“Hugol” Sánchez, un mexicano de leyenda

HogoGolEl mejor futbolista de la historia de México cumple hoy 55 años. Hugo Sánchez Márquez, dentista de día y goleador de noche. Un ídolo para todos. En la LigaBBVA dejó huella. Atlético de Madrid, Real y Rayo Vallecano disfrutaron de sus goles y piruetas.
Un ganador nato. Un depredador del área. Con estas credenciales llegó en 1981 al equipo rojiblanco. Su primer tanto no tardó en llegar. La primera víctima, un 30 de noviembre, fue el Hércules. Con el Atleti disputó 111 partidos marcando 54 goles para lograr un trofeo Pichichi y una Copa del Rey pero en la acera de enfrente le ofrecían la gloria eterna.HugoSanchez
Firmó de blanco un 15 de julio de 1985. Aterrizó junto a Gordillo y Maceda en el primer proyecto de Ramón Mendoza. Debuta el 1 de septiembre frente al Betis y se estrena anotando el gol de la victoria. En su primera temporada, Hugo Sánchez levanta la primera Copa de la UEFA lograda frente al Colonia y se alza con un nuevo Pichichi como máximo goleador de la LigaBBVA.
Otra fecha para la historia es el 10 de abril de 1988, ese día y con el Logroñes delante, Hugo marca el que para muchos es su mejor gol. Una chilena espectacular que llena de pañuelos blancos el Santiago Bernabéu.Sanchez
Los éxitos se suceden. Individuales y colectivos. El delantero consigue la Bota de Oro al máximo goleador europeo igualando el otrora record de Telmo Zarra con 38 goles en una temporada. Con el Real Madrid llegaría a anotar 164 goles en 240 partidos.MexicoArgentina
En 1993 decide volver a México para jugar en el América pero una llamada del Rayo le hace retornar a Madrid. Con el equipo de la franja roja disputa 29 partidos marcando 16 goles.
Tras jugar en el tres equipos de la capital de España, Hugo Sánchez cierra su etapa en la LigaBBVA con cinco Pichichis, cinco campeonatos ligueros, una Copa del Rey, tres Supercopas de España y una Copa de la UEFA.
El final de su carrera lo disfrutan en Celaya donde vuelve a reunirse con amigos como Butragueño y Michel, no sin antes despedirse del Bernabéu un 29 de mayo de 1997 en un amistoso frente al Paris Saint Germain donde el mexicano anota tres de los cuatro goles de los blancos.
Como regalo navideño, fichó como entrenador del Almería. Debutó con victoria frente al Betis y consiguió ese año la permanencia con el equipo andaluz. Un año después, ponía fin a su etapa como entrenador de la LigaBBVA.Sanchez (1)
El gol y la chilena fueron siempre sus tarjetas de visita. Una huella indeleble. Para marcar tiene un don, para la pirueta, tuvo que aprender de su hermana Herlinda, gimnasta de prestigio en los JJ.OO de Montreal en 1976 en los que participó también Hugo con su selección. Chilena para los españoles, maroma para los mexicanos y huguina para Hugo, la acrobacia sigue en la memoria de todos los amantes del deporte rey.
Hugo Sánchez Márquez, 55 años te contemplan. La LigaBBVA te felicita en el día de tu cumpleaños.

Mario Bocchio

Il Porto trionfa sotto la neve

PortoPenarol1987 (2)E’ il 13 Dicembre 1987 quando, al ‘National Stadium’ di Tokyo, si disputa la Coppa Intercontinentale. Dal 1980, anno da cui la competizione si svolge nella città giapponese, sono quasi sempre le squadre sudamericane ad avere la meglio, l’unica europea a vincere era stata la Juventus di Platini nel 1985. Le sfidanti, per questa edizione, sono il Porto e il Penarol.
I portoghesi hanno vinto un po’ a sorpresa la Coppa dei Campioni, sconfiggendo il Bayern Monaco nella finale al ‘Prater’ di Vienna. Sono anni di ‘prime volte’ in Europa (come quella della Steaua Bucarest nel 1986, per maggior informazioni cliccare qui), forse agevolate dall’esclusione degli squadroni inglesi a seguito della ‘strage dell’Heysel’.PortoPenarol1987 (5)
Il Porto, orfano dell’asso Paulo Futre passato all’Atletico Madrid, si schiera con un semplice 4-4-2.
In porta gioca l’esperto Józef Mlynarczyk, titolare della Polonia ‘bronzo’ a Spagna ’82.
La difesa ha nell’intesa la sua forza: troviamo infatti il capitano Joao Pinto, terzino destro fluidificante, assistito da Augusto Inacio e Lima Pereira, tutti e 3 portoghesi, esperti e da diversi anni nelle file del Porto. A completare il pacchetto difensivo c’è il difensore centrale Geraldao, un ‘gigante’ brasiliano, ruvido, dalla buona tecnica, potente fisicamente e con il vizio del gol su punizione.
A metà campo giostra Rui Barros, alto solo 159 centimetri, un funambolo, con la sua velocità si esalta in contropiede trovando spesso la via gol: non era un caso infatti che a volte venisse schierato attaccante.
Davanti troviamo il bomber Fernando Gomes, basso e rapido, gran realizzatore (Scarpa d’Oro 1983 e 1985), non ha avuto grandi fortune in nazionale, un classico per gli attaccanti portoghesi, una ‘scuola’ su cui grava storicamente la pesante eredità di Eusebio, un fuoriclasse che sapeva unire forza fisica, tecnica e concretezza, mai sostituito degnamente, forse solo ai giorni nostri con Cristiano Ronaldo. Per finire, troviamo Rabah Madjer, il miglior giocatore algerino della storia, l’uomo in più della finale di Vienna, riaperta, a 12 minuti dalla fine, proprio da una sua finezza di tacco. Se avete sentito parlare del famigerato ‘tacco di Allah’, sappiate che si tratta proprio di Madjer.PortoPenarol1987 (7)
In panchina siede il ‘giramondo’ Tomislav Ivic, sostituto del campione d’Europa Artur Jorge. Il credo dello stratega croato è molto semplice: ‘la vittoria da sola vale la pena’, quello che conta è il risultato, lo spettacolo è superfluo. La tattica si basa principalmente sulla quadratura difensiva, fondamentale per poi colpire in contropiede grazie ai vari ‘velocisti’ bravi tecnicamente a disposizione di Ivic. Insomma, massimo pragmatismo. Chissà, magari Josè Mourinho, il mago di Setubal, è stato suo allievo …
I ‘mirasoles’ uruguayani sono guidati da un giovane allenatore, Oscar Washington Tabarez. Il gioco del Penarol non è attendista come quello portoghese, basato su un 4-3-3 fatto di corsa e pressing asfissiante. I gialloneri sono una compagine storicamente abituata alle grandi sfide e alle vittorie internazionali, ma, nonostante questo, in rosa non figurano grandi nomi come i’Pepe’ Schiaffino o gli Alberto Spencer di una volta, i tempi gloriosi sono lontani ed il Sudamerica è sempre più saccheggiato dai club europei. I giocatori più celebri sono senz’altro il portiere Eduardo Pereira, nazionale uruguayano, e Jose Oscar Herrera, duttile centrocampista all’occorrenza difensore. Il livello medio della squadra certamente non eccelso, è confermato dalle successive esperienze europee nefaste di alcuni ‘mirasoles’, come quella di José Perdomo, centrocampista portato al Genoa dal ‘professore’ Franco Scoglio (pace all’anima sua) che si rivelò essere solo un gran bidone, ricordato per lentezza e fallosità.PortoPenarol1987 (3)
Insomma, mancano stelle del calibro dei vari Puskas, Pelè, Di Stefano ed Eusebio, protagonisti delle gloriose edizioni degli anni Sessanta, così si prospetta una ‘sfida a scacchi’ fra i due allenatori. C’è però una cosa che i due mister non possono controllare: il tempo. Proprio quel giorno, si abbatte su Tokyo una vera e propria bufera di neve. Viste le provenienza, è probabile che la maggior parte dei giocatori non avesse mai visto la neve. Senza le tecnologie e i trattamenti dei giorni nostri, il campo è completamente bianco. La temperatura è largamente sotto lo zero, tira un vento gelido, le linee del campo manco si vedono perché non segnate in rosso come da regolamento. Le condizioni sono davvero proibitive, ma con tifosi venuti da tutto il mondo non è possibile rinviare, si deve giocare.PortoPenarol1987 (6) La federazione mette a disposizione anche guanti bianchi di lana, ma addirittura gli impavidi portoghesi si presentano a mezze maniche. Tutto è pronto per iniziare!
Manca anche il tipico pallone arancione da neve, la situazione è davvero tragica. Con il passare dei minuti, il terreno si trasforma sempre più in un acquitrino, portare palla diventa impossibile perché la sfera si ferma appena tocca terra. Dopo pochi minuti, esplode addirittura il pallone. Tra un’interruzione e l’altra, la partita prosegue a ritmi blandi, più consoni al Porto, mentre il Penarol, che aveva appena lasciato l’estate sudamericana, si ritrova penalizzato fortemente dal campo pesante perché ne limita la foga agonistica. Così, verso fine primo tempo, sono i ‘dragoes’ a passare in vantaggio. Lancio lungo per lo scatto di Madjer, il suo marcatore si impantana e scivola mentre un secondo difensore viene lasciato sul posto da una finta a rientrare dell’algerino che, portata palla sul sinistro, calcia in diagonale. La palla, destinata in rete, causa fango si ferma sulla linea dove l’accorrente Fernando Gomes, da buon opportunista, la insacca. La partita ora è nelle mani del Porto che però preferisce lasciare l’iniziativa agli uruguayani e controllare il vantaggio senza rischiare. Tabarez lancia nella mischia un altro attaccante ma la difesa biancoblu sembra resistere grazie anche ad uno straordinario Mlynarczyk. Tutto va bene per il Porto fino all’80° minuto: punizione dalla destra di Eduardo da Silva, sponda di testa per Ricardo Viera che, nella mischia, stoppa la palla di coscia ed in girata pareggia! Si va ai supplementari!PortoPenarol1987 (4)
L’agonia delle due squadre sembra non dover finire, tutti desiderano una doccia calda mentre la forza nelle gambe viene sempre meno. Tra i giocatori regna un inaspettato fair-play, forse per compassione reciproca viste le rigide condizioni atmosferiche, sta di fatto che l’arbitro non tirerà fuori nemmeno un cartellino. Tutti sembrano tacitamente d’accordo a terminare la sfida diplomaticamente ai calci di rigore. Tutti tranne uno. Madjer è scatenato, la sua è una prova tecnica e atletica strepitosa, non sembra risentire della stanchezza e del campo. Verso la fine dei novanta minuti è imprendibile, scatta su un lungo lancio, scardina con prepotenza la palla all’ultimo uomo del Penarol, ma calcia fuori a tu per tu con Pereira, bravo ad uscire e a chiudergli lo specchio. Nel primo tempo supplementare l’algerino ha un’altra occasione: parte ‘a galoppo’ dalla trequarti, i difensori non riescono a fermarlo neanche trattenendolo ma a Madjer sembra mancare lucidità perché arrivato di fronte a Pereira si allunga troppo la palla. I rigori sono sempre più dietro l’angolo perché Madjer non sembra in grado di sbloccare la situazione. E’ il 108° minuto, contropiede del Porto, lancio lungo sul solito Madjer, la palla si impantana fra i piedi del giallonero Trasante, così Madjer riesce a sradicargliela e, di prima intenzione, dalla trequarti, fa partire una parabola morbida che, a pallonetto, scavalca Pereira, troppo fuori dai pali. Stavolta la palla è più forte della fanghiglia, non si ferma e finisce dolcemente in rete: è la magia che chiude il match, il Porto sale sul tetto del mondo grazie al suo indomito fuoriclasse, un vero leone sotto la neve. Senza la neve, avremmo mai assistito ad una prestazione così?
Ed ora è giunto il momento della classica domanda: che fine hanno fatto i protagonisti della nostra storia?
L’allenatore Ivic ha continuato a girare squadre di tutta Europa e non solo, vincendo vari titoli nazionali, mentre il suo avversario Tabarez è cresciuto, diventando l’attuale ct dell’Uruguay, in carica da 6 anni e premiato come ‘ct dell’anno’ nel 2011 dall’IFFHS, frutto della vittoria in Coppa America e del terzo posto ai Mondiali sudafricani.PortoPenarol1987 (1)
Tra i ‘mirasoles’, poche sono state le carriere memorabili. Certamente per noi italiani l’unica degna di nota è quella di Jose Herrera, che tra Cagliari e Atalanta ha ben figurato.
Tra i ‘dragoes’, invece, Fernando Gomes continuerà a segnare diventando il primo marcatore del club in campionato con 288 gol. Il ‘piccolo’ Rui Barros tenterà fortuna all’estero e approderà alla Juve dove vincerà anche una Coppa UEFA.
E Madjer? Dopo la definitiva consacrazione in Coppa Intercontinentale è cercato da tutti i massimi club europei. Il Bayern, sconfitto nella finale del 1987, è da tempo sulle sue tracce ma l’algerino preferisce l’Inter di Pellegrini. Peccato che, dopo la presentazione ufficiale, viene rispedito al mittente causa presunta rottura del bicipite femorale sinistro, frutto di un vecchio infortunio, e viene sostituito da Ramon Diaz in quella che sarà l’Inter dei record. Va al Valencia per un anno ma le cose non vanno bene: nessuno più lo vuole, ormai non è più il ‘tacco di Allah’ ma ‘il giocatore rotto’. Torna al Porto ma non è più il Madjer di Tokyo e andrà a chiudere la carriera in Qatar nel 1991. Attualmente è commentatore sportivo per la tv algerina, dopo diversi anni da allenatore dell’Algeria e dopo essere stato nominato dall’IFFHS quinto miglior giocatore africano della storia.

Tabellino:

13 dicembre 1987 – National Stadium, Tokyo

PORTO – PEÑAROL 2-1, reti: 41° Gomes, 80° Vieira (Pe), 108° Madjer

Porto: Mlynarczyk – Joao Pinto, Geraldao, Lima Pereira, Inácio – Rui Barros (65° Quim), Magalhaes, André, Sousa – Gomes, Madjer

Peñarol: Pereira – Herrera (95° Goncalves), Rotti, Trasante, Domínguez – Perdomo, Viera, Aguirre – Cabrera (46° Matosas), Vidal, Da Silva

Arbitro: Wöhrer (Austria)

servizio a cura di Mario Bocchio

Fulham su Bradley e il Man City si ispira al modello Udinese

La Serie A ingolosisce le ambizioni delle ‘povere’ della Premier League, diversi calciatori ‘italiani’ sono nella lista dei desideri delle squadre di media-bassa classifica della massima divisione inglese. Intanto il Manchester City prova a colonizzare l’Europa: i Citizens cercano squadre ‘satellite’ in cui far crescere i loro talenti fatti in casa.bradley

UN CENTROCAMPISTA AMERICANO A LONDRA – Secondo il Daily Mail, il centrocampista Usa della Roma, Michael Bradley, sarebbe nel mirino del Fulham. Disfacendosi di Bradley e di altri calciatori non meglio identificati – sempre secondo il tabloid inglese – Pallotta e Di Benedetto potrebbero mettere a posto le finanze al punto da lanciarsi all’attacco per il più desiderato di tutta la serie A: il cagliaritano Radja Nainggolan.

DALLA VIOLA AL SUNDERLAND – Per registrare la difesa dell’ex squadra di Paolo Di Canio, nel nord dell’Inghilterra starebbero pensando al 23enne spagnolo Marcos Alonso, panchinaro in campionato e titolare in Europa League nella Fiorentina di Vincenzo Montella. Una trattativa che anche in Toscana danno già per conclusa. E per non farsi mancare nulla, il Sunderland starebbe pensando a Julio Cesar. L’ex portiere dell’Inter potrebbe decidere di indossare la casacca biancorossa per non perdere il treno Mundial.

MAN CITY E IL MODELLO UDINESE – Qualche mese fa lo sceicco Mansur lo aveva detto chiaro e tondo: “Basta spendere, i campioni adesso dobbiamo costruirceli in casa”. E mentre si gode la vittoria ai danni del Liverpool nel Boxing Day che rilancia i Citizens nella corsa all’Arsenal, il Manchester City avrebbe già avviato le consultazioni per individuare club, in tutta Europa, da ‘affiliare’. Squadre che dovranno accogliere i piccoli talenti dei Blues, farli crescere e maturare in modo da lanciarli in prima squadra già pronti a combattere per i traguardi del club. In pole position ci potrebbero essere gli svedesi del Djurgarden, squadra che ricordano ancora, fin troppo bene, i tifosi dell’Inter.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Conte vuole il triplete e … Cerci

ConteTripleteNon è certo un premio individuale a soddisfare gli appetiti di Antonio Conte. L’investitura a miglior allenatore dell’anno al Globe Soccer Award è solamente uno sprone in più per guidare la Juventus verso traguardi prestigiosi.
A partire dalla Champions League, il vero sogno del mister salentino, che ancora non ha digerito la rocambolesca eliminazione per mano del Galatasaray, nella neve di Istanbul: “Purtroppo in questo momento non dipende tanto da noi. Dipende molto dalle altre, dalla crescita anche economica che l’Italia riuscirà a fare per cercare di tornare a livelli competitivi. Cosa darei per vincerla? Nulla, perché sono sicuro che in futuro la vincerò. Quest’anno resta l’amarezza per essere uscito dalla Champions League per una gara che non è stata giocata. Ma dopo due anni in cui la Juve è cresciuta tantissimo, adesso deve avere l’obiettivo di vincere anche a livello internazionale. Abbiamo tre traguardi: lo scudetto, la Coppa Italia e l’Europa League. Dobbiamo provare a vincerli tutti e tre. E io non scelgo”.
Conte è ben consapevole, tuttavia, che il portafoglio di alcuni club europei sia ben più gonfio di quello della Vecchia Signora: “Bisogna tornare a quando c’ero anch’io, quando abbiamo fatto quattro finali europee consecutive, una di Coppa Uefa e tre di Champions League. Solo che oggi ti accorgi che il Bayern Monaco, che l’anno scorso ha vinto tutto e che sta continuando a vincere quest’anno, senza battere ciglio ha investito oltre 60 milioni”.CerciJuve
Infine un accenno al mercato: “Il mio futuro tra un anno? Non importa nulla, in questo momento ho solo la Juve in testa”.
Lo stesso Conte vuole un esterno d’attacco. E l’ala tanto agognata potrebbe essere già a Torino.
Dopo aver sondato le piste Nani e Menez, la Juventus prova a buttare l’occhio più vicino. Già perché nella rivale cittadina, il Torino, splende la stella di Alessio Cerci, attaccante esterno che nel 2013 ha fatto meglio di chiunque altro in serie A nel rapporto combinato fra reti e assist: 16 reti e 11 assist.
A gennaio non svestirà il granata, ma in estate potrebbe chiedere a Cairo di essere ceduto a una big, sulla scia di quanto fatto da Ogbonna, guarda caso finito proprio ai bianconeri. L’offerta, come riportata da La Gazzetta dello Sport, è allettante per il Toro: la seconda metà del cartellino di Immobile, attualmente in comproprietà fra le due società torinesi, e quello di Giovinco, stimatissimo da Ventura che l’avrebbe già voluto ai tempi di Bari prima che la Formica Atomica scegliesse il Parma.

(mbocchio)

Jugada a jugada (video motivacional interno) – Selección Uruguaya 2013

LuganoEste video motivacional se tituló “Jugada a jugada” y surgió luego de la doble fecha anterior a jugar con Venezuela, en la que Uruguay quedó muy comprometido para clasificar. Llegó el partido en Ciudad Guayana que era una final, y en la concentración el plantel completo se puso frente al televisor.
La idea surgió de Diego Lugano, el Capitán, y fue él mismo quien elegió qué material poner y el guión. Es el tercer video motivacional que esta Selección utiliza, específicamente 3 en momentos fundamentales: “La intimidad de los campeones” apareció la semana previa a jugar la Copa América de Argentina, y antes del partido de Repechaje con Costa Rica en Montevideo, hubo otro con las mismas características: reforzar la unidad del grupo.

(mbocchio)

Cerci-Immobile, il Toro ritrova i gemelli del gol

Soccer: Serie A; Torino-RomaLa coppia d’attacco del Torino di Ventura, quella formata da Cerci e Immobile, ricalca le orme dei loro predecessori, Graziani e Pulici che nel 1980-‘81 nelle prime tredici partite segnarono 13 gol.
I granata sono arrivati alla pausa di fine anno con tre successi consecutivi e 5 risultati utili di fila. Il Torino è risalito sino al settimo posto in classifica, con un +8 rispetto alla 17ma giornata del 2012-‘13, (solo la Roma con un +12 ha fatto meglio), quando la squadra di Ventura era in zona retrocessione. 17 reti insieme per Cerci e Immobile, il duetto italiano migliore dell’intero campionato, secondo in assoluto al pari dei napoletani Higuain-Callejon e ad una sola lunghezza dagli juventini Tevez-Vidal.
Alessio Cerci, intervistato da Sport Mediase’, spaventa però il Torino e i suoi tifosi: “Non è un segreto il fatto che mi piacerebbe, un domani, tornare alla Roma”.

 
“L’ho detto anche quando ero in Nazionale, vorrei vestire di nuovo la maglia giallorossa. Mi sento pronto anche a giocare la Champions League, come potrei non esserlo all’età di 26 anni? Questo è il momento per fare il salto di qualità”, ha aggiunto l’attaccante.
Poche sorprese: il Thierry Henry di Valmontone è cresciuto nelle giovanili della Magica, vi ha esordito in serie A e non ha mai nascosto di continuare a simpatizzare per i colori giallorossi.
Cerci ha voluto poi parlare del suo allenatore, Giampiero Ventura: “Abbiamo un rapporto genuino. Non mi tratta meglio degli altri, a volte mi tratta pure peggio. Da me infatti pretende tanto, quando mi capita di non dare il 100% non manca di sottolinearlo”.

(mbocchio)

La hazaña que nunca se olvidará

Penarol1987Se cumplen hoy 26 años de que los aurinegros ganaron su quinta Copa Libertadores. Fue en 1987 con el inolvidable gol de Diego Aguirre a América de Cali en la última jugada del partido.
Ninguna final de la Copa Libertadores tuvo – y difícilmente tenga –  un final tan infartante como la de 1987. El 31 de octubre de ese año, hace hoy exactamente 26 años, el pueblo aurinegro disfrutaba de una consagración “a lo Peñarol”.
En Santiago de Chile se jugaban los últimos segundos del alargue del tercer partido final entre Peñarol y América de Cali. El 0-0 parecía cantado y le daba el título al elenco colombiano por mejor diferencia de goles.
El partido de ida, disputado en Cali, había terminado con triunfo local por 2-0 y el segundo, en el Centenario, con victoria carbonera por 2-1 (goles de Diego Aguirre y Jorge Villar), dando vuelta el marcador que había empezado en favor de los escarlatas.LibertadoresPenarol
Se jugaba el minuto 120 y el público de América comenzó a contar los cinco segundos finales, pero cuando llegó al uno fue su perdición. Diego Aguirre tomó la pelota afuera del área, la tiró larga, le ganó el pique a un defensor rival y sacó un zurdazo cruzado para vencer a Julio César Falcioni.1987
Gol, triunfo, título, hazaña. Quedará para siempre en la memoria colectiva de Peñarol y de América. Un equipo dirigido por el maestro Óscar Washington Tabárez y conformado mayoritariamente por botijas, entre ellos el hoy técnico mirasol Jorge “Tito” Gonçalves, le robó el título a un poderoso conjunto de América que jugaba su tercera final consecutiva, sin haber podido ganar ninguna.
Fue el último título continental obtenido por Peñarol, pero aún hoy se sigue hablando de él.

Mario Bocchio

 

 

Stadi sempre più deserti: i tifosi abbandonano le gradinate

cerulli-stadioIl declino procede lento e inarrestabile, praticamente è inesorabile: allo stadio ci vanno sempre meno persone. Colpa del caro biglietti, della demonizzazione del tifo, dei divieti strampalati, delle sanzioni elargite a piene mani. Del livello tecnico del campionato, sempre più scarso; della fuga dei campioni verso i petrodollari degli sceicchi e le luci della ribalta spagnole e inglesi. Festeggiano solo le solite tv.

I DATI – L’osservatorio sul calcio pubblica i dati relativi alle presenze allo stadio. Sul sito dell’organismo (osservatoriocalcioitaliano.it), si può leggere il report del 2013. I numeri sono impietosi: manco è finito il girone d’andata, già è crollata l’affluenza allo stadio. La percentuale media, rispetto alla fine del campionato scorso, è di poco inferiore al 4%. Va ancora peggio se si comparano le cifre delle stagioni ancora precedenti: -4,8% in rapporto al 2010/11 e addirittura -7,6% con il 2009/10. Una dèbacle.

MILLE E NON PIU’ MILLE – Se si guarda alle presenze, il dato tra la stagione in corso e il campionato appena archiviato parla di circa mille persone in media in meno. A fronte dei 23.752 spettatori di quest’anno, ce n’erano 24.655. Un bel tonfo, se si considera che si parla di medie e non dati secchi che, forse, sarebbero ancora più pesanti dato che la serie A si regge ancora sull’entusiasmo di singoli ambienti e sul richiamo evergreen degli ‘squadroni’ sui campi delle eterne matricole.

SORPRESE? – A Firenze il dato è in controtendenza. Al Franchi, per i viola, accorrono in media poco più di 32mila spettatori a partita. Rispetto all’anno scorso è un salto del 20% in più. Bene anche a Torino, la torcida granata affolla le partite dei ragazzi di Ventura con poco meno di 17mila presenze a giornata. Incredibile il dato del Catania: nell’annata del disastro, dopo i fasti delle scorse stagioni, aumentano le presenze: 14.433 persone seguono ogni domenica i rossazzurri al Cibali.

CHI RESISTE E CHI NO – Secondo l’Osservatorio sul calcio italiano, la media di spettatori più alta ce l’ha l’Inter che richiama in casa poco più di 52mila spettatori a partita. Saldo in attivo: + 10, 5% rispetto all’annata di Stramaccioni. Resiste la favola del Napoli, che addirittura aumenta: al San Paolo ci vanno mediamente 42.681 persone con un lusinghiero +7,1% rispetto all’anno passato. Funziona l’effetto Garcia a Roma: la corazzata giallorossa è assistita mediamente da 41.737 sostenitori, poco meno del 4% in più rispetto alla sciagurata annata lasciata alle spalle. Crollo clamoroso del Milan, le scioccanti prestazioni di Balotelli e compagni hanno fatto disamorare molti sostenitori al punto che a San Siro, in media, ci vanno “solo” 36mila persone. La Juve rimane la più amata…dagli avversari. Ogni volta che i bianconeri campioni d’Italia vanno in trasferta si assiste al boom di presenze negli stadi di mezz’Italia.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

La memoria corre a Inter-Beveren

BeverenInterCoppa delle Coppe 1978-‘79

Milano, 7 marzo 1979 – andata quarti di finale

Inter – Beveren 0-0
Inter: Bordon, Tricella, Fedele (67’ Chierico), Oriali, S. Fontolan, Bini, Scanziani, Marini, Altobelli, Beccalossi, Muraro (78’ Serena). Allenatore: Bersellini
Beveren: Pfaff, Jaspers, Baefkens, Buyl, Van Genechten, Albert, Cluytens, Stevens (72’ Truyens), Schoenberger,Janssens. Allenatore: Goethals
Arbitro: Linemayr (Austria)
Spettatori 50.000 circaBeveren

Anversa, 21 marzo 1979 – ritorno quarti di finale

Beveren – Inter 1-0
Beveren: Pfaff, Jaspers, Baecke, Hofkens, Buyl, Van Genechten, Albert, Cluytens, Stevens, Schoenberger, Janssens. Allenatore: Goethals
Inter: Bordon, Canuti, Baresi, Oriali (87’ Chierico), S. Fontolan, Bini, Scanziani (62’ Fedele), Marini, Altobelli, Beccalossi, Muraro. Allenatore: Bersellini
Rete: 85’ Janssens
Arbitro: Dayna (Svizzera)

 

ricerche a cura di Mario Bocchio

La Juve sarà anche regina al Mondiale brasiliano

Juve e Brasile2014La Juventus sarà una delle regine dei Mondiali brasiliani: i giocatori attualmente in maglia bianconera saranno infatti protagonisti in ben sette Nazionali su 32.
Saranno pressoché improbabili partite dove non si affronteranno almeno un paio di giocatori di Antonio Conte; nessun grande club del mondo, nemmeno il Bayern di Monaco, può vantare un numero così significativo.
Assai nutrita la rappresentanza azzurra. Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, Pirlo e Marchisio hanno già il posto assicurato sul charter che porterà la squadra a Rio. Sono le colonne di Prandelli e non sono messi in discussione. Ogbonna e Giovinco non hanno perso le possibilità: difensore è in ballottaggio con Ranocchia per l’ultimo posto difensivo, e ci sembra in vantaggio rispetto all’interista. Il Ct crede molto nel bianconero, che fece esordire in azzurro ai tempi del Toro, anche se nelle ultime due apparizioni dell’anno, a Milano contro la Germania e a Londra contro la Nigeria, non ha brillato molto.
Nella Svizzera Lichtsteiner; la Nazionale rossocrociata, che dopo il Mondiale sarà guidata da Petkovic, negli ultimi anni è cresciuta molto, conquistando tra l’altro la qualificazione con largo anticipo proprio come gli Azzurri. Potrà essere una delle mine vaganti in Brasile.
Fernando Llorente, se continuerà in questo modo, di sicuro dovrebbe essere tenuto in considerazione da Del Bosque. Nella recente amichevole persa contro il Giappone di Zaccheroni, non ha brillato ed è stato sostituito nell’intervallo, ma rispetto a qualche mese fa le sue quotazioni sono salite. Del resto ha sempre fatto parte del gruppo campione del mondo sino a quando ha giocato con continuità. Ora lo sta facendo, segnando pure, quindi sarà uno dei grandi protagonisti della prossima rassegna mondiale dove le Furie Rosse cercheranno di difendere il titolo mondiale conquistato quattro anni fa in Sudafrica.
Passiamo al Sudamerica. Nel Cile ci sono Isla e Vidal, che insieme a Sanchez del Barcellona, costituiscono gli uomini più pregiati della rappresentativa andina.
Alla Juve Vidal è considerato un trascinatore, vero e proprio lottatore del centrocampo, mentre l’ex Udinese piano-piano sta recuperando il terreno perduto a causa del grave incidente.
Caceres è pedina inamovibile nella difesa della storica Celeste uruguaiana, squadra campione continentale in carica, dall’attacco atomico formato da Suarez e Cavani. Ha raggiunto l’obiettivo soltanto tramite i playoff, una passeggiata contro la debole Giordania, ma potenzialmente resta una delle più forti squadre del Mondiale. Da tenere in grande considerazione. E il bianconero sarà un punto fermo del Ct Tabarez, che vuole eliminare una delle due tra Italia e Inghilterra nel girone eliminatorio.
Asamoah è il leader del forte Ghana, soprannominato il Brasile d’Africa per la sua tecnica. Si è qualificato negli spareggi ridicolizzando l’Egitto nella sfida d’andata e controllando la situazione, sconfitta minima, al Cairo.
Riassumendo: i giocatori della Juve che parteciperanno al Mondiale potrebbero essere addirittura sedici. Tredici sono quelli praticamente sicuri. Ma come detto, anche Ogbonna e hanno delle possibilità. Doscorso a parte per Tevez, diventato sempre più continuo e affidabile dopo la parentesi del Manchester City. Nel caso dovesse essere ripescato in Nazionale, la Juve sarebbe rappresentata anche dall’Argentina e salirebbe a quota otto nazioni partecipanti al Mondiale.

(mbocchio)