Fallimento alla Guardiola

bayern-real-640Il Bayern Monaco di Guardiola è stato asfaltato dal Real Madrid di Ancelotti, molto al di là del pur chiaro 0-5 nell’arco delle due partite di semifinale, con quella al Bernabeu giocata fra l’altro meglio di quella in casa (sfiorando più volte il pareggio e dando l’idea comunque di essere in salute). La sostanza dell’eliminazione non è il risultato, perché fra le inglesi e le quattro altre corazzate (PSG, Real Madrid, Barcellona e appunto il Bayern) è chiaro che ogni anno uno vince e gli altri no, ma la scarsa convinzione che i campioni d’Europa in carica hanno manifestato un po’ in tutta questa Champions League, arrivando quasi fino in fondo per manifesta bravura e per quello che il c.t. del basket azzurro Pianigiani definisce ‘il vissuto della squadra’. In altre parole, la squadra che ha dominato la Bundesliga potendosi permettere di giocare sottoritmo (ma era così anche per il Bayern di Heynckes) non è arrivata nel modo giusto all’appuntamento più importante della stagione. Da questo al fallimento, di una stagione o addirittura di un’idea di calcio, passa un oceano. Prima di tutto perché nelle stagioni passate il Bayern giocava esattamente come si è visto contro il Real (Guardiola si è anche astenuto dalla magata di Lahm centrale di centrocampo, vista più volte in stagione) e la Champions l’ha vinta una volta sola, soffrendo le pene dell’inferno con il Borussia Dortmund, dopo un decennio di delusioni in finale o nella fase calda. E poi perché Guardiola, che dopo l’anno sabbatico aveva a disposizione mille panchine con ingaggio a suo piacimento, ha scelto la sfida più difficile: andare in un posto dove si era appena vinto, avendo la consapevolezza che come risultati si potesse al massimo pareggiare, ma con la volontà di proporre un’idea di calcio universale, senza i vantaggi ambientali di Barcellona. Non c’è riuscito? Tutti saprebbero vincere la Bundesliga con questo Bayern e anche con il prossimo, quello con Lewandowski? Forse. Ma quando i Guardiola non vincono si ha la sensazione di non avere buttato via del tempo, quando non vincono quelli ‘da risultato’ (il migliore di tutti è secondo noi Mourinho, ma anche il contropiedista Ancelotti fa parte di questa categoria) si avverte invece il vuoto. Un dibattito eterno, di sicuro Guardiola è furbo a vendersi così perché i suoi fallimenti sono e saranno sempre meno… fallimentari.

http://www.youtube.com/watch?v=g98SpHnhYAs

 

Sarà anche per questo che molti colleghi fra gli ‘altri’ lo detestano mentre i giornalisti, sempre alla ricerca non di notizie ma di un guru in cui credere, lo amano. L’unica certezza è che il possesso palla (così come il contropiede di altri tecnici) non è un crimine, come sembra essere diventato stamattina, visto che fino a ieri era l’arma migliore per difendersi senza affanno e attaccare al momento giusto. Tante foreste sono state disboscate invano? Sono bastati due gol presi su azione da calcio piazzato, notoriamente colpa del tiqui-taca, per cambiare opinioni granitiche.

(rassegna stampa, Guerin Sportivo)

“L’UEFA vuole la Juventus in finale di Europa League”

ABolaIl Benfica rischia di dover fare a meno di Enzo Perez per il ritorno della semifinale di Europa League contro la Juventus (che lunedì ha vinto in casa del Sassuolo per 3-1).
Secondo il quotidiano portoghese A Bola (che ha alimentato le polemiche titolando “L’UEFA vuole la Juve in finale”) la Disciplinare Uefa ha anticipato a oggi una riunione ordinaria inizialmente prevista il 15 maggio per esaminare la segnalazione dei bianconeri contro il centrocampista argentino che, all’andata, rifilò non visto dall’arbitro una gomitata a Chiellini nell’area portoghese.
I giornali lusitani ci sono andati giù pesanti (“Fuoco contro l’UEFA”, il titolo di Record) e anche José Gabriel, direttore della comunicazione del Benfica, ha gettato benzina sul fuoco: “Forse non vogliono che Perez segni il rigore decisivo contro la Juventus…”.
In questo clima bollente, è stato intanto designato l’arbitro per la decisiva sfida di domani sera: si tratta dell’inglese Clattenburg.

Zidane chiama Pogba: “Vieni al Real”PogbaMadrid

Trattenere Paul Pogba in estate è pura utopia. Il centrocampista francese, esploso alla Juventus in questi due anni dopo essere stato prelevato a parametro zero dal Manchester United, è il primo nome sul taccuino dei grandi club europei, a cominciare dagli sceicchi del Paris Saint Germain fino al Bayern Monaco schiacciasassi degli ultimi tempi (ad eccezione del flop di ieri sera contro il Real).
Ma secondo France Football un’altra società di primissimo piano è sulle tracce del gioiello transalpino, ed anzi si prepara ad issarsi in pole position: il Real Madrid.
Per il magazine d’oltralpe Zinedine Zidane in persona ha telefonato a Pogba, per convincerlo a sbarcare in Spagna nella prossima sessione di mercato. L’ex fuoriclasse bianconero ha contattato anche Antonio Conte, per metterlo al corrente della trattativa in atto. Zizou è stato spronato da Carlo Ancelotti, in cerca di un ricambio per Xabi Alonso.
Si prepara un’asta stellare, con una base di 70 milioni di euro: se la Vecchia Signora trascina la trattativa fino al Mondiale, il prezzo potrebbe anche salire. E intanto i dirigenti bianconeri stilano la lista dei sostituti.

(mbocchio)

Chievo-Torino si gioca il giorno di Superga

SupergaChievo-Torino si giocherà regolarmente alle 15 di domenica, nell’anniversario della tragedia di Superga.
Lo ha annunciato il presidente della Lega di A Maurizio Beretta.
“Ogni spostamento avrebbe comportato un disallineamento fra squadre in lotta per le coppe o la salvezza – ha spiegato -.Si è scelto di non modificare il calendario, ma non viene meno la vicinanza della Lega ai tifosi del Torino. Si osserverà 1′ di silenzio prima della partita e le squadre giocheranno col lutto al braccio”.
Inascoltate dunque, le richieste dei tifosi e del club granata.
Nel calcio spezzatino non c’è posto per la memoria. E nemmeno per il buonsenso o per il rispetto del ricordo di una tragedia che non appartiene a una curva o a una società calcistica. Ma a tutti gli appassionati di questo sport. La Lega calcio ha rifiutato di spostare, come richiesto dal Torino, la data del fischio d’inizio della gara che vedrà i granata di Ventura ospiti del Chievo Verona. Quel giorno sarà l’anniversario della tragedia di Superga, lo schianto aereo in cui persero la vita 31 persone e l’intera rosa del Grande Torino. Più che una squadra, un’istituzione. Per celebrare la quale, da qualche anno, si svolge una cerimonia, alle 17,03 del 4 maggio, nel momento in cui il velivolo si abbattè sulle colline alle porte di Torino, contro la base della basilica di Superga.
La società guidata dal vulcanino Urbano Cairo ha inoltrato, nei giorni scorsi, una formale richiesta. I vertici calcistici si sono giustificati con la necessità di fare giocare tutti in contemporanea, in modo da garantire il regolare svolgimento del torneo. Peccato che in quella giornata, la terzultima, per seguire le partite occorrerà un’agenda. Sono previsti, infatti, un posticipo alla domenica sera (il derby di Milano), due al lunedì (Lazio-Verona alle 19 e Juventus-Atalanta alle 21) e addirittura due al martedì (Fiorentina-Sassuolo alle 19 e Napoli-Cagliari alle 21). Si arriva al martedì perché la Lega ha stabilito che la finale di Coppa Italia, tra la Viola e i partenopei, si giochi il 3 maggio, di sabato sera. A proposito: è lo stesso motivo per cui non sono previsti anticipi. Giusto. Non si possono guardare – ovviamente seduti comodamente in poltrona, mica allo stadio – due partite in contemporanea. Gli sponsor cosa direbbero?BenficaeToro

Il Benfica mercoledì salirà a Superga

Con ogni probabilità una delegazione del Benfica salirà al colle di Superga domani, alla vigilia delle celebrazioni per il 65esimo anno della tragedia del Grande Torino e prima della seconda semifinale di Europa League contro la Juventus.
Un gesto di amicizia e partecipazione nel ricordo di quel tragico giorno in cui i campioni granata persero la vita proprio al rientro dopo l’amichevole giocata nella capitale lusitana. Della rappresentanza delle Aquile di Lisbona dovrebbero far parte l’allenatore Jorge Jesus, il dirigente Rui Costa e un paio di giocatori.
A Superga andranno in pellegrinaggio anche tifosi della squadra campione di Portogallo, che in occasione della prima semifinale di Europa League all’Estadio Da Luz avevano esposto uno striscione commemorativo con la scritta: “4 maggio 1949: Lisboa non dimentica. Onore al grande Torino”.

(mbocchio)

Tevez-Marchisio-Llorente, la Juve vede lo scudetto

SassuoloJuveSassuolo-Juventus 1-3. I bianconeri superano in rimonta gli emiliani al Mapei Stadium e si portano a un passo dal terzo scudetto consecutivo. Tevez, Marchisio e Llorente ribaltano il vantaggio iniziale di Zaza: la Roma resta a +8.
Ai microfoni di Sky Marchisio è raggiante.
Come fai a negare adesso, davanti alle telecamere, che avete vinto lo scudetto, dopo questa esultanza?: “L’esultanza è importante perché ora siamo veramente lì, manca un punto in tre partite. Oggi è stata veramente una giornata molto difficile, per il tempo, per il campo pesante, un Sassuolo che nel primo tempo ci ha messo davvero in difficoltà. Noi siamo riusciti a recuperare la partita e a vincerla, rispecchia la nostra stagione, c’è grande carattere e grande voglia di raggiungere gli obiettivi. Questo ormai possiamo quasi dire che è nostro”.TevezSassuolo
Un gol che probabilmente incornicerai: “È un gol importante, come sono gol importanti quello di Tevez del pareggio, quello di Llorente che ha chiuso la partita. Merito anche di Pirlo che, in un campo del genere, riesce sempre a mettere delle palle così di prima, che sono abbastanza facili poi da mettere dentro. Siamo contenti, davvero, è giusto ora goderci questa serata, perché da domani bisogna pensare già a un’altra partita davvero importante. Siamo vicini a un altro obiettivo, ci teniamo molto”.
Era la tua duecentesima in A con la Juventus: meglio di così non poteva andare?: “Sono contento di questo, spero che ne possa fare tante altre”.
La vittoria in rimonta contro gli emiliani e lo scudetto ormai in mano non placano Antonio Conte, che nel dopo partita, anche lui a Sky si scaglia contro Garcia: “Se vinceremo l’Europa League sarà una coppetta, sennò non saremo pronti. Gli elogi sono solo per gli altri, noi vinciamo e veniamo sminuiti. Va bene così. Sul nervosismo siamo a +8, credo che nervosi lo siano altri. Devono stare attenti a quello che dicono, alimentano la cultura del sospetto con aiutini e squadre che non si impegnano. Non vedo passi in avanti culturali, anzi siamo tornati indietro”.

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L’esultanza al 3-1 firmato da Llorente: “Ho pensato che stavamo facendo un passo importantissimo per lo storico terzo Scudetto consecutivo. Stiamo facendo un campionato super, sento parlare di Roma stratosferica ma noi siamo a +8 e in semifinale di Europa League. Trovate voi aggettivi per noi… Ringrazio i ragazzi per la prova contro il Sassuolo, è stata dura. Ora recuperiamo per il Benfica, ma conto su un grande Juventus Stadium giovedì. Saremo in dodici, il Benfica dovrà stare attento”.
“Mi eccitano questi tre anni alla guida della Juventus. E’ un percorso incredibile, pensando al primo anno, ribaltando i pronostici. Ci siamo confermati, e ora eravamo obbligati. Mi eccita allenare questi ragazzi, che danno tutto. E’ un periodo esaltante, dobbiamo viverlo al massimo con i nostri tifosi”, ha concluso Conte.DiFrancesco

“Ma il gol del pareggio della Juve era irregolare”

Applausi ai suoi ragazzi, tirata d’orecchie all’arbitro Damato: questo in sintesi il pensiero di Eusebio Di Francesco dopo il ko con la capolista.
“Faccio i complimenti ai ragazzi, per la gara disputata e la mentalità mostrata, giocando dall’inizio alla fine – ha dichiarato il tecnico dei neroverdi -. Abbiamo preso il gol di Tevez in un momento in cui stavamo risalendo. Poi la punizione da cui nasce il gol è in posizione errata la punizione della Juve secondo quanto mi dicono, rientrando nella posizione dove segna Tevez doveva esserci Magnanelli e così scala tutto. E’ un errore determinante, va valutato. I particolari fanno la differenza, contro la Juve non potevamo sbagliare nemmeno quello. Già con la Roma abbiamo pagato con quel rigore, comunque sono contento per la prova”.

(mbocchio)

Conte non corre rischi, titolari in campo

JuveSassuoloLa Juventus è pronta ad affrontare, nel Monday Night della 35.a giornata di serie A, il Sassuolo. Obiettivo: vincere e tornare a +8 sulla Roma. Il tecnico Antonio Conte non si fida dei neroverdi e riduce ai minimi termini il turn-over. Classico 3-5-2 per i bianconeri con Buffon tra i pali. Difesa composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini (in corsa anche Caceres). A centrocampo, nonostante l’impegno di Europa League con il Benfica, confermato Pirlo, insieme a Lichtsteiner, Pogba, Marchisio ed Asamoah. In avanti, Tevez giocherà. L’Apache sarà al fianco di Llorente.
In casa Sassuolo, 4-3-3 per Di Francesco, obbligato a rinunciare a Berardi, Biondini e Missiroli (squalificati). In avanti il tridente formato da Zaza, Floro Flores e Sansone. L’unico precedente tra le due squadre risale alla gara d’andata, dominata dalla Vecchia Signora: 4-0 il finale, con tripletta di Tevez e rete di Peluso.GarciaConte

Il veleno con Garcia

Non si placa lo scontro a distanza tra Rudi Garcia e Antonio Conte dopo le polemiche nate in settimana.
Il tecnico della Roma si era augurato un maggior impegno da parte delle squadre che avrebbero dovuto affrontare la Juventus, provocando la reazione a dir poco piccata del tecnico bianconero: “L’ho trovato molto provinciale e andando indietro, se sommate agli aiutini, catalogo le sue dichiarazioni come chiacchiere da bar”. E anche Eusebio Di Francesco non l’aveva presa proprio bene.
Il mister giallorosso è però tornato sull’argomento proprio questa mattina: “Mi sembra un po’ nervoso il mio collega, ma non ho niente da dire, non è il giorno per parlare di altro se non di questo premio”. Ovvero del premio Prisco, che Garcia ha ritirato a Chieti. “E’ un onore essere qui, dopo 10 mesi è una cosa straordinaria”, ha dichiarato.

(mbocchio)

Addio all’allenatore Boskov maestro di stile e di ironia

boskovChissà quale frase avrà pensato, il vecchio Boskov, prima di salutare e partire per la trasferta più lunga. Di sicuro l’avrà presa con filosofia, con quel misto di buon senso popolare e pragmatismo genuino grazie al quale era amato da tutti, amanti del calcio o meno. Vujadin Boskov è morto all’età di 82 anni: da tempo malato, avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 16 maggio. Trionfatore con la Sampdoria che vinse lo scudetto del ’92, Vuja era soprattutto un’icona di un calcio che sa appassionare e divertirsi al di là del risultato.

Istrione di un calcio in via d’estinzione, era nato a Begec, in Serbia. Fu calciatore, legato per quasi tutta la carriera alla Vojvodina di Novi Sad ma arrivando a vestire anche la casacca della nazionale jugoslava. Già allora vestì, per poco tempo e con scarso successo, i colori del Doria: nel 1961, a 30 anni, fu ingaggiato dai blucerchiati. Due anni dopo diventa allenatore. E inizia a scrivere la storia di una leggenda che fa giri strani – Olanda, Spagna (dove vince due scudetti con il Real) – e poi ritorna in Italia: l’Ascoli, la Sampdoria, la Roma, il Napoli e il Perugia. Ma il suo nome è legato alla Samp elegante e talentuosa del duo Vialli-Mancini, dello zar Vierchowood, delle sgroppate di Attilio Lombardo e dell’estro di Pagliuca. Uno scudetto romantico nella stagione ’90-’91 e una finale di Coppa Campioni persa con il Barcellona, a Wembley, per quel siluro maledetto di Koeman.Boskov Real

Ma il mito di Boskov si alimentò anche al di fuori del campo. Celebri le battute coniate come perle di un modo di vivere di chi non si prende troppo sul serio, di chi sa che il calcio va rispettato e onorato in quanto simbolo di altro da sé, non per elemosinare vittorie ma per raggiungere traguardi. Ma sempre con stile e dignità, senza cedere di un millimetro dinanzi al rispetto prima per se stessi e poi per gli altri. “Rigore è quando arbitro fischia”, “La partita finisce quando arbitro fischia”, “Squadra che vince non si cambia”, “Io penso che per segnare bisogna tirare in porta” o “Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0”: sono solo alcuni degli aforismi di un filosofo disincantato a cui era capitato di sedersi in panchina. Regalati con quella faccia pulita e buona di un signore del calcio che fu. E che manca a tanti, come le lapalissiane certezze di un maestro d’ironia e di stile partito per l’ultima trasferta in un cielo cerchiato di blu.

http://www.youtube.com/watch?v=lrWKayBJm0Y

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Immobile infiamma la corsa per l’Europa

ImmobileUdinese 1A tre giornate dal termine della serie A si fa sempre più avvincente la lotta per il sesto posto, l’ultimo disponibile per l’Europa League. Torino e Lazio battono Udinese e Livorno e si portano a quota 52 punti, agganciando il Verona (vittorioso nell’anticipo delle 12.30), a +1 dal Milan e dal Parma, sconfitto a Cagliari.
Dopo un grande avvio i friulani perdono intensità, e al 15′ subiscono la prima incornata del Toro: alla prima vera occasione El Kaddouri, servito da Immobile, segna l’1-0 beffando Scuffet. I granata mancano due volte il raddoppio sempre con Immobile, nella ripresa il bomber granata si riscatta segnando il 2-0 al 56′: 21 gol, superato Tevez ed eguagliate due leggende del Toro come Pulici e Graziani.
Ciro Immobile festeggia la vittoria contro l’Udinese che proietta il Torino al sesto posto e in piena lotta per l’Europa League.
Che sensazione ti fa il Torino così in alto e l’aver raggiunto, con 21 gol, due miti granata come Pulici e Graziani?: “È bello, bellissimo , la gente merita questa classifica. Mancano tre partite e ce la metteremo tutta”.
Bastano i gol o devi fare qualcosa in più per meritare la Nazionale?: “Mancano tre partite, bisogna dare sempre di più, se manca qualcosina, cercherò di darla fino alla fine. Sto facendo vedere tutto quello che so fare, se il mister mi sceglierà sono contento e mi farò trovare pronto”.

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Lealtà, simpatia, correttezza: domani riceverai il Premio Prisco per questi valori: “Sono valori che solo la famiglia può insegnare. Sono contento di questo premio e lo prendo ben volentieri perché, al di là delle qualità tecniche, quello che mi interessa è quello. Quindi, sono belli questi premi”.
Hai avuto qualche segnale dal fronte Nazionale?: “Il segnale era la convocazione dei 40, bisognava fare bene i test. Io, per fortuna, sono arrivato bene, anche con qualche acciacco al ginocchio, però, il mister l’ha capito. Ho fatto tutti i test e adesso bisogna solamente aspettare”.

(mbocchio)

Lamela e Osvaldo: quanta Italia nella classifica dei dieci bidoni della Premier

daniel-osvaldo-rissa-sangueQuanta Italia che c’è nella classifica dei bidoni 2013-14 della Premier League secondo il Telegraph. Ovviamente, al top delle classifiche ci sono i calciatori più attesi che avrebbero dovuto far fare il salto di qualità alle squadre che si sono svenate per acquistarli. Invano, perdendoci solo denaro. I direttori sportivi della Serie A, però, ci diano lo stesso uno sguardo. Magari riescono ad accaparrarsi il nuovo Gervinho.

OSVALDO SPARROW. Dalle figuracce col Southampton all’impiego a mezzo servizio alla Juventus per convincere Cesare Prandelli, il ct buono che non nega una convocazione a nessuno, a chiamarlo per i Mondiali in Brasile. “Nonostante il Southampton sia una delle migliore fucine di talenti – scrive il Telegraph – continua ad acquistare calciatori stranieri. Osvaldo, che diceva di essere pronto al gioco fisico inglese, è stato sospeso per due settimane dopo il litigio con il compagno di squadra Fonte”.

LAMELA BACATA. Doveva essere il sostituto dell’Asso di Denari Gareth Bale, che aveva lasciato il Tottenham per il Real Madrid. Trenta milioni di sterline per l’acquisto più costoso della storia degli Spurs. In campo, “un fantasma”. Che non gioca dall’inizio dell’anno “ufficialmente per un infortunio”. I dubbi del Telegraph si uniscono al colore delle campagne di sfottò contro l’ex campioncino romanista, come #freelamela.Tottenham-Hotspur-sign-Erik-Lamela-2238812

FELLAINI, OZIL E COMPAGNIA BIDONA. Come è infame il destino dei calciatori. Un’estate prima sei un top player, hai il mondo ai tuoi piedi perchè sei talmente forte che non basta più chiamarti semplicemente ‘campione’ o ‘fenomeno’. Si è dovuta inventare la categoria dei Top. Vabbè. Finisce il campionato e diventi una vecchia ciabatta. Il primo è Fellaini, che in controluce si legge Moyes. Doveva essere il campione che avrebbe garantito il futuro del centrocampo Man Utd. Invece adesso è un bidone. Come Mesut Ozil, dal Real all’Arsenal. Prima parte dell’anno da eroe, ultimo scorcio da scarsone. Ozil, coerente con la stagione dei Gunners. Tra i dieci anche la scommessa perduta di Paolo Di Canio ai tempi del Sunderland: il centravanti yankee Jozy Altidore che non ha mai fatto amicizia col football inglese.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

In Champions vince il catenaccio: la rivincita di Ancellotti contro il tiquitaca

ancellottiGianni Brera si starà prendendo l’ennesima soddisfazione, lassù. In Champions League vince il buon vecchio catenaccio, alla faccia del tiquitaca e della sua declinazione iberico-bavarese. Prima Josè Mourinho che inchioda al pari il sorprendente Atletico Madrid di Simeone. Poi Carletto Ancellotti che mette nel sacco il rutilante Bayern di Pep Guardiola che adesso deve fronteggiare anche le lamentele dei calciofili tedeschi.

PIOGGIA DI CRITICHE. Il giornale più diffuso in Germania stronca la squadra di Guardiola. Forse sono ingenerose le critiche pesanti spedite all’indirizzo della squadra regina della Bundesliga, ma tant’è. Puoi fare tutti i passaggetti del mondo, tenere palla fino allo sfinimento, portandoti la sfera nello spogliatoio. Ma per vincere devi segnare. Non bastano i buoni propositi se Benzema ha deciso di accoltellarti. Certo, lo spettacolo è fondamentale. Ma non si vince ai punti, nel calcio. E manco nella boxe se il tuo avversario incassa per dodici riprese e poi ti rifila sul grugno il jab che ti spedisce ko.

http://www.youtube.com/watch?v=82ceDjNkVUA

 

CARLETTO L’INVISIBILE. Lui zitto a lavorare e a ghignare. Ha fatto la gavetta, ha allenato la Reggiana, lui. Mica si è trovato in mano da subito il giocattolo perfetto e lo squadrone affermato. Ancellotti non aveva entusiasmato la Madrid abituata alle smargiassate galactiche. Non fa proclami, e poi in campionato non è che vada benissimo. Real secondo dietro i cugini dell’Atletico, davanti però ai boriosi catalani cadenti del Barça. E adesso con un piede in finale. Il sogno è la decima Coppa dei Campioni in bacheca. Roba storica, da far tremare i polsi ai più scafati conquistadores di tituli. Uno di loro, Josè Mourinho, l’ha vissuta come un incubo. Che ha finito per travolgere la sua stessa esperienza madrilena. Ancellotti non è come il portoghese. Lui parla poco.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Juve ko a Lisbona, la finale è più lontana

BenficaJuveIl ritorno al gol di Tevez non basta ai bianconeri, che perdono in casa del Benfica: di Garay e Lima le reti dei padroni di casa.
Ad un mese esatto dalla finale di Champions League proprio al Da Luz, la Juve scende in campo a Lisbona priva di Vidal ma con Tevez al fianco di Vucinic. L’avvio è choc: dopo appena due minuti sul primo calcio d’angolo del match Garay anticipa Bonucci di testa e batte Buffon per l’1-0 del Benfica. I padroni di casa pressano a tutto campo e non lasciano ragionare gli uomini di Conte, che ci mettono una buona mezz’ora ad entrare in partita. Al 30′ però Tevez si sveglia ma dopo una grande azione personale pecca di egoismo facendosi chiudere. Poco dopo, Lichtsteiner di testa non trova la porta su cross di Marchisio ma era comunque in fuorigioco. Prima dell’intervallo, cartellino giallo per Andrè Gomes, che salterà il ritorno a Torino.
Nella ripresa la Juventus sale di colpi ma Vucinic, già impreciso in un controllo in contropiede nel primo tempo, spreca un’altra chance allungandosi troppo il pallone. Pogba invece di testa centra la porta ma Artur gli nega il pareggio. L’ex portiere della Roma non può nulla però quando Tevez salta in un colpo solo Garay e Luisao prima di segnare l’1-1 che gela il Da Luz: l’Apache non andava in rete in Europa dal 2009. Il pareggio andrebbe bene ai bianconeri in vista del ritorno ma nel finale, con l’ingresso di Lima il Benfica torna a spingere e proprio l’autore della doppietta che ha sancito la matematica conquista del titolo portoghese firma il nuovo vantaggio con un gran destro sotto l’incrocio. Prima del novantesimo Markovic sfiora anche il 3-1 ma non centra la porta e rimanda ogni verdetto al match di ritorno tra una settimana.TevezGol

Tevez non si gode la fine del digiuno da gol

Carlos Tevez è tornato a segnare in Europa interrompendo un digiuno che durava dal 2009 ma non è il suo primo pensiero al termine della gara persa 2-1 col Benfica: “Non è importante il mio gol, ma che restiamo in corsa per la qualificazione. Le chiacchiere non importano”.
“Io sto molto bene fisicamente, sono contento. Ci sono molte possibilità di passare il turno, la qualificazione è aperta in vista della sfida di ritorno”, ha aggiunto l’Apache.

http://www.youtube.com/watch?v=Jhh0lVOPXxo

 

Conte è però ottimista per il ritorno

Antonio Conte, intervistato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport HD, resta ottimista per la qualificazione alla finale di Europa League dopo la sconfitta per 2-1 maturata in casa del Benfica: “Penso che oggi ci sia grande rammarico per il risultato perché penso che sia un risultato ingiusto. La partita non è iniziata nel migliore dei modi perché su un calcio d’angolo, su una palla da fermo, dopo un minuto ci hanno fatto gol. Sapevamo benissimo cosa potesse significare far prendere entusiasmo al Benfica, ma anche nel primo tempo la squadra l’abbiamo messa in campo, abbiamo lasciato praticamente zero al Benfica. Nel secondo tempo li abbiamo messi sotto, c’è il rammarico del risultato, anche perché sembrava che da un momento all’altro dovessero capitolare, inceve hanno trovato questo gol. Ma sono molto soddisfatto della prestazione della squadra, abbiamo capito qui a Lisbona che è una finale aperta e faremo di tutto giovedì prossimo allo Juventus Stadium, con l’apporto anche dei nostri tifosi. Oggi i tifosi del Benfica sono stati veramente incredibili per il calore, ma so anche che quando vuole, lo Juventus Stadium riesce a diventare una bolgia e a spingerci verso una finale che bisogna volere tutti”.

(mbocchio)