Malta, memorable season for national side

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Malta – Italia 0-2, 1986

In 1986-‘87, Malta played six matches in the European Championship qualifying group. It was an important period for the national team which had made great strides under the guidance of Gencho Dobrev.
The first match against Sweden, however, revealed all our team’s old failings.
Malta started well and up to the 38th minute the scoresheet was still blank. Then came a harmless-looking cross which goalkeeper Ray Mifsud misjudged. In came Nilson who lobbed into the penalty area where Hysen was waiting to head home.
The soft goal broke the confidence of the Maltese and when Magnusson scored the second the game was all but over.
The Swedes added three more goals before the referee signalled the end of the game.
A crowd of 20,000 eager supporters filled the terraces of the National Stadium to watch the biggest football spectacle since England’s historic visit in the 70s.
This time Malta’s opponents were Italy. Needless to say, the match was given a huge build-up in the local media. Once again, the Maltese were split into two camps.

The Malta squad in 1986-’87. Back (left to right) Joe Camilleri, Kris Laferla, Pierre Calleja, John Bonello, Raymond Mifsud, Dennis Cauchi, Michael Woods. (Middle row) Edwin Camilleri, John Buttigieg, John Holland, Dennis Mizzi, Gencho Dobrev (coach), Raymond Vella, Mario Schembri, Charles Scerri, Michael Degiorgio. (Front) Silvio Vella, Martin Scicluna, J.J. Aquilina, Leonard Farrugia, Joe Galea, Emanuel Lowell, William Mackay

On one hand, there were the bona-fide Italian supporters who deep in their hearts prayed for an Italian victory to boost their adopted country’s chances of qualifying for the finals.
On the other hand, there were the English supporters who wished all kinds of misfortunes on the Italians, not so much because they supported Malta but rather because they wished to see the Azzurri humiliated.
The Italians started well. Goals by Ferri and Altobelli after only 20 minutes seemed to put them on the road to a high-scoring victory.
The Maltese, however, had other ideas. They rolled up their sleeves and stepped up their game to send the Italians into a maze of confusion. No more goals were scored, although to be fair, Altobelli did miss two penalties in succession. At the end, the Maltese players were accompanied out of the ground by a huge standing ovation from the crowd present.
Malta’s performance at Ta’ Qali raised a few eyebrows in Italy. The Azzurri were not worried though and were confident of reaching double figures when the two teams met for the return match in Bergamo in January 1987.
During the first half, the home team went about their task in earnest. Without really exerting themselves, they opened a 5-0 lead and could easily have scored more.

Kris Laferla

In the second half, however, it was a different story. Playing with determination, the Maltese closed their rearguard and the expected Italy goalfeast never materialised.
On March 30, 1987 the national team hit the headlines with an unexpected 2-2 draw against Portugal in Funchal.
It was our most impressive performance away from home and it was the first away point won in the European Championship. Malta could even have won the game when, with only 14 minutes left, they were leading 2-1.
Luckily for Portugal, Jorge Placido scored the equaliser to spare his country’s blushes. This was certainly one of the biggest upsets in European football. Tiny Malta, considered as the punch bag of Europe, celebrated their first point in 15 years of competition. This unexpected success filled the Maltese with confidence and they went to Neuchatel next in Switzerland hoping for another positive result.

Carmel Busuttil

The Maltese were pressed hard on the first half when the eager Swiss players scored four goals.
In the second period, the Maltese improved considerably. They prevented the Swiss from scoring more goals and scored one themselves in the bargain. Carmel Busuttil was Malta’s scorer against the Swiss.
Malta concluded their commitments for the season with another good game against Sweden in Gothenburg.
Following our impressive performance in Portugal, Sweden treated Malta with more respect.
They feared another upset but when Johnny Ekstroem opened the scoring after only four minutes it seemed as if Malta were in for another hiding. The Maltese, however, kept their heads and continued to play to their defensive plan.
Sticking to their zonal-marking strategy, they prevented the Swedes from scoring more goals and created a couple of scoring chances themselves.
The final whistle saw the Maltese elated by the result and the Swedes booed by their own supporters.

research by Mario Bocchio

Juve: fuori dalla Coppa Italia, tenta l’assalto a Lisandro

Da martedì il sogno del Triplete (scudetto, Champions League e Coppa Italia), per la Juventus non è più realizzabile. La semifinale di Tim Cup dell’Olimpico di Roma ha infatti promosso la Lazio di Petkovic e di uno strepitoso Tata Gonzalez (l’uruguaiano è stato l’autore del primo gol del vantaggio) che ora sogna la finalissima contro la rivale di sempre, la Roma. Il derby, ovunque, non è mai un evento normale, ma un qualcosa che entusiasma nel profondo e ti aiuta a tirare fuori tutta la grinta.

Il “Tata” Gonzalez ha appena segnato il gol del primo vantaggio della Lazio

Sarà stata anche questa prospettiva, oltre al risultato positivo dell’andata, il pareggio 1-1, a favorire la Lazio, anche se, visto che il pallone è sempre rotondo, ad una manciata di minuti dal triplice fischio finale la Vecchia Signora avrebbe potuto portare a casa una qualificazione ormai insperata.
Nel forcing finale la Juve ha infatti tentato disperatamente di trovare il pareggio, ma Giovinco ha clamorosamente tirato addosso a Marchetti il pallone che avrebbe promosso i bianconeri, con Marchisio che ha poi concluso fuori a porta vuota.
Mister Conte prima ha reso onore alla Lazio per la qualificazione in finale, ma poi ha scelto la strada dell’ironia per commentare, ancora una volta, la serata storta dell’arbitro, in questo caso Banti (e del guardalinee Cariolato), che non ha assegnato un paio di rigori ai bianconeri e uno ai biancocelesti. “Nei 180 minuti se analizziamo bene le cose meritavamo di più, ma chi vince ha sempre ragione e quindi complimenti ai nostri avversari – ha detto il tecnico juventino -. L’occasione finale pesa in maniera decisiva sulla qualificazione: dispiace perché i ragazzi hanno dato tutto e giocato un’ottima partita, ma il calcio è anche questo”. Ed ancora: “Rigore su Vucinic? Marchetti non lo prende proprio in quell’occasione e Vucinic si tuffa: credo fosse giallo per simulazione. Su Klose rigore nettissimo perché viene colpito violentemente. Giovinco nella ripresa sviene due volte in area, doveva essere espulso perché non può ingannare così l’arbitro”.

Lisandro Lopez

Avete letto bene le dichiarazioni di Conte? Più ironia di così si muore. E’ stato un modo diverso per esprimere il proprio disappunto, dopo l’ormai noto “show” al termine della sfida di sabato scorso contro il Genoa.
E ora, ormai alla vigilia del turno settimanale di Verona contro il Chievo, in casa juventina si fanno i conti anche con le decisioni del giudice sportivo e con i bollettini dell’infermeria.
Il giudice sportivo ha infatti squalificato per due turni lo stesso Conte e Bonucci, mentre a Vucinic è toccato un turno di stop per somma di cartellini. Domenica a Verona contro il Chievo mancheranno anche Asamoah, impegnato nella Coppa d’Africa e il difensore Chiellini, sempre alle prese con il noto infortunio. E il Napoli è a soli 3 punti, e dal Vesuvio, come lapilli di lava bollente, giungono le dichiarazioni di Cavani, che sotto sotto incominciano a generare paura nei campioni d’Italia: “L’opportunità è importante e non possiamo ignorarla. D’altra parte, i numeri dicono che il titolo è alla nostra portata. Ce la possiamo fare, certo, e lotteremo fino in fondo per riuscirci. Qui ci sono motivazioni straordinarie, un entusiasmo difficile da controllare, talvolta. Meno male che la squadra è concentrata. Noi vogliamo coltivarlo questo sogno. Poi, a fine campionato si vedrà”.
Capitolo mercato, ormai agli sgoccioli. Strappato il cartellino di Anelka e di Llorente, anche se quest’ultimo sarà disponibile solo a luglio, la Juventus non ha ancora abbandonato la pista che porta a Lisandro Lopez. L’offerta è chiara: prestito con diritto di riscatto fissato a 4,5 milioni di euro. Ma si tratterebbe di una proposta ritenuta troppo bassa dal Lione, proprietario del cartellino del giocatore. L’argentino ha il contratto in scadenza nel giugno del 2014 e sarebbe pronto a trasferirsi alla Juventus ma Aulas, patròn del Lione, non vuole lasciarlo partire per meno di otto milioni di euro.
In queste ultime ore di mercato, la Juventus proverà un ultimo assalto, dovesse andar male, se ne riparlerà a giugno.
Infine, potrebbe essere Belfodil l’ultimo colpo del mercato bianconero. Secondo indiscrezioni, la Juve sarebbe sulle tracce del talento franco-algerino che tanto bene sta facendo col Parma. Per arrivare al giovane attaccante, i bianconeri starebbero valutando di mettere sul piatto Quagliarella: l’idea è quella di uno scambio di prestiti, Quagliarella al Parma e Belfodil in maglia bianconera.

(mbocchio)

Ancelotti ritrova Beckham

Colpo del Paris Saint Germain, che evidentemente cura anche l’aspetto fashion oltre a quello puramente agonistico. David Beckham, che in Inghilterra non è riuscito a trovare una big disposta a dargli fiducia, ha trovato l’accordo con il club francese e tornerà quindi a disposizione di Carlo Ancelotti, che lo conosce dai tempi del Milan. Beckham, classe 1975, si stava allenando con l’Arsenal dopo avere lasciato i Los Angeles Galaxy.

(mbocchio)

Balotelli firma fino al 2017. E domani si presenta a S.Siro

Scene di delirio ieri e (nota stonata) scene di panico e tensione con qualche scontro a fine serata tra tifosi e polizia. Momenti, che hanno intaccato ma non rovinato il battesimo del Balotelli rossonero. Che ha ridato carica a un ambiente che, solo qualche mese fa, aveva perso stimoli e certezze. È bastata una notte per capovolgere tutto. È bastato Mario per far tornare a sognare tutti.
Intanto, stamattina, Mario Balotelli verso le 10 è arrivato a Milanello dove ha sostenuto una serie di test atletici, ultimo passo insieme alle visite mediche di ieri. Poi, la firma sul contratto con il Milan. Mario Balotelli è infatti ufficialmente un giocatore rossonero fino al 2017. “A.C. Milan comunica di aver acquisito dal Manchester City F.C. Mario Balotelli, che ha firmato un contratto fino al 30 Giugno 2017” si legge in un comunicato del club. Il nuovo acquisto del Milan sarà presentato alla stampa domani alle ore 19 allo stadio San Siro in Sala Executive.
“Balotelli è un valore culturale, abbiamo diminuito il valore della Premier del 50% e migliorato del 50% quello della Serie A. Abbiamo i giornalisti in Inghilterra tutti tristi, ma intanto abbiamo riportato in Italia un top player e questo è importante”. Mino Raiola, agente di Mario Balotelli, commenta così il trasferimento dell’attaccante dal Manchester City al Milan. “Questa trattativa è stata molto difficile, è saltata 6-7 volte in 60 giorni e la parte più difficile siete stati voi giornalisti, per questo sono entrato in silenzio stampa. E’ stata difficile perché il Manchester non era convinto di vendere. E’ stato un lavoro fatto passo per passo”, ha aggiunto l’agente di SuperMario a Sky.

(rassegna stampa)

Roma, Zeman: “Rapporti cancerogeni? Sì, ma solo anni fa”

Ma quali dimissioni? Solo incomprensioni, la Roma è e sarà per le prossime stagioni nelle mani di Zeman: “E’ nato tutto da un disguido nella mia conferenza stampa prima di Bologna”, chiarisce il boemo alla vigilia della 23.a giornata contro il Cagliari, “La società mi ha lasciato sempre libero di fare le mie scelte. Non ha mai interferito, non l’ha fatto prima, non vedo perchè dovrebbe farlo adesso”.

Problemi con i giocatori? Sì, ma anni fa – “Non ci sono rapporti cancerogeni con nessuno, semmai c’erano in passato, un po’ di anni fa”, ammette il boemo. “Ho cercato di richiamare l’attenzione e la concentrazione su quello che si deve fare, la società l’ha presa come se mi volessi tirare indietro, invece voglio rimanere a Roma per altri cinque anni, anche se è logico che me lo debba meritare. La società mi ha detto quello che vuole, io ho detto quello che voglio e siamo sullo stesso pensiero”.

Nessuna richiesta per il mercato – “A me viene facile dire la verità, ho problemi a raccontare bugie e cerco di farlo il meno possibile”, ci tiene a sottolineare Zeman, che dal mercato non si aspettava niente di più che il solo Torosidis. “Ho detto sempre che sono soddisfatto della rosa, sono convinto che possa fare un buon campionato. Abbiamo 12 ragazzi under 23 che hanno poca esperienza, ma vi si può sopperire col grande talento. A parte un terzino in più non ho chiesto niente”.

(rassegna stampa)

Le notti magiche di Totò Schillaci

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Erano gli occhi più famosi del calcio italiano, quelli che 23 anni fa scintillavano nelle notti più o meno magiche di Italia ’90: quelli di Totò Schillaci. Schillaci era il bomber tascabile che doveva essere la mascotte dell’Italia di Vicini, diventò invece l’eroe che fece sognare cinquanta milioni e passa di tifosi.
In Italia-Austria, al debutto, la coppia d’attacco è vomposta da Vialli e Carnevale. A un quarto d’ora dalla fine Vicini chiama Totò. Schillaci entra al posto di Carnevale, tocca un pallone ed è gol.

Totò Schillaci esulta dopo una delle sue 6 reti ad Italia ’90, che ne fecero il capocannoniere del torneo

La partita dopo è contro gli Stati Uniti: Schillaci parte dalla panchina, gioca uno scampolo di gara ma non segna. Poi arriva la terza sfida contro la Cecoslovacchia. Totò gioca dal primo minuto: al 9′ giùà esulta. L’Italia va avanti: prima l’Uruguay poi l’Irlanda e In semifinale la grande sfida contro l’ Argentina di Maradona. Schillaci, dopo appena un quarto d’ora, batte il portiere avversario Goycochea, il San Paolo esplode. L’Italia esce ai rigori. Nella finalina di Bari, fa gol e festeggia il titolo di capocannoniere con sei gol.

Schillaci festeggia assieme a Roberto Baggio, coppia-gol azzurra al Mondiale del 1990

Secondo una canzone degli U2, a tre anni pensiamo che il mondo giri attorno a noi. Io so solo che a 22 ero convinto che il mondo l’avrei conquistato. E con me, l’avrebbe conquistato l’Italia intera. Era l’estate del 1990, le notti magiche della Nannini e di Bennato. Quei Mondiali che arrivavano nel punto di maggiore (e illusoria) grandezza del paese. Avevamo la pancia piena dopo i bagordi degli anni ’80. Avevamo nuovi e immensi stadi in cui celebrare i nostri riti pagani. Avevamo una squadra di calcio giovane, spumeggiante, farcita di talenti (Zenga, Baresi, Maldini, Donadoni, Giannini, Vialli, il giovine Baggio) e guidata da un brav’uomo (Azeglio Vicini). E poi, avevamo gli occhi e la mediterraneità di Totò Schillaci, il “picciotto” venuto dal nulla per abbattere le resistenze austrocecoslovacche, irlandesi, uruguayane. Dieci anni dopo Paolo Rossi, nove anni dopo Cutugno, grazie a lui e a quella Nazionale, di nuovo la sindrome degli italiani veri. L’ultima illusione, appunto. Spezzata da un colpo di testa di Caniggia, prima. Abbattuta dalle rivelazioni di Tangentopoli, dalle esplosioni della mafia, dalle recessioni dell’economia, della cultura e della società, dopo. Doppia nostalgia, a questo giro. Quei gol di Schillaci, notturni, magici, uno più bello dell’altro, li potete rivedere e rivivere due volte: sopra con l’accompagnamento Bennato/Nannini e sotto con quello di un altro totem dei miei favolosi quattordici anni, Bruno Pizzul.

Quella di Vicini al Mondiale del 1990 è stata una delle più belle Italie mai viste nell’era moderna

Nato e cresciuto nel quartiere popolare San Giovanni Apostolo di Palermo, classe 1964, Salvatore Schillaci, inizia a giocare nelle giovanili dell’Amat Palermo e nel 1982 viene notato e ingaggiato dal Messina, col quale disputa sette campionati tra Serie B e Serie C. È il calciatore che vanta più presenze (256, delle quali 37 in Coppa Italia) con la maglia giallorossa, secondo per quelle in campionato (219) solo allo storico capitano della prima promozione in A, Angelo Stucchi (235). Anche in fatto di gol segnati con i biancoscudati, con i suoi 61 centri in campionato sommati ai 16 gol in Coppa, Totò è secondo assoluto dopo Renato Ferretti, attaccante che negli anni ’30 realizzò 89 reti.

Schillaci nel Messina

Lanciato da Franco Scoglio, si afferma sotto la guida di Zdeněk Zeman, diventando capocanniere della serie cadetta con 23 gol nella stagione 1988-1989. Nel 1989 viene ingaggiato dalla Juventus per 6 miliardi di lire.
Nel primo campionato conquista il posto da titolare, e realizza 15 gol in 30 partite di campionato, contribuendo in maniera decisiva al successo dei bianconeri nella Coppa Italia contro il Milan e nella Coppa Uefa vinta in una finale tutta italiana contro la Fiorentina. Dopo il Mondiale del 1990, gioca ancora due stagioni con i bianconeri, ma mostra una crescente tendenza a sbagliare sottoporta e segna pochissimo. L’11 novembre del 1990, al termine di Bologna-Juventus, minaccia Fabio Poli (che durante la partita lo aveva provocato) al momento di uscire dal campo, dicendogli: «Ti faccio sparare». Verrà sommerso dalle critiche.

Schillaci con le maglie di Juventus e Inter

Nella stagione 1992-1993 passa per 8,5 miliardi di lire all’Inter, con cui gioca due stagioni, siglando in totale 11 gol in 30 partite. Riguardo quest’esperienza il centravanti siciliano ha affermato che i suoi inizi a Milano furono buoni (e i rapporti con il presidente Pellegrini ottimi) ma che la mancanza di continuità e i problemi fisici gli impedirono di “sfondare”.
Nel 1994, prima del termine della stagione in Italia, decise di trasferirsi in Giappone per giocare con il Júbilo Iwata che gli aveva proposto un ottimo contratto a livello economico, segnando 56 gol in 78 partite. Primo calciatore italiano a militare nel campionato giapponese, si ritira dall’agonismo nel 1999 dopo un lungo infortunio che lo tiene lontano dai campi di gioco già dal 1997, anno in cui vinse la J-League.

L’esperienza in Giappone

Con la maglia della Juventus si pone all’attenzione del selezionatore della Nazionale Azeglio Vicini, il quale convoca in azzurro l’attaccante rivelazione dell’anno, dopo che Cesare Maldini gli aveva dato la soddisfazione della prima convocazione come “fuori quota” dell’Under-21. Schillaci è inizialmente costretto a sedere in panchina come riserva di Andrea Carnevale, ma nell’incontro di apertura contro l’Austria, dopo essere entrato in campo nella seconda metà del secondo tempo, segna di testa il gol decisivo che permette agli azzurri di vincere la partita, sovrastando con notevole gesto atletico (lui di statura non propriamente elevata) i due imponenti difensori austriaci che lo pressavano da vicino al momento del cross di Vialli.

Totò Schillaci intervistato da Mario Bocchio nel 1991

Da quel momento inizia l’epopea: pur non segnando contro gli Stati Uniti, Schillaci gioca un’ottima gara subentrando a Carnevale e, nell’ultimo impegno con la Cecoslovacchia (ancora unita), sigla una prestazione magistrale sbloccando il risultato e mettendosi in luce come migliore azzurro insieme a Roberto Baggio: i due si integrano alla perfezione in campo, diventando la coppia d’attacco fissa e relegando definitivamente Vialli e Carnevale in panchina.
Schillaci spinge la squadra azzurra, sbloccando il risultato con l’Uruguay (messo poi al sicuro dal raddoppio di Aldo Serena) e segnando l’unica rete necessaria a liquidare l’Irlanda. A quel punto “Totò” è un idolo per tutta l’Italia, paragonato al Paolo Rossi dei fortunati mondiali iberici del 1982.
In semifinale contro l’Argentina, gli azzurri, nonostante il vantaggio iniziale maturato proprio grazie ad una sua marcatura, vengono battuti ai rigori. Schillaci suscitò polemiche per essersi rifiutato di entrare nella cinquina dei rigoristi, venendo quindi meno, agli occhi dei critici, al ruolo di “uomo-squadra” che aveva fino ad allora incarnato.
Costretti ad accontentarsi della “finalina” per il terzo e quarto posto gli azzurri battono l’Inghilterra per 2-1. Schillaci, oltre a laurearsi capocannoniere del torneo con sei reti segnate, viene eletto migliore calciatore della manifestazione. I gol del Mondiale Italia ’90, ricordato come “Notti magiche” dal testo della canzone ufficiale della manifestazione interpretata dalla coppia Bennato-Nannini, gli valsero l’appellativo di “Totò-gol”, e rimarranno indelebili nella memoria di tifosi e sportivi di tutta Italia, associati al bel gioco della Nazionale italiana che negli anni successivi ha stentato a riproporsi.

Un interessante libro del grande Vladimiro Caminiti su Schillaci

http://www.storiedicalcio.altervista.org/caminiti_schillaci.html

servizio a cura di Mario Bocchio

Balotelleide, tutte le incredibili bravate di SuperMario

Dopo le visite mediche e la firma del contratto e Balotelli diventerà a tutti gli effetti un calciatore del Milan, con l’allenatore rossonero Massimiliano Allegri che potrebbe già utilizzarlo domenica per il match in programma nel posticipo contro l’Udinese. Si chiude così, dopo tre stagioni con 76 presenze totali e 30 reti l’avventura dell’ex interista al Manchester City di Roberto Mancini, che lo aveva fatto esordire in serie A con la maglia nerazzurra nella stagione 2007-2008.

Le viitorie coi Citizens – Nella sua permanenza con i citizens, Supermario ha vinto una Premier League, una Coppa d’Inghilterra e una Community Shield dopo che con l’Inter aveva vinto tutto essendo tra i protagonisti di quella squadra (allenata da Mourinho) che aveva centrato il triplete nel 2009-2010. La sua permanenza al City non è stata priva di problemi e di situazioni che lo hanno “trascinato” nelle prime pagine dei tabloid inglesi.

E le Balotellate a raffica – L’ultima è di qualche settimana fa. Entrata dura in allenamento su Sinclair, Roberto Mancini gli ordina di scusarsi col compagno ma SuperMario dice no e i due quasi arrivano alle mani. Inevitabile che quanto accaduto al centro di Carrington finisca in prima pagina su tutti i principali siti inglesi ma con Balotelli non è una novità. Dal suo arrivo al Manchester City nell’estate 2010 il 22enne attaccante italiano non ha faticato troppo nel far parlare di sé per questioni extracalcistiche.

Incidenti, bravate e cazziatoni – Già ad agosto, poco dopo il suo sbarco Oltre Manica, Balotelli si è reso protagonista con un incidente d’auto in cui ha quasi distrutto la sua Audi R8 mentre qualche mese dopo è finito a rapporto dai suoi dirigenti per aver lanciato delle freccette dalla finestra ai ragazzi delle giovanili. In mezzo una rissa in un ristorante di Manchester e un paio di espulsioni che hanno fatto imbestialire il Mancio. Perché anche sul campo le bravate non sono mancate, come durante la tournée in Usa nel luglio 2011. Nella gara contro i Galaxy, dopo essere andato a segno su rigore, entrato in area e solo davanti al portiere, l’ex interista ha cercato il gol di tacco dopo una veronica. Ma la palla è finita malamente fuori.

Anche con Mancini quante tensioni – Apriti cielo, Mancini si è subito alzato e lo ha sostituto quando sul cronometro erano passati appena 30 minuti. E ovviamente SuperMario non l’ha presa bene, urlando qualcosa in faccia al tecnico e poi lanciando una bottiglietta d’acqua in campo prima di andare a sedersi. “Toglierlo dal campo dopo 30 minuti è una punizione sufficiente per lui che sa di aver sbagliato – fu la spiegazione di Mancini – nel calcio bisogna essere sempre seri, se hai un’occasione per segnare, devi fare gol”. Nell’ottobre 2011 altra bravata: i pompieri arrivano nella casa dell’attaccante a Mottram St. Andrew, nei pressi di Macclesfield, per colpa di un piccolo incendio scoppiato nel bagno al primo piano della villa e causato da un fuoco d’artificio.

“Why always me?” – Qualche giorno dopo Balotelli, sbloccando il derby di Manchester, mostra polemicamente una maglia con su scritto “Why always me?” (“Perché sempre io?”) ma a dicembre si rende protagonista in allenamento di una rissa con Micah Richards. Sarà il primo episodio ma non l’ultimo di questo tipo perché nei mesi successivi SuperMario entrerà in conflitto anche con Jerome Boateng mentre nell’intervallo di una gara poi persa col Sunderland avrebbe sfiorato la rissa con Kolarov e Yaya Touré (ma l’ivoriano smentì).

Quel vizio del fumo – In mezzo, altri atteggiamenti sul campo che gli costano delle squalifiche, come le entrate su Scott Parker (4 turni) e Alex Song (altri 3 turni), o il vizio del fumo che Mancini gli rimprovera più volte. Il tecnico, dal canto suo, ha più volte utilizzato il metodo del bastone e della carota, da un lato esaltando le grandi qualità tecniche del suo giocatore ma dall’altro avvertendolo sui rischi di buttare via una carriera da top-player. Col passare dei mesi, però, i rapporti fra i due hanno continuato a incrinarsi, Balotelli rimane spesso a casa perché a detta di Mancini si allena male e quando lo sostituisce nel derby con lo United SuperMario tira dritto verso gli spogliatoi.

C’è poi la questione della multa per motivi disciplinari che quasi finisce in tribunale, anche se alla fine il giocatore accetta la sanzione per rispetto di Mancini, dei tifosi e della società. Che oggi lascia per inseguire il sogno milanista.

(rassegna stampa)

Coppa del Re, pari nel Clasico. Illusione Reds in Premier

Clasico spettacolare come sempre, anche quando si tratta di Coppa del Re. La semifinale di andata tra Real Madrid e Barcellona finisce 1-1 e il verdetto è rimandato al ritorno del 27 febbraio (si giocherà al Camp Nou). A salvare Mourinho è un gol nei minuti finali di Varane, dopo che i catalani erano passati in vantaggio al 50’ con Fabregas, su assist di Messi. A 9′ dalla fine il colpo di testa del difensore del Real che pareggia i conti. Nell’altra semifinale si affronteranno Atletico Madrid e Siviglia.

Premier di metà settimana – Turno infrasettimanale ricco di gol in premier League. A cominciare da Arsenal-Liverpool, che hanno pareggiato 2-2. All’Emirates Stadium gli ospiti si sono illusi portandosi sullo 0-2 con le reti di Suarez (5′ pt) ed Henderson (15′ st). Ma tra il 19′ ed 22′ della ripresa l’Arsenal ha raggiunto il pari con Giroud e Walcott. Negli incontri della 24.a giornata da registrare anche il 2-1 dell’Everton sul West Bromwich, l’1-1 tra Norwich e Tottenham, il 3-1 del Fulham al West Ham, la vittoria per 2-1 del Manchester United sul Southampton (doppietta di Rooney) ed il 2-2 tra Reading e Chelsea. Anche i Blues si erano portati sul 2-0, per poi lasciarsi rimontare dalle due reti di Le Fondre, la seconda al 95′. Per una classifica che vede sempre lo United in testa con 59 punti, seguito dal Manchester City a 52. Terza piazza per il Chelsea a 46. Quindi Tottenham 42 ed Everton 41. Più staccati Arsenal con 38 punti e Liverpool, 35.

(rassegna stampa)

Coppa d’Africa: Togo ai quarti. Drogba trova la Nigeria

Il Togo si è qualificato per i quarti di finale della Coppa d’Africa grazie al pareggio per 1-1 contro la Tunisia nella terza e ultima giornata del gruppo D.
Il Togo era passato in vantaggio al 13′ pt con Gakpè, pareggio tunisino 18′ dopo con un rigore di Mouelhi. Gli Sparvieri hanno chiuso il secondo posto il girone grazie alla miglior differenza reti della Tunisia.

Nell’altro incontro odierno Costa D’Avorio e Algeria hanno pareggiato 2-2. Doppio vantaggio algerino con Feghouli (19’st su rigore) e Soudani (25′ st), gli Elefanti pareggiano con Drogba (32′ st) e Bony (35′ st).

Questo dunque il quadro dei quarti di finale: sabato 2 febbraio si giocano Sudafrica-Mali e Ghana-Capo Verde, domenica 3 febbraio Burkina Faso-Togo e Costa d’Avorio-Nigeria.

(rassegna stampa)

C’è il permesso di lavoro: Coutinho è del Liverpool

Philippe Coutinho è un giocatore del Liverpool. L’acquisto del giocatore brasiliano, che ha lasciato l’Inter e per il cui trasferimento si attendeva il permesso di lavoro in Inghilterra, è stato infatti ufficializzato attraverso il sito internet dei Reds. “Sono molto contento, è un passo molto importante per la mia carriera” le prime parole del brasiliano, felicissimo per l’approdo inglese.

(rassegna stampa)