Juve, sfida senza un domani

Antonio Conte sa bene che questa sera in Champions League contro il Copenhagen la Juventus non potrà sbagliare: “L’insidia di questa gara è che dobbiamo vincere a tutti i costi. Lo sappiamo e non abbiamo vie d’uscita”.ConteCopenaghen
Capitolo formazione: “Non ho un modulo apposito per l’Europa. Abbiamo usato due schemi ottenendo una sconfitta e tre pareggi. Giocheremo nel modo che ci darà più garanzie. Abbiamo avuto 15 minuti di blackout a Firenze, ma la squadra ha sempre lavorato bene ed espresso il suo gioco.PogbaPsg
Sul possibile sciopero del tifo: “Non penso che ci sarà e comunque non sono preoccupato. I tifosi sono fondamentali perché sono il cuore pulsante dello Stadium, coloro che ci hanno spinto in questi due anni fantastici.
Conte non crede che il primato in campionato influirà: “Sapete benissimo che scindiamo la Serie A dalla Champions. Il fatto di essere tornati davanti non cambia nulla”.
Ad agitare la vigilia ci ha pensato, anche se indirettamente, Paul Pogba.
Il sogno per l’estate 2014 del Paris Saint-Germain risponde proprio al suo nominativo.Gli emiri del Qatar, da quanto riporta France Football sarebbero pronti ad avanzare un’ offerta che “la Juventus non avrà i mezzi per rifiutare”.
Mino Raiola ha ottimi rapporti con la dirigenza parigina e, dopo Zlatan Ibrahimovic, potrebbe portare anche il giovane talento bianconero all’ombra della Torre Eiffel.
“Con un contratto che finisce nel giugno 2016 con la Juve – si legge sul settimanale – Pogba, che non ha ancora avviato trattative con i dirigenti per un prolungamento, avrà difficoltà a proseguire l’avventura in Italia nel caso di grossa offerta del Paris Saint-Germain”.
“Il centrocampista della Nazionale francese – continua France Football – nato e cresciuto nella regione di Parigi, non ha ancora preso posizione. Ma l’idea di un ritorno a Parigi dopo la Coppa del mondo in Brasile potrebbe rapidamente sedurlo”.

(mbocchio)

Champions League – Napoli, si mette male: 3-1 dal Borussia

BorussiaNapoliI tifosi azzurri sognavano l’impresa. Bastava almeno un pareggio, che avrebbe garantito la conseguente matematica qualificazione agli ottavi di finale. È arrivata una sconfitta pesante, non tanto in termini di gioco, quanto in quelli di punteggio. Il 3-1 rifilato dal Borussia Dortmund annichilisce le ambizioni europee della squadra di Benitez, che per passare il turno ora deve battere 3-0 l’Arsenal (vittorioso sul Marsiglia) al San Paolo nell’ultimo turno. Quasi un miracolo. Qualche alibi c’è, come il rigore molto dubbio concesso in apertura ai tedeschi, che ha subito messo la gara in salita. Ma, nel complesso, i campani hanno mostrato evidenti limiti difensivi e sono stati tenuti in partita solo da uno straordinario Reina. Un po’ stanca fisicamente nei suoi uomini chiave (Higuain, Pandev, Callejon appannati), distratta in impostazione e troppo “libertina” nel concedere le ripartenze agli avanti gialloneri, che hanno potuto sfruttare la loro velocità e la loro grande tecnica. Questi in sintesi i problemi palesati dalla squadra azzurra. Benitez ci ha messo del suo, non capendo al momento giusto un necessario cambio tattico e continuando ad insistere con il suo 4-2-3-1 troppo pretenzioso in casa dei vice Campioni d’Europa in carica.BorussiaNapoli (1)

LA CRONACA

Il Napoli parte concentrato e tosto. La squadra di Benitez pressa alta e prova ad intimidire da subito il Borussia. A cambiare la partita, però, ci si mette una decisione quantomeno dubbia dell’arbitro spagnolo Carballo, che al 10’ concede un rigore alla formazione di Dortmund, per una trattenuta sospetta di Fernandez su Lewandowski. Dal dischetto Reus non sbaglia, spiazza Reina e realizza il suo 11° gol stagionale, il 2° in Champions. Gli azzurri reagiscono, colpiscono un palo clamoroso con Callejon, pressano il Borussia e rischiano solamente nei contropiedi tedeschi. Reina è bravo su Lewandowski e Mkhitaryan e l’1-0 resiste fino al termine della prima frazione, giocata in modo maschio e allo stesso livello da entrambe le squadre.
Nel secondo tempo il Napoli attacca, ma sempre in modo disordinato, concedendo numerose ripartenze ai gialloneri, che con la velocità dei vari Reus, Mkhitaryan e Blaszczykowski infilzano più volte la difesa azzurra. Lewandowsk è perfetto nel lavoro di sponda e così, dopo un paio di miracoli di Reina, il Napoli prende anche il secondo gol. Reus se ne va e serve in mezzo Blaszczykowski, che tutto solo fredda il portiere spagnolo. Il doppio svantaggio abbatte gli azzurri e Benitez prova con dei cambi tardivi a raddrizzare la partita. Uno dei subentrati, Insigne, riapre la partita al 71’, imbeccato da Higuain. La seconda rete in due gare al Borussia del talento italiano non basta però. Perché Aubameyang, subentrato a Blaszczykowski, prima mette i brividi ad un superlativo Reina e poi sigla (dopo un erroraccio di Armero) la rete del 3-1, che manda in festa il Westfalenstadion e spedisce all’inferno il Napoli.

LA STATISTICA CHIAVE

Terzo rigore contro le squadre italiane, fischiato sempre per trattenute in area, in questa edizione della Champions League. Uno contro la Juventus, uno contro il Milan e uno contro il Napoli. Le nostre formazioni in Europa devono fare più attenzione, perché c’è più fiscalità.

http://www.youtube.com/watch?v=FSjM_5Q6bVY

 

IL MIGLIORE

Marco Reus – Perfetto sul rigore, guizzante in contropiede, imprendibile in dribbling. Tutto l’attacco del Borussia ha giocato bene, ma noi premiamo il numero 11 giallonero, apparso spesso incontenibile.

IL PEGGIORE

Pablo Armero – Difensivamente imbarazzante. Non ha idee di cosa sia una diagonale. L’errore che permette al Borussia di siglare il terzo gol è da principiante. Ancora una volta inadeguato per giocare a certi livelli. Ah, visto che è bravo a correre ed è veloce il consiglio è sempre lo stesso: cambi sport!

(rassegna stampa)

Kakà trascina e segna. Balotelli scopre il gol

Anche il Milan è capace di risorgere dalle sue ceneri. 44 anni dopo l’impresa di Rivera e Prati, ecco quella firmata da Kakà e Balotelli.AC Milan's Kaka scores against Celtic during their Champions League soccer match in Celtic Park Stadium, Glasgow, Scotland
Non è un successo qualunque, ma una serata di gloria che consente al Milan di restare secondo dietro il Barcellona e di vedere la qualificazione in Champions alla portata, oltre la sfida con l’Ajax nella quale può bastare anche un pari.
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Tutto in una sera, viene da aggiungere. Gioco, gol e una difesa con i fiocchi. Finalmente dopo l’inseguimento durato molti mesi (ultimo successo esterno a Siena nel campionato scorso), a maggio insomma, il Milan torna a vincere fuori da San Siro e dopo sette tentativi andati a vuoto. Lo fa in modo convincente lucidando non solo il talento dei suoi due trascinatori ma mettendo in mostra la tenuta stagna della difesa nella quale brilla la stella di Abbiati e il mestiere di Bonera restituito alla piena salute. Apre Kakà, di testa, chiude Balotelli, con un destro secco, un fulmine basso: loro due trascinano, gli altri, da Montolivo a De Jong, contribuiscono a cancellare le nubi che si addensavano sul cielo di Glasgow oltre che sulla panchina di Allegri.
Chissà, forse è la scintilla che può riaccendere il Milan e assicurargli qualche settimana di serenità. Non cambierà il destino. Perché ad esempio Galliani, qualche ora prima, continua a ricordare che «i dirigenti, gli allenatori e calciatori vanno, il Milan resta» togliendosi il sassolino dalla scarpa con quella chiosa su Kakà, «sono andato a prenderlo a Madrid a costo zero: sapevo che è un leader».
Forse bastava osservarlo lunedì sera, in conferenza-stampa, e poi lungo la giornata di ieri, per indovinare che sarebbe stato ancora una volta lui il protagonista. Lui chi? Ma Kakà, naturalmente. Superbo Kakà, gol a parte. Superbo e da Pallone d’oro alla faccia di quanti avevano decretato la fine della parabola dopo il ritorno a Milanello. Superbo Ricardino nel prendere per mano il Milan e trascinarlo lungo il pendio di Glasgow con andamento sicuro ed elettrico. Suo il colpo di testa, che pure non è una specialità della casa, con cui il brasiliano inchioda il primo vantaggio rossonero nella bolgia del Celtic Park, suggestiva la “sciarpata“ iniziale, ammutolita dalle successive giocate del bomber di scorta di Allegri. Già perché da qualche tempo a questa parte segna sempre lui, con la Lazio e col Genoa, adesso anche in Champions. È il leader e si fa carico della responsabilità. A metà della frazione serve una palletta come si deve a Balotelli che sorvola di poco la traversa, infine, dal limite, rientrando sul destro, sfiora il palo lontano. Immenso Kakà, Balotelli sveglio e sintonizzato (suo il gol del 2 a 0 tolto per fuorigioco) mentre emergono limiti (Zapata), inadempienze (Birsa) e imprecisioni (Montolivo) che pure consentono al Milan di contenere gli scozzesi.

http://www.youtube.com/watch?v=3DGbsWo3aI4
Se Van Dijk sbaglia, in avvio di ripresa, il possibile 1 a 1, solo davanti ad Abbiati, quella è la spinta che consente al Milan di decollare, dopo aver perso Abate (Poli retrocede in difesa, Nocerino a centrocampo). L’occasione propizia nasce ancora da un calcio d’angolo (di Birsa) che trova Nocerino pronto alla staffilata e Zapata sveglio di piede nella deviazione sotto porta prima del risveglio del leone ferito. Già, anche Balotelli partecipa alla magica serata, mettendo fine a un digiuno preoccupante, fuori dal tabellino dei marcatori dal 22 settembre, serata col Napoli. Lo fa grazie a un lancio con i giri giusti, di Montolivo che Mario trasforma nel rotondo 3 a 0, dopo aver vinto un duello fisico e resistito a una puntuale carica. Palletta in buca e sorriso sulle labbra. Anche Balotelli, atteso al varco, dalla critica e anche da qualche anima bella della società, offre una risposta autorevole e autoritaria. È una scarica che incenerisce il Celtic che, via via, esaurisce ogni energia. E rilancia il Milan in Champions, vicinissimo alla qualificazione, proprio come la primavera di Inzaghi (1-1 a Glasgow). Forse non è tutto da cestinare questo Milan.

(mbocchio)

Da Marotta a Conte, a un soffio da Mou

ConteMourinhoIl direttore generale della Juventus Beppe Marotta si dice certo del rinnovo di Vidal ai microfoni di Sky (“arriva, arriva…).
Quanto manca al rinnovo di Vidal?: “Aspettate, aspettate che arriverà. Non c’è problema”.
A proposito di mercato, si sente orgoglioso per l’arrivo a parametro zero di Llorente, oggi titolare a tutti gli effetti, anche se sembrava in controtendenza con le abitudini di Conte, che non ha mai utilizzato un centravanti così forte di testa?: “Sì, condivido questa analisi, anche se il tutto è nato da una grande opportunità che questo mercato un po’ strano ha generato e creato. E quindi noi siamo riusciti a cogliere questa opportunità, trasformarla in un accordo pluriennale con un giocatore importante, internazionale, con caratteristiche ben precise che forse non si coniugavano bene più che col modulo tattico, col modulo organizzativo dell’allenatore. Conte ha lavorato con lui e da questo punto di vista, devo dire che Llorente si è adeguato a tal punto che risulta essere un’altra pedina importante nella scacchiera dei giocatori a disposizione di Conte. Questo lo si deve al lavoro di Conte e alla grande applicazione e professionalità di questo ragazzo”.MarottaVidal
Messi? Ribery? Cristiano Ronaldo? No, il primo nome di Gigi Buffon, alla vigilia del match di Champions League contro il Copenaghen, per il prossimo Pallone d’Oro è stato quello di Andrea Pirlo, suo compagno anche alla Juventus oltre che in Nazionale e unico italiano nei 23 finalisti.
Il portiere, che ha appena festeggiato le 500 presenze in serie A, ha potuto votare in quanto capitano dell’Italia e ha fatto una scelta a decisa difesa dei nostri colori.
“Primo Pirlo, secondo Cristiano Ronaldo e poi Messi”, ha rivelato, come riporta la Gazzetta dello Sport.LlorenteLivorno
Sulle sue possibilità di vittoria del riconoscimento in futuro: “Io mi sento forte, anche più del passato. Il Pallone d’Oro comunque non è l’unica cosa che mi manca. Mi auguro che ci sia ancora spazio per vincere qualcosa”.
I numeri confermano la sensazione: Antonio Conte è fra i migliori tecnici d’Europa. Anzi, quanto a punti nei cinque maggiori campionati europei, è secondo solo a José Mourinho.
Lo rivela Opta, che stila una classifica dei punti raggranellati dagli allenatori nelle ultime due stagioni e mezza. Al primo posto c’è lo Special One con 209 in 88 partite, appena dietro l’energico salentino della Juventus con 205 in 89 incontri: media di 2,38 a partita contro 2,30. Dietro stazionano i ritirati Ferguson (178) e Jupp Heynckes (164) oltre a Pep Guardiola (126), che però è rimasto fermo nella scorsa stagione.
Può sorridere la Vecchia Signora, che si è ripresa il primo posto grazie anche al pareggio della Roma col Cagliari. Ma non vanno sottovalutati i meriti di Conte, capace di sistemare la squadra dopo il tonfo a Firenze: da lì 5 vittorie su 5, 12 reti segnate e zero subite.

http://www.youtube.com/watch?v=57UUmhsSdKs
Il salentino ha fatto il suo, ora si aspetta qualche regalo dai bianconeri durante il mercato di gennaio (Lucas, Biabiany e Menez i nomi bollenti) per poter fare ancora meglio e, magari, sorpassare Mourinho.

(mbocchio)

Non facciamoci illusioni. Questa è solo un’Italietta

Italia-Germania 15_11_2013 (163)Il quesito è d’obbligo: possiamo andare fieri dell’Italia vista a San Siro contro la Germania? Quell’1 a 1 promette qualcosa di buono per il Mondiale? A leggere la rassegna stampa nazionale, sembrerebbe proprio di sì.
Voti rotondi, giudizi generosi, analisi patriottiche. Materiale scortato dal parere dell’interessato, Cesare Prandelli, il Ct, che chiosa con coerente slancio: «Abbiamo reagito e giocato». Reagito al gol di Hummels con la stoccata violenta di Abate (dedicata a Galliani) dimenticando per un attimo i tre pali centrati dai panzer, il loro possesso palla prolungato, il miglior calcio esibito per più tempo. Sarebbe necessario allora un sondaggio presso gli 8 milioni di italiani, rimasti incollati davanti alla tv, per capire se possiamo fidarci dei titoloni del giorno dopo e dell’analisi del Ct. O se invece è il caso di dare ascolto a un campione del mondo doc, Gigi Buffon, che di calcio un po’ s’intende e non ha l’abitudine di raccontare favole neanche di sera quando si ritrova a casa con i due figlioli. «Non c’è niente da fare, siamo un animale da competizione: la vera Italia la vedremo solo al Mondiale» la sintesi del suo intervento che è un inno alla teoria del «bicchiere mezzo vuoto», premessa indispensabile per coltivare e raggiungere miglioramenti nei prossimi mesi, quando il Mondiale sarà tra di noi e conosceremo anche (il 6 dicembre l’appuntamento) quale girone capiterà in sorte. «A sette mesi dal Brasile stiamo messi bene ma c’è anche chi sta meglio di noi» la chiave di lettura del capitano degli azzurri, molto più affidabile e attendibile, anche perché accompagnata dalla considerazione estetica sul calcio esibito dalla Germania, «Mi ha ricordato a tratti la Spagna: tanti giovani, l’esperienza, il palleggio, la sicurezza nello stare in campo. Ci hanno fatto soffrire, ammettiamolo». Viva la faccia e la sincerità di Buffon che non deve fare l’incantatore di serpenti. Meglio puntare allora sul bicchiere mezzo vuoto, sullo spessore del calcio italiano che dispone di Pirlo, del portierone juventino naturalmente, di Balotelli e di pochi altri ancora. Italia-Germania 15_11_2013 (183)Riflette sempre Buffon: «Ha ragione Prandelli, non dobbiamo chiedere la luna a questa Nazionale, non siamo i più forti e non possiamo partire con l’idea di conquistare il mMondiale». Sante parole. Chi si iscrive alla fiera delle illusioni, è bene che cambi registro o addirittura pronostico. Perché questa è l’Italia dei nostri giorni. E magari, tra giugno e luglio, quando il gioco si farà duro, qualche duro potrà salire alla ribalta ma è impensabile che la marcia trionfale dell’europeo, o il terzo posto della Confederation, possano incoraggiare pronostici azzardati. C’è da puntellare una difesa che ogni tanto imbarca acqua, tipo quella del Milan di Allegri, su calci piazzati, come in occasione della sfida di San Siro: due calci d’angolo, due palle-gol per i tedeschi che, quanto a statura, non sono proprio giganti. C’è da trovare una spalla come si deve per Balotelli, in attacco: Osvaldo ha avuto un attacco di allergia, per le lenti a contatto, va bene. A Londra abbiamo dato un’occhiata a Pepito Rossi ma un Mondiale non si può giocare con due punteros.

(mbocchio)

Toro, ora serve continuità

ToroCataniaIl tecnico dei granata Giampiero Ventura elogia la prova di riscossa del Toro nella netta vittoria tra le mura amiche contro il Catania per 4 a 1, dopo alcuni risultati non positivi.
“Siamo stati agevolati dagli scivoloni degli avversari. Abbiamo preparato bene la gara e l’abbiamo interpretata ottimamente, abbiamo concesso poco dopo averla interpretata in un dato modo. Il mio rammarico – ha evidenziato Ventura – è quello di non avere quei 4-5 punti che sentivamo già nostri. Il gruppo ha voglia di crescere e mettersi in discussione, la squadra può far parlare di sé, serve continuità”.
Riguardo alla sua espulsione nel corso del primo tempo, ha poi commentato: “Non è accaduto niente, non so se ci fosse rigore su El Kaddouri, però dopo la sua palla gol abbiamo preso il gol dell’uno a due. Stavamo dominando fino a quel momento e ho avuto un gesto strano ma l’arbitro ha capito che non era riferito alla terna arbitrale”.MorettiToro
È stato un El Kaddouri raggiante quello che si è presentato alla stampa al termine dell’incontro che lo ha visto segnare una doppietta ai siciliani. Oltre alla soddisfazione personale per i due gol, quella per la vittoria e quella extracalcistica per l’annuncio che a breve diventerà papà: “Sì, mia moglie mi ha comunicato da poco che è incinta, questi gol sono dedicati a lei. Oggi è stata la giornata perfetta: era importante vincere e siamo riusciti nel nostro intento. La mia posizione odierna? Ho fatto quasi la seconda punta, come a Brescia, ed è andata bene. Giocare più vicino alla porta mi permette di sfruttare al meglio alcune mie caratteristiche, ma io resto sempre a disposizione del tecnico per qualsiasi modulo. E’ proprio questa la nostra forza: conoscere diversi moduli di gioco e saperci adattare, anche a partita in corso. La vittoria di oggi ci fa uscire dal tunnel? In realtà non siamo mai stati in un tunnel, ma allo stesso tempo non dobbiamo abbassare la guardia perchè molte delle inseguitrici oggi hanno vinto. La gara di sabato prossimo? Dobbiamo confermare quanto di buono fatto contro il Catania: noi giochiamo sempre per vincere, speriamo vada come oggi”.CerciCatania
Migjen Basha infine, ha analizzato così il ritorno alla vittoria del Toro: “Dopo aver ricevuto molti complimenti però accompagnati da pochi punti contro il Catania siamo stati finalmente perfetti. Oltre all’ottima prestazione aggiungiamo altri tre punti alla nostra classifica e questo, inutile negarlo, è anche molto importante per il nostro morale. Con questo stesso spirito perfetto ora dovremo andare sabato sera a Genova contro una squadra in grande forma e che ha saputo resistere per più di un tempo in dieci contro undici a San Siro contro il Milan. La nostra classifica? Sinora abbiamo raccolto troppo poco. In questo momento abbiamo cinque punti di vantaggio sulla terz’ultima, ma potevano essere molti di più. Quel che è fatto è fatto e dobbiamo guardare avanti: il nostro obiettivo è quello di raggiungere la salvezza il più in fretta possibile e quindi dobbiamo dare continuità di risultati alle nostre prestazioni. L’azione del secondo gol? Ciro Immobile mi ha dato una palla meravigliosa liberandomi quasi solo davanti al portiere: alla disperata, però, un difensore del Catania l’ha data ad El Kaddouri. Meglio così, perchè Omar ha fatto gol mentre segnare non è proprio la mia specialità. Non è questo un grande problema per me: l’aspetto importante, piuttosto, è che mi sono lasciato alle spalle i problemi al piede che mi hanno impedito di giocare in tante partite. In questo momento l’allenatore ha grande stima in me e io devo solo pensare a lavorare bene per continuare a meritarmi la sua fiducia e quella dei compagni”.

http://www.youtube.com/watch?v=R_m_n0X44ZM

(mbocchio)

La provocazione. Il Pallone d’Oro ridotto a Premio Strega

Pallone-doro-310x197Ci resta davvero poco se il Pallone d’Oro viene degradato a Premio Strega, non che fossi sempre d’accordo ma sapevo che chi giocava la Champions e poi la vinceva partoriva il vincitore, che però doveva giocare, segnare, sfangarla. Poi è arrivato Messi e sono saltati i canoni, e ci sta, e dargli il premio a manetta fino a farne una abitudine non è stata una grande idea.
Ho accettato il verdetto nonostante Blatter, e quando, però, è arrivata la correzione, la possibilità di prolungare il voto e peggio rivotare ho capito che tutto era andato perduto. Inizialmente le votazioni dovevano chiudersi il 15 novembre, ora sono state riaperte dalla Fifa fino al 29, la motivazione ufficiale è che molte preferenze non erano ancora arrivate. In realtà sono arrivati i 4 gol di Cristiano Ronaldo in a/r con la Svezia per le qualificazioni mondiali. A parte la difesa svedese – più in ritardo di una donna incinta – che gli ha facilitato il compito di Superman dell’area di rigore, e a parte che si poteva intuire che Ronaldo stesse diventando un vero calciatore al punto di farsi carico della sua nazionale come mai in passato e di segnare – finalmente – in partite decisive, viene da chiedersi: c’era bisogno di quei gol? Per scoprire velocità, potenza, senso della posizione e ormai esperienza da vendere? Certo che no, e questa riapertura del voto, prolungamento, che cosa ci fa pensare e dove ci porta?
Io non sono di quelli che amano i complotti non me ne frega un cazzo, il giuliettochiesismo mi annoia a morte quasi quanto il basket israeliano, il vero problema di questa, credo unica, decisione del ripensamento, è che ci fa capire che anche quest’anno l’avevano dato a Messi, nonostante l’infortunio e nonostante la mancata finale di Champions, quindi siamo nel campo del conformismo delle abitudini sessualconiugali, e non è il peggio.
Mettiamo anche l’ipotesi che lo avessero dato a Ribéry per la finale di Champions quindi siamo al menopeggismo, e ci sta, e anche questo non è il peggio, perché quello che ci dice questa decisione è che ci sta fottendo l’emozionalità, riscriviamo le regole in corso, rivotiamo e diciamo che è tutto correggibile, sembra “Minority Report”, puoi modificare la realtà mentre questa si compone: chi non ha votato Ronaldo prima non l’ha visto quindi se lo vota ora è come se sbagliasse due volte, perché quando doveva vederlo ha dato un voto sentimentale abitudinario per Messi, o di superficialità per Ribéry, ora lo rivede e dà un voto emozionale per Ronaldo – perché tutti lo vogliono e perché lui era offeso dal giudizio di Blatter – rimediando. Lo so, con tutto quello che succede dare peso a questa cosa è assurdo, ed è così ma allo stesso tempo non lo è, perché il calcio è tutto quello che facciamo mentre sta passando la vita, e c’erano delle regole. Poi Ronaldo è diventato di sicuro un grande calciatore, si è liberato dal ruolo di eterno secondo e può persino migliorarsi ed è giusto dargli il Pallone d’Oro ma era giusto anche prima del prolungamento.


Se stravolgiamo i premi, se li riduciamo come abbiam ridotto il mercato, allora tanto vale darne uno ogni tre mesi, stabiliamo anche che Natale viene ogni settimana di freddo polare che annunciano le previsioni, che un quadriennio per un mondiale è troppo, e così la smettiamo di contare gli anni con i sentimenti e i campionati, perché col rispetto delle regole ci siamo persi fior di calciatori, e non lo dobbiamo solo al presente ma soprattutto al passato. E il messaggio non è più quello della definizione precisa di campione dell’anno no, diventa altro, diventa il campione perfettibile, perché domani potrebbe segnare Iniesta un gol bellissimo, e questo premio – una delle poche certezze del merito col porno e la mafia – diventa come uno dei tanti premi letterari, dove l’emozione del momento riscrive la razionalità del giudizio o peggio l’influenza del potere se ne frega delle capacità dei singoli. E lo so, lo so ma ha un nome talmente bello, e un concetto così forte che uno da bambino se lo tira dietro per sempre, una delle poche certezze con l’aspirina e il mese d’ottobre. Non è questione di merito o meno ma di sicurezze.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Campionato: Juventus bene, Torino super

LlorenteLivornoAspettando la Roma, di scena lunedì contro il Cagliari, la Juventus è in testa alla classifica di serie A dopo le partite domenicali della tredicesima giornata di campionato.
I bianconeri di Conte stendono per 2-0 il Livorno grazie ad un grande Llorente. La Fiorentina cade ad Udine. Goleada del Toro al Catania, la nuova Samp di Mihajlovic debutta con un pareggio contro la Lazio. Successo casalingo del Sassuolo contro l’Atalanta.Torino - Catania

Livorno-Juventus 0-2

Juve, falcidiata dalle assenze, in difficoltà nel primo tempo contro un Livorno ordinato e incisivo nelle ripartenze. I bianconeri fanno la partita ma sono pericolosi solo a sprazzi con un colpo di testa di Llorente e un tiro da lontano di Pogba.
Al 60′ la Vecchia Signora trova lo spiraglio giusto e si porta in vantaggio: Pogba, sempre più leader del centrocampo, pesca in area Llorente che di destro anticipa il marcatore e batte Bardi. Lo spagnolo, migliore in campo, al 75′ chiude la partita, servendo Tevez per il raddoppio.
La domenica di Gianluigi Buffon a Livorno non è stata come tutte le altre. Allo stadio Picchi, infatti, il portiere carrarese ha giocato la 500esima partita della sua straordinaria carriera nella massima serie.

Torino-Catania 4-1

Il Toro torna a vincere dopo un periodo buio, e lo fa in maniera scoppiettante. L’errore di Legrottaglie in avvio permette ad Immobile di segnare la rete del vantaggio. Alla mezz’ora il 2-0 granata è firmato El Kaddouri. Ad inizio ripresa Leto dimezza le distanze su assist di Maxi Lopez, ma poi la squadra di Ventura dilaga con il colpo di testa di Moretti e ancora con El Kaddouri.

(mbocchio)

Serie A, la domenica di Toro e Juve

Torino vs. RomaIl capitano granata Kamil Glik ha incontrato i media per presentare la sfida contro il Catania: “Credo che la sosta ci abbia fatto bene, soprattutto perchè ci ha permesso di recuperare gli infortunati e ricaricare le pile. Vogliamo tornare sulla strada giusta e alla vittoria. Penso che siamo tutti d’accordo che stiamo facendo un ottimo campionato, ma abbiamo perso qualche punto di troppo durante il cammino: fossimo a quota 16 o 17 in classifica sarebbe tutto diverso”.
“I tanti gol subiti? Sotto questo aspetto dobbiamo migliorare perchè è capitato di avere la partita in pugno e poi di non riuscire a portarla a casa per qualche errore di troppo – ancora il capitano granata -. Il Catania? Non puoi rilassarti contro alcun avversario in serie A, anche perchè la classifica è molto corta. Siamo contenti dal punto di vista del gioco, ora vogliamo crescere e ottenere anche i punti. Dobbiamo fare del nostro meglio per raccogliere il più possibile di qui a Natale per poi poter passare delle buone vacanze”.

Le probabili formazioni:

Torino (4-3-3): Padelli; Darmian, Bovo, Moretti, D’Ambrosio; Basha, Vives, Gazzi; Cerci, Immobile, El Kaddouri
A disposizione: Berni, L. Gomis, Glik, S. Masiello, Pasquale, Maksimovic, Bellomo, Brighi, Meggiorini, Barreto. Allenatore: Ventura

Catania (4-3-3): Andujar; Alvarez, Legrottaglie, Gyomber, Biraghi; Izco, Tachtsidis, Guarente; Castro, Maxi Lopez, Keko
A disposizione: Frison, Ficara, Peruzzi, Rolin, Spolli, Capuano, Freire, Leto, Petkovic. Allenatore: De Canio

ConteLivornoAllarme difesa per la Juventus in vista della trasferta di Livorno. Oltre a Bonucci e Ogbonna, sarà assente anche Barzagli, che a causa di problemi fisici aveva dovuto saltare l’ultima sfida in Nazionale.
“Ho visto che qualcuno ha fatto dell’ironia sul suo infortunio – ha spiegato spiega Antonio Conte – e mi dispiace perché c’è cattiveria, visto che Barzagli non sarà a disposizione. E’ un ragazzo che tiene tantissimo alla Juventus e alla Nazionale, difficilmente sarà in campo con il Copenaghen”.
In difesa potrebbe essere arretrato Vidal, che però potrebbe partire dalla panchina: “Stiamo provando diverse soluzioni. Abbiamo un’organizzazione che regge anche all’eccezionalità di un evento come questo. Ci sono tanti indisponibili in difesa, ma non deve essere un alibi”.
Il Livorno non va sottovalutato: “Hanno un allenatore molto bravo, sappiamo che troveremo difficoltà anche perché chi incontra la Juventus gioca la partita della vita. Solo la marcia della Roma sta offuscando quello che stiamo facendo noi e il Napoli”.
Parole al miele per Pirlo: “In questi anni ha fatto cose straordinarie, mi auguro continui così. Spero che possa avere sempre la stessa fame e la stessa intensità”.

Le probabili formazioni:

Livorno (3-5-1-1): Bardi; Coda, Rinaudo, Ceccherini; Mbaye, Luci, Emerson, Schiattarella, Gemiti; Greco; Emeghara
A disposizione: Anania, Aldegani, Lambrughi, Piccini, Duncan, Valentini, Belingheri, Decarli, Siligardi, Benassi, Mosquera, Borja, Biasci. Allenatore: Nicola

Juventus (4-3-3): Buffon; Caceres, Chiellini, Peluso, De Ceglie; Pogba, Pirlo, Asamoah; Marchisio, Llorente, Tevez
A disposizione: Storari, Rubinho, Motta, Padoin, Bouy, Quagliarella, Giovinco, Vidal, Vucinic. Allenatore: Conte

(mbocchio)

La telenovela di Angelo Ogbonna

Ogbonna nazionaleCe la farà Angelo Obinze Ogbonna a giocare il Mondiale brasiliano del prossimo anno? Il primo a chiederselo è proprio lui, non solo per soddisfazione personale, ma poi anche per dare sostanza al suo passaggio dal Toro alla Juve.
Il difensore italonigeriano era entrato nel giro azzurro di Prandelli quando indossava la maglia granata e oggi rischia il posto.
Ma andiamo con ordine. Nella Juve sta avendo delle difficoltà a trovare stabilmente un posto da titolare nello scacchiere di Conte, e quando viene impiegato, come successo ad esempio al Bernabeu contro il Real Madrid, soffre le inevitabile e classiche pene dell’inferno.
Il sottoutilizzo in maglia bianconera questo va a discapito del centrale juventino proprio in ottica Nazionale.
Il Ct Prandelli lo stima e secondo SportMediaset dovrebbe essere proprio Ogbonna, alla fine, a vincere sulla concorrenza per l’ultima convocazione disponibile per il Brasile.
Per la cronaca, gli altri contendenti sono Davide Astori e Andrea Ranocchia, ma la prestazione del cagliaritano contro l’Armenia non ha entusiasmato e le ultime defaillances dell’interista lasciano aperto uno spiraglio per lo juventino.Ogbonna alla Juve
Sempre a proposito di Ogbonna, impiegato nelle ultime due amichevoli della nostra Nazionale, venerdì 15 e lunedì 18 a Milano e Londra, rispettivamente contro la Germania e la Nigeria, è stato il quotidiano Libero a proporci un’interessante spunto di riflessione.
Il giornale diretto da Maurizio Belpietro si è soffermato sui “buu” rivolti dai tifosi nigeriani ad Ogbonna, durante la sfida del Craven Cottage terminata 2-2.
“E dunque cosa farà la Fifa, chiuderà la curva nigeriana ai Mondiali perché i tifosi hanno fatto buu a Ogbonna ogni volta che toccava palla? – si legge nell’articolo -. E perché il solerte speaker non ha minacciato la sospensione del match? Ci sono neri più neri di altri neri? Ma non erano buu razzisti, strepitano i soloni, hanno beccato Ogbonna solo perché di origini nigeriane ma ha rifiutato la Nazionale dei suoi genitori preferendo la nostra”.
Dunque per i paladini del politically correct esistono anche i buu usati come sfottò, possono esistere ma non da noi, paese razzista per eccellenza. E se invece, dato che ce l’avevano con un italiano, fosse stato un coro di discriminazione territoriale? Dovremmo sentirci offesi? No, dài, non chiamatelo razzismo al contrario, confessatelo: quando li avete sentiti avete sorriso.

(mbocchio)