Supercoppa amara per Mou, vince il Bayern ai rigori

FUSSBALL UEFA SUPER CUP CHELSEA FC VS BAYERN MUNICH“Quando gioco contro Guardiola, lo faccio sempre in dieci, è una regola dell’Uefa. Non so perché…”. Intervistato da Mediaset Premium, dopo la finale di Supercoppa Europea, Josè Mourinho non rinuncia a fare polemica.
Il primo trofeo vinto da Pep Guardiola alla guida del Bayern di Monaco, la Supercoppa europea 2013, arriva a spese dell’eterno rivale. Tra la squadra tedesca e il Chelsea finisce come nella finale di Champions del maggio 2012 a Monaco, cioè ai rigori, ma stavolta il finale è diverso: vincono i biancorossi di Baviera.
E succede proprio quando sembravano sull’orlo del ko, visto che in precedenza avevano segnato, con Javi Martinez, il gol del 2-2 al 121’, quando ormai sembrava fatta per i Blues e Mourinho faceva ampi gesti verso i tifosi della sua squadra, prima per chiedere appoggio, poi quasi già per festeggiare.Mourinho-6
Invece è arrivata un’amarissima beffa finale, in cui forse il tecnico portoghese ci ha messo del suo, visto che dopo i penalty realizzati fino a quel momento, 5 per il Bayern e 4 per il Chelsea, il quinto tiro per i londinesi e il decimo in totale è stato affidato al 21enne belga Lukaku, entrato nel corso del primo tempo supplementare al posto di uno stanchissimo Torres, e che si è fatto ipnotizzare da Neuer, che gli ha parato il tiro dal dischetto.
Il Chelsea stava vincendo fino al recupero del secondo supplementare pur essendosi ritrovato in dieci dal 40’ st per l’espulsione di Ramires (doppio giallo). Ma il destino ha voluto premiare il Bayern, che ha avuto il merito di crederci fino in fondo. Nell’assedio finale del secondo tempo supplementare il portiere dei Blues Cech aveva compiuto tre parate decisive sulle conclusioni di Mandzukic, Javi Martinez e Ribery (su punizione). In più il Bayern aveva protestato, probabilmente a ragione, per un atterramento in area di Mandzukic ad opera di Ivanovic.

http://www.youtube.com/watch?v=9AIjIm1M9Og

 
Tutto ciò per dire che è stata una bella finale, fatto testimoniato anche dagli spettacolari gol di Torres (girata su cross dalla destra di Schuerrle) e Ribery (potente fendente di destro) nei tempi regolamentari e dell’ottimo Hazard nel supplementare, anche se in questo caso il portiere del Bayern Neuer non era apparso esente da colpe. Poi è arrivato il colpo dell’ultimo secondo di Martinez e successivamente, per il Bayern, la rivincita della penultima finale di Champions e la prima Supercoppa europea, vinta al quarto tentativo.

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Calcio. Favola di Piovaccari: dalla provincia italiana alla Champions con la Steaua

Questa è la storia di un piffero e di decine di gol segnati sui campetti ostici della provincia; la storia del sogno e del sudore, della voglia di credere in se stessi e nella possibilità di realizzarsi senza aver paura di allontanarsi dagli affetti e da casa per seguire ostinatamente la strada delle opportunità. Questa è la storia di Federico Piovaccari, attaccante lombardo emigrato quest’estate a cercare fortuna in Romania, nello Steaua Bucarest.Piovaccari-310x174
Fortuna che il pifferaio di Gallarate (il soprannome è dovuto alla sua esultanza: mima di suonare un piffero con le mani, un giochetto nato con uno dei suoi due figli) si è meritato con stagioni sempre sul pezzo nella serie cadetta italiana, condite dall’exploit nel campionato 2010/11 al Cittadella, che lo vide laurearsi capocannoniere con 23 gol in 38 partite. Prima di allora l’Inter, ex proprietaria del suo cartellino, l’aveva mandato più volte a farsi le ossa in prestito per i campi di serie C e B, dalla Sicilia al Friuli, non ritenendolo mai pronto a calcare quelli della massima serie. Un destino, questo, che l’ha colpito anche dopo la sua miglior stagione in Veneto: alle sirene della serie A preferì la retrocessa di prestigio Sampdoria.piovaccari_ansa
Nell’anno del riscatto della Samp non riuscì a rendersi protagonista e fu quindi costretto ad accettare nuovi prestiti al Brescia, al Novara ed al Grosseto, tre squadre in 18 mesi. La mezza stagione in Maremma, giocata quasi ai suoi massimi livelli, gli ha permesso di farsi notare però perfino in Romania, dal glorioso Steaua, vincitore di tanti campionati ed anche della Coppa dei Campioni del 1986. E’ storia di questo giugno il suo passaggio ai rossoblu di Bucarest, per l’ennesimo prestito della sua carriera.
Questa volta però ha cambiato anche Paese e, soprattutto, ambizioni: non giocherà più per la salvezza in serie B, ma per vincere un campionato e ben figurare nella massima competizione europea, quella Champions’ League che nelle ultime settimane si è conquistato anche lui con tre gol nei preliminari, due dei quali nell’ultimo turno contro i polacchi del Legia Varsavia. Nel girone avrà la possibilità di incontrare uno dei top club europei, oltre magari ad una tra Juventus e Milan. E chissà se a Barcellona o Monaco, o magari a Madrid, suonando il piffero metterà in riga i topolini Pique, Lahm, Sergio Ramos, segnando uno di quei gol che solo chi lotta e crede può riuscire a fare. Perchè se è vero che dall’Italia alla Romania il passo è lungo, la realtà è che quello dalla B all’Europa che conta è ancora più grande. E quando prima del piffero risuonerà per tutto lo stadio la musichetta della Champions’, Piovaccari sarà pronto ad inseguire il pallone, da Gallarate con sudore.

(mbocchio)

Milan. L’estate sta finendo: Boateng se ne va allo Schalke 04 e arriva Matri

Schalke_Boateng-310x197L’estate sta finendo. E Boateng se ne va. Ma pure Quagliarella e chissà chi altri ancora. L’ultima raffica di trasferimenti prima dello stop al mercato – fino a quello di riparazione in inverno – non riserva nessuna novità degna di nota, almeno rispetto all’andamento degli ultimi mesi calcistici italiani. Il Milan cede all’euro pesante della Germania profonda. E Kevin Prince Boateng, l’uomo che ha regalato la Champions ai rossoneri (e un anno di panchina in più al traballante Max Allegri) si accasa allo Shalke 04 di Gelsenkirchen. In fondo, Kevin, nato da padre ghanese e madre tedesca che ha scelto la nazionale africana per ripicca contro la Federazione teutonica, torna a casa sua. Sarà rimpiazzato da Alessandro Matri, la cui partenza, destinazione Milano, è stata mal digerita dal capotribù juventino Antonio Conte. Non per questioni tecniche, sia chiaro: ma perché l’approdo rossonero della punta rischia di risolvere la Balotelli-dipendenza della squadra di Allegri.
Ma la Juve ha ceduto pure Fabio Quagliarella il quale sarebbe in procinto di lasciare Villar Perosa per andarsene al West Ham. Secondo le agenzie di stampa la punta di Castellammare di Stabia ha detto sì agli Hammers perché gli farebbe piacere trasferirsi a Londra. Strano destino, quello di Quagliarella. Nella ‘sua’ Napoli venne chiuso dai ‘tre tenori’ Lavezzi, Cavani e Hamsik. A Torino dai neoarrivati Tevez, Llorente e persino da Seba Giovinco. E’ inutile girarci attorno: se non sei per lo meno oriundo, nel rutilante mondo della pedata italica, non ti si calcola nessuno. E se per disgrazia nasci attaccante sei praticamente tagliato fuori. Si riscatterà a Londra (come una generazione di giovani italiani che lì hanno dovuto sbarcare per trovare uno straccio di lavoro, ma questa è un’altra storia) e verrà rimpianto (come una generazione di giovani italiani che appena potranno si faranno il passaporto straniero, ma anche questa è un’altra storia).MatriMilan
E mentre Milan e Juve ballonzolano alle prese con i saldi di fine stagione (Galliani vuol riportare Kakà a Milano e si rivuole regalare Honda, che è forte sì, ma mica è Hollie Hutton…) l’Inter continua ad aspettare lo zio d’Indonesia Erick Thohir. Massimo Moratti, prima di chiudere, non ha portato nomi eccellenti alla corte di quel vulcanico artigiano del calcio che è Walter Mazzarri. Si è limitato a qualche giovanotto di belle speranze e a qualcuno, leggi Rolando, che ha dato un tocco alla ‘Mai dire Gol’ al mercato nerazzurro.
Proprio in tempi di crisi, ogni squadra, dovrebbe puntar forte sul vivaio, magari dare fiducia alla generazione terribile dell’Under 21, ad esempio. Invece si preferisce cedere, lasciare l’incerto e puntare sull’usato sicuro (per quanto possa esserci di certo ed affidabile nel calcio…). Ecco, dal calcio arriva una lezione importante. Proprio questa è la strada per (non) uscire dalla crisi.

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Con Matri la Juve ha rinforzato il Milan

ChielliniLazio

In serata la rivincita di Supercoppa italiana tra Juventus e Lazio. Giorgio Chiellini non si fida dei laziali. Intervistato da Sky Sport il difensore della Juventus ha analizzato il match, queste le sue dichiarazioni.
“Nessuno di noi può pensare che ci sia quel divario fra le due squadre. La Lazio è un’ottima squadra – ha dichiarato -. In Supercoppa siamo stati bravi a sfruttare al massimo gli episodi capitati e vincere in modo così ampio, ma questa volta sarà una partita difficilissima, loro tireranno fuori qualcosa in più e noi dovremo essere ancora più bravi e attenti, ci teniamo a continuare a vincere in questo inizio di campionato”.
Antonio Conte già rimpiange Alessandro Matri: “E’ stata una scelta dolorosa ma il momento economico del calcio italiano costringe a vendere”.ConteMatri
“Tecnicamente la sua cessione non era prevista così come quella di Giaccherini. Perdiamo un calciatore che in due anni ha fatto più gol di tutti e che è stato un uomo tra i più fedeli. Con queste due uscite ci siamo indeboliti e abbiamo rinforzato il Milan. Per questo, quando sento che sono aumentate le distanze con le avversarie io dico andateci piano”, aggiunge l’allenatore della Juventus.
Sulla sfida alla Lazio: “I biancocelesti sono una bella squadra e non c’è la differenza emersa dal risultato in Supercoppa. Sarà una stagione dura piena di insidie, dovremo battagliare tutto l’anno come abbiamo sempre fatto”.

Le probabili formazioni

Juventus (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah; Tevez, Vucinic. A disposizione.: Storari, Ogbonna, Caceres, Peluso, De Ceglie, Marrone, Padoin, Isla, Matri, Giovinco, Llorente, Quagliarella. Allenatore.: Conte
Lazio (4-1-4-1): Marchetti; Cavanda, Biava, Cana, Radu; Ledesma; Candreva, Gonzales, Hernanes, Lulic; Klose. A disposizione.: Bizzarri, Ciani, Strakosha, Dias, Novaretti, Stankevicius, Biglia, Onazi, Ederson, Floccari, Rozzi, Kozak. Allenatore.: Petkovic

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Il caso. Calciatori di Lega Pro in rivolta contro le regole che tagliano fuori gli over 24

(1) Mario Macalli

Mario Macalli, presidente della Lega Pro

 

Chi ha familiarità con i racconti calcistici di Osvaldo Soriano non può aver dimenticato “El Gato Diaz”, il portiere quarantenne che entra nella leggenda parando “il rigore più lungo del mondo”. Bene, nella nostra Lega Pro (la ex serie C) nemmeno l’indio dai capelli bianchi uscito dalla penna di Soriano troverebbe un posto da titolare.
Il perché è presto spiegato: dalla stagione che sta per incominciare, i contributi della legge Melandri ai club di Lega Pro verranno elargiti secondo il parametro dell’età media, cioè premiando le squadre che schierano una formazione sotto la media dei 24 anni di età. La regola vale sia per l’undici di partenza che per i subentrati, escluso l’ultimo quarto d’ora della partita. Ciò significa che fino al 75’ le sostituzioni, comprese quelle degli infortunati, devono tenersi sotto l’asticella anagrafica. A volere questa rivoluzione, d’accordo con i club, è stato Mario Macalli, presidente della Lega Pro.(2) Francesco Ghirelli

Francesco Ghirelli, direttore generale della Lega Pro

 
La nuova norma ha già avuto una conseguenza pesante: quella di lasciare senza contratto decine di veterani della categoria, compresi molti 25-30enni pronti a scendere sul piede di guerra. La rivolta è partita sul web, dove sono nati il gruppo e la pagina Facebook “Post Macalli”, per chiedere un cambio di rotta ai vertici federali: il gruppo ha raggiunto in pochi giorni 1500 adesioni, in massima parte calciatori e addetti ai lavori, uniti dallo slogan “no all’età media, in campo chi merita”.
Alì Lolli, difensore svincolato con una lunga carriera in C alle spalle, è il portavoce della protesta: “La regola non piace a nessuno e non esiste in nessun altro paese. Gli allenatori dovranno vivere con la calcolatrice in panchina, i giocatori possono trovarsi tagliati fuori già a 25 anni”. Un argomento forte a favore della “linea verde” è quello economico: la crisi morde e i giovanissimi hanno contratti meno onerosi. Ma Lolli ribatte: “Il nostro non è il calcio dei ricchi e famosi. Ormai in Lega Pro anche i calciatori esperti hanno capito che si può vivere con 1500 euro al mese, pur di rimettersi in gioco. Perché togliergli questa possibilità?”.(3) Alì Lolli

Il battagliero Alì Lolli, una lunga esperienza nella serie C

 
Sulla carta, l’obiettivo è fare della Lega Pro “il vivaio d’Italia”. Col rischio, però, che lo spettacolo si immiserisca e che la politica delle “quote” si ritorca contro gli stessi under 24: “I giovani devono capire quanto valgono appena escono dalla Primavera, anziché venire illusi per anni e poi scaricati solo perché le società possano prendere i contributi. Senza contare che in Lega Pro stanno finendo soprattutto ragazzi delle Primavere di A e B, a scapito dei vivai locali”.
Le soluzioni, secondo i calciatori, sono altre: “Non siamo contrari a premiare chi valorizza i giovani, purché non ci sia un vincolo come quello attuale. E bisogna agire sui settori giovanili, dove mancano allenatori qualificati. Un’altra nostra proposta è di assegnare i contributi tenendo conto delle medie spettatori: sarebbe un modo per incentivare i club a riportare il pubblico allo stadio”.
Il campionato che inizia oggi ha rischiato di essere posticipato, proprio per la protesta, dopo che una prima risposta delle autorità del calcio aveva avuto accenti di rara arroganza: in giugno Macalli (76 anni, in carica dal 1997) aveva detto “in giro ci sono giocatori 38enni, vadano a fare gli idraulici”. Più diplomatico il direttore generale della Lega, il 64enne Francesco Ghirelli: “L’Italia in tutte le sue attività, compreso il calcio, respinge i giovani. Io non so se dev’essere l’età media il modo giusto ma dobbiamo aprirci ai giovani. Siamo un paese vecchio, superato, siamo dietro tutti”.
Volendo, il parallelo di Ghirelli tra “paese reale” e sistema calcio potrebbe pure reggere. Ma non perché l’Italia sia “un paese per vecchi”, quanto piuttosto perché è da tempo terra di vecchi furbi che predicano il giovanilismo in un mondo alla rovescia, dove a 25 anni si è troppo anziani per fare i terzini ma a 76 si è ancora abbastanza arzilli da reggere le sorti di un’intera sfera professionale. Macalli forse non ci ha pensato, ma alla sua rispettabile età anche un idraulico sarebbe già in pensione. Figuriamoci un calciatore.

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Addio al guerriero Ballacci che teneva testa ai presidenti

Ballacci nel BolognaDino Ballacci era un combattente, fin da ragazzino, vestendo per dodici lunghe stagioni la maglia del suo Bologna e poi come allenatore.
Aveva iniziato a tirar calci all’oratorio di Sant’Egidio, e lì l’avevano scoperto Biavati e Sansone. Trafila nelle giovanili rossoblù, poi la guerra e un ritorno in campo non immediato, perché il presidente Dall’Ara si accorse che il ragazzo non era tornato con la condizione dell’atleta. Qualche settimana a fare l’impiegato, poi finalmente (e di nuovo) una maglia rossoblù da indossare. Stando dietro, in difesa, a controllare gli avversari più pericolosi. Con una grinta e una tenacia che ne avrebbero fatto un titolare inamovibile di lì a un paio di stagioni. Un metro e ottanta di carica e “cattiveria” agonistica, un gladiatore quasi insuperabile sulla fascia sinistra. Ballacci e Colusso ad AlessandriaE un carattere altrettanto combattivo.
Restano nell’aneddotica rossoblù le estenuanti trattative con Dall’Ara per i rinnovi del contratto, col presidente che, narra una leggenda non molto lontana dalla realtà, lo riceveva con una pistola in bella mostra sul tavolo della scrivania, e allora Dino aveva preso l’abitudine di presentarsi anche lui con un revolver alla cinta, sai mai. Poi, comunque, alla fine l’accordo si trovava sempre.
E ancora, quello storico faccia a faccia con Gipo Viani, che gli agitava i pugni davanti alla faccia. E lui non arretrava un metro: “Come allenatore la rispetto, come uomo non provi a mettermi le mani addosso o la rovino …” Forte come una roccia, generoso come chi ha passione per quello che fa. 306 presenze in rossoblù, che gli valgono un posto tra i primi venti “fedelissimi” di tutti i tempi. Una presenza anche in azzurro, a Milano contro l’Egitto, subentrando a Cervato. Nel Bologna, nel suo Bologna, fino al 1957, prima di andare a chiudere la carriera passando da Lecco, Lucchese, Portogruaro. Dove avrebbe fatto anche l’allenatore-giocatore scoprendo ragazzini che si chiamavano Furlanis e Cimpiel, e segnalandoli subito al suo Bologna. Perché l’amore è tutto.
E poi una lunga trafila da tecnico, a Reggio Emilia, Prato, Catanzaro, Catania, Arezzo, Pistoia, Ancona, Massa, Isernia. La provincia profonda dove il pallone è un Dio minore che incanta e innamora. Ad Alessandria ce lo ricordano bene: perché è stato il tecnico dell’ultima promozione in B, ormai quasi quarant’anni fa, e perché un giorno attaccò al muro un giovane piuttosto arrogante che aveva parlato male di lui, tale Luciano Moggi.
Ha saputo realizzare anche un record nella storia dell’Arezzo: rimane lui, infatti, il tecnico che ha guidato gli amaranto più a lungo di tutti, davanti a Cosmi e Angelillo. Definito un sergente di ferro, ebbe rapporti burrascosi con la stampa ma lanciò giovani di talento come Graziani, Neri, Conti e Giuliani. Fumatore incallito, fu anche un bravo psicologo, motivando sempre i calciatori; visse pure l’esperienza del torneo Anglo-italiano, sempre con l’Arezzo che perse in Inghilterra contro Bath City e Mineheah, per vincere al Comunale contro Maidstone e Wealdstone.
Dino Ballacci viveva da tempo nella campagna imolese, ma fino a un paio d’anni fa se ne stava spesso e volentieri in compagnia di chi amava gli stessi colori, tifosi e amici che non mancavano di invitarlo a feste e ricorrenze. Anche noi lo cercato nel 2011 per la rimpatriata in Comune ad Alessandria, in previsione dei cento anni del club. Ci rispose la moglie, molto gentile, per dirci che il combattente non stava tanto bene e suo malgrado doveva declinare l’invito. Ce lo passò al telefono e lui si fece promettere di mandargli, tramite l’amico di sempre Giorcelli (che almeno una volta all’anno andava a trovarlo) il gagliardetto che avevamo fatto confezionare, perfetta riproduzione di quello dell’ultima promozione in A dell’Orso Grigio
Se ne è andato a ottantanove anni, a raggiungere quelli della gloria e della storia, campioni che non incontreremo più e non dimenticheremo mai.

Nelle foto: Ballacci ai tempi della militanza nel Bologna (sopra) e con Renè Colusso in occasione della promozione dell’Alessandria in C1 al termine del campionato 1980-’81

servizio di Mario Bocchio

Milan, ancora Messi

MilanMessiI rossoneri ricominciano la Champions (quella vera, non i preliminari) lì dove l’avevano lasciata (male) 5 mesi fa: allora, agli ottavi, uscirono col Barça di Messi che ribaltò con il 4-0 del Nou Camp il clamoroso 0-2 di San Siro. Quest’anno sarà un altro Milan (c’è Balotelli) ma pure i catalani, con un Neymar in più, non scherzano. La squadra del Tata Martino e il Milan sono stati inseriti nel Gruppo H, insieme all’Ajax. Insomma, dopo il Psv, altri olandesi per un Massimiliano Allegri ultimamente un po’ nervosetto. Completa il quartetto il Celtic Glasgow, qualificata all’ultimo respiro contro i sorprendenti kazaki dello Shakhter ma pur sempre squadra di blasone con uno stadio caldissimo.

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La Fiorentina soffre ma passa. Udinese fuori dall’Europa

fiorentina_ansaI viola cedono in casa al Grasshopper (0-1) e si qualificano alla fase a gironi grazie alla vittoria dell’andata. Troppe occasioni sciupate dai friuliani, che in trasferta non vanno oltre l’1-1 con lo Slovan Liberec.

Amaro a fine partita l’allenatore dei friulani: “Abbiamo buttato sul campo tutto quello che avevamo. Non è qui che abbiamo perso la qualificazione, ma all’andata”. Guidolin si prende la responsabilità dell’eliminazione: “All’andata dovevo interpretare la gara come hanno fatto loro, e accontentarmi del pareggio. Purtroppo, invece, ho voluto vincere la partita, e abbiamo solo colpito legni e sciupato molte occasioni. Ora dobbiamo tuffiamoci nel campionato, che resta l’obiettivo principale”.

http://www.youtube.com/watch?v=isnLMI5rfZ4

 

Tutti i risultati di giornata

Rubin Kazan 3 – 0 Molde
Spartak Moscow 2 – 4 St.Gallen
Astra Giurgiu 1 – 1 Maccabi Haifa
Dila Gori 0 – 3 Rapid Wien
Dynamo Kyiv 5 – 1 Aktobe
FC Nordsjæll. 0 – 1 Elfsborg
VfB Stuttgart 2 – 2 Rijeka
Trabzonspor 3 – 1 Kukesi
APOEL Nicosia 1 – 2 Zulte-Waregem
FC Sheriff 2 – 1 Vojvodina
Liberec 1 – 1 Udinese
Saint Etienne 0 – 1 Esbjerg fB
Besiktas 2 – 0 Tromsø
Petrolul 2 – 1 Swansea City
Genk 5 – 2 FH Hafnarfjordur
Nice 1 – 0 Apollon Limassol
Skenderbeu 1 – 0 Chornomorets O.
Thun 3 – 0 Partizan Belgrad
Dnipro 2 – 0 Nomme JK Kalju
Eintracht 2 – 1 FK Karabakh
FC Pasching 1 – 2 Estoril
Standard Liege 3 – 1 FC Minsk
Zalgiris 0 – 2 Salzburg
Slask Wroclaw 0 – 5 Sevilla
Feyenoord 1 – 2 Kuban Krasnodar
Fiorentina 0 – 1 Grasshoppers
Real Betis 6-0 Jablonec
Braga 0-1 Pandurii

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Champions, Conte: “Il Real uno stimolo”. Benitez: “Gruppo equilibrato”

ConteChampions“Poteva andare peggio, poteva andare meglio, ma credo ce la giocheremo con il Galatasaray”. E’ il commento di Beppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, riguardo il sorteggio del girone di Champions League che vede i bianconeri inclusi con Real, Galatasaray e Copenaghen.AncelottiReal
“Sapevamo che quest’anno c’era equilibrio, in tutti i gironi c’erano insidie, lo ritengo un sorteggio mediamente di felicità”, spiega il dirigente ai microfoni di Sky Sport. Il Galatasaray “è una squadra forte, come noi – prosegue Marotta – è stata eliminata ai quarti l’anno scorso, ha vinto da poco la Supercoppa di Turchia, è leader indiscussa in Turchia. Ha giocatori come Melo, Snejider, Muslera, un mago come Terim che conosce bene il calcio italiano. Giocheremo a Istanbul, un ambiente molto caldo. Faremo del nostro meglio”.CriRonaldo

FIDUCIA CONTE – “Un girone duro, con sfide di grande fascino. Il Real è una delle favorite alla vittoria finale – sono le parole del tecnico riportate dal sito del club bianconero – e confrontarsi con una formazione di tale blasone e spessore sarà un grande stimolo. A differenza della scorsa stagione – continua Conte – oggi tutti noi sappiamo cosa ci aspetta, per noi l’Europa dev’essere un sogno da inseguire, sapendo che più saremo bravi a prolungarne la durata, più potrà crescere la nostra personalità”.

NAPOLI, BIGON: “GIRONE COMPLICATO” – Se la Juve non ride, di certo il Napoli non salta di gioia. Gli azzurri affronteranno Arsenal, Olympique Marsiglia e Borussia Dortmund. Bigon è consapevole delle difficoltà: “E’ un girone molto complicato, ma in ogni caso il nostro obiettivo è superarlo. Spero che questa sia un’annata importante per consolidarci. Come squadra abbiamo conquistato credibilità, ma siamo ancora in quarta fascia – ha aggiunto Bigon -. Stiamo risalendo, ma la strada è ancora lunga”.Benitez

BENITEZ – Allettato dal prestigio delle sfide anche Benitez: “Quando si parla di Champions tutti i gironi sono difficili. Il nostro mi sembra uno dei più equlibrati, certamente non facile, perché tutte le squadre che affronteremo hanno esperienza in Champions. Credo che per noi sarà sicuramente una bella sfida. Il Borussia è una squadra di grandissimo livello, finalista l’anno scorso, gioca un bel calcio. L’Arsenal lo conosciamo bene e – prosegue Benitez – l’abbiamo affrontato poco tempo fa a Londra nell’Emirates Cup. Al Marsiglia il mio primo successo in Europa, ovvero la finale di Coppa Uefa con il Valencia. In casa loro non sarà facile perchè hanno uno stadio caldo”, conclude.

DE LAURENTIIS: “Una serie di incontri sulla carta equilibrati che esprimeranno uno spettacolo degno di un calcio moderno”’. Lo scrive sul suo profilo Twitter il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. “Questo girone di Champions – aggiunge il patron azzurro – sarà un’avventura per tutti”.

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Champions. I gironi: il Barça per il Milan, il Real per la Juve, Arsenal per il Napoli

Champions LeagueA Monaco sono stati sorteggiati i gironi della prossima Champions League. Ecco nel dettaglio i prossimi avversari di Juventus e Milan.Sorteggio-Champions-310x177

GIRONE A: Manchester United (Ing), Shakhtar Donetsk (Ucr), Bayer Leverkusen (Ger), Real Sociedad (Spa)

GIRONE B: Real Madrid (Spa), JUVENTUS, Galatasaray (Tur), Copenaghen (Dan)

GIRONE C: Benfica (Por), Paris Saint Germain (Fra), Olympiacos (Gre), Anderlecht (Bel)

GIRONE D: Bayern Monaco (Ger), Cska Mosca (Rus), Manchester City (Ing), Viktoria Plzen (Rep. Cec.)

GIRONE E: Chelsea (Ing), Schalke 04 (Ger), Basilea (Svi), Steaua Bucarest (Rom)

GIRONE F: Arsenal (Ing), Marsiglia (Fra), Borussia Dortmund (Ger), NAPOLI

GIRONE G: Porto (Por), Atletico Madrid (Spa), Zenit San Pietroburgo (Rus), Austria Vienna (Aus)

GIRONE H: Barcellona (Spa), MILAN, Ajax (Ola), Celtic Glasgow (Sco)

http://www.youtube.com/watch?v=pb7ooyfFlP8

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