Torino-Cagliari, Lopez: “Meritavamo qualcosa in più”

Diego Lopez intervistato da Mario BocchioContinua il digiuno di vittorie esterne per il Cagliari di Diego Lopez che ha dovuto soccombere per 2-1 contro il Torino in trasferta, nonostante non siano mancate le occasioni ai sardi per vincere.
Intervistato a fine partita (nella foto, insieme al nostro Mario Bocchio) il tecnico uruguaiano è sembrato amareggiato ma non vinto. Ecco le sue impressioni sul match.
Problemi di gioco?: “Oggi c’è mancata qualcosa sulle ripartenze, ma non sono deluso della partita in sè visto che abbiamo giocato contro una grande squadra”.
Il Cagliari avrebbe sicuramente meritato qualcosa in più?: “Credo proprio di sì, e nel primo tempo siamo andati vicini al vantaggio, ma è arrivato un gol allo scadere davvero inaspettato. Nella ripresa abbiamo avuto altre occasioni per pareggiare, ma non siamo riusciti a concretizzare ed è arrivato il gol di Cerci che ci ha tagliato le gambe. Sul gol del 2-1, infine, abbiamo provato a raddrizzarla ma non ci siamo riusciti”.
Sul match contro la Roma: “Non possiamo distrarci contro nessuno, quindi nemmeno contro la Roma. Abbiamo ancora un discreto margine sulle inseguitrici ma so bene qual è il potenziale della mia squadra e so che possiamo fare bene contro chiunque”.
“Questo gruppo ha affrontato molte difficoltà e ne sta affrontando ancora tante, è un gruppo forte e lo sta dimostrando in campo concentrandosi sul lavoro e nelle partite. Anche questa volta sono andati in campo tanti giocatori che non sempre giocano dall’inizio e questo dimostra quanto sia importante il gruppo”, ancora Lopez.
“Per quanto riguarda il mio futuro ho ancora due anni di contratto qui, ma il mestiere dell’allenatore sappiamo tutti com’è, quando le cose non vanno bene è sempre il primo a pagare, non a Cagliari, ma ovunque. Io ho un ottimo rapporto con il presidente, ma è normale che quando non arrivano i risultati l’allenatore è in difficoltà”, ha concluso.
In Torino-Cagliari nell’undici partito titolare c’era Matías Cabrera, molto attento nella marcatura di Vives. Ma il suo apporto in fase offensiva – come ammesso anche dal tecnico Lopez – è stato praticamente nullo e dopo il gol allo scadere del primo tempo di El Kaddouri è rimasto nello spogliatoio per fare spazio a Ibarbo. Al 57’ Matías Vecino ha preso il posto dello svedese Eriksson, nell’intento di dare maggiore vivacità all’attacco, ma si è mosso poco e non è entrato mai nel vivo del gioco.

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Cairo: “Ventura rinnova, Immobile …”

CairoCerciUrbano Cairo parla del mercato del Toro. Confermatissimo il tecnico Ventura, che ha trovato l’accordo per il rinnovo. Per Immobile si dovrà aspettare un confronto con la Juventus.
Sul rinnovo del contratto di Ventura: si può tranquillizzare la piazza?: “Direi di si, direi che da questo punto di vista non vedo problemi, siamo d’accordo con il mister e con Petrachi, rinnoviamo con entrambi, anzi, abbiamo già siglato il rinnovo, per due anni. Quindi, ancora due anni con loro, almeno due anni, fino al 2016. È una cosa di cui stavamo parlando da tempo, aravamo d’accordo su tutto e di ho sempre detto che era una cosa automatica quasi i, rinnovo. Poi, abbiamo aspettato ad annunciarlo oggi, ma eravamo d’accordo da tempo. Direi tutto bene. Con Ventura c’è un buonissimo rapporto, sta facendo bene, Petrachi pure, per cui, assolutamente abbiamo rinnovato per due anni”.Cagliari vs Torino - Serie A TIM 2013/14
Situazione e sviluppo per Immobile: “Intanto, direi che noi dobbiamo pensare prevalentemente al presente futuro immediato, perché io ci tengo molto, avendo fatto bene in queste prime 31 partite, 42 punti, che quelle che vengono, le sette partite mancanti, siano una specie di campionato a parte, una specie di girone a parte, in cui fare il massimo dei punti possibili. Poi, vedremo, vedremo quanti punti avremo alla fine del campionato, ma credo che veramente oggi sia fondamentale focalizzarci totalmente su queste sette partite, per chiudere il campionato possibilmente alla grande. Non voglio parlare di Immobile, non per altro, uno perché quando parlo troppo di alcuni giocatori, poi, porta sfortuna e i giocatori fanno anche meno, ma anche perché, comunque sia, Immobile è un nostro giocatore a metà con la Juventus. Quindi, credo che sia giusto vedersi con loro e fare dei ragionamenti, che siano positivi per loro, per noi e per il giocatore. Dobbiamo cercare di massimizzare l’interesse di tutti”.CAMPIONATO SERIE A TIM 2013/14 17° GIORNATA TORINO VS CHIEVO
Obiettivo Europa League quindi?: “Non voglio dire una parola, dico sette partite veramente alla grande, come se fossero le prime sette.Il Torino ha fatto un ottimo mercato, lei in passato è stato contestato, ma adesso cori a sfavore non ne riceve più. Abbiamo fatto un bel lavoro tutti insieme, molto bravi Ventura e Petrachi, oggi abbiamo la bellezza di undici nazionali nella nostra squadra. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro, dobbiamo continuare adesso, dobbiamo cercare di andare a scovare buoni giocatori dappertutto in giro per il mondo”.

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Il mistero di Eigendorf

Un incidente che nasconde un omicidio? O una semplice casualità che il tempo, le coincidenze e i buchi neri della storia hanno coperto di significati sinistri? Questa è la storia di Lutz Eigendorf, una promessa del calcio Lutz Eigendorf 1della Germania Est morto per dare un’occhiata al di là del Muro.
L’autobus della Dynamo Berlino si ferma a Giessen, nella Germania Ovest. È il 19 marzo 1979. La sera prima la squadra della Germania Est ha giocato, e perso 4-1, un’amichevole con il Kaiserslautern.Eigendorf

Per i giocatori è stata un’occasione unica: per la prima volta hanno potuto vedere com’è il mondo dall’altra parte del Muro. Per questo, prima della partenza, tutti i giocatori sono stati sottoposti per due giorni a seminari, letture, indottrinamenti e probabilmente anche minacce da ufficiali, politici e poliziotti. In passato, infatti, l’allenatore Jorg Berger, il centrocampista Norbert Nachtweih e il portiere Jurgen Pahl avevano defezionato ed erano passati “al nemico”.Dinamo Berlino 1978-79
La sosta serve a permettere ai giocatori di spendere un po’ di valuta straniera (così da non portarla indietro) in jeans Wrangler o in dischi dei Bee Jees. Scende anche il ventiduenne Lutz Eigendorf, un
centrocampista offensivo di grande talento che ha debuttato in squadra sette mesi prima. È stato l’ultimo a salire sul pullman della squadra alla partenza, alle sei e un quarto, quella mattina. Ma non entra dentro a comprare oggetti da tenere o regalare, non è lì per comprare scatole di caffè o vestiti.
Sparisce tra la folla, trova un taxi libero, entra e chiede al tassista di spingere a tutta sull’acceleratore: Eigendorf smette di essere un giocatore, diventa un rifugiato politico.
E inizia a scrivere la sua condanna. Perché la Dynamo non è una squadra come le altre. Non è un caso se in molti stadi della Lutz Eigendorf 2Repubblica Democratica Tedesca si diffondano cori ironici e dispregiativi secondo cui per passare all’Occidente capitalista basta giocare per la Dynamo. Il presidente della squadra è infatti Erich Mielke, il ministro della Sicurezza dello Stato, in altre parole il capo della Stasi.
Calcio e politica, infatti, in Germania Est non sono mai stati separati. E Mielke prende il “tradimento” di Eigendorf come un affronto personale.Lutz Eigendorf 3
Lo chiamavano «il Beckenbauer dell’Est» quel ragazzo che, forse con un po’ troppa fretta, scappa in Occidente. A casa, ad aspettarlo, ci sono ancora la moglie Gabriele e la figlia, Sandy, che ancora non sanno che Lutz non ha intenzione di tornare. Evidentemente spera di poter trovare la strada per far, un giorno, trasferire anche loro e riunire la famiglia nella Germania Ovest. Non sa però che Erik
Mielke, capo supremo della Stasi (la nota organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est) ha ben altri progetti. E’ il giornalista Heribert Schwan, autore del documentario Tod der Verrater (Morte di un traditore) per la Ard, a scoprire documenti segreti che svelano i retroscena di quegli anni.Lutz Eigendorf 4
Il capo della Stasi piazza una cinquantina di agenti sotto copertura per spiare Eigendorf e registrare ogni singola mossa. Ed è solo l’inizio. Lancia anche l’operazione «Rose», e i documenti scoperti spiegano perché Gabriele non abbia mai tentato di restare in contatto con il marito, arrivando anzi a chiedere il divorzio. La polizia segreta della Rdt ha usato diversi agenti «Romeo», impostori particolarmente abili nell’arte della seduzione con il compito specifico di instaurare relazioni amorose con Gabriele. Uno di questi, l’Im «Peter» l’ha addirittura sposata prima della fine del 1979 e ha accettato di adottare Sandy.Lutz Eigendorf 5
Eigendorf sa che il suo abbandono improvviso del club gli costerà una multa dalla Fifa. Ma il Kaiserslautern offre una cifra a quattro zeri come compensazione per il mancato rispetto del contratto del giocatore. La Dynamo però rifiuta, e vede così svanire la possibilità di monetizzare l’addio di un campione che avrebbe, e ha, comunque perso.
Eigendorf viene così sospeso per un anno, ma guadagna bene, trova un nuovo amore e si risposa.
In più trova nuovi amici, come Karl-Heinz Felgner, ex campione nazionale della Rdt di pugilato nei pesi leggeri e pesi piuma. I due hanno trascorso parecchie serate, e nottate, insieme nella Repubblica Democratica. Eigendorf è sorpreso di vederlo lì in Occidente, Felgner lo rassicura: ha avuto un regolare permesso per lasciare la Rdt dalle autorità in quanto lo considerano un cittadino non gradito, gli dice.Eigendorf-2
La carriera del Beckenbauer dell’Est, però, non procede come il suo talento avrebbe lasciato presagire, e si mantiene nella mediocrità tipica delle promesse che hanno posto sulla loro testa obiettivi superiori alle proprie possibilità. Gli manca la continuità, l’allenatore lo mette spesso in panchina e nel giugno del 1982 viene ceduto all’Eintracht Braunschweig per quattrocentomila marchi.
Nelle prime ventitré settimane della stagione 1982-‘83, penalizzato da una serie di infortuni, gioca solo otto partite. Il 21 febbraio del 1983, sulla Ard, va in onda un’intervista di Eigendorf che esalta le attrattive della Bundesliga per i calciatori della Rdt.Eigendorf(1)
Due settimane dopo, alle 23.08 del 5 marzo 1983, un’Alfa Romeo nera si schianta contro un albero all’altezza di Brunswick, nella Bassa Sassonia, su una delle curve notoriamente pericolose della strada Braunschweig-Querum. Alla guida dell’Alfa c’è Lutz Eigendorf, che sopravvive trentaquattro ore prima di morire per le gravi ferite alla testa. Non è arrivato a vedere la ventiquattresima settimana di campionato. La polizia determina un incredibile tasso alcolemico di 0.22 e chiude il caso come incidente dovuto alla guida in stato di ebbrezza.Ma c’è chi avanza dei sospetti su quella morte, e il documentario di Schwan li rende ancora più concreti.Mielke
I documenti degli archivi lasciano ipotizzare che l’incidente sia stato solo inscenato, che si sia in realtà trattato di un omicidio politico orchestrato dalla Stasi. Il pomeriggio della sua morte Eigendorf rimane in panchina nella partita persa dall’Eintracht Braunschweig per 0-2 in casa contro il Bochum.
Intorno alle 21.30 entra in un bar, vi rimane per circa un’ora bevendo un paio di birre. Due ore dopo l’incidente fatale. Secondo il giornalista Jochen Döring: «Mielke, un uomo brutale, deve aver percepito il gesto di Eigendorf come un affronto personale. Non poteva accettare che proprio il capitano della sua squadra fosse passato al nemico. Nella logica di Mielke, doveva essere riportato sulla retta via».
Un documento manoscritto di trentadue pagine, datato 19 settembre 1983, e proveniente dal Dipartimento XXII del Ministero per la Sicurezza dello Stato, responsabile anche per le pratiche di antiterrorismo, sembrerebbe rafforzare l’ipotesi di Döring. La nota descrive, tra gli altri argomenti, una sostanza chimica che agisce sulle cellule nervose impedendo la visione e può essere usata anche
come gas venefico in spazi ristretti. In una delle pagine si accenna anche alla possibilità di organizzare un falso incidente d’auto e compare l’indicazione «abbagliare».toddemverraeter_300x400_400

Secondo il giornalista, Eigendorf sarebbe stato rapito e costretto, magari sotto la minaccia di una pistola, a ingerire un gran quantitativo di alcool mescolato con questa sostanza. Sembra plausibile che sia stato poi rilasciato alla guida della sua auto, sotto l’effetto della paura, dello shock e della neurotossina e che, sulla strada, un secondo agente in auto in direzione contraria lo abbia abbagliato mandandolo fuori strada. La pratica di accecare il guidatore per fargli perdere il controllo della propria auto (particolarmente pericolosa se messa in atto nei pressi di curve strette) era stata già usata altre volte dalla Stasi perché fa passare un omicidio premeditato come un semplice incidente ed è praticamente impossibile da smascherare. Schwan non ha i mezzi per fare i nomi degli esecutori materiali, non può dare alcuna certezza. Può però segnalare che due ufficiali della Stasi impegnati nel caso, secondo quanto compare nei documenti ritrovati negli archivi, hanno ricevuto una ricompensa di cinquecento franchi ciascuno.
L’avvocato Hans-Jurgen Grasemann, però, noto e rinomato specialista nei processi per le ingiustizie
commesse nella Repubblica Federale, ha una posizione del tutto diversa. Grasemann ricorda il caso del soldato Werner Weinhold che nel 1975 ha ucciso due guardie di confine nel suo volo verso l’Ovest. Diventato un bersaglio, vennero elaborati piani dettagliati per fingere un incidente su una strada di montagna, per far passare il futuro omicidio di Weinhold come la conseguenza accidentale
di una rapina. L’omicidio però non c’è mai stato. Con questo riferimento, Grasemann sottolinea come l’esistenza di piani per la commissione di un delitto non sia una prova decisiva dell’effettivo compimento dell’assassinio.
Salto i avanti, siamo ad agosto 2009. Karl-Heinz Felgner (ricordate? l’ex pugile della Ddr amico di Eigendorf) entra in un negozio di Dusseldorf. Prende una stecca di cioccolato e una confezione di preservativi (ha infatti generato nove figli con sei donne diverse). Il resto è un processo davanti a un giudice. Felgner, sulla sessantina e in sostanziale povertà, sostiene di aver semplicemente pagato ed essere uscito. Ma il giovane cassiere lo accusa di aver estratto un coltello e di aver rubato quattrocento euro dalla cassa. Il giudice gli crede più che all’ex soldato ed ex pugile che aveva lavorato anche come cameriere e consigliere finanziario. Felgner viene condannato a sei anni e sei mesi.


Il processo non ha avuto quasi eco, e c’è poco da stupirsi. Il caso sarebbe rimasto quasi dimenticato se non fosse per una frase detta da Felgner durante la deposizione in aula, lo scorso febbraio: «Avrei
dovuto uccidere io Eigendorf, ho accettato un contratto per ammazzarlo, ma non l’ho fatto». In ogni caso, Felgner ha un alibi per quella notte.
A questo punto occorre fare un passo indietro. Felgner, infatti, non era stato per nulla mandato in Occidente perché cittadino indesiderato, alla fine degli anni Settanta. Era un’agente della Stasi, era uno degli agenti «Romeo» che hanno tentato di corteggiare Gabriele, la moglie di Eigendorf. Ma non ha avuto successo, ed è stato perciò spedito in Occidente (come Im «Klaus Schlosser») per guadagnarsi la fiducia di Eigendorf e riferire pensieri, parole e azioni del giocatore.
Negli archivi della Stasi, però, dal voluminoso file che ne documenta l’attività in Occidente, mancano quelli che si riferiscono al periodo 1980-1983. Schvvan, che ha dichiarato di essere stato minacciato da Felgner quando ha raccontato la storia per la prima volta nel suo libro, considera la spia un bugiardo e continua a chiedere l’esumazione del cadavere di Eigendorf. Una richiesta sostenuta adesso anche da Hubertus Knabe, dell’Hohenschonhausen Memorial di Berlino, dedicato alle vittime della Stasi. Per ora la loro richiesta non ha avuto sèguito.

tratto da tratto da “La valigia dello sport” di Alessandro Mastroluca

ricerche a cura di Mario Bocchio

Callejon-Mertens, Juve al tappeto

NapoliJuveUn Napoli perfetto supera la Juventus con un secco 2-0 al San Paolo nel posticipo della trentesima giornata di serie A. Grande prova degli azzurri di Benitez, a segno con Callejon e Mertens.
Dopo un primo tempo davvero sotto tono, i bianconeri di Conte crescono nella ripresa ma concludono poco contro il miglior Napoli della stagione. Si è fatta sentire, e non poco, l’assenza di Tevez: i piemontesi non segnano in una partita di campionato per la prima volta dopo 43 gare.
Primo tempo di grande intensità del Napoli, che mette sotto i campioni d’Italia e crea tre palle gol clamorose nei primi 10 minuti. Grande protagonista Buffon, che nega il vantaggio a Callejon con una parata d’istinto e si ripete poco dopo su Hamsik. All’8′ lo slovacco va a segno, ma Orsato annulla per offside.
I bianconeri orfani di Tevez latitano in attacco e ballano sul settore destro in difesa, dove Caceres soffre non poco la velocità di Insigne: al 36′ proprio l’Azzurro serve con un lancio al bacio Callejon, che anticipa Asamoah e trafigge Buffon per l’1-0. Dal replay si nota che lo spagnolo è in fuorigioco, se pur di centimetri.OsvaldoNapoli
Juve più tonica nella ripresa, ma sempre poco pericolosa sotto porta: Conte prova a scombinare gli schemi di Benitez inserendo Isla, Marchisio, e poi Vucinic, ma davanti i bianconeri combinano poco, a parte un’incursione di Lichtsteiner che non sorprende Reina.
All’83’ la rete che chiude il confronto: lanciato da Pandev, Mertens salta Marchisio e con un diagonale supera per la seconda volta Buffon.
Reazione d’orgoglio dei campioni dopo il doppio svantaggio, la Juve si rende finalmente pericolosa con Marchisio. Il Napoli non concede più nulla, al triplice fischio sale l’urlo del San Paolo.

Conte: “Il Napoli ha speso 100 milioni”

Antonio Conte replica a Rafael Benitez e Aurelio De Laurentiis nel post partita del San Paolo: “La formazione azzurra è stata costruita per vincere, De Laurentiis ha speso più di cento milioni di euro e per questo non può accontentarsi di partecipare. Il fatturato? È una cosa opinabile, sulla nostra squadra sono stati investiti appena 20 milioni di euro. Il Napoli in una estate ha speso quello che io ho speso in tre stagioni. In estate abbiamo ceduto Matri, Giaccherini e Marrone finanziando parte del nostro mercato, Benitez dovrebbe documentarsi meglio, lui è arrivato in Italia facendo spendere cento milioni al suo presidente”.
“Io vorrei avere questa possibilità almeno una volta in carriera, sono sicuro che tutti mi chiederebbero la Champions. In tre anni la Juve ha sempre fatto il mercato “al risparmio”, non mi pare che da noi sia arrivato Messi. Il Napoli con cento milioni spesi è fuori dalla corsa scudetto e dall’Europa League, la Coppa Italia può essere una ciambella di salvataggio”, conclude Conte.GolNapoli

Buffon: “Campionato apertissimo”

“Senza andare alla ricerca di chissà quali alibi si può dire che il Napoli ha vinto meritatamente e che noi non ci siamo espressi ai nostri livelli, anche per un po’ di fiato corto”.
Lucida analisi di Gianluigi Buffon dopo il ko al S.Paolo. Ma il guantone della Juventus non perde l’ottimismo: “Direi di no, alla fine alcune volte certe sconfitte possono dare il la a grandi cavalcate e imprese come si è accaduto spesso in passato. Mi auguro che sia così”.
Guai, però, a pensare di avere lo scudetto già in tasca. “Il campionato è apertissimo, perché la Roma è in grande forma e può arrivare a 8 punti, ha tutte le carte in regola per fare la corsa su qualche nostro eventuale errore” ha concluso l’estremo difensore bianconero.

http://www.youtube.com/watch?v=S6QxvTN8MEg

(mbocchio)

Bundesliga. Guardiola polverizza ogni record e migliora il super Bayern di Heynkes

Guardiola-310x213Avrà buona pace kaiser Franz Beckenbauer: il gioco di Guardiola che tanto lo annoia, stando a quanto da lui dichiarato qualche giorno fa, ha portato il Bayern Monaco a battere record su record e a laurearsi campione della Bundesliga a sette giornate dalla fine. Il 3-1 ottenuto a Berlino sul campo dell’Hertha, quell’Olympiastadion che a noi italiani ricorda le notti magiche del 2006, è stato solo l’ultimo dei tanti sigilli che i bavaresi hanno messo su un trionfo sì preventivabile a inizio stagione, ma difficilmente immaginabile in questi termini.
Le venticinque vittorie e i due pareggi in ventisette partite, i 79 gol fatti a fronte dei 13 subiti sono numeri che indicano un dominio netto e incontrastato, senza precedenti. Il pur forte Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, l’anno scorso rivale temeraria della squadra allora guidata da Jupp Heynkes, è distante venticinque punti dalla capolista; e dopo essersi leccati le ferite la scorsa estate in seguito alla sconfitta in finale di Champions’ League ed al passaggio del giovane Goetze agli odiati rivali, nei prossimi mesi i gialloneri della Ruhr dovranno far fronte ad un’altra emorragia importante, la perdita di bomber Lewandowski, anch’egli promesso sposo a parametro zero dei bavaresi.
E proprio l’innesto di uno dei numeri nove più forti in circolazione pone il Bayern, impegnato negli ultimi mesi della stagione a conquistare anche coppa di Germania e Champions’, in pole position per vincere tutto anche l’anno prossimo. Una squadra fortissima, quella di Guardiola; tanto che non è facilmente immaginabile come possa essere migliorata. Eppure gli uomini di mercato del club sono già attivi per regalare all’allenatore catalano, oltre al campione polacco, anche un top player in difesa e due rincalzi di lusso, uno a centrocampo e un altro sulle fasce. Come se non bastasse la rosa messa già quest’anno a disposizione di Guardiola, bravo ad adattare il suo gioco fatto di possesso palla continuo e passaggi stretti ai giocatori a disposizione. Se infatti il suo Barcellona eccelleva per verticalizzazioni e inserimenti centrali, questo Bayern sfrutta le fasce e le torri, mantenendo costantemente il pallino di un gioco arioso e spumeggiante.


L’incontro tra il perfezionista perfetto Pep e il Bayern pluricampione che fu di Heynkes, insomma, che a molti pareva un matrimonio difficile al momento dell’annuncio, ha dato nuova linfa tanto al tecnico quanto alla squadra, un collettivo portentoso, che anche oggi nessuno crede possa essere migliorato. Ma la dimostrazione di forza di quest’anno servirà da lezione: il metodo ed il palleggio, uniti alla forza e all’atletismo formano una miscela esplosiva, pronta a deflagrare sempre più vigorosamente negli anni a venire. L’Europa è avvisata.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Il Toro batte il Cagliari, ma per Ventura è ancora da migliorare

CerciCagliariToro-Cagliari 2-1. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, i granata mettono la freccia prima dell’intervallo con El Kaddouri, testa su cross di Cerci. Lo stesso azzurro chiude i conti nella ripresa finalizzando alla perfezione un lancio al bacio di Vives che taglia fuori la difesa sarda. Nené dimezza le distanze al 78′, ma i rossoblu non riescono più a sfondare nell’assedio finale.
Il Torino supera così la fatidica quota 40 in classifica, evento che in serie A per i granata non capitava da diversi anni. Giampiero Ventura analizza quello che potrà essere il futuro della sua squadra.
“Quello che è stato fatto in questi anni è aver cercato di far crescere dei giocatori che ora sono da Nazionale come Cerci e Immobile, è un gruppo che sta crescendo. Il nostro obiettivo non è vedere quanti punti avremo ma che qualità avremo per avere una base per la prossima stagione”, ha fatto notare.
“È evidente che per questi tre anni di lavoro ci sia l’esigenza di migliorare ancora la rosa per tornare agli splendori del passato. Stiamo seminando, alcuni calciatori sono cresciuti in maniera esponenziale. Il goal di El Kaddouri? Avrà litigato con la moglie …” ha chiosato il tecnico dei granata.

(mbocchio)

Ventura “Mister Libidine” e la favola del Torino bello ma sprecone

VenturaeCerciA volte la “libidine” non basta. A volte ha ragione Adriano Galliani: meglio brutti ma vincenti. Perché, almeno nella cultura italiana, spesso e volentieri funziona così: se porti a casa il risultato, il modo importa solo relativamente. Che poi vengano pure avanti i puristi della Premier, i fautori di un’utopica rivoluzione culturale: alla fine hai i tre punti e tanto basta.
Giampiero Ventura è diventato famoso quando, durante la conferenza stampa di presentazione come nuovo allenatore del Bari, in una giornata di inizio estate si è lasciato andare a una dichiarazione tanto bella quanto insolita: «Io alleno per libidine». Da allora, per tutti è “Mister Libidine”. Il primo anno della sua avventura biancorossa, in effetti, di libidine ne ha prodotta a quintali: gioco, spettacolo, risultati. Il massimo per una squadra e una città che tornavano in serie A dopo otto anni. A Pisa aveva fatto altrettanto bene, sfiorando la promozione e regalando emozioni con il suo 4-2-4, poi riproposto con successo in salsa pugliese. Nessuno avrebbe mai pensato che potesse congedare tanto facilmente quello che, più che un modulo, era diventato un marchio di fabbrica. Eppure, quest’anno, il suo terzo nella Torino granata, Giampiero da Genova ha mostrato un trasformismo tattico sorprendente. Prima 3-5-2, poi 5-3-2, il cambio di ruolo per il suo pupillo Cerci, tornato ai tempi delle giovanili romaniste, e il rilancio in grande stile di Ciro Immobile. Per lunghi tratti, sotto la Mole hanno conteso il ruolo di sorpresa del campionato a Parma e Verona, giocando bene e macinando risultati. Poi, però, la macchina si è inceppata. Complice il calo di forma di Cerci (solo due centri nel 2014), la libidine ha smesso di scorrere e sono arrivate cinque sconfitte nelle ultime sei partite.
L’ultima della serie, in casa della Roma, è stata però l’ennesimo boccone difficile da digerire. Perché, se è vero che i numeri sono impietosi, per onore di verità la serie negativa granata non sempre è passata da prestazioni poco dignitose. Non ultima, proprio quella nella capitale ha mostrato una squadra tutt’altro che allo sbando, anzi. Il Torino nel secondo tempo ha giocato un ottimo calcio, segnando un gol splendido con Immobile (sperando che Prandelli abbia preso appunti) e creando altre due occasioni nitide per completare la rimonta. Ma non è bastato e, dopo la sconfitta interna contro il Napoli viziata dall’ennesimo errore arbitrale, anche dall’Olimpico Ventura e i suoi sono usciti con un pugno di mosche in mano e qualche rimpianto di troppo.
Qualche giorno prima, Seedorf aveva rivendicato il punto ottenuto contro la Lazio come un buon risultato, sottolineando come Galliani preferisse giocare male ma muovere la classifica, piuttosto che un gioco poco redditizio. Obiettivamente strano, visto che le ambizioni rossonere sono ridotte all’osso e sarebbe forse meglio seminare qualcosa in vista della prossima stagione. Non una novità, però, per una società che, al momento, vive solo di passato. E allora, a questo punto, probabilmente bene fa Giampiero Ventura a sottolineare come quest’anno siano state gettate basi importanti per il futuro del suo Toro, a dispetto della flessione dell’ultimo periodo. In un paese in cui la programmazione è merce rara, per una volta teniamoci stretti Mister Libidine, alla faccia dei tre punti.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Premier. Il Sun: Beckham Giggs Scholes e i Neville pronti a comprare lo United?

ManUtdHanno fatto parte della Generazione di Fenomeni che ha fatto grande il Manchester United di sir Alex Ferguson. Gli hanno dedicato pure un film. Adesso, dopo aver dato tutto sul campo, vogliono risollevare le sorti dei Red Devils assumendone la guida societaria. L’indiscrezione pubblicata giorni fa dal ‘Sun’ ha fatto impennare il titolo in borsa del club e ha infiammato i cuori dei tifosi, delusi (e siamo buoni…) dall’annata terrificante (e siamo ancora più buoni …) dello United.

I MAGNIFICI SETTE. Secondo il Sun, c’è una cordata pronta a rilevare lo United dai Glazer. Ed è una squadra fortissimi, fatta di gente davvero fantastici. Il capitano è il patinatissimo David Beckham, con lui ci sono il rosso Paul Scholes, gli arcigni fratelli Phil e Gary Neville, l’eterna quercia Ryan Giggs e Nicky Butt. Il settimo, più che magnifico è munifico. E’ lui il misterioso personaggio che darebbe credibilità finanziaria e consistenza economica all’offerta: per ora si sa solo che viene dal Qatar. E, in tempi come questi, uno sceicco è sempre uno sceicco.

SOLO UN’ILLUSIONE? Malcom Glazer non ha nessuna intenzione di mollare. Lo United vale 2,6 miliardi di euro. Che non sono esattamente bruscolini. Eppure la società sembra stanca. Per forza, dopo un’annata così, chi non lo sarebbe. Se al posto di Glazer ci fosse, a Manchester, un Cellino, per esempio, David Moyes da tempo starebbe accompagnando i turisti a fare il giro guidato dell’Old Trafford. Altro che “Possiamo vincere la Champions League”. Forse è per questo che non lo vogliono all’altro United, il Leeds. Vabbè, lasciamo stare. Tornando a Manchester, la presenza sugli spalti di Beckham – nell’incontro vinto contro il West Ham – ha dato valore all’indiscrezione. Che però rimane tale. Anche se la Borsa ci ha creduto.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Per Marchisio il merito è tutto di Conte

MarchisioConteLa Juventus sta infrangendo tutti i record, per ultimo la serie di vittorie consecutive in casa, giunta a 15. Il segreto del dominio bianconero in Italia ha un nome e cognome: Antonio Conte. Così la pensa Claudio Marchisio, in contatto via internet con i tifosi giapponesi, che hanno invaso in questi giorni la “Juventus Lounge” di Tokyo, inaugurata lo scorso 7 marzo.
“Conte ha riportato la mentalità vincente che è mancata per un paio d’anni. Poi lavoriamo tanto e questa è la forza del nostro allenatore, ce l’ha inculcata. E’ grazie a questo se siamo riusciti ad ottenere i risultati di queste ultime tre stagioni. Con lui sono arrivati grandi risultati, l’ultimo le 15 vittorie consecutive come nessuno in Italia nel proprio stadio, dopo il successo sul Parma”, ammette Marchisio.
Il giocatore preferito del Principe è “Del Piero. Io sono arrivato quando è esploso il suo talento e nelle giovanili avevo il suo ruolo. Ho cercato di imparare da lui”.
L’obiettivo Champions: “Manca da tantissimo per una società come la nostra, e c’era Alessandro in quell’occasione, nel 1996. Speriamo di rifarci il prossimo anno. Ora pensiamo all’Europa League, con la finale nel nostro stadio e proviamo a prendere il trofeo, anche per i nostri tifosi”.

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Hoops, they did it again. Celtic campione di Scozia

celtic-539x384Com’era largamente prevedibile alla vigilia del campionato, il Celtic si è laureato campione di Scozia. Il titolo, il quarantacinquesimo della storia del club, è arrivato con sette turni d’anticipo (per ritrovarne uno vinto con maggior anticipo dobbiamo risalire a quello aggiudicato dai Rangers nel 1929), dopo una vittoria per 5-1 in casa del Partick Thistle, in quello che, in attesa del ritorno nella massima divisione dei Rangers, rappresenta l’attuale derby di Glasgow.
Cammino senza intoppi, quello dei biancoverdi di Neil Lennon: ventisette vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta, arrivata il mese scorso ad Aberdeen, contro la seconda forza del campionato.
La vittoria della Scottish Premiership (la prima edizione con il nuovo nome, che dalla scorsa estate ha sostituito la Scottish Premier League) fa dimenticare le delusioni giunte dalle coppe: in Champions League, il Celtic si è fermato alla fase a gironi, dove era inserito in un non facile raggruppamento con Barcellona, Milan e Ajax. Gli appena tre punti conquistati non sono stati ovviamente sufficienti né per replicare il favoloso exploit della scorsa stagione, quando gli scozzesi superarono la prima fase (con una fantastica vittoria sul Barcellona) e arrivarono agli ottavi, dove incontrarono la Juventus, né per venire ripescati in Europa League. Non è andata meglio nelle coppe nazionali: in Coppa di Scozia, l’Aberdeen ha espugnato Celtic Park agli ottavi di finale, estromettendo anzitempo i campioni in carica; in Coppa di Lega, la corsa si è fermata addirittura al primo passaggio, con una sconfitta casalinga contro il Greenock Morton, squadra di seconda serie (la Coppa di Lega è l’unico trofeo interno non vinto nella gestione Lennon).


Gli uomini-simbolo della squadra: il centrocampista Kris Commons, sgusciante ala dal gol facile (al momento è il capocannoniere del campionato con 22 gol, davanti a Kris Boyd del Kilmarnock); il portiere inglese Fraser Forster, che potrebbe persino andare ai Mondiali (è dai tempi di Italia ’90 che l’Inghilterra non presenta tra i convocati della Coppa del Mondo un giocatore militante in Scozia); il capitano Scott Brown, l’attaccante irlandese Anthony Stokes (13 reti), il difensore nigeriano Efe Ambrose, l’attaccante greco Georgios Samaras, idolo della tifoseria, il versatile Charlie Mulgrew (può giocare sia centrale sia esterno), i terzini Adam Matthews (gallese) e Emilio Izaguirre (honduregno).
Quello appena vinto è il terzo campionato consecutivo per i Bhoys. Considerando che probabilmente arriveranno anche i prossimi due (l’anno prossimo i Rangers saranno in Championship e dunque non ci saranno rivali, quello seguente saranno in Premiership, ma è difficile pensare che da neopromossi saranno subito attrezzati per vincere il titolo), i biancoverdi potrebbero mettere nel mirino il “nine in a row”: la vittoria cioè di nove campionati consecutivi, record condiviso proprio da Celtic (dal 1966 al 1974) e Rangers (dal 1989 al 1997). Troppo presto per parlarne, certo. Ma in un campionato così “poco allenante”, per dirla alla Capello, la voglia di inseguire un record potrebbe essere la spinta propulsiva per la squadra. Che vorrebbe tanto trasferirsi nel campionato inglese (così come i rivali dei Rangers), proprio quando a livello politico potrebbe accadere l’esatto contrario, grazie al referendum del prossimo settembre, quando gli scozzesi saranno chiamati ad esprimersi sull’eventuale indipendenza dall’Inghilterra.

(rassegna stampa, Guerin Sportivo)