Milan all’attacco del Chievo. “Balo non reagire ai razzisti

La corsa verso il secondo posto del Milan continua a Chievo, ma dalla difesa all’attacco Allegri deve rinunciare a pedine importanti, nella 30.a giornata: fuori Zapata, Constant, Boateng, Pazzini.

Assenze illustri – Allegri in conferenza stampa fa il punto sui 20 convocati, in particolare spiega le scelte che riguardano chi non partirà per Verona: “Zapata è tornato molto stanco, preferisco lasciarlo lavorare a Milanello e averlo a disposizione da martedì, mentre Constant è un po’ influenzato, non si è allenato. Gli esterni di difesa saranno Abate e De Sciglio”. La lisa continua con l’attacco: “Niang ha smaltito un accenno di influenza, si è allenato ed è pronto. Non so se partirà dalla panchina, nel finale di stagione i cambi diventano ancor più importanti”.

“Zittire i razzisti con l’indifferenza” – Allegri catechizza Mario Balotelli, che torna a Verona tre anni dopo quel pomeriggio di buuh, insulti, e polemiche per le sue accuse al pubblico scaligero (“Mi fa sempre più schifo”) e l’applauso ironico che gli costò una multa di 7mila euro. L’attaccante ci torna con indosso la maglia del Milan, e soprattutto da stella della Nazionale, convinto che si siano fatti “pochi miglioramenti” sul razzismo, come ha spiegato negli ultimi giorni nel raduno azzurro. Per eliminare gli episodi di razzismo negli stadi “basta andare a prendere quelli che li causano”, è convinto Allegri che intanto vede Balotelli “migliorato, non ha mai avuto reazioni da quando è al Milan”. E gli chiede solo di continuare a giocare bene e possibilmente mantenere la media di oltre un gol a gara. Anche l’allenatore coglie similitudini fra l’azzurro e Ibrahimovic. E come lo svedese nell’anno dello scudetto, ora Balotelli ha un ruolo chiave nella lotta al 2° posto.

Obiettivo secondo posto – “Se abbiamo un approccio diverso, troppo conservativo, rischiamo di tenere un atteggiamento eccessivamente difensivo”, spiega Allegri, “Dobbiamo puntare al secondo posto per tenere al sicuro il terzo”. La rincorsa alla Champions continua a Verona: “Ci aspetta una partita molto difficile, il Chievo sta giocando bene ed è in ottima condizione. Dovremo lottare fino alla fine, ci sarà da soffrire. In particolare, sarà importante non concedere il contropiede, che il Chievo sviluppa molto bene”, aggiunge.

Lunga vita in rossonero – Da Conte ad Allegri, il futuro non preoccupa l’allenatore del Milan, dal momento che “Galliani ha detto che sono saldo sulla panchina. Ognuno poi è libero di dire ciò che vuole, ci vuole rispetto dei tifosi, del lavoro, nel calcio non si sa mai. Ma io sono molto contento di essere al Milan, e spero di rimanerci a lungo. Per farlo devono arrivare i risultati, speriamo che i ragazzi mi diano queste soddisfazioni”.

(rassegna stampa)

Pallone d’Oro, pasticcio macedone: Pandev aveva votato Mou

Goran Pandev ha votato per José Mourinho, ma la federcalcio macedone ha pasticciato e il voto è finito a Vicente Del Bosque: il giallo legato al premio di miglior allenatore del mondo si arricchisce di un nuovo episodio, come riferisce la stampa spagnola.
Mourinho, come è noto, ha alimentato sospetti sulla trasparenza dell’iter che ha portato all’incoronazione del ct della Spagna nell’ambito della consegna del Pallone d’Oro. Il tecnico portoghese del Real Madrid, che ha disertato la cerimonia organizzata a gennaio dalla Fifa, ha fatto riferimento a voti misteriosamente ‘deviati’.
La sua posizione è stata supportata dalle dichiarazioni di Goran Pandev: l’attaccante macedone del Napoli ha detto di aver dato la preferenza a Mourinho, ma secondo la Fifa il voto è stato destinato a Del Bosque. La federcalcio internazionale ha diffuso il fax ufficiale inviato dalla federazione macedone (Ffm).
Tra sospetti su firme falsificate e manovre oscure, arriva il chiarimento dalla Macedonia: Pandev “ha confermato verbalmente” il proprio voto e “ha scelto José Mourinho come miglior allenatore del 2012”.
Qualcuno, però, negli uffici della Ffm ha combinato un disastro: “Per un errore tecnico, senza nessuna intenzione di modificare la decisione di Pandev, è stato indicato il nome di Del Bosque. E’ chiaro che Pandev ha votato per Mourinho”.

(rassegna stampa)

Come Toro e Napoli si avvicinano al confronto diretto

Il Toro di Giampiero Ventura si sta avvicinando alla sfida di domani contro il Napoli avendo perso Valter Birsa per tre settimane.
Il centrocampista granata, ex Genoa, infatti si è infortunato con la nazionale slovena, dove ha subito una distorsione alla caviglia sinistra con lesione dei legamenti, come ha confermato la risonanza magnetica cui è stato sottoposto il giocatore.
E’ritornato intanto in gruppo Santana, mentre Angelo Ogbonna ha svolto allenamenti personalizzati.
Rolando Bianchi, proprio come in una telenovela, parrebbe più lontano dal Torino. Il tanto agognato rinnovo contrattuale non arriva e, a giugno, il centravanti potrebbe essere costretto a cambiare aria. Le offerta non mancano di certo, sia in Italia che all’estero, soprattutto i club inglesi.
Tra le pretendenti si sarebbe però aggiunto anche il Parma. Secondo voci vicine al club, i ducali, in caso di partenza di Amauri (tentato da diverse squadre brasiliane), si getterebbero su Bianchi, giocatore ideale per il gioco di Donadoni.
Autore di una stagione di crescita importante, Danilo D’Ambrosio è diventato un uomo mercato in casa Torino. In particolare, l’Inter sembra interessata a mettere le mani sul duttile ventiquattrenne. Per il momento, però, l’agente del giocatore granata, Vincenzo Pisacane, frena.
“Preferisco espormi poco e parlare ancora meno di mercato, dato che la stagione è nel vivo e dato che su D’Ambrosio si è detto già molto – ha dichiarato il procuratore -. Io non ho avuto contatti con l’Inter e non so se ne hanno parlato o scritto i giornali. Certo è che se fosse confermato l’interesse della società nerazzurra per Danilo questo non potrebbe che farci piacere. Ricordo, però, che il ragazzo ha un contratto con il Torino fino al 2014”.

L’interrogatorio di Gillet

Quasi due ore di interrogatorio: Jean-Francois Gillet ha respinto al mittente le accuse di combine sulle due gare che lo vedrebbero coinvolto, Bari-Treviso 0-1 del 2008 e Salernitana-Bari del 2009. “Se siamo sereni? Lo eravamo già prima”, si è lasciato sfuggire l’avvocato del portiere granata, Antonio D’Alesio, all’uscita degli uffici della procura federale. Un’audizione, la seconda per l’estremo difensore belga dopo quella del 21 febbraio, che secondo il legale si sarebbe basata più su “rifiniture” a dichiarazioni già rilasciate da altri giocatori coinvolti e che contrasterebbero con quanto detto da Gillet nel suo primo interrogatorio.
Alle dichiarazioni di Marco Esposito (“Gillet prese i soldi come tutti gli altri”), il portiere del Torino ha negato di aver percepito somme e di aver mai partecipato a combine. Il belga aveva tuttavia già parzialmente ammesso di aver odorato “puzza di bruciato” sul pullman della squadra di ritorno a Bari dopo il match con i campani. Una mezza ammissione che potrebbe valergli una seconda omessa denuncia (con possibilità di patteggiare) dopo le parziali aperture sulla gara con il Treviso rivelate alla procura di Bari. Prima di infilarsi nel taxi in compagnia dell’avvocato D’Alesio e del segretario generale del Toro, Pantaleo Longo, Gillet è stato avvicinato da un giovane tifoso del Bari munito della maglia del numero uno ex barese e di una sua foto da autografare.
Dopo la pausa pasquale il pm federale Stefano Palazzi farà il punto con i sostituti per stilare i deferimenti, che presumibilmente dovrebbero arrivare a metà aprile con processo da fissare attorno a metà maggio, subito dopo la fine del campionato di serie A.
Casa Napoli. Edinson Cavani è appena tornato in Italia a causa del guasto all’aereo che lo ha costretto, insieme alla nazionale dell’Uruguay, a posticipare il ritorno dal Cile.
Il Matador ha fatto scalo a Madrid e infine, a conclusione di una lunga odissea, è arriveato a Roma. Quindi subito in campo a Napoli, dove si in queste ore si sta allenando in vista della partita contro il Torino.
Lorenzo Insigne ha invece parlato a tutto tondo dei suoi obiettivi per il futuro, tutti legati al colore azzurro, incominciando da quello del Napoli.
“Puntiamo al secondo posto, ci ha aiutato molto il successo con l’Atalanta: vogliamo continuare a vincere. Sono carico, pronto per fare una grande gara a Torino”, ha dichiarato.
Contro i Granata, però, Mazzarri dovrebbe preferirgli Pandev: “Ho una dedica pronta in caso di gol, ma accetto le scelte del tecnico che mi sta gestendo benissimo. Io cerco sempre di ricambiare la sua stima. Confido nel fatto che resti anche il prossimo anno, ma sono decisioni che spettano soltanto a lui ed al club”.
Parole d’amore anche per la Nazionale Under 21, in cui è grande protagonista, e per quella di Cesare Prandelli: “Spero di essere convocato per l’Europeo. L’anno prossimo punto al Mondiale, sono felice che Prandelli mi segua”.
De Sanctis è il dubbio di Mazzarri, che potrebbe non avere a disposizione il suo portiere contro il Torino di Ventura: l’estremo difensore stringendo i denti dovrebbe farcela.

Le probabili formazioni

Torino (4-2-4): Gillet; Darmian, Glik, Rodriguez, D’Ambrosio; Vives, Gazzi; Cerci, Meggiorini, Barreto, Santana. A disp.: Coppola, S. Masiello, Di Cesare, Bakic, Caceres, Basha, Jonathas, Stevanovic, Bianchi, Diop. All.: Ventura. Squalificati: nessuno. Indisponibili: Ogbonna, Brighi e Birsa.

Napoli (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Britos; Maggio, Behrami, Dzemaili, Zuniga; Hamsik; Pandev, Cavani. A disp.: Rosati, Grava, Gamberini, Mesto, Donadel, Rolando, Armero, Inler, El Kaddouri, Insigne, Calaiò. All.: Mazzarri. Squalificati: nessuno. Indisponibili: nessuno.

(mbocchio)

Vucinic: contro l’Inter come se fosse la partita della vita

“Una partita alla volta”. Mirko Vucinic non usa giri di parole, assicura di essere concentrato, così come tutta la squadra, sull’Inter e che soltanto dopo si comincerà a pensare alla sfida di Champions League contro il Bayern Monaco. “Giochiamo contro l’Inter, il nome dell’avversario dice tutto – sottolinea Vucinic in una serie di interviste tv e riportate dal sito internet del club bianconero – E’ una squadra forte e non credo a chi dice che sia in difficoltà”.
“Ho visto la partita di ritorno contro il Tottenham – dice ancora – e per quanto tutti la dessero per spacciata, con una grande prova di orgoglio ha rischiato di passare il turno. Dobbiamo concentrarci solo sulla gara con l’Inter, affrontandola come se fosse l’ultima partita della vita, ma non sarà un problema. Abbiamo questa mentalità, ce l’ha data il mister”.
Parlando di Conte, l’attaccante montenegrino non può che ribadire la sua stima nei confronti del tecnico: “I risultati parlano per lui. E’ arrivato alla Juve e ha vinto al primo anno. Non possiamo che augurarci che continui su questa strada”. In tema di mercato, dove continuamente si accostano nuovi nomi all’attacco della Juve, Vucinic non teme eventuale nuova concorrenza: “Se arrivasse un top player ne sarei ben contento, ci darebbe una grossa mano. Non dimentichiamo però che alla Juve tutti sono top player. Se cosi’ non fosse, non avremmo vinto lo scudetto lo scorso anno”.

(rassegna stampa)

Il Sassuolo ci prova ma il Verona pareggia. Novara a valanga

Alla fine il risultato è accettabile anche perché, forse, il Verona avrebbe potuto vincere la gara e riaprire il discorso al vertice della classifica di serie B. Al Braglia di Modena termina 1-1 con il Sassuolo nel big match della 34.a giornata. Il gol di Pavoletti aveva illuso gli emiliani, ma la reazione dell’Hellas è arrivata con il gol di Halfredsson dopo che Gomez aveva fallito (su calcio di rigore) il primo tentativo per pareggiare.

Della frenata non ne approfitta il Livorno che impatta 1-1 a Bari dopo essere stato a lungo in testa grazie alla rete di Belinghieri. Arriva nel finale il gol dei pugliesi a firma di Fedato. Passi avanti per l’Empoli che accorcia la classifica grazie alla vittoria di misura a Vercelli ottenuta con un gol su calcio di rigore trasformato da Tavano. Bene anche il Varese che liquida la pratica Reggina con un netto 3-0. Non molla il Novara che vince a valanga contro il Cittadella con un roboante 6-2. Battuta d’arresto per il Brescia che perde 1-0 al Liberati contro la Ternana. Ciò consente alla Juve Stabia di accorciare in classifica grazie alla vittoria per 1-0 sul Modena.

Non segna Zaza ma sale in classifica l’Ascoli che batte 3-1 il fanalino di coda Grosseto. Punti importanti in chiave salvezza ottenuti dal Lanciano a scapito del Vicenza sconfitto 2-0. Sempre nella lotta per non retrocedere prezioso successo dello Spezia sul campo del Crotone.

(rassegna stampa)

Mancini, niente Monaco: “Resto al City e mi tengo Touré”

Roberto Mancini allontana l’ipotesi di un suo trasferimento al Monaco nella prossima stagione. Il tecnico del Manchester City è stato accostato alla panchina del club transalpino attualmente guidato da Claudio Ranieri. “Hanno un ottimo allenatore e io resterò qui a lungo”, assicura Mancini, che blinda anche Yaya Toure. “Yaya è uno dei migliori giocatori al mondo e starà qui ancora per molto tempo”.

(rassegna stampa)

Strama è carico: “Vogliamo dare un dispiacere alla Juve

“Lo spogliatoio è pronto per la partita di sabato. Inter-Juventus non è una gara come le altre, ce la metteremo tutta per fare bene e per dare loro un dispiacere”. Lo ha detto il tecnico nerazzurro Andrea Stramaccioni dal palco durante la cerimonia inaugurale del ‘Torneo XIV Milano Football Festival’ presso l’Accademia Inter di via Cilea a Milano.
Durante la pausa per gli impegni con la nazionale qualche intoppo c’e’ stato: Stramaccioni credeva quest’oggi di poter lavorare con Gargano, Pereira e Guarin e invece non è stato possibile. I primi due giocatori rientreranno in serata (sono partiti in ritardo a causa di un guasto aereo), mentre Guarin tornerà a Milano solamente domani (ha perso l’aereo). Non il massimo per i sudamericani che ora rischiano di accusare il peso della stanchezza.

(rassegna stampa)

Stramaccioni e Schelotto: “Che bello battere la Juve!”. Marchisio: “Voglia di rivincita”

Andrea Stramaccioni carica l’ambiente interista in vista del confronto contro la Juventus: “Per noi non è assolutamente una partita come le altre sia per l’importanza in classifica sia perchè la sentiamo tanto. L’affronteremo dando più di quello che abbiamo dentro, dando il 101 per cento. Lavoreremo bene sino a sbato e siamo pronti a giocare in un San Siro gremito£.
E’ passato un anno esatto dal suo arrivo sulla panchina dell’Inter. Mentre l’ipotesi Mourinho si fa più remota, Stramaccioni non nasconde la sua soddisfazione per aver tagliato questo traguardo: “Sì, è assolutamente così, mi è cambiata la vita. Adesso ci siamo conosciuti tutti un po’ meglio. E’ la vita di un ragazzo semplice che è cambiata tanto. Io, a volte, ancora non ci credo perchè per me è un sogno vivere questa squadra, questo palcoscenico, questa piazza così in prima persona e sono felicissimo. Ringrazio tutte le persone che mi sono intorno e tutti i nerazzurri”.
Dodici mesi da raccontare in tre episodi: “E’ innegabile che il primo momento sia quello della voce del presidente che mi dice di aver deciso di andare avanti con me. In quel momento ti si ferma un attimo il tempo perchè pensi ‘sono l’allenatore dell’Inter’. Emozione, orgoglio, anche qualche sentimento come la paura di non essere all’altezza. Di altri momenti preferisco ricordare quelli felici, quello che è andato bene con questi ragazzi, come la vittoria del primo derby che rimarrà sempre nei miei ricordi. Vedere San Siro pieno, San Siro nerazzurro, il Milan che comunque non vince lo scudetto è stata un’emozione incredibile. E poi proprio la vittoria a Torino, la Juventus invincibile, 50 partite senza aver mai perso in casa, l’Inter che sbanca lo Juventus Stadium e i nostri tifosi nello spicchio che festeggiano mentre lo stadio si svuota. Questi sono i tre momenti più belli”.
Chi sente in maniera particolare quello che è sempre stato il Derby d’Italia, è Matias Ezequiel Schelotto, che vuole lasciare il segno anche in questa sfida. Dopo aver segnato la prima rete con l’Inter nella stracittadina meneghina, l’esterno italo-argentino mette nel mirino la Juventus, che sabato sarà di scena a San Siro.
“La Juventus viene da una vittoria importante, ma noi possiamo fare bene – ha sottolineato l’esterno italo-argentino -. Il mister ci ha caricato, vogliamo vincere perché ci servono questi tre punti. Segnare al Milan è stato importante per me, ma quello che conta di più è che la squadra vinca”.
Sul fronte juventino a parlare è Claudio Marchisio, che oltretutto pare avere rifiutato convintamente una lauta proposta del Manchester United: “Dopo quel 3-1 lo ammetto, in noi c’è grande voglia di rivincita. Fino a quel giorno il nostro stadio era inviolato”.
Dopo la sconfitta dell’andata, i campioni d’Italia vogliono rifarsi a San Siro contro i nerazzurri, come conferma lo stesso Marchisio: “Prima del Bayern bisogna concentrarsi per forza sull’Inter, perché è una sfida molto difficile. All’andata fu una partita strana, andammo in vantaggio subito poi. Solo dopo l’Inter ci dedicheremo alla grande sfida contro i tedeschi”

(mbocchio)

Vent’anni di Totti in A. Il Francesco che per la Roma è Papa

Quando a pochi minuti dalla fine di un non memorabile Brescia-Roma del 28 marzo 1993 Vujadin Boskov sostituì Ruggiero Rizzitelli con un biondino chiamato Francesco Totti, l’Italia era in piena fase di disaffezione dalla politica. Venti anni dopo, oltre alla crisi dei partiti (altri, però), del Paese che era resta Francesco Totti. Al posto della lira si conia l’euro, la mail da un pezzo ha costretto le Poste a cambiare ragione sociale e da Roma a Milano in treno ormai si va nel tempo che prima occorreva per arrivare a Firenze: il biondino invece resiste nonostante le ingiurie del tempo e i calci presi.

Simbolo di Roma – E’ diventato un campione conosciuto in tutto il mondo, simbolo di Roma persino più di Alberto Sordi: con le sue giocate ha regalato sogni, con le sue barzellette sorrisi. I tifosi di calcio ne sono conquistati, quelli giallorossi lo venerano: “Venti anni d’amore, capitano di un’era…Totti unica bandiera”, lo striscione appeso giorni fa fuori Trigoria lo spiega alla perfezione. Totti è un’immagine appesa in migliaia di balconi e di pareti, è quel ‘murale’ al rione Monti, a due passi dalla Madonna che veglia sul quartiere e dal Colosseo, è la rivincita di un popolo povero di trofei ma ricco di passione. E’ il campione trasformatosi da Pupone in Gladiatore a forza di colpi di tacco, ‘cucchiai’ e gol spettacolari, e il ragazzo un po’ indolente e sfrontato diventato un concentrato di tecnica al servizio della squadra, un professionista inappuntabile che a quasi 37 anni corre, segna e risulta decisivo al punto che se ne invoca il ritorno in azzurro per il Mondiale in Brasile.

Il primo gol in Serie A – Totti comincia a diventare la Roma quel 28 marzo 1993, e quando segna il primo dei suoi 226 gol in serie A, il 4 settembre del ’94, Roma-Foggia 1-1, (sinistro rasoterra con esultanza studiata a casa con il fratello Riccardo), il suo attuale compagno di squadra Alessio Romagnoli che, pur giocando da difensore, sembra il suo erede designato come fenomeno per sempre giallorosso non era ancora nato.

Il no alla Sampdoria – Totti è il campione che, nemmeno ventenne, è già punto di riferimento per la squadra, segna ancora poco ma si fa già valere giocando con la maglia n. 20 (con cui farà faville qualche anno dopo nell’Europeo del 2000 in nazionale). All’inizio della stagione 1996-1997 alla Roma arriva un tecnico che non lo capisce. Carlos Bianchi è argentino e crede senza porsi dubbi a chi gli racconta che i romani sono pigri: definisce il ragazzo “un giocatore normale”. Vorrebbe che fosse ceduto a gennaio alla Sampdoria, ma Totti si impunta in campo e fuori e prima di fine stagione sarà l’allenatore a fare le valigie.

Il numero 10 – Poi verranno Zdenek Zeman, di cui Totti calcisticamente si innamora, e la maglia numero 10 mai più lasciata, oltre a un ruolo da insostituibile terminale offensivo. Fabio Capello gli regalerà un altro po’ di diffidenza e lo scudetto del 2001, con la città impazzita per una settimana e Totti che benedice il popolo romanista dal Circo Massimo. E’ sempre Totti l’uomo che, segnando al Bernabeu, farà vincere una squadra italiana sul campo del Real Madrid dopo 35 anni. Nel 2006, nonostante il più serio dei suoi tanti infortuni qualche mese prima faccia temere per il prosieguo della sua carriera, diventa campione del mondo con l’Italia di Lippi, con la maglia del suo club vince anche una Scarpa d’Oro. Ma più di tutti avrebbe meritato di diventare il primo calciatore a vincere due scudetti con la maglia della Roma. Per questo gli bruciano ancora le delusioni di quei tricolori sfumati all’ultimo momento o buttati via, nel 2002, 2008 e 2010. Per sanare la questione non gli rimane che giocare fino a 40 anni, magari facendo un salto in Brasile con gli azzurri nel 2014: nel paese del calcio uno come lui potrebbe lasciare il segno.

(rassegna stampa)

Inter-Juve: Champions e cabala dalla parte dei nerazzurri

Il Bayern Monaco e la cabala dicono Inter. Il ritorno della Champions, che vedrà la Juventus impegnata nei quarti contro i bavaresi il 2 aprile, e i precedenti di questo campionato, strizzano l’occhio ai nerazzurri in vista della gara interna contro i bianconeri di sabato pomeriggio. Sì, perché in questa stagione la squadra di Andrea Stramaccioni è stata l’unica ad aver battuto Buffon e soci alla vigilia di un impegno europeo. È successo il 3 novembre, nella gara a Torino che ha messo fine all’imbattibilità dei bianconeri dopo 49 turni. Nulla di grave per la Juve, che tre giorni dopo quel ko si è rifatta superando per 4-0 il Nordsjaelland. Nelle altre gare che hanno preceduto match internazionali, i campioni d’Italia sono sempre riusciti a portare a casa punti. Su otto turni di campionato, cinque vittorie, due pareggi e una sola sconfitta. In totale, 17 punti su 24 a disposizione.

Il calendario di Serie A ha voluto che le vigilie internazionali dei bianconeri fossero sempre condite da impegni non proprio semplici. È stato così nel girone di qualificazione e anche oltre. Prima dell’esordio contro il Chelsea a Stamford Bridge c’è stato il Genoa a Marassi: 3-1 per Pirlo e compagni. Poi la Roma a precedere la partita con lo Shakhtar. Con i giallorossi finì addirittura in goleada: 4-1. Da tre punti anche la sfida contro il Napoli (2-0 allo Stadium) prima del deludente pareggio in casa del Nordsjaelland. Uno 0-0 contro la Lazio a precedere il 3-0 al Chelsea e il tris rifilato al Torino nel derby alla vigilia dell’ultima gara del girone a Donetsk. In mezzo, un solo intoppo: quello contro l’Inter.

I bianconeri in campionato sono andati sempre a bersaglio anche prima degli ottavi contro il Celtic. L’andata in Scozia è stata preceduta, il 9 febbraio, dal 2-0 alla Fiorentina. Mentre l’1 marzo, quattro giorni prima del ritorno contro i biancoverdi, la Juve ha strappato un importante 1-1 con il Napoli al San Paolo. E sabato c’è di nuovo l’Inter, la bestia nera delle vigilie di Champions.

(rassegna stampa)