuscito a scardinare il risultato. Squadre contratte e forse stanche in questo anticipo pomeridiano della 12.a giornata. Così si spiega l’inquietante bilancio registrato fino al 60′: nessun tiro in porta. Nel complesso, però, meglio i padroni di casa, apparsi più tonici e concentrati. Poi, quando tutti gli indizi portavano al pareggio, arriva la rete di Valeri (assist di Pavoletti e destro da centro che spedisce area palla nell’angolino in basso a destra).

Centoventi secondi dopo, con gli umbri frastornati, arriva pure il raddoppio di Pavoletti (angolo di Berardi e colpo di testa da centro area sotto la traversa). Il rigore trasformato da Brosco, con cui i rossoverdi di portano sul 2-1, mette un po’ di pepe sul finale; la rete di Manganelli spegne invece ogni tentativo di rimonta e fissa il risultato sul 3-1. Se è vero che la grandezza di una squadra si misura anche con vittorie complicate come questa dello stadio Liberati, beh, allora il Sassuolo è davvero diventata una big.

Le regine europee: l’Anderlecht

Il Royal Sporting Club Anderlecht (fiamm. Koninklijk Sporting Club Anderlecht) è un club calcistico belga di Anderlecht, comune della Regione di Bruxelles-Capitale (di fatto sobborgo di Bruxelles). Milita nella Pro League, la massima divisione del campionato belga di calcio. È il club più prestigioso del Paese, nonché uno dei più famosi d’Europa.
L’Anderlecht ha vinto nella sua lunga storia trentuno titoli nazionali e nove Coppe del Belgio, partecipando a numerose edizioni delle competizioni europee; ha giocato quattro finali di Coppa delle Coppe (vincendone due, nelle stagioni 1975/76 e 1977/78), ha vinto due Supercoppe Europee (1976 e 1978) e disputato tre finali di Coppa delle Fiere/Coppa UEFA, vincendo l’edizione del 1982/83. Nella Coppa dei Campioni ha raggiunto per due volte le semifinali. La squadra occupa la 41a posizione del Ranking UEFA.
Molti sono stati i calciatori famosi che hanno militato per l’Anderlecht, sebbene nessuno famoso come Paul Van Himst, forse l’atleta più popolare del Belgio, che fu a lungo anche capitano della nazionale del suo Paese ed è stato nominato Golden Player dalla federazione belga. Nella sua carriera è stato più volte capocannoniere, anche a livello europeo, ed è stato anche allenatore della squadra nella prima parte degli anni Ottanta.

Il club viene fondato il 27 maggio 1908 nel sobborgo di Anderlecht dietro iniziativa di Charles Roos, il quale si era proposto, insieme ad alcuni amici amanti dello sport, di «sviluppare, in seno alla comunità di Anderlecht, lo sport in generale e il calcio in particolare».
L’Anderlecht parte dal più basso livello del campionato, e approda per la prima nella massima divisione belga nella stagione 1921-‘22. Nel 1933, in occasione del venticinquesimo anniversario, gli viene conferito lo status di “Reale Società” dal sovrano belga. Ad ogni modo non ottiene risultati di particolar rilievo fino a dopo la Seconda guerra mondiale, anzi, in quegli anni viene retrocesso varie volte in seconda divisione.
Conquista per la prima volta il titolo nel campionato 1946-‘47. Vince altri sei titoli fino alla stagione 1955-‘56, quando disputa la prima edizione della Coppa dei Campioni, che viene però conclusa amaramente: perde infatti contro gli ungheresi dell’MTK con un risultato totale di 10-4. Non va meglio nella successiva edizione della manifestazione, quando è sconfitto per 12-0 dal Manchester United nel turno preliminare.
Di lì a poco, però, sono promossi in prima squadra giocatori come Georges Heylens, Jean Plaskie, Wilfried Puis e Paul Van Himst, i quali, guidati dall’allenatore Pierre Sinibaldi, ottengono i primi risultati di rilievo anche a livello internazionale. Dopo aver concluso amaramente anche la Coppa dei Campioni 1959-1960, l’Anderlecht supera per la prima volta il turno nella Coppa dei Campioni 1962-1963: notevole l’avversario superato, quel Real Madrid già vincitore all’epoca di ben cinque edizioni della manifestazione. Dopo aver eliminato nel turno successivo il CSKA Sofia, viene però eliminato nei quarti di finale dal Dundee.
Sempre in quegli anni l’Anderlecht vince cinque titoli nazionali consecutivi, tra il 1963-‘64 e il 1967-‘68. In questo modo supera gli undici titoli dell’Union Saint-Gilloise, e diventa così la squadra con più titoli belgi. Intanto nella Coppa dei Campioni 1964-1965 elimina il Bologna nel primo turno grazie al lancio della moneta, ma viene eliminato nel turno successivo dal Liverpool. Raggiunge un’altra volta i quarti di finale nella Coppa dei Campioni 1965-1966, dove viene eliminato dal Real Madrid.
Dopo altre tre partecipazioni alla Coppa dei Campioni in cui viene eliminato al secondo turno, partecipa alla Coppa delle Fiere 1969-1970. Nel suo cammino elimina tra gli altri l’Inter in semifinale, ma nella finale incontra gli inglesi dell’Arsenal e si deve arrendere: vince la partita di andata per 3-1, ma perde il ritorno per 3-0.

Raggiunge per la terza volta i quarti di finale in Coppa dei Campioni nella stagione 1974-‘75, mentre la stagione successiva partecipa alla Coppa delle Coppe e la vince, battendo in finale il West Ham per 4-2. Vince poi la Supercoppa UEFA 1976 sconfiggendo il Bayern, e partecipa alla Coppa delle Coppe 1976-1977 da campione in carica. In quell’edizione, dopo aver sconfitto tra gli altri il Napoli in semifinale, incontra in finale l’Amburgo che però vince la partita per 2-0. Partecipa anche alla Coppa delle Coppe 1977-1978 dove tra l’altro elimina l’Amburgo negli ottavi ma, cosa più importante, centra per la seconda volta la vittoria, sconfiggendo in finale l’Austria Vienna con un secco 4-0. In questo modo gioca per tre edizioni di seguito la finale della Coppa delle Coppe, cosa mai più accaduta in questa manifestazione. Successivamente conquista anche la Supercoppa UEFA 1978, sconfiggendo il Liverpool nel doppio confronto.
Nella stagione 1980-‘81 vince il diciassettesimo titolo, e l’anno successivo partecipa alla Coppa dei Campioni 1981-1982, competizione nella quale, dopo aver eliminato la Juventus negli ottavi, viene eliminato in semifinale dai futuri campioni dell’Aston Villa. L’anno seguente, sotto la guida di Paul Van Himst, ottiene un nuovo successo continentale, vincendo la Coppa UEFA 1982-1983 nella finale contro il Benfica. Raggiunge la finale della Coppa UEFA anche nell’edizione successiva, ma è sconfitto dal Tottenham ai rigori.

Dopo aver festeggiato il diciottesimo titolo nel campionato 1984-‘85 (il primo di una serie di tre consecutivi) partecipa alla Coppa dei Campioni 1985-1986 dove viene eliminato in semifinale dai futuri campioni della Steaua Bucarest. L’Anderlecht partecipa anche alla Coppa dei Campioni 1986-1987 dove arriva fino ai quarti, ma nel turno precedente elimina i campioni in carica della Steaua. Nel 1989-‘90 raggiunge per la quarta volta la finale della Coppa delle Coppe, ma viene sconfitto 2-0 dalla Sampdoria ai tempi supplementari. La stagione successiva partecipa alla Coppa UEFA, ma viene eliminato nei quarti della Roma poi finalista.
Negli anni successivi vince in patria tre scudetti consecutivi (1992-‘93, 1993-‘94 e 1994-‘95) cui fanno seguito altrettante partecipazioni alla Champions League in cui non supera la fase a gironi. Nella Coppa UEFA 1996-1997 viene eliminato ai quarti dall’Inter.
Nella prima decade degli anni Duemila vince in patria cinque campionati, mentre a livello europeo il maggior risultato è il raggiungimento del secondo turno a gironi nella UEFA Champions League 2000-2001. Nella stagione 2009-‘10 conquista il trentesimo titolo nazionale. Mentre nella stagione successiva non conquista nessun trofeo, torna al successo in campionato nel 2011-‘12 vincendo il trentunesimo titolo di campione del Belgio.

servizio a cura di Mario Bocchio

Strama: “Errori arbitrali? Non vedo una tendenza pro-Juve”

“Non ho ravvisato una tendenza pro-Juve. Ho visto diversi errori in questo avvio di campionato”. Andrea Stramaccioni, allenatore dell’Inter, risponde così alle domande sugli errori arbitrali che domenica hanno favorito la Juventus nel match vinto 1-0 dai bianconeri a Catania. “Fino a questo episodio sfortunato, l’esperimento dei giudici di porta era stato decisamente positivo. Io ho una visione più romantica, il calcio per me è bello anche perchè è giudicato dall’occhio, dall’uomo”, dice Stramaccioni alla vigilia della sfida casalinga con la Sampdoria.
“Mi piace pensare che il calcio sia giudicato da chi in campo, lo dico con una visione romantica e non commentando quanto accaduto. A Catania ci sono stati errori, ma sono convinto sia solo un episodio in buona fede”, prosegue.
“E’ troppo presto per ricavare un trend. Siamo solo alla nona giornata, ci sono stati episodi a noi favorevoli e contrari. Ci sono stati errori favorevoli al Milan, alla Fiorentina… A Catania ci sono stati due errori gravi e entrambi sono andati a vantaggio della Juventus, lo hanno riconosciuto anche i bianconeri. Perdere con due errori lascia sicuramente l’amaro in bocca, il Catania era riuscito a limitare la capolista con una partita intelligente. Ma -ribadisce- non si può parlare di una tendenza”.

(mbocchio)

Zeman non molla la Champions: “Credo ancora nel terzo posto

“Credo ancora al terzo posto. Le prestazioni, anche se non per 90 minuti, mi dimostrano che questa squadra quando vuole può giocare con tutti. Lo ha dimostrato sempre, tranne che a Torino contro la Juventus. Giocatori svogliati e molli in campo? Io non la vedo così. Paghiamo errori di distrazione purtroppo”. Dopo il ko interno con l’Udinese, Zdenek Zeman rinnova la fiducia nei confronti della sua Roma e si attende una reazione già domani sera in casa del Parma,restando fedele alle proprie convinzioni.
“Scendere a compromessi? Se sono richieste ragionevoli e hanno un senso si può sempre parlare – le parole del boemo nella conferenza stampa di Trigoria – Poi io ho le mie convinzioni e cerco di difenderle e finchè non mi convince qualcuno che sono sbagliate continuo sulle mie. Io lavoro per la Roma, non contro la Roma. Integralista? Penso che ogni allenatore dovrebbe avere le idee e cercare di proporle. Quelli senza idee non mi piacciono”.
Unico dubbio di formazione in vista della gara del Tardini il sostituto dello squalificato Tachtsidis. Probabile l’inserimento di Bradley nel ruolo di mediano centrale, con De Rossi ancora intermedio destro. “Il regista non è il ruolo di Daniele – la convinzione di Zeman – Lo fatto poche volte e sempre in emergenza, e anche Pjanic in vita sua non ha mai fatto regista”.

Palermo e Milan puntano sul tre alla roulette dell’anticipo

Il loro derby è durato poco. Ed è stato anche strano. Milan-Inter in una notte cinese, 6 agosto 2011, Supercoppa Italiana. Vinse Allegri, nella partita probabilmente più bella giocata dalla breve Inter di Gasperini. Non riuscì a trasmettere le sue idee e venne esonerato dopo la terza giornata. Fatale il tentativo di giocare con la difesa a tre. Un modulo non nel dna dell’Inter allora.
Il paradosso per Gasp è che proprio con la difesa a tre l’Inter di Stramaccioni oggi ha cominciato il suo volo. Ma lui è andato avanti, fino a Palermo. Dove ovviamente gioca a tre dietro – con un centrocampista come Donati riciclato difensore, con licenza di impostare. Oltre che su di lui, punterà su Fabrizio Miccoli, che al Milan ha già segnato quattro gol – uguali a quattro vittorie per il Palermo.
La cosa che gli sembrerà strana è che anche la difesa del Milan sarà schierata come la sua. Allegri si è convertito da poco e i risultati sono stati incoraggianti. Così l’esperimento dei tre dietro va avanti. Contro chi con quel modulo gioca da una vita. Ma occhio, quando Gasperini e Allegri si incontrano, le difese soffrono: 5 i precedenti, 3 vittorie per Gasp, 2 compreso Pechino per Max, 18 gol segnati. A prescindere dai moduli, tra loro è sempre spettacolo…

Moratti: “2006 terrificante”. Agnelli: “Assedio atipico”

Massimo Moratti – “La partita di ieri a Catania un po’ di impressione l’ha fatta. Non vorrei però arrivare alla sfida di sabato acuendo la non grandissima simpatia tra le tifoserie di Inter e Juventus. Non credo ci sia bisogno di sottolineare quel che i giornali hanno sottolineato perfettamente. E’ una situazione assurda quella di ieri, ma bisogna pensare sempre che sia solo un errore e che non si ripeta. Fino al 2006 abbiamo avuto una terrificante esperienza, con tanti risvolti, che è rimasta dentro tutti. Qualcuno lo dimentica ma è bene ricordarselo, perché una macchia spaventosa e non credo che nessuno sia disposto a tornare a quel clima, né che l’attuale società della Juventus stia seguendo certe modalità”. E’ quanto ha detto il presidente dell’Inter nel corso dell’assemblea dei soci del club nerazzurro.

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, stigmatizza la “assoluta tensione creata” attorno alla società bianconera dopo il match che la Vecchia Signora ha vinto 1-0 a Catania in un match caratterizzato dagli errori arbitrali. “Ci sono stati insulti ai dirigenti costretti a lasciare la tribuna, si è visto cosa è successo in conferenza con un assedio ad Alessio. Sono situazioni sgradevoli”, dice il presidente bianconero ai microfoni di Sky Sport. “Noi -aggiunge- abbiamo riconosciuto subito l’errore, trovo inadeguato che per un errore si vada coinvolgere il designatore”.

“Fa riflettere – aggiunge il presidente bianconero – il ritrovarsi già ieri sera nelle trasmissioni televisive e oggi in uno stato di quasi assediamento che trovo assolutamente anormale e atipico. Gli errori ci sono stati a nostro favore e a nostro sfavore. E’ stato interessante leggere oggi un sondaggio di panorama.it che dice che, mettendo ad oggi in fila gli errori, la Juve è la meno avvantaggiata”.

Milan, Allegri suona la carica: “Non c’è tempo da perdere”

Deve accelerare i tempi il Milan, se vuole tornare in corsa per lo scudetto. Lo ha capito Sulley Muntari, che a poco più di 4 mesi dall’intervento per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, è tornato già tra i convocati. Lo ha ribadito in conferenza stampa Massimiliano Allegri, a un giorno dalla sfida contro il Palermo.
“Loro stanno facendo molto bene, giocano un buon calcio così come tutte le squadre di Gasperini. Il nostro obiettivo è dare seguito al risultato con il Genoa per risalire in classifica nel modo più rapido possibile”, ha dichiarato Allegri. Attenzione a non ripetere gli errori commessi nelle nove giornate: “Il passato non va dimenticato, perchè abbiamo fatto pochi punti. Contro il Genoa non è stata la partita della svolta ma un’ottima gara, come le precedenti. El Shaarawy? Ha grandi capacità fisiche ma può ancora migliorare sotto il profilo mentale”.
Rientra il ghanese a centrocampo, ma restano fuori Boateng, Robinho, Antonini e di De Sciglio, ancora alle prese con l’influenza. Maglie da titolari per Pato in attacco e Amelia in porta. Per Mexes, invece, l’esclusione contro il Genoa non era legata a un infortunio: “E’ rimasto fuori perchè è arrivato con un ritardo di dieci minuti all’allenamento. Torna dal primo minuto a Palermo”.
Riguardo le polemiche nate nel post di Catania-Juventus, Allegri interviene solo sul tema degli arbitri di porta: “Credo che la scelta che hanno fatto sia quella giusta, stanno lì apposta per fare scelte. Poi su quel minuto di stop alla partita vediamola in positivo, mettiamo il time out che magari serve all’allenatore…Un minuto o due per tempo a disposizione, per esempio. Facciamo più casino? Serve a ravvivare le partite…”.