Il tentativo di “addomesticare” Alessandria-Napoli. Il portiere disse di no e in campo fu il migliore

AlessandriaNapoli (1)CENT’ANNI DI GRANDI SFIDE, I GRIGI NEGLI SCONTRI DIRETTI CON LE PRINCIPALI SQUADRE ITALIANE

Nella loro storia, le squadre di Alessandria e Napoli si sono incontrate 26 volte in serie A. I Grigi hanno ottenuto 11 successi, i partenopei 9, mentre i pareggi sono stati 6. I gol del sodalizio piemontese ammontano a 43, quelli dei napoletani a 40.
Dati che certamente impreziosiscono il blasone dell’Orso Grigio, visto che il Napoli, per i campioni che ha sempre annoverato (da Jeppson a Maradona, da Cavani a Higuain) è stato ed è uno dei più forti sodalizi in Italia.

Tutte le partite

Data Partita Ris.
26/01/1930 Alessandria-Napoli 2-1
15/06/1930 Napoli-Alessandria 3-1
14/12/1930 Napoli-Alessandria 3-2
31/05/1931 Alessandria-Napoli 4-3
18/10/1931 Napoli-Alessandria 1-1
06/03/1932 Alessandria-Napoli 3-1
15/01/1933 Alessandria-Napoli 3-2
04/06/1933 Napoli-Alessandria 4-1
10/12/1933 Napoli-Alessandria 2-1
22/04/1934 Alessandria-Napoli 1-0
30/09/1934 Napoli-Alessandria 0-1
10/02/1935 Alessandria-Napoli 4-2
03/11/1935 Alessandria-Napoli 2-3
01/03/1936 Napoli-Alessandria 1-0
29/11/1936 Napoli-Alessandria 2-0
28/03/1937 Alessandria-Napoli 2-0
13/10/1946 Napoli-Alessandria 2-1
09/03/1947 Alessandria-Napoli 5-0
26/10/1947 Alessandria-Napoli 2-1
28/03/1948 Alessandria-Napoli 2-2
26/12/1957 Alessandria-Napoli 0-0
06/04/1958 Napoli-Alessandria 4-1
21/12/1958 Napoli-Alessandria 0-0
26/04/1959 Alessandria-Napoli 2-1
13/12/1959 Alessandria-Napoli 1-1
24/04/1960 Napoli-Alessandria 1-1

AlessandriaNapoli (3)Nel 1927, dopo un deludente campionato al termine del quale la salvezza dalla retrocessione in Prima divisione era arrivata solamente dopo una serie di spareggi vinta contro Pisa, Legnano e Novara, per l’Alessandria giunse il primo trofeo, vinto con in campo i futuri campioni del mondo Giovanni Ferrari e Luigi Bertolini e con Carlo Carcano in panchina: la Coppa Coni, una sorta di Coppa Italia ante litteram, conquistata dopo una doppia finale contro i cugini del Casale (1-1 a Casale Monferrato e 2-1 ad Alessandria). AlessandriaNapoli (2)Nelle eliminatore l’Alessandria aveva sconfitto Livorno, Andrea Doria, Brescia, Alba Roma e proprio il Napoli, travolgendolo in casa per 9-1 (tripletta di Banchero I, doppietta di Cattaneo e Ferrari, poi Avalle e Gariglio) andando successivamente a vincere 2-1 sotto il Vesuvio, con reti di Banchero I e Cattaneo.AlessandriaNapoli (4)
Il primo scontro diretto con il Napoli, da quando fu istituita la serie A, giocato nel 1930, fu vinto dai Grigi per 2-1: vantaggio partenopeo con il paraguaiano naturalizzato Attila Sallustro, pareggio su autogol di Vincenzi e rete del successo di Avalle.
Nel 1931 i tifosi mandrogni assistettero ad una pirotecnica vittoria per 4-3: per l’Alessandria doppietta di Cattaneo e reti di Borelli e Marchina, mentre i realizzatori del Napoli furono Vojak I, Mihalich e Tansini.
Nel 1935 il “Moccagatta” fu ancora fatale per i partenopei, che incassarono ancora 4 gol (Notti e tripletta di “Ciaplèn” Cattaneo, una rete su rigore), riuscendo solo a segnare 2 volte (Vojak I e Sallustro I).
Il 9 marzo 1947 i Grigi sconfissero sonoramente il Napoli per 5-0: doppiette di Stradella e di Ginetto Armano e centro di Tortarolo.
L’inglese Frank Rawcliffe fu ingaggiato grazie all’allenatore grigio Albert Austin (Bert) Flatley, che in realtà avrebbe voluto portare un certo Gillespie. Presentatosi al raduno, Rawcliffe stupì i compagni ed i tifosi per il possente fisico, più da lottatore che da calciatore. Comunque l’esordio nel campionato 1949-’50, fu dei migliori, alla seconda di campionato entusiasmò il pubblico con una doppietta al Napoli. A fine campionato l’inglese sommò 18 reti risultando cannoniere della squadra.AlessandriaNapoli (5)
Tra le sconfitte più pesanti rimediate dall’Orso Grigio, figura senza dubbio il 4-1del 6 aprile 1958: Brugola, Pesaola, Bertucco e Morin per gli Azzurri e gol della bandiera grigia dello svizzero Vonlanthen all’85’.
Sergio Notarnicola ricorda un episodio accaduto in un’ Alessandria-Napoli in B, 6 maggio 1962: “I partenopei erano in lotta per la promozione e vi giocava l’ex grigio Juan Carlos Tacchi. Venni avvicinato da emissari napoletani per favorire qualche svista in cambio di 2.000.000. Rimasi sorpreso e dissi tutto a Rava ed al presidente Amedeo Ruggiero. I dirigenti non volevano farmi giocare, ma Rava, grande uomo di calcio, capì che se avevo raccontato il tentativo di combine significava che non volevo adattarmi a questo imbroglio: ebbe grande fiducia, mi spronò e mi mandò in campo. Giocai una grande partita e addirittura deviai sul palo una magistrale punizione di Tacchi, uno specialista dei calci piazzati. Alla fine del primo tempo qualche giocatore del Napoli mi passava vicino guardandomi come per chiedere ‘che cosa aspetti?’, ma io feci il mio dovere e la gara terminò 0-0”. Un altro “numero1”, Lino Nobili, è stato uno degli estremi difensori più straordinari che i Grigi abbiano mai avuto, ma aveva un punto debole, il ginocchio, che gli causava spesso problemi, soprattutto negli ultimi anni della carriera. A volte era davvero stoico e giocava in condizioni precarie, ma in altre circostanze accentuava i suoi guai e si creava un alibi quando beccava un gol. Un siparietto simpatico accadde a Napoli nella partita del campionato di serie B 1964-‘65 che si disputò la mattina per permettere ai partenopei di festeggiare al pomeriggio la ricorrenza di Piedigrotta. L’Alessandria passò in svantaggio all’inizio della ripresa, poi pareggiò con Bettini. Ad un paio di minuti dal termine il brasiliano Canè prese palla e sparò un siluro da almeno 25 metri. Nobili si tuffò in ritardo, la palla diede l’illusione del gol ma scheggiò solo la traversa. Tuttavia il boato del pubblico di casa aveva tratto in inganno Nobili: credendo di essere stato battuto, si rotolò a terra in preda al dolore per far capire che il problema al ginocchio gli aveva impedito di salvare la porta. L’arbitro conosceva però l’estremo difensore dei Grigi e forse era a conoscenza di qualche “manfrina” studiata da Nobili. Così si avvicinò e lo rassicurò: “La palla è andata fuori, se non ha nulla si alzi signor Nobili!”. Il portiere schizzò in piedi ed il direttore di gara lo elogiò: “Lei è una persona intelligente, stia tranquillo che tra poco fischio”. E diede il segnale di chiusura delle ostilità con qualche secondo d’anticipo, impedendo l’assalto finale del Napoli. La gara terminò 1-1.AlessandriaNapoli (6)AlessandriaNapoli (7)
Vitali proveniva dal Milan dove, al termine della stagione 1954-‘55, conquistò il titolo tricolore. L’anno dopo la storica promozione dei Grigi in serie A, segnò l’importante rete del successo, alla prima giornata del torneo, contro la Fiorentina. Messosi in evidenza lo richiese il Napoli in cui giocò le due successive stagioni. Incontrò ancora i Grigi da avversario e fu proprio Vitali a mettere a segno il gol del pareggio partenopeo contro l’Alessandria nell’aprile del 1960 a Napoli, dopo il vantaggio iniziale di un giovane e promettente grigio, Rivera.

ricerche e testo a cura di Mario Bocchio
fotografie da museogrigio.it

Le aspettative sono tante ed erano diverse

Cuneo-Alessandria 16_11_2013 (5)Un punto nelle ultime tre gare, è questo il bilancio di mister Luca D’Angelo da quando è stato chiamato alla guida dei Grigi. Veramente poco e un ruolino del tutto preoccupante, che ci fa ritenere a ragione, di aver un pochino toccato il fondo.
Di questo se ne sono accorti anche i tifosi organizzati, visto che hanno prima contestato la squadra dopo il pari casalingo contro il Santarcangelo per poi disertare la trasferta di Mantova.
Il Santarcangelo aveva trovato il pareggio in un modo rocambolesco, dove un tiro in porta, apparentemente innocuo, sporcato da una leggera deviazione, aveva spiazzato il portiere. L’Alessandria era andata in vantaggio con Michele Valentini (una rete tanto spettacolare quanto onestamente fortunosa), aveva spinto parecchio ma non era stata capace a concretizzare le occasioni create.Alessandria-Santacrangelo
Al di là del fatto che in questa categoria quasi tutte le squadre, soprattutto in trasferta si difendono anche con undici giocatori dietro la palla, il non saper perforare gli avversari, infliggere loro il colpo del ko, è il grande limite di questa formazione. Un limite che sinora sta compromettendo il campionato.
I Grigi erano poi attesi da quindici giorni di fuoco, con ben due trasferte su campi ostici, e hanno portato a casa altrettante sconfitte.
Al “Paschiero” di Cuneo è stata ancora la sterilità offensiva il male oscuro dell’Orso, perché tutto sommato il gol dell’ex Fanucchi (era necessario cederlo?) aveva rotto un equlibrio sostanzialmente giusto. Il vantaggio dei biancorossi è avvenuto su un doppio errore: quello di concedere il corner agli avversari, perché il terzino del Cuneo ha portato la palla per troppi metri, conquistando il calcio d’angolo; poi sullo stesso la difesa è rimasta immobile. Ma prima i Grigi avevano sciupato due occasioni per portarsi in vantaggio e poi non sono riusciti a pareggiare.
A Mantova, in quella che era stata presentata come la supersfida tra due deluse, l’Alessandria fino al momento del rigore stava facendo una buona partita. L’episodio ha stravolto completamente la gara. Non ci è sembrato che il Mantova in precedenza ci avesse messo sotto, anzi la partita era molto equilibrata. Purtroppo stiamo parlando di una sconfitta condizionata dal rigore e dall’espulsione del portiere Servili, perché dopo tutto è stato più difficile, anche se i Grigi hanno tenuto bene il campo nonostante l’inferiorità numerica. Se il tiro di Riccardo Taddei (uno che comunque in campo sembra parlare una lingua a volte incomprensibile per i compagni, vista la sua classe e la predisposizione psicologica e tecnica di chi ha alle spalle una lunga carriera tra i professionisti) fosse entrato, forse sarebbe arrivato il pari.
Il tecnico D’Angelo come scusante ha anche portato il gol annullato a Marconi, ma gli alibi non sono sufficienti comunque a giustificare una serie di negatività che non si riducono purtroppo ad una sola gara.
Noi non vogliamo essere dei disfattisti, ci mancherebbe altro, però non possiamo, per onestà di cronaca, tacere che nell’ambiente c’è sempre più tensione. Lo avevamo percepito al termine della sfida contro il Santarcangelo, quando la squadra aveva avuto un chiarimento con la Curva Nord, ne abbiamo avuto conferma in occasione della trasferta di domenica a Mantova.
Comprendiamo il presidente Di Masi e il capitano Taddei quando riconoscono legittime le critiche, ma sottolineano che questo non è il momento per creare fratture. Onestamente, soprattutto per come lo stesso patròn si era posto davanti alla piazza con proclami sin troppo azzardati, i Grigi hanno parecchio deluso a tutti i livelli.
Si ha un bel dire che c’è lo spirito, ma mancano i risultati e con il solo spirito non si va da nessuna parte e si rischia di trasformare questo campionato in uno dei più cocenti fallimenti.

 

I cori contro il direttore sportivo Massimiliano Menegatti sono stati giusti? Quando sono volgari certamente no, così come non ci sembra che tutta la colpa debba essere additata solo a lui, che sicuramente avrà avuto le sue “strategie” per volere i giocatori che attualmente fanno parte della rosa, ma che ha anche chiesto adeguati rinforzi, soprattutto per l’attacco.
Il patròn Di Masi ha assicurato che la società ritornerà sul mercato, ma per accaparrarsi elementi di valore ci vogliono i soldi, e qui entriamo nel giro vizioso degli interrogativi: il buon Di Masi ha la solidità economica per condurre l’Alessandria in tempi rapidi, come lui stesso ha azzardato, in quelle posizioni e categorie che il blasone grigio impone? Se sì, chi c’è realmente dietro al presidente?
“Dobbiamo liberarci mentalmente del verbo dovere e trasformarlo in volere, nel senso che non si vincono le partite per forza. Questo sta fermando psicologicamente la squadra, noi non dobbiamo vincere, ma vogliamo vincere”, si sforza di dire Taddei.
Alessandria è però una piazza non normale, perché la storia di questa nobile decaduta non è comune. I giocatori quando indossano la maglia grigia devono sapere sin dal primo momento che devono fare tutto e subito e, se non si è abituati a questa pressione molto spesso la squadra finisce per giocare in maniera affrettata. Ecco perché non tutti possono essere all’altezza dell’Orso Grigio.

(mbocchio)

Galliani sbatte la porta e divorzia dal Milan

GallianiHa retto l’onda d’urto per oltre tre settimane. Masticando amaro, opponendo un orgoglioso rifiuto a ogni richiesta di riapertura del dialogo con la figlia del capo, riscuotendo solidarietà eccellenti, da Marina a PierSilvio, da Fedele Confalonieri a Paolo Berlusconi.
Nelle ore più bollenti, seguite al pari col Genoa e alla contestazione degli ultrà, ha provato e riprovato, attraverso messaggi e colloqui telefonici, a «farsi liberare dal presidente Berlusconi», ma inutilmente.Galliani Gullit
Ha atteso un successo, in qualche modo clamoroso, a Glasgow in Champions, e non una sconfitta (contro la Fiorentina), per rintuzzare colpo su colpo le gravissime accuse provenienti dalla nota di Barbara Berlusconi. E ieri mattina ha vuotato il sacco annunciando in modo pubblico l’intenzione, «con o senza accordo sulla liquidazione», di voler lasciare il Milan entro la fine del 2013. Due le date messe a disposizione della proprietà: «o subito dopo la sfida con l’Ajax», snodo decisivo per la qualificazione in Champions, «o più probabilmente dopo il derby del 22 dicembre», il suo ultimo derby. «Abbandonare la nave prima sarebbe sembrato un atto ostile contro la squadra per cui tiferò per tutta la vita» è l’ultima carezza spedita a Milanello.
Lo strappo di Adriano Galliani, da ieri alle 12.05, dopo 27 anni e 10 mesi di cento trionfi e qualche sconfitta, di gestione spesso invidiata e portata ad esempio, di onorificenze (primo dirigente italiano inserito nella Hall of Hame della federcalcio) e incarichi (presidente della Lega) è diventato insanabile. «Lascio per giusta causa, dopo il grave danno alla mia reputazione» la prima frase dedicata alla vicenda dietro cui in molti hanno inteso l’intenzione di chiudere non proprio pacificamente il rapporto d’amicizia e d’intesa umana e professionale con il gruppo. La decisione è stata comunicata a Bruno Ermolli, incaricato di gestire l’addio del manager dal Milan, concordando anche la cifra della liquidazione, stimata tra i 30 e 50 milioni secondo calcoli non molto lontani dalla realtà. Una rottura pubblica e definitiva con Barbara, nessuna rottura invece con Silvio Berlusconi, «il mio affetto per il presidente è immutato e immutabile» testimoniato, secondo taluni osservatori presenti alla serata della Fondazione Milan, anche da un dettaglio. Nel discorso, a braccio, di Galliani, Silvio Berlusconi è stato citato più volte come ideatore e motore della nobile iniziativa; nell’intervento di Barbara, letto con evidente emozione, molte citazioni auliche, nessun richiamo alla figura fondamentale del papà.Galliani-a-Marsiglia-1991-332x404
Perché il manager brianzolo è passato dal silenzio assordante e da una promessa di reggere il bastone del comando fino ad aprile, a una accelerazione così clamorosa? La riposta è articolata in quattro punti: 1) perché, presente Confalonieri, l’impegno di Galliani ad Arcore è stato generico e non vincolato a una data. 2) perché ha raccolto presso squadra, giocatori e dipendenti del club segnali che testimoniano il disorientamento dinanzi alle voci di svolta nella guida. 3) perché non c’è stata una sola frase pubblica spesa dal presidente Berlusconi per lenire le ferite. 4) perché la visita di Barbara Berlusconi, lunedì mattina a Milanello prima di Glasgow, ha sancito di fatto la frattura tra proprietà e manager attuale.
Nel frattempo, nei nuovi uffici rossoneri di via Aldo Rossi, Antonio Marchese, esponente del cda, e Elisabetta Ubertini, delega ai progetti speciali, divisione guidata da Barbara Berlusconi, lo staff della figlia del presidente (completato da Massimo Zennaro, addetto stampa) hanno accentuato la loro presenza. «Sono d’accordo con il ricambio generazionale ma fatto con eleganza, non in questo modo» il chiarimento di fondo di Galliani che ha dato risposte secche alle altre critiche ricevute con la famosa nota. «Si è detto che il Milan spende male e non ha una rete di osservatori come Roma e Fiorentina ma la Roma negli ultimi 5 anni è andata in Champions una volta e la Fiorentina mai. Il Milan ha da due anni il bilancio in pareggio, altre società hanno montagne di debiti (qui il riferimento è anche all’Inter che ha perso 280 milioni di euro negli ultimi tre esercizi, ndr)», la prima. «Molti grandi presidenti, anche dall’estero, mi chiamano e non capiscono cosa stia succedendo. Io sono andato a Madrid, per prendere Kakà a costo zero, e senza appuntamento mi hanno aperto gli uffici del Real di domenica. Sono andato nel 2010 a Barcellona per prendere Ibrahimovic e il presidente Rosell è tornato apposta dalle ferie con la famiglia», la seconda.
Nessun progetto, nessun futuro: «Per adesso non accetto nulla da nessuno, quando si è offesi bisogna avere la forza e l’intelligenza di far passare un po’ di tempo, occorre essere lucidi nel prendere le decisioni». Né da Arcore, né dallo staff di Barbara Berlusconi sono arrivate dichiarazioni. Solo no comment. Per oggi, vigilia del viaggio a Catania, è previsto un intervento di Silvio Berlusconi. Anche perché il Milan, al di là di quel che rappresenta per milioni di tifosi e per il suo patron, nel borsino Fininvest è stimato 700 milioni. E non può essere lasciato andare alla deriva.

(rassegna stampa)

Lo United spia Cerci

CerciUnitedDa quando Maurizio Pistocchi ha dichiarato “Arjen Robben mi ricorda Alessio Cerci”, in casa United si sono rizzate le orecchie a tutti gli uomini di mercato. Quando poi hanno scoperto che il soprannome dell’ala 26enne è “l’Henry di Valmontone”, gli scout sono stati sguinzagliati.
Robben che non ha sfigurato al Chelsea, Henry che ha fatto la storia dell’Arsenal. Va da sè che Cerci, racchiudendo le qualità di entrambi, sia fatto apposta per essere tesserato dai Red Devils. Un osservatore del Manchester sarebbe infatti atteso questa sera al Luigi Ferraris per la sfida tra Genoa e Torino.
L’interesse dello United per il granata – che in stagione ha già siglato 8 gol in 13 partite disputate – è un indizio in più sulla volontà di cedere il portoghese Nani, sulle cui tracce ci sono, tra le altre, anche Inter e Juventus.
Intanto questa sera, come detto, per il consueto anticipo, il Toro farà visita al Genoa a “Marassi”.
A presentare la classica sfida è Andrea Gasbarroni, che nel suo passato in serie A ha vestito sia la maglia del Grifone (nel 2008-‘09) che quella granata (dal 2009 al 2012).Gasbarroni
Quando il Gasba sgroppava per il Toro, la punta centrale era Rolando Bianchi, che ora non sta vivendo un momento d’oro al Bologna: “Con lui mi sono sempre trovato alla grande. E’ un ragazzo eccezionale e un professionista serio, oltre che un grande bomber. Ogni tanto ci sentiamo ancora, sono convinto che continuerà a fare bene. Lui e Immobile sono due giocatori completamente diversi. Rolando è un centravanti d’area di rigore, mentre Immobile attacca più la profondità e gli spazi: è partito bene e la qualità non gli manca”.
Parole dolci anche per Giampiero Ventura: “Per quanto ho potuto vedere, il Toro gioca molto bene, ma è normale che sia così, avendo un allenatore molto bravo e preparato che è riuscito a dare un’impronta significativa alla squadra”.
E sul Genoa? “Purtroppo sono stato poco in quella squadra. Sono partito bene, poi mi sono rotto una caviglia e la mia permanenza è durata appena sei mesi, prima di passare poi al Toro a gennaio. Conosco bene Gasperini, perché mi ha allenato a Genova, sì, ma anche nel settore giovanile della Juve. Non chiedetemi un pronostico però: è davvero difficile pensare a come potrà finire. Di sicuro sarà una bella partita”.

Le probabili formazioni:

Genoa (3-4-3): Perin; Antonini, Portanova, Gamberini; Vrsaljko, Biondini, Matuzalem, Sampirisi; Fetfatzidis, Gilardino, Antonelli.
A disposizione: Bizzarri, Donnarumma, Marchese, Kucka, De Maio, Cofie, Lodi, Bertolacci, Santana, Centurion, Stoian, Calaiò, Konate. Allenatore: Gasperini.

Torino (4-3-3): Padelli; Darmian, Glik, Bovo, Moretti; Brighi, Vives, Farnerud; Cerci, Immobile, Barreto.
A disposizione: Berni, L. Gomis, S. Masiello, Pasquale, Maksimovic, Bellomo, Gazzi, Brighi, Meggiorini, El Kaddouri. Allenatore: Ventura

(mbocchio)

Addio al campione brasiliano Nilton Santos terzino geniale nemico dei mercenari

NILTONIl Brasile saluta la sua ultima bandiera: addio a Nilton Santos, se n’è andata l’Enciclopedia del Calcio.
Fu il miglior terzino sinistro della storia (Fifa dixit), insieme a Djalma Santos (scomparso a luglio) rivoluzionò il ruolo trasformando il difensore di fascia da rude controllore delle ali avversarie a inesauribile stantuffo pronto ad impostare in ogni momento la ripartenza e l’attacco.

SENZA MACCHIA – Nilton Santos è morto a Rio de Janeiro, dove era nato e dove aveva vissuto accompagnando per mano il Brasile e il ‘suo’ Botafogo nell’Olimpo del calcio internazionale. Soprattutto con la maglia carioca ha scritto la leggenda del football: perno irrinunciabile nella Selecao di Didì, Vavà e Pelé che conquistò due mondiali di fila, Svezia ’58 e Cile ’62. L’esclusione a sorpresa dalla kermesse iridata del ’50 – proprio in Brasile – ne alimenta ancora oggi la leggenda. Fuori dalla formazione che avrebbe dovuto conquistare senza colpo ferire i mondiali di casa, Nilton Santos non è rimasto nemmeno sfiorato dalla ‘vergogna nazionale’ della finalissima del Maracanà, quando l’Uruguay di Ghiggia schiantò in rimonta i verdeoro.niltons111

‘A ENCICLOPEDIA – Nilton Santos è stato un genio del calcio: attaccava e difendeva, impostava e correva. Passato alla storia come il ‘primo’ terzino votato alla fase offensiva, si vantava di essere l’unico difensore brasiliano in grado di far impazzire il mitico Garrincha. Il dribbling secco di Mané non lo incantava e nemmeno quando vestirono la stessa casacca, quella del mitico Fogao, e nemmeno in allenamento, la terribile ala riuscì a fare un gol alla difesa presidiata da Nilton. Un giocatore completo: certo gli attaccanti – specie in Brasile – fanno più rumore dei difensori. Ma quella leggendaria Selecao, senza di lui, chissà se …

NEMICO DEI MERCENARI – Una bandiera vera, vecchio stampo. Tutta una carriera, dalle giovanili al ritiro a 39 anni nel ’65, con una sola maglia addosso: quella del Botafogo, con cui vinse quattro campionati, tre ‘tornei de inicio do Rio de Janeiro’ e due tornei ‘Rio San Paolo”. Lui la stella del Fogao ce l’aveva tatuata nel cuore. La sua vita sportiva parla per lui: si batteva per ideali più alti di quelli contrabbandati per tali dal calcio moderno tutto sponsor e diritti tv. Nella sua autobiografia sportiva lo scrive chiaro e tondo: non può sopportare i mercenari. “Quelli che cambiano squadra ogni anno e baciano la maglia quando segnano. Ogni anno una maglia diversa”.

LA SELECAO DEI CIELI – Con Nilton Santos se n’è andato un altro pezzo di calcio, quello vero fatto da uomini innamorati dello sport e dei suoi più autentici valori. Ritroverà, in Cielo, Djalma Santos che è scomparso a luglio. Ma pure il portierone Gilmar, che ha lasciato questa terra ad agosto scorso. E potrà riabbracciare anche l’amico Garrincha, predestinato alla gloria ucciso dall’oblio, giusto trent’anni fa. E potrà giocare ancora con Didì e Vavà.

E’ questo il segno che i tempi sono cambiati e che si è chiuso un libro. Addio, Enciclopedia, nemico dei mercenari!

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Mondiali, sorteggi fatti (dagli hacker). Stadi crollati: è un caos Mondiale

sorteggioSe il sorteggio del 6 dicembre a Costa do Sauipe dovesse rivelare lo stesso esito, gli hacker che hanno attaccato il sito della Fifa avrebbero scoperto una trama di livello mondiale; loro sostengono che sia tutto prestabilito, truccato (in realtà è difficile pensare che, anche se fosse, la Fifa possa lasciare i dati in un computer, a disposizione di tutti gli smanettatori della rete).
Come narrato da Tuttosport, i pirati informatici avrebbero violato il sito della Fifa per comporre in anticipo i gironi della Coppa del Mondo di Brasile 2014. Gruppo A di ferro, con Brasile, Inghilterra e Francia a battagliare (insieme al Messico) per il passaggio del turno. L’Italia è collocata invece nel Gruppo E insieme al Belgio di Mertens, all’Honduras e alla Costa d’Avorio.

Gruppo A: Brasile, Messico, Inghilterra, Francia

Gruppo B: Uruguay, Ghana, Giappone, Grecia

Gruppo C: Colombia, Costa Rica, Bosnia, Camerun

Gruppo D: Germania, Olanda, Cile, Australia

Gruppo E: Belgio, Honduras, Costa d’Avorio, ITALIA

Gruppo F: Svizzera, Russia, Nigeria, Usa

Gruppo G: Argentina, Portogallo, Iran, Algeria

Gruppo H: Spagna, Croazia, Corea del Sud, EcuadorBrazil Stadium Collapse

Mercoledì 27 novembre una parte della copertura del nuovo stadio del Corinthians (o stadio Itaquerão) di San Paolo, che ospiterà la partita inaugurale dei Mondiali brasiliani il 12 giugno 2014, è crollata. Le autorità hanno detto che due persone sono rimaste uccise (inizialmente il capo dei vigili del fuoco di San Paolo, Mauro Lopes, aveva parlato ai media locali di due morti). Lopes ha aggiunto che il numero dei morti avrebbe potuto essere anche superiore se l’incidente si fosse verificato fuori dall’ora di pranzo.
La costruzione dello stadio era arrivata al 94 per cento: secondo le scadenze stabilite dalla FIFA, l’organo di governo del calcio mondiale, l’impianto doveva essere terminato entro la fine del dicembre 2013. La società della squadra di calcio del Corinthians ha diffuso un comunicato in cui si dispiace profondamente dell’incidente.

(mbocchio)

Tardelli suggerisce a Pirlo di andarsene

TardelliPirloI cinque anni come vice di Giovanni Trapattoni sulla panchina della Nazionale irlandese devono aver contribuito molto a far innamorare Marco Tardelli del calcio d’Oltremanica.
L’ex centrocampista di Juventus e Nazionale, infatti, si è rivolto ad un giocatore che per posizione in campo e maglie vestite può essere considerato il suo figlioccio: Andrea Pirlo, che come lui, a distanza di 24 anni, ha levato al cielo la Coppa del Mondo. Ad esso ha voluto riservare un consiglio di mercato.VidalRinnovo
“Andrea è speciale, fossi in lui lascerei la Juventus e proverei l’Inghilterra”, ha infatti dichiarato il 59enne Tardelli a Tuttosport.
Già dieci gol stagionali, Arturo Vidal con la tripletta firmata contro il Copenaghen ha dimostrato una volta di più di essere vitale per la Juventus. Il cileno si gode la sua impresa e dopo la partita annuncia di essere ad un passo dal rinnovo: “Sono vicino a rinnovare il contratto con la Juventus, manca pochissimo. Sono felice di stare qui e sto aspettando solo di firmare”.
Il Guerriero gongola per i suoi tre gol: “E’ la prima volta che segno tre reti: è un orgoglio e sono felice anche perché abbiamo vinto. Il mister anche prima della partita mi ha ricordato che ero diffidato e dovevo giocare con grande attenzione perché contro il Galatasaray sarà una sfida importante. Dopo il loro pari abbiamo subito pensato a segnare di nuovo il vantaggio per poi giocare come volevamo, anche se non era facile perché i Copenaghen difendeva bene”.

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Vidal toglie dai guai la Juve

VidalCopenUno strepitoso Arturo Vidal spiana il Copenaghen con una tripletta e regala ad una Juventus certo non scintillante, la prima vittoria in Champions League. Allo Stadium la squadra di Conte si impone per 3-1 e sale al secondo posto nel girone: ora per qualificarsi basta un pareggio ad Istanbul contro il Galatasaray, sconfitto dal Real Madrid.JuveCopen
Antonio Conte però non fa calcoli in vista della partita di Istanbul. Alla Juve basterebbe un punto: “Adesso ci sarà da giocarsela in un ambiente molto caldo, però ci siamo messi noi in questa situazione e dovremmo fare da soli. Il punto a nostro favore è però che dipenderà dalle nostre sole forze. Per nostro dna non facciamo calcoli, andremo lì per giocare e per vincere, è l’unico modo che conosciamo, vogliamo fare la partita. Di sicuro non faremo calcoli, perchè se li dovessimo fare faremo danni. Non siamo abituati ad aspettare. Ce la siamo giocata anche l’anno scorso contro il Chelsea e contro il Bayern Monaco”.
La Juve rinata: “I cazzotti che abbiamo preso a Firenze sono stati forti, ci hanno forse destato e ci hanno fatto risvegliare qualcosa che forse si era un po’ assopita”.
Leonardo Bonucci si lascia andare con la stampa dopo la sofferta ma preziosa vittoria col Copenhagen.
Che difficoltà avete avuto, se ne avete avute?: “Loro hanno cercato di difendersi dietro la linea della palla tutti e undici e queste sono le difficoltà che incontriamo nelle ultime partite, dove tutti ci aspettano. Abbiamo avuto pochi spazi per gli inserimenti, però siamo stati bravi e fortunati nelle due azioni dei rigori. Dopo il loro pareggio siamo stati bravi a riportarci di nuovo in vantaggio e a giocare con calma e con l’esperienza che questa squadra ha acquisito nell’arco degli anni”.
Sei d’accordo sul fatto che siete meno belli ma più efficaci?: “Sì, magari avendo Llorente davanti cerchiamo più la palla alta e sappiamo che lui la difende e ci fa salire. E’ normale, la Juve ha fatto un percorso negli anni che l’ha portata a giocare un grande calcio, però, anche gli altri adesso studiano ti limitano le giocate. Avere un’arma in più come Llorente davanti, è sicuramente efficace”.

http://www.youtube.com/watch?v=66jSgCsqEtE

 
Come si può difendere quando arrivano certe rimesse laterali, o queste palle lente? In due mischie avete presso un gol all’andata e anche uno al ritorno: “Avevamo portato Llorente e Pogba sul gol, la palla è rimasta lì e sono stati più veloci loro a ribatterla”.

(mbocchio)

Bundesliga. Strano destino per Gotze l’ex che espugna Dortmund tra i fischi

Mario Götze's Nike fashion faux-pas at Bayern Munich unveiling - videoOttantamila fischi tutti per lui, Mario Gotze, il traditore atteso al varco dai tifosi del Dortmund sabato scorso in occasione della super sfida tra il Borussia in cui è cresciuto ed il suo Bayern. Li ha ascoltati senza subirne l’influenza, quando al 65′, dieci minuti dopo essere entrato in campo al posto di uno spento Mandzukic, ha infilato il suo vecchio compagno Weidenfeller e, senza esultare, ha zittito e spento la bolgia giallonera del Signal Iduna Park. Doveva essere la sua partita, e come da copione lo è stata. Ma è stato anche l’ennesimo capolavoro tattico della carriera da allenatore di Pep Guardiola. Schierato all’inizio con un 4-1-4-1 con capitan Lahm davanti alla difesa ed il croato Mandzukic punta fissa, il suo Bayern pungeva poco dando punti di riferimento all’attenta difesa di Jurgen Klopp, elogiato nel prepartita dallo stesso catalano, che gli ha attribuito l’invenzione del “miglior contropiede del mondo”. L’ingresso di Goetze prima e di Thiago Alcantara dopo (un minuto prima del gol dello 0-1) ha modificato l’assetto tattico dei bavaresi, passati improvvisamente a coprire il campo con un 4-2-3-1 con Goetze falso nueve, Lahm tornato in difesa, la fantasia di Thiago, Robben e Muller sulla trequarti e la diga Kroos-Martinez in mediana. Il risultato è stato un Bayern scoppiettante ed eclettico, che ha saputo colpire e si è saputo difendere anche e soprattutto grazie agli interventi salvifici di Neuer, portiere che si conferma essere uno dei migliori in circolazione.

 

Il Dortmund, colpito nel finale dai gol di Robben e Muller che hanno fissato il risultato sullo 0-3, è adesso precipitato a sette punti dalla vetta, dopo una partita che ha accentuato ancora una volta la differenza tra una superpotenza calcistica ed economica ed un miracolo sportivo sì senza precedenti, ma comunque sempre in difficoltà quando c’è da fare il passo decisivo per diventare una grande realtà internazionale. E così, come nell’ultima finale di Champions, il Borussia rischia ancora una volta di uscire ridimensionato da un confronto suggestivo ma impari. Starà ora soprattutto a Reus e Lewandowski trascinare i compagni all’ennesima rinascita per sorprendere ancora la Germania e l’Europa e ritagliarsi uno spazio nella storia del calcio.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Il caso. Bendtner ex Juve in manette. I media: “Il più stupido nella storia della Premier?”

Schermata-2013-11-26-a-17.31.53La meteora juventina Nicklas Bendtner ne ha fatta un’altra delle sue: è stato arrestato ed ha dovuto passare una notte al fresco perché, reduce da una serata brava trascorsa con alcuni amici, ha letteralmente sfondato la porta e le finestre della palestra del condominio di lusso dove vive, nello Hertfordshire.Juventus vs Chievo

SFONDA LA PORTA! – Bendtner, che dopo l’annata da invisibile a Torino è tornato all’Arsenal dove stabilmente riscalda la panchina, è finito in manette e liberato sotto cauzione perché, alle prime luci dell’alba di domenica, ha preso a calci il portone d’ingresso dell’area fitness annessa al complesso residenziale in cui ha stabilito la sua dimora inglese. Incastrato dalle telecamere di sorveglianza, è finito (ancora) nei guai. In fondo ci ha provato a sfondarla la porta, peccato che era quella sbagliata…

PAZZIE MA IL TALENTO? – Il football è abituato ad avere a che fare con calciatori dediti a follie e mattane di ogni genere. Però il calcio inglese ha una regola ferrea: le sciocchezze te le puoi permettere a patto di possedere un talento straordinario. In fondo, lì, ci si innamora del football grazie a gente come Paul Gascoigne e George Best. Ma Bendtner, a parte qualche sprazzo, non è riuscito proprio ad esprimere il suo potenziale.

“BENDTNER SENZA CERVELLO” – La stampa britannica non ci è andata per il sottile. Il Daily Mail, per esempio, ha seri dubbi sull’equilibrio psichico dell’attaccante danese. E condensando incertezze e fesserie compiute in un unico titolone si chiede: “Bendtner senza cervello, è lui il calciatore più stupido di tutta

(rassegna stampa, Barbadillo.it)