La Juve vince, poi il tornado Pulvirenti

BonucciCataniaLa sua Juventus ha demolito 4-0 il Catania, ma Antonio Conte non è contento al 100%. “Sono contento della vittoria, sono soddisfatto, ma dobbiamo sempre migliorare anche se non è mai facile quando giochi così tante gare ravvicinate” spiega il tecnico bianconero.
“Non è facile giocare tutte queste partite, le rotazioni sono proprio cercate per fare in modo di gestire le forze. Abbiamo tanti giocatori fuori, Giovinco sta iniziando a stare bene e mi auguro possa tornare presto Lichtsteiner” aggiunge Conte. Che poi si lancia in un elogio nei confronti di Andrea Pirlo: “La carriera che ha fatto la dice lunga su di lui, è l’unico italiano in corsa per il Pallone d’Oro e, così come gli altri, bisogna fare delle rotazioni per farli respirare, allenare e poi possono giocare partite come quelle di questa sera”.BergessioJuve
E’ un furia Antonino Pulvirenti. Più o meno come ogni volta che il suo Catania incontra la Juventus. E, di mezzo, c’è sempre in qualche modo Gonzalo Bergessio, sempre sfortunato quando incrocia i bianconeri.
Nella scorsa stagione al Toro di Cordoba fu ingiustamente annullato un gol regolarissimo. Quest’anno, invece, è uscito malconcio dalla sfida per colpa di un fallaccio di Giorgio Chiellini, contro il quale si sono dirette le invettive del numero uno degli etnei.
“L’intervento di Chiellini su Bergessio è di una violenza inaudita, spocchioso e vigliacco, commesso da uno che sa di godere dell’impunità” ha tuonato Pulvirenti, che nel postpartita aveva sfiorato la rissa con uno steward dello Juventus Stadium.JuveCatania
In verità, il roccioso giocatore della Vecchia Signora è stato punito con un cartellino giallo per l’intervento e ha fatto pervenire, via social network, le sue scuse all’avversario. La peggio, comunque, l’ha avuta il povero Bergessio, che ha riportato la frattura del perone e dovrà rispettare due mesi di stop. A lui spetta il commento alla vicenda: “Tristezza”. Come ha cinguettato su Twitter.
Il direttore generale della Juventus Beppe Marotta a Sky conferma che Paul Pogba non si tocca: “Voglio precisare che Pogba con noi è legato da un accordo pluriennale, quindi diciamo è già blindato. Siamo anche noi stessi che vogliamo ritrovarci con lui, con i suoi rappresentanti, proprio perché mi sembra doveroso sottolineare la sua grande evoluzione che ha avuto, così, come l’ho definita, repentina, velocissima, ed è giusto dargli un riconoscimento economico e poi, con l’occasione, anche cercare di vincolarlo ancora di più, direi fidelizzarlo, perché è un termine molto più appropriato. Credo anche che lo stesso giocatore con noi si trovi benissimo e quindi non abbia minimamente voglia di andare via”.

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La Juventus torna a contare nel calcio internazionale con le nomination di Conte e Pirlo nella lista del Pallone d’Oro: “È una nomination assolutamente che ci inorgoglisce, perché quella di Pirlo può essere forse un’abitudine, perché è stata un’operazione comunque molto bella, straordinaria, aver rilanciato un giocatore come Pirlo, un professionista serio, un grande talento. Quella di Conte è una novità. Da quando è stata introdotta questa nomination per gli allenatori, mi sembra che sia dal 2010, il fatto che un allenatore della Juventus, un allenatore giovane, emergente, sia appunto tra quelli candidati è un’altrettanta soddisfazione per tutti noi, per la nostra società”.

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Il Galatasaray di Mancini rigenera gli ex italiani Melo, Muslera e Sneijder

SneijderGalaFernando Muslera, Felipe Melo, Wesley Sneijder. E, in panchina, Roberto Mancini, Umit Davala e Claudio Taffarel. Ai turchi piacciono gli “italiani”. Il Galatasaray ha deciso di puntare forte su chi dal nostro paese è passato e, in qualche modo, ha lasciato un segno, più o meno tangibile.
Perché, in fondo, la serie A non avrà più l’appeal di un tempo, però rimane sempre una palestra dura e di sicuro affidamento per chi voglia farsi un nome nel calcio che conta. E’ un campionato che boccia tanti e promuove in pochi, ma che, allo stesso tempo, tempra il carattere e rafforza le conoscenze. Prendete Fernando Muslera. FelipeMeloArrivato giovanissimo (21 anni) alla Lazio di Lotito, non è che avesse avuto un impatto folgorante sul calcio italiano, anzi. Qualcuno ricorderà ancora un 1-5 all’Olimpico contro il Milan in cui un ragazzo con la faccia da bambino in porta ne combinava di cotte e di crude. Quell’uruguayano dalla faccia spaurita sembrava destinato a essere frullato e rimandato a casa come un cocktail bondiano: agitato, non mescolato. Invece, tirati fuori gli artigli, ha vinto la Coppa Italia 2009 da protagonista, in finale con la Sampdoria ai rigori (due parati), ed è diventato il numero 1 della nazionale di Tabarez. Due anni dopo, è arrivato il Galatasaray da Lotito che, come sempre, ha risposto: “portare denaro, vedere cammello”. Il denaro c’era, il “cammello” è partito.
Il Gala è specializzato anche in riabilitazioni di successo, come quella di Felipe Melo, il brasiliano indesiderato a Torino e amato a Istanbul, dove, dopo due prestiti onerosi, si è trasferito a titolo definitivo. Per lui, centrocampista tutto personalità, fisico e inserimenti, la capitale turca ha funzionato da viatico per il riscatto internazionale, dopo il mezzo fallimento italiano (a Firenze non era andato così male) e la debacle con la Seleçao al Mondiale 2010, in cui era stato decisivo per l’eliminazione ai quarti contro l’Olanda.MusleraGala
In quell’Olanda, seconda solo all’invincibile Spagna, incantava Wes Sneijder, dopo una stagione da pigliatutto con l’Inter mourinhana. A Milano, però, due anni e mezzo dopo, anche quello che per un periodo è stato probabilmente il miglior numero dieci puro del mondo, si era trasformato improvvisamente da attore protagonista a ospite decisamente poco gradito, complici un ingaggio niente male e qualche infortunio di troppo. A gennaio scorso, il Galatasaray ha fatto una fatica enorme a convincerlo a trasferirsi sul Bosforo, tanto da spingere l’Imperatore Terim a dichiarare che forse era meglio che Wesley rimanesse dov’era. Alla fine, Sneijder è arrivato, ma, complice anche una condizione fisica non proprio da atleta modello, finora si è espresso solo a sprazzi.
A completare il quadro degli “epurati”, accanto a Roberto Mancini, in panchina ci sono i collaboratori Umit Davala (meteora al Milan) e Claudio Taffarel (campione del Mondo brasiliano ex Parma). A -6 dalla capolista Fenerbahce in campionato, il Galatasaray ha superato la Juve nel girone di Champions, proprio grazie ai gol di Sneijder e di Felipe Melo. E ha confermato che le bocciature, tutto sommato, non sempre sono definitive.

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Poker Juve col Catania. Il Napoli stende la Fiorentina. Kakà non basta, Milan-Lazio pari

Juventus e Napoli mettono il fiato sul collo alla Roma. I bianconeri stendono il Catania con un rotondo 4-0 e i partenopei espugnano il Franchi battendo la Fiorentina 2-1. Il Milan pareggia in casa con la Lazio 1-1.MilanLazio

Milan-Lazio – Il Milan parte subito a tutto gas. Al 3′ conclusione dalla distanza di Balotelli resa insidiosa dal terreno bagnato, Marchetti respinge verso l’esterno. Poi al 20′ lancio in profondità per Balotelli, Ciani di testa allontana. Il pallone termine sui piedi di Muntari che vede l’inserimento in area di Kakà. Il brasiliano da posizione defilata cerca il diagonale sul secondo palo, la palla esce di un paio di metri. Al 24′ conclusione di Montolivo da fuori, Marchetti blocca centralmente in due tempi. Nella ripresa il Milan cerca il gol con convinzione. Il vantaggio rossonero arriva al 10′ del secondo tempo con Ricky Kakà. Balotelli (scarsa la sua prova) appoggia al limite di sinistra per il brasiliano che si accentra e lascia partire un destro a giro che si infila sotto il sette alla sinistra di Marchetti. Il Milan passa. Ma al 27′ sempre della ripresa arriva il pari della Lazio con Ciani. Cross di Candreva dalla destra per Ciani: incornata del francese da dentro l’area piccola sulla quale non può nulla Gabriel. La partita di fatto si chiude qui.
Juventus-Catania – La Juventus regola il Catania senza fare troppa fatica.Al 27′ sblocca la situazione Vidal che riceve da Tevez e con un destro rasoterra da 25 mt, deviato in maniera decisiva da Guarente, infila Andujar sulla sua sinistra. Poi è il turno di Andrea Pirlo. Al 34′ Perfetta punizione a giro del centrocampista bianconero che batte imparabilmente sulla sinistra Andujar. Nella ripresa i bianconeri completano il lavoro. Al 22′ del secondo tempo è 3-0 con Tevez. Dopo un contrasto al limite tra Llorente e Legrottaglie, la palla schizza in mezzo all’area sui piedi di Tevez che evita Andujar in uscita e insacca a porta vuota. Al 27′ arriva il poker di Bonucci. Sugli sviluppi dell’angolo da sinistra, Giovinco triangola sulla sinistra con Marchisio e mette in mezzo per Bonucci che da pochi passi gira in rete di sinistro e porta la Juventus subito dietro la Roma.

FiorentinaNapoli

 

Fiorentina-Napoli – Il Napoli parte subito bene. Al Franchi la Fiorentina va subito sotto. Al 12′ Pandev per Higuain, cross di esterno destro da sinistra del Pipita, Callejon sul palo lontano colpisce al volo schiacciando a terra, anche lui di esterno: nulla da fare per Neto. I viola si riorganizzano e al 28′ raggiungono il pareggio. Borja Valero mette in mezzo dalla trequarti, Fernandez allarga un po’ troppo il braccio su Savic: rigore giusto anche seleggermente fiscale. Sul dischetto va Rossi che batte Reina e porta la Fiorentina sull’1-1. Ma al 36′ il Napoli passa ancora con Martens. Difesa viola non impeccabile, il belga riesce a inserirsi nei 16 metri dopo uno scambio palla a terra con Higuain e a incrociare con il mancino per il nuovo vantaggio azzurro. Nella ripresa la situazione non cambia. Il Napoli controlla il vantaggio e porta a casa i tre punti.

 
Le altre partite – Il Bologna batte un colpo e passa 3-0 a Cagliari. Il Genoa guadagna 3 punti preziosi battendo in casa il Parma per 1-0. Pareggio pirotecnico invece tra Livorno e Torino. Al Picchi finisce 3-3. L’Udinese invece stende il Sassuolo 2-1. Fa bene il Verona che batte 2-0 la Sampdoria. Domani è il turno della capolista Roma che dovrà vedersela col Chievo all’Olimpico.

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Toro, siamo sconcertati

GolToroPareggio ricco di sussulti quello tra Livorno e Torino. Le polemiche arbitrali, inoltre, sono montate per via del rigore concesso nel finale ai granata.
Giampiero Ventura prende la parola a riguardo: “Sono sconcertato se devo essere sincero. Se il rigore di Napoli era discutibile, questo credo che sia netto: è un tiro in porta deviato da un braccio di un avversario. Se Nicola avesse subito quello che abbiamo subito noi in passato non credo che avrebbe parlato così. In questa partita credo che non ci siano stati episodi dubbi, ma sei gol netti e puliti”.CerciLivorno
L’allenatore ligure bacchetta poi i suoi per le troppe disattenzioni: “Siamo partiti benissimo facendo cose buone, poi sul 2-0 abbiamo peccato di sufficienza e dato la possibilità al Livorno, che era in difficoltà, di rientrare. Abbiamo perso tutte le distanze e le cose sono diventate in salita. Il lato positivo è che la squadra ha reagito e lottato fino alla fine per portare a casa il pareggio. È un risultato positivo, anche se potevamo fare meglio. Ci siamo specchiati troppo e il Torino non si può permettere certi cali di tensione”.
Ciro Immobile, autore del primo gol granata al “Picchi”, analizza il pareggio contro gli amaranto partendo dal rigore finale, da lui stesso guadagnato: “Non posso sapere se il mio tiro sarebbe stato gol, ma sicuramente il braccio del difensore livornese era largo e la mia conclusione era diretta in porta. Quella di stasera è stata una partita dai due volti: nel primo c’erano squadre lunghe, nel secondo molto più accorte. Noi siamo partiti molto forte, ma poi ci siamo fatti raggiungere. Nel secondo tempo invece abbiamo cambiato modulo cercando di essere più offensivi per recuperare il match. Loro sono stati bravi a metterci il cuore e reagire dopo il doppio svantaggio. Tornare a casa senza punti sarebbe stata una disfatta, ma alla fine siamo riusciti ad agguantare un punto. Abbiamo iniziato avanti 2-0 poi per demerito nostro e merito loro siamo andati all’intervallo sul 2-2. Nella ripresa noi abbiamo fatto la partita, però purtroppo abbiamo preso il gol del 2-3. Non ci siamo mai arresi e alla fine abbiamo agguantato il pareggio”.ToroLivorno
Alessandro Gazzi, autentico motore del centrocampo granata, al termine del match ha analizzato con la consueta lucidità e pacatezza il 3-3: “Siamo partiti bene, poi sul 2-0 abbiamo sofferto la pressione del Livorno. Nel secondo tempo siamo addirittura passati in svantaggio però non abbiamo mai perso la lucidità e nei minuti finali siamo stati bravi a rimontare. Abbiamo commesso errori su almeno due dei loro gol, su questo dovremo lavorare in modo da evitare certe disattenzioni. L’impegno però non può essere messo in discussione: tutti abbiamo dato quello che avevamo. Ora ci attende una partita difficilissima contro la Roma. Noi daremo tutto quello che abbiamo e alla fine il risultato sarà figlio della nostra prestazione”.

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Juve sulle tracce di Cuadrado, pensando al Catania

JuveCataniaQuesta sera la Juventus di Conte è attesa dall’impegno casalingo infrasettimanale con il Catania. Brutta tegola in casa dei siciliani. Dopo il deludente pareggio in casa con il Sassuolo il club etneo dovrà fare a meno di Pablo Barrientos per più di un mese.
Il fantasista argentino, infortunatosi prima della sfida contro i neroverdi, ha rimediato una frattura del processo trasverso della terza vertebra lombare. Il “Pitu” dovrebbe ritornare a disposizione a dicembre e raggiunge in infermeria Spolli, Bellusci e Peruzzi.DeCanioJuve
Una notizia che mette in difficoltà il neotecnico dei siciliani De Canio. “Per vincere contro di noi la Juventus dovrà fare un assalto a Fort Apache”. Questa la promessa, o forse la minaccia, dell’allenatore catanese nella conferenza stampa di presentazione della partita di Torino, in cui la sua squadra tenterà l’impresa.
“Loro sono forti, noi dovremo difenderci e contrattaccare, sperando in una giornata no dei nostri avversari – ha spiegato il tecnico materano -. Del resto il calcio ci ha abituato a situazioni del genere. I bianconeri hanno vinto gli ultimi due scudetti e sono stati straripanti anche domenica contro il Genoa, ma ogni partita ha una storia a sé e noi ce la giocheremo. Faremo l’impossibile per portare a casa i tre punti, anche a fronte di grandi difficoltà, perché contro di noi troveremo avversari di grande valore”.
La ricetta è chiara: “Coraggio, umiltà e la voglia di dare tutto. Vorrei rivedere la grinta del primo tempo contro il Sassuolo e una gestione migliore dei momenti di difficoltà. Un risultato positivo non cambierebbe il nostro campionato, ma ci darebbe un’importantissima iniezione di fiducia”.
Sul fronte del calciomercato, c’è un’altra pretendente per Xabi Alonso. Lo spagnolo, in uscita dal Real Madrid (a giugno scade il suo contratto con i Blancos), pare destinato a vestire la casacca del Chelsea. Mourinho, infatti, vorrebbe il centrocampista spagnolo ai Blues.
Un problema per la Juventus che, da tempo, era sulle tracce del forte nazionale spagnolo. A gennaio Xabi Alonso ascolterà tutte le proposte e prenderà una decisione.
Non è da ieri che la stessa Juve fa la corte a Juan Cuadrado, esterno offensivo della Fiorentina autore di una doppietta in casa del Chievo domenica scorsa.CuadradoJuve
La vicenda del colombiano ricorda quella di Stevan Jovetic, a lungo nel mirino della società bianconera e poi ceduto al Manchester City in cambio di 26 milioni di euro. La stessa cifra che l’Arsenal, stando a quanto riferisce la stampa inglese, sarebbe pronto a mettere sul piatto per il calciatore che è in comproprietà con l’Udinese.
Per Cuadrado si parla anche dell’interessamento di due grandissime del Vecchio Continente, il Bayern Monaco e il Barcellona. Per la Vecchia Signora, insomma, sarà durissima.
Infine, va registrato l’attacco frontale del patron della Lazio Claudio Lotito ad Andrea Agnelli, dopo le sue ultime esternazioni sul sistema-calcio in Italia: “Non condivido la sua linea politica. I confronti si dovrebbero fare all’interno, non mediaticamente. A lui invece piacciono le paginate sui giornali. Ha idee, ma saranno utili al sistema se perseguite nelle sedi opportune”.
“La capacità di un dirigente in ambito sportivo deve essere quella di coagulare il consenso degli altri, evitando processi mediatici. Le situazioni vanno affrontate e risolte al nostro interno, senza dimenticare la regola democratica che i voti sono uguali per tutti, si contano e non si pesano”, conclude il numero uno della Lazio.

Le probabili formazioni:

Juventus (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Isla, Pogba, Pirlo, Vidal, Asamoah; Giovinco, Llorente
A disposizione: Storari, Rubinho, Ogbonna, Caceres, Peluso, Padoin, Marchisio, De Ceglie, Motta, Tevez, Quagliarella. Allenatore: Conte
Squalificati: nessuno
Indisponibili: Pepe, Vucinic e Lichtsteiner

Catania (4-3-3): Andujar; Alvarez, Legrottaglie, Rolin, Biraghi; Guarente, Tachtsidis, Almiron; Castro, Bergessio, Keko
A disposizione: Frison, Ficara, Gyomber, Leto, Izco, Capuano, Maxi Lopez, Freire, Petkovic. Allenatore: De Canio
Squalificati: nessuno
Indisponibili: Spolli, Bellusci, Monzon, Boateng, Barrientos e Plasil

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Ventura vuole un Toro equlibrato

Napoli vs Torino - Serie A Tim 2013/2014Giampiero Ventura si appresta ad affrontare il Livorno per la decima giornata del campionato di serie A. Dopo la sconfitta del San Paolo, il mister cerca riscatto.
Commentando ancora la gara contro i partenopei, il tecnico ligure ha rispolverato la questione degli errori arbitrali: “La partita di Napoli è stato un episodio: quello non era il Torino, non c’eravamo dal punto di vista fisico, forse anche per colpa del caldo. Eravamo in grande difficoltà. Ora ci si aspetta che il Torino torni ad essere il Torino e che ci sia un maggiore equilibrio. Ci auguriamo che da oggi in avanti ci sia un pizzico di attenzione e coerenza in tutto”.
Ancora incertezza legata alla formazione, anche per i numerosi infortuni: “Lunedì abbiamo fatto solo lavoro di scarico con chi ha giocato, quindi le condizioni verranno valutate solo oggi e poi deciderò. Al momento credo che nessuno di quelli che erano assenti a Napoli possa essere recuperato, neanche Rodriguez. Mancherà anche Basha per squalifica, mentre rientrerà Immobile. Siamo in emergenza e molti si abituano a giocare, per il bene della squadra, in situazioni di campo che non sono loro proprie”.

La probabile formazione granata

(3-5-2): Padelli; Darmian, Glik, Moretti; D’Ambrosio, Gazzi, Vives, Bellomo, Pasquale; Cerci, Barreto
A disposizione: Berni, Gomis, S. Masiello, Maksimovic, Scaglia, Meggiorini, Farnerud, Immobile. Allenatore: Ventura
Squalificati: Gillet e Basha
Indisponibili: Larrondo, El Kaddouri, Rodriguez, Bovo e Brighi

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Le differenze tra le attuali nove vittorie della Roma e quella della Juve nel 2005-‘06

roma-juventus-e1383062698262-310x178La Roma 2013-‘14 ha eguagliato la Juventus 2005-‘06: entrambe hanno vinto le prime 9 partite di campionato. Ma il primato dei giallorossi ha più valore di quello dei bianconeri.
Non è solo per le reti segnate e subite (23 a 1 per l’attuale capolista, 18 a 2 per quella di 8 anni fa), ma soprattutto perché la Roma ha disputato 4 gare in casa (3-0 al Verona, 2-0 alla Lazio, 5-0 al Bologna, 2-0 al Napoli) e 5 in trasferta (2-0 a Livorno, 3-1 a Parma, 2-0 a Marassi con la Samp, 3-0 a Milano con l’Inter, 1-0 a Udine).
Situazione inversa per la Juventus che ne aveva invece giocate 5 sul proprio terreno (1-0 al Chievo, 2-1 all’Ascoli, 2-0 all’Inter, 1-0 al Messina, 2-0 alla Sampdoria) e 4 fuori (4-0 ad Empoli, 1-0 a Udine, 2-1 a Parma, 3-0 a Lecce).

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Arriva l’autobiografia di sir Alex Ferguson tra regole e strategie vincenti

ferguson2-310x232“Ci sono quelli che vanno in vacanza vicino casa, quelli che vanno un po’ più lontano e quelli che vorrebbero andare sulla luna. Tutto dipende dalle ambizioni personali”. Già, le ambizioni: tra i tanti valori che l’hanno reso grande protagonista del calcio britannico ed internazionale, sono quelli da lui decantati in questa frase il segreto di Sir Alex Ferguson, pluridecorato tecnico dell’Aberdeen prima e, soprattutto, del Manchester United poi.
Qualche giorno fa, cinque mesi dopo aver lasciato la panchina dei Red Devils e con essa la sua carriera da manager, ha presentato a Londra “My autobiography”, 402 pagine di aneddoti, retroscena, invettive e racconti che in pochissime ore hanno fatto parlare tutto il mondo del calcio, assurgendo irrimediabilmente al ruolo di cult book del mondo pallonaro. Non ha mai amato mostrare i suoi punti deboli, Sir Alex, nel campo come nella vita. E anche nel libro in cui racconta i suoi cinquantacinque anni da sportivo, non poteva fare altrimenti: ci consegna senza filtri l’immagine di un leader orgoglioso, stratega, autorevole, a tratti ironico ma apparentemente senza difetti. E chi, d’altronde, racconterebbe i propri, specie quando ci sono quarantanove trofei in bella mostra in bacheca da raccontare al pubblico.
Ha studiato da vincente sui libri di storia, Ferguson, imparando tecniche, tattiche e strategie del potere. Così ne ha potuta attuare una, quella del mind games, nel suo rapporto con Arsene Wenger, tecnico del rivale Arsenal, interferendo nei suoi affari e rendendolo mentalmente debole nei momenti cruciali dei loro duelli. Nessuno meglio di lui ha saputo gestire uno spogliatoio che ha visto avvicendarsi campioni incredibili quali Cantona, Beckham, Keane, Van Nistelrooy, Cristiano Ronaldo, Rooney e l’amato Giggs.
Alcuni fenomeni, è vero, ma tutti esseri umani, tutti uomini alla pari, tranne lui, unico vero leader della squadra. “Quando ha pensato di poter essere più importante di Alex Ferguson, ho dovuto cederlo”, ha detto a proposito del suo pupillo David Beckham, golden boy del calcio inglese più avvezzo alla fama che a migliorare il suo già immenso talento. Le regole, insomma, erano le sue. E i calciatori le accettavano volentieri, perché è sempre stato autorevole, mai autoritario, sir Alex, anche grazie alla sua ironia, che gli ha fatto più volte dichiarare, a proposito della possibilità mai realizzatasi di allenare la nazionale inglese, di aver avuto un’occasione eccezionale dalla federazione calcistica dei tre leoni: quella di affossare l’Inghilterra. Perché lui, orgoglio scozzese, non avrebbe mai potuto rimettere piede in patria se mai avesse contribuito ai successi degli odiati rivali. E’ vero, ha smesso di allenare Sir Alex Ferguson, ma pur concentrando tutto il suo tempo sulla famiglia, sulla passione per i vini e per la lettura, troverà sempre anche quello per far discutere di sé, dell’uomo della storia del Manchester United.

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Pallone d’Oro, Pirlo difende l’Italia

Pallone d'Oro, Pirlo difende l'Italia (1)Non è dato sapersi se un ruolo è stato giocato dalla standing ovation a lui dedicata dai tifosi del Real Madrid, al Santiago Bernabeu, durante la sfida di Champions League di qualche giorno fa. Fatto sta che Andrea Pirlo è l’unico italiano inserito nella lista dei 23 candidati alla conquista del Pallone d’Oro.
La rappresentanza azzurra ha perso gli altri due pezzi grossi che nell’elenco dei finalisti ci erano entrati eccome nella passata stagione: Gigi Buffon e Mario Balotelli, entrambi in netto calo di prestazioni.
Il prestigioso premio individuale, prevedono i bookmakers, sarà conteso fra tre giocatori con l’aggiunta di un outsider. Oltre all’eterno duopolio Messi-Ronaldo, l’alternativa più accreditata è quella di Ribery, reduce da una stagione da incorniciare con il Bayern Monaco guidato da Heynckes. Certo non è da escludere la poco quotata sorpresa Ibrahimovic, che tuttavia ha snobbato il potenziale riconoscimento.Pallone d'Oro, Pirlo difende l'Italia (2)
Due i tecnici italiani nella lista dei 10 finalisti per il Pallone d’Oro dei tecnici: Carlo Ancelotti e Antonio Conte. Escluso Cesare Prandelli.

La lista dei 23 finalisti per il Pallone d’Oro:
Gareth Bale (Galles), Edinson Cavani (Uruguay), Radamel Falcao (Colombia), Eden Hazard (Belgio), Zlatan Ibrahimović (Svezia), Andrés Iniesta (Spagna), Philipp Lahm (Germania), Robert Lewandowski (Polonia), Lionel Messi (Argentina), Thomas Müller (Germania), Manuel Neuer (Germania), Neymar (Brasile), Mesut Özil (Germania), Andrea Pirlo (Italia), Franck Ribéry (Francia), Arjen Robben (Olanda), Cristiano Ronaldo (Portogallo), Bastian Schweinsteiger (Germania), Luis Suárez (Uruguay), Thiago Silva (Brasile), Yaya Touré (Costa d’Avorio), Robin Van Persie (Olanda) Xavi (Spagna).

La lista dei 10 finalisti per il Pallone d’Oro dei tecnici:
Carlo Ancelotti (Italia/PSG/Real Madrid), Rafael Benítez (Spagna/Chelsea/Napoli), Vicente del Bosque (Spagnaa/selección española), Antonio Conte (Italia/Juventus), Sir Alex Ferguson (Scozia/ Manchester United), Jupp Heynckes (Germania/Bayern Monaco), Jürgen Klopp (Germania/Borussia Dortmund), José Mourinho (Portogallo/Real Madrid/Chelsea), Luiz Felipe Scolari (Brasile), Arsène Wenger (Francia/Arsenal).

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Pogba ritorna in patria?

PogbaMercatoPaul Pogba sta scatenando gli appetiti di praticamente tutti i club blasonati, e allo stesso tempo facoltosi, d’Europa.AgnelliJuve
A bussare più insistentemente alla porta bianconera, in questo momento è il Psg di Nasser Al-Khelaïfi. La volontà di portare il centrocampista nella Ville Lumiere è così forte che dalle pendici della Tour Eiffel fanno sapere – secondo quanto riportato da Tuttosport – che sul piatto della bilancia sono disposti a metterci Marco Verratti, in passato desiderio proibito della Vecchia Signora.
Gli uomini di mercato della Juventus dovranno vagliare ogni possibilità, anche se Giuseppe Marotta sembra intenzionato a proporre il prolungamento di contratto al Polpo Paul.
Nel giorno in cui si apprende che lo juventino Andrea Pirlo è l’unico italiano inserito nella lista dei 23 finalisti per l’assegnazione del Pallone d’Oro Fifa, affiorano le dichiarazioni di Andrea Agnelli pronunciate proprio a colloquio con Joseph Blatter, presidente della Federazione internazionale del calcio.
L’incontro è avvenuto a Zurigo, dove appunto ha la sede la Fifa, durante la pausa pranzo del convegno “Football’s Global Player”, organizzato dalla International Football Arena. “Che cosa desidero di più per il futuro? Una cosa di sicuro: che la Juventus vinca al più presto la Champions League!”, ha esclamato il patron bianconero.
Altro tema largamente toccato è quello di favorire l’armonizzazione dello sviluppo del calcio: “E’ importante che la Fifa si faccia promotrice di nuove regole uguali per tutti, in tutte le nazioni. E non vale solo per il fair-play finanziario. Ogni Paese ha la sua storia, le sue regole. E’ una questione di normative fiscali. Di background culturale e sociale, di leggi, oltrechè di normative sui tesseramenti. Un’armonizzazione del calcio è un obiettivo auspicabile. Affinché il calcio sia espressione di una passione che coinvolge tutte le squadre in modo democratico. Basta pensare alle agevolazioni fiscali sviluppatesi in Spagna. O, al contrario, alla tassazione al 75% che si sta introducendo in Francia. Le altre Leghe in Europa stanno facendo un gran lavoro. In Inghilterra si è costruito un prodotto globale, la Premier League è avanti rispetto a noi di 20 anni, la Bundesliga di 10”.

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