Los héroes del 12-1 a Malta reviven su gesta 30 años después en Riotinto

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La mayor parte de los jugadores de la selección nacional que venció por 12-1 a la de Malta el 21 de diciembre de 1983 en Sevilla rememoraron aquella gesta en un homenaje celebrado en la cuna del fútbol español, en Riotinto (Huelva).Esp-Malta (1)
El Cine-Teatro Juan Cobos Wilkins se llenó para presenciar un emotivo acto, en el que futbolistas que protagonizaron hace 30 años un partido para la historia recordaron juntos con un vídeo los momentos más importantes del mismo y recibieron una medalla conmemorativa.Esp-Malta
El presidente de la Federación Española, Ángel María Villar, descubrió antes del acto, junto a la alcaldesa de la localidad, Rosa Caballero, la placa que nombra Plaza Selección Española de Fútbol al espacio que hay entre el teatro y el estadio local.
Villar destacó en su intervención la importancia de celebrar este acto en la cuna del fútbol español y manifestó que aquella selección “nos dio una gran alegría, hacer posible lo imposible” y la “esperanza en que podíamos ser campeones de Europa”.
Sobre el escenario del teatro se reunieron Buyo, Señor, Camacho, Gordillo, Víctor Muñoz, Santillana, Poli Rincón, que fueron titulares en aquel mítico encuentro.
También estuvieron Marcos Alonso, el único jugador que salió del banquillo, y otros jugadores de aquel equipo nacional como José Vicente Sánchez y Ricardo Gallego, así como el segundo técnico, Vicente Miera.
Uno de los principales protagonistas, Juan Señor, autor del duodécimo gol dijo: “no tendría sentido sin los que se marcaron antes, así que ese gol no es mío, es de todos”.Esp-Malta (2)
Carlos Santillana indicó sobre este partido “tan especial” que se queda “con la unión, el compromiso, el compañerismo y la entrega” y aseguró que se le “ponen los pelos de punta al recordarlo”.
“Fue posible por el cariño y amistad que nos teníamos, sin esa relación no se hubiera conseguido”, señaló Poli Rincón, autor de cuatro goles y al que todos señalaron como el que más fe tuvo en la gesta.
Camacho recordó que es e único partido que ha jugado con la táctica 1-1-9, con Buyo, él y “nueve atacantes”. “Me dejaron solo y tuve que correr bastante más de lo normal”, señaló y añadió que “es un orgullo ser capitán de ese partido”.
Paco Buyo, portero que debutó en aquel encuentro, que recordó como “fantástico”, y que calificó como una “gesta histórica”, expresó que aunque jugó como con el equipo nacional, ese partido “vale por más de cien”.
Gordillo bromeó al comentar: “me daban todos los balones a mí y centré muchísimo, ya no podía más”, y Víctor Muñoz tuvo presente que el seleccionador Miguel Muñoz les “transmitió ilusión”.
Cada uno de ellos recibió el aplauso unánime de los presentes y una placa por parte de la Federación Española de Fútbol, la Andaluza y el Ayuntamiento de Minas de Riotinto, organizadores de la celebración.


La emotiva velada se completó con varias actuaciones musicales, entre las que destacaron las composiciones del músico local Rafael Prado y el cantante Antonio Romero, que en la canción ‘Sevilla’ recordó el ambiente futbolístico de la ciudad sede de la Selección.

Mario Bocchio

Cairo blocca Cerci per l’Europa?

CerciEuropaIl Torino torna in Europa dopo oltre 20 anni.
Il “ripescaggio” a danno del Parma costringe la società a rivedere i piani di mercato per allestire una rosa di livello internazionale.
Se la partenza di Immobile è ormai un dato di fatto, Urbano Cairo farà di tutto per trattenere gli altri gioielli della squadra, a partire da più luminoso: Alessio Cerci.
L’esterno d’attacco ha ammiratori sia in patria che all’estero ma l’occasione di giocare l’Europa League da protagonista con la maglia granata e un cospicuo ritocco dell’ingaggio potrebbero convincerlo a restare.
“Non siamo intrusi in Europa, ci impegneremo al massimo – dichiara il patron a La Stampa – Mi tengo Cerci e faccio una squadra più forte”.ImmobileAddio

Immobile, tutto fatto

Torino e Juventus hanno trovato l’accordo con il Borussia Dortmund: Ciro Immobile, capocannoniere della serie A, passerà ai gialloneri di Germania.
Le firme sono attese tra domenica e lunedì prossimo, ma l’affare è fatto. Nella Ruhr il centravanti campano vedrà il suo ingaggio triplicare: guadagnerà 2,5 milioni di euro a salire fino al 2019.
Ai due club di Torino, comproprietari del cartellino del giocatore, andranno circa 20 milioni di euro, che granata e bianconeri si divideranno equamente. A livello pratico saranno i campioni d’Italia a riscattare Immobile per poi girarlo in Germania.
Proprio nel giorno in cui ha saputo che la sua squadra giocherà in Europa League nella prossima stagione, Urbano Cairo ha quindi deciso di venire incontro a Juventus e Borussia, che erano d’accordo da tempo sulla cessione del giocatore.bruno-peres

Preso Bruno Peres

Manca solo l’ufficialità, poi Bruno Peres sarà un nuovo giocatore del Torino.
“Stiamo aspettando di chiudere con le ultime formalità: questa è la soluzione migliore per la mia carriera. Il Torino può essere una grande opportunità” il primo commento del difenore classe ’90.
Il terzino 24enne arriverà dal Santos per circa 2 milioni di euro.

(mbocchio)

Per la panchina del Celtic è sfida vera tra Keane e Di Canio

celtic-park1Ammainata la bandiera di Neil Lennon, il Celtic Glasgow cerca un nuovo allenatore. Si deve aprire una fase nuova, in Scozia. Non c’è più l’odiato Rangers, e vincere facile comincia ad annoiare. Si deve alzare l’asticella della sfida, si deve sfondare anche in Europa. Prima però occorre rifondare tutto, dopo le dimissioni da tecnico dell’ex capitano e l’annunciato addio di Georgios Samaras. Le indiscrezioni della stampa scozzese parlano di una sfida avvincente, per la panchina dei campioni di Scozia. In ballo ci sarebbero Roy Keane e Paolo Di Canio.

Schermata-2013-11-13-a-20.11.57IL CICLO D’IRLANDA. Il legame tra Celtic e la ‘vicina’ Irlanda è qualcosa di storicamente, sportivamente e culturalmente acclarato. E, dopo il nordirlandese Lennon, potrebbe essere il turno di un altro figlio d’Eire sulla panca biancoverde. Roy Keane, infatti, sarebbe l’indiziato numero uno per la guida tecnica del Celtic. C’è un però: Keane, che non è certo uno che le manda a dire, un lavoro ce l’ha già. E’ tecnico in seconda della nazionale irlandese, vice di Martin O’Neill, il ‘nemico’ e predecessore di Paolo Di Canio al Sunderland. Ed ha già detto, urbi et orbi: “E’ un club assolutamente fantastico ma io ho già un lavoro“. E poi ha aggiunto, con un sorriso sornione: “Non ho intenzione di tagliarmi lo stipendio per nessuno“. Vuoi vedere che tecnico e società stanno ai dettagli e ancora non hanno trovato l’accordo sulla paga?di-canio-ok

RITORNO AL FUTURO? Per la guida del Celtic è spuntato però anche il nome di Paolo Di Canio che, dopo l’esonero al Sunderland, è libero da impegni contrattuali e incarichi di sorta. Per Di Canio sarebbe un ritorno in Scozia, dopo l’annata 1996-97, quando – con addosso la maglia biancoverde e in cerca di rivalsa dopo il suo ‘accantonamento’ al Milan – seppe farsi amare dal pubblico del Celtic Park. Un po’ meno dalla società di allora che lasciò, nel 1997, per una questione di pagamenti. Per il momento non ci sarebbero stati ancora contatti ma i beneinformati credono che quello dell’ex attaccante di Lazio e West Ham possa essere il profilo giusto da associare alla nuova guida tecnica. Lui si sarebbe già proposto alla dirigenza e, in un’intervista, si sarebbe mostrato entusiasta alla sola idea di tornare a Glasgow. Di Canio, quindi, è intenzionato a giocarsi tutte le sue carte per sedere sulla prestigiosa panchina scozzese.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Speciale Mondiali. Costa Rica e i Ticos sognano altre “notti magiche”

Costa Rica's national football teamVabbè che l’importante è partecipare. Ma togliersi qualche soddisfazione, sognando di ripetere “notti magiche” passate alla storia, ha un altro sapore. Aroma di caffè, quello buono, e sapore di Paesi lontani, affogati nel mezzo di un continente oltreoceano. Prendete una squadra piccola, tosta e orgogliosa come il Costa Rica, dategli un Mondiale nella patria del samba e le danze possono cominciare.
I Ticos sono finiti nel girone dell’Italia. La squadra centroamericana affronterà gli azzurri il 20 giugno. E sarà di sicuro una partita speciale per il Costa Rica. C’entra poco un italiano come Cristoforo Colombo che, girando a zonzo per le Americhe, scoprì quella terra lontana nel 1502. Il Belpaese è nel destino anche calcistico dei Ticos. La prima volta che si qualificarono a un Mondiale fu a Italia 90. Mente esplodeva la fiaba di Totò Schillaci, i costaricani allenati da quella vecchia volpe di Bora Milutinović raggiunsero gli ottavi di finale, vincendo nel girone con Svezia e Scozia. Poi si arresero alla Cecoslovacchia, perdendo 4-1 con una tripletta del bomber Tomáš Skuhravý, vecchia conoscenza del Genoa. Da quelle “notti magiche” i Ticos si sono qualificati altre due volte ai Mondiali: nel 2002 in Corea e nel 2006 in Germania. Ma non sono mai andati oltre la fase a gironi.LEVANTE BARCELONA
Oggi arrivano in Brasile con le stimmate della comparsa. Troppo forti le avversarie di un girone di ferro in cui, oltre l’Italia, affronteranno Uruguay e Inghilterra. Difficile possano andare oltre. Nel Costa Rica giocano qualche buon calciatore e tanti gregari. I punti di forza sono il veloce attaccante Joel Campbell, di proprietà dell’Arsenal ma in forza all’Olimpiacos, e il compagno di reparto Ruiz del Psv Eindhoven. Esterno destro gioca uno che si chiama Borges ma lasciate perdere lo scrittore.
L’unica perla è il portiere, Keylor Navas, che si è affermato come rivelazione della Liga di quest’anno difendendo i pali del Levante. Uno che chiamano “il gatto” e che, in campionato, è riuscito a stregare persino la pulce Messi. E sul quale ha messo gli occhi mezza Europa, Atletico Madrid e Napoli comprese. Un altro portiere in ritiro con la nazionale è Esteban Alvarado. Se Navas è il gatto, lui potrebbe essere la volpe. Ma con il carattere di una tigre: difende i pali dell’Az Alkmar, in Olanda. Nel 2011 fu accusato di violenza carnale da una donna. Ed è riuscito pure a farsi espellere nella finale di coppa nazionale con l’Ajax per aver preso a calci un tifoso che aveva fatto invasione. E’ una delle 4 riserve convocate dal ct Pinto, che ancora deve diramare la lista definitiva dei convocati. Nella pacifica “Svizzera delle Americhe”, uno come Alvarado è una mosca bianca.

 
L’unico precedente del Costa Rica con gli azzurri risale a un’amichevole di preparazione ai Mondiali di Usa ’94: l’Italia si impose con uno striminzito 1-0, rete di Beppe Signori. Ma c’è un altro precedente, in realtà. Risale al 1984, Olimpiadi di Los Angeles: gli azzurri sono una squadrone di giovani e fuori quota che detteranno legge di lì a poco in Italia e in Europa. In porta c’è Zenga, in difesa Baresi e Vierchowod, davanti Serena e Massaro. Ma i centroamericani riescono a strappare una vittoria storica, grazie a una rete di Riversare nel primo tempo. Dopo la scoperta di Colombo, il Costa Rica fu conquistato da un certo Vásquez de Coronado, che fondò la città di Cartago, capoluogo del Paese fino al 1823. Cartagine si può giocare la rivincita delle guerre puniche con Roma. Didone non c’è più, Enea è scappato da millenni. Ma ai Ticos sognare altre “notti magiche” non costa nulla.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Parma respinto, in Europa League giocherà il Torino

CairoParma respinto, in Europa League giocherà il Torino.
E’ la decisione dell’Alta Corte del Coni, che ha respinto il ricorso del club ducale che si era già visto negare la licenza Uefa da parte delle Commissioni di 1° e 2° grado della Figc, a causa del ritardato pagamento Irpef per alcuni tesserati.
Il Parma ora si rivolgerà al Tas di Losanna per evitare di perdere la qualificazione alle coppe ottenuta sul campo.ToroRicorso
Furioso il presidente Ghirardi: “Per me il calcio è finito”. Gongola invece Cairo: “Dispiace per Ghirardi che è un amico, ma questa è la ciliegina sulla nostra stagione”.
Lo stesso Cairo commenta ulteriormente la decisione dell’Alta Corte del Coni, che ha respinto il ricorso del Parma per la mancata concessione della licenza Uefa. Il provvedimento di fatto, dopo tanti anni, riapre le porte dell’Europa League ai granata giunti settimi in classifica, dietro al Parma, con 57 punti.
“Dopo il nostro straordinario campionato rientrare in una competizione europea rappresenta un traguardo importante. Ci tengo a ribadire che mi spiace per il Parma, il presidente Ghirardi è un amico e posso immaginare la sua amarezza. Sul campo loro hanno ottenuto un punto in più e noi abbiamo fatto loro i complimenti. Dopodiché per andare in Europa non basta solo il risultato sportivo. Da parte mia posso dire che sono contento per i nostri tifosi che tanto desideravano ottenere questo risultato, per la squadra che ha disputato un grande campionato, per il mister e per tutta la società: questa è la ciliegina sulla nostra grande stagione”, le parole del patron granata, raccolte dal sito internet societario.

(mbocchio)

La Juve onora vittime dell’Heysel

29 anni dalla strage dell’Heysel, la Juventus ne ricorda le 39 vittime, che perirono nell’impianto belga poco prima dell’inizio della finale di Coppa Campioni fra bianconeri e Liverpool.Heysel
“Il 29 maggio è giorno del silenzio, della memoria, della commozione – il messaggio che il club ha pubblicato sul proprio sito ufficiale -. Non può esserci spazio per altro dal 1985, quando allo stadio Heysel di Bruxelles si consumò la tragedia che ha segnato per sempre 39 famiglie, la Juventus e chiunque ami il calcio. Il ricordo delle vittime innocenti, strappate ai loro cari da quell’assurda follia, ci accompagna sempre, da ventinove anni. Oggi è il momento della preghiera, ma ogni giorno sentiamo il dovere di onorarne la memoria. E quel mazzo di fiori deposto ai piedi del monumento di Reggio Emilia lo scorso 28 aprile, le stelle dello Stadium o la parte del J-Museum dedicata, sono il nostro modo di dire loro: ‘Non vi dimenticheremo mai'”.

Conte a John Elkann

Il tecnico bianconero Antonio Conte ha mandato un messaggio a John Elkann che aveva rilanciato sul sogno Champions di Madama: “Sognare è bello, l’importante però poi è svegliarsi e guardare in faccia la realtà. Bisogna stare sul pezzo e capire che vincere non è facile. Poi è ovvio che ho tutta una carriera davanti e un lungo percorso da fare, quindi mi auguro a mia volta non di vincere una Champions, ma di conquistarne tante”.
Conte torna sulle scaramucce a distanza con Rudi Garcia e Rafa Benitez nel corso della stagione: “Fanno parte del gioco, ma a volte dispiace che vengano strumentalizzate ad arte. La comunicazione è fondamentale per difendere la propria squadra e mettere sulle proprie spalle le pressioni che altrimenti peserebbero sui giocatori. Chi mostra di avere i nervi più saldi si dimostra un vero fuoriclasse”.
“Dicono che io sia antipatico, ma nella vita privata mi piace ridere, scherzare, ballare la pizzica. Prima di rovinarmi la voce cantavo pure. Da professionista poi esigo l’eccellenza. Si va in battaglia per vincere senza guardare in faccia a nessuno, non esistono simpatie e antipatie. Chi vince poi non è mai simpatico. La Juventus nel 2006 era tornata simpatica, poi è tornata in alto e ha di nuovo raccolto odio. La gente vorrebbe prendere a cazzotti chi vince”, conclude il salentino.Morata 1

La Juventus è pronta a beffare l’Inter per Morata

Parlerà sempre più spagnolo l’attacco dei bianconeri: all’argentino Tevez e al navarro Llorente, presto potrebbe aggiungersi Alvaro Morata.
Sì, proprio quel Morata che Erick Thohir aveva indicato come obiettivo per l’attacco insieme a Dzeko e Torres. Invece, ora, i nerazzurri potrebbero doversi accontentare di uno scarto della Vecchia Signora: Osvaldo, che non sarà riscattata dai piemontesi e tornerà, in attesa di una nuova destinazione, al Southampton.
La Juventus ha già in mano il sì del centravanti. Lunedì a Torino, in occasione della partita fra vecchie glorie dei due club, il presidente Agnelli incontrerà il suo omologo in salsa merengues Florentino Perez per tentare di chiudere l’affare. L’intesa sarebbe molto vicina: si tratta sulla base di un prestito con diritto di riscatto.
“Valuteremo ciò che è meglio per tutti” la confessione sibillina che si era lasciato scappare il numero uno del Real Madrid.

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Italia, Prandelli prova Balotelli-Cassano

BalotelliCassanoEsperimenti tattici per Cesare Prandelli, a poco più di due settimane dall’esordio a Brasile 2014 contro l’Inghilterra.
La Nazionale ha svolto un lavoro quasi esclusivamente tattico a Coverciano: il ct ha provato diverse soluzioni e schemi, partendo nelle esercitazioni tattiche da un 4-4-2 che vedeva in difesa da destra a sinistra Abate, Barzagli, Chiellini e De Sciglio, centrocampo con Parolo, De Rossi, Pirlo e Marchisio. In attacco, il duo Cassano-Balotelli.
Nelle partitelle a ranghi misti, Cerci e Destro in accoppiata davanti. Poi anche i tridenti Cerci-Immobile-Insigne e Cerci-Immobile-Cassano.
Nessun problema per Balotelli, Barzagli e Paletta, che hanno svolto una seduta regolare nonostante gli acciacchi.
Contro l’Irlanda, in amichevole sabato al Craven Cottage di Londra, dovrebbe giocare dal primo minuto Verratti. Il centrocampista del Psg proverà a convincere il ct Prandelli agendo come vice di Pirlo.

(mbocchio)

Vincere da “underdog”

SimeoneDiego

 

Vincere da “underdog”, per dirla come gli americani, che descrivono, con azzeccato colore, chi in una competizione parte fortemente sfavorito. Un’eventualità complessa nel calcio di oggi, non impossibile, nonostante l’ampia letteratura incentrata sull’incidenza dei fatturati sui risultati. Perché in campo non scendono i bilanci, anche se aiutano, e non poco, a determinare se non altro il capitale umano a disposizione. Che, spesso, dà una sostanziale spinta alle possibilità di successo. Poi capita che nel corso di un’estate in cui volano affari che sforano i cento milioni di euro, nascano realtà, in quel momento meno avvezze di altre alle prime pagine e ai riflettori, in grado, però, di trovare un posto al tavolo dei grandi.
Storie di “underdogs” appunto, per i quali, in maniera anche non proprio illegittima, non era previsto alcun ruolo da vero protagonista. Storie, seppur con esiti differenti, collegate tra loro, in un viaggio che da Madrid, sponda Atletico, arriva a Liverpool, con una sosta anche nella Roma giallorossa. Simeone, Rodgers e Garcia, degni emuli del tedesco Klopp che lo scorso anno ha fatto sognare il muro giallo di Dortmund fino all’ultimo atto della Champions League (un traguardo che per certi versi va anche al di là dei due titoli di Germania vinti). Nuovi filosofi del concetto di massima valorizzazione del materiale a disposizione. Senza vere fortune da spendere o disperdere e ai margini del circuito delle trattative che scaldano i battiti dei tifosi. Chapeau.
Alla fine l’unico a gioire davvero è stato el Cholo, e anche se per gli almanacchi non è un dettaglio, in una visione d’insieme, i podi raggiunti dal coach nordirlandese dei Reds e dall’ex allenatore del Lille, non hanno certo meno valore. Portare questo Liverpool padrone della Premier e del proprio destino fino all’ultima curva è stato sensazionale. Farlo offrendo il miglior calcio d’Inghilterra, con undici vittorie consecutive tra febbraio e aprile, vale come un titolo. Allo stesso modo centrare trenta punti nelle prime dieci gare da esordiente nel campionato italiano ha avuto del formidabile, soprattutto se grazie a un gioco affabile e moderno. E’ mancato a entrambe un ultimo acuto, più ai rossi del Merseyside, caduti a 270 minuti dal paradiso, complice un doloroso scivolone in casa contro il Chelsea. A Rodgers non è bastato compiere un miracolo tattico e mentale: il suo quattro-tre-tre veloce e offensivo, senz’altro più che un’illusione, con Gerrard davanti alla difesa, Coutinho mezz’ala, due attaccanti puri e un folletto ventenne di nome Sterling a svariare dalla trequarti in su, si è spezzato su un contropiede di Demba Ba. Discorso diverso per la Roma, che ha cullato un sogno con le fattezze del bel gioco e della solidità, arrivando anche al proprio primato di punti in Serie A, ma che si è dovuta arrendere anzitempo a una Juventus che scappando via ha stabilito il record dei record.
D’altronde le storie di “underdogs” sono tali anche per questo,il destino non concede spazio a troppi outsiders. E la possibilità a disposizione messa sul tavolo l’ha afferrata l’Atletico Madrid, alla maniera di Simeone. Come nella stagione 1995-96, quando da capitano ha condotto i colchoneros alla loro nona Liga, con tanta garra e dodici reti in campionato. Dalla panchina del Calderon (dopo aver vinto una Coppa di Spagna, un’Europea League e una Supercoppa Uefa), con otto vittorie di fila, derby compreso, ha lanciato la propria sfida a Real Madrid e Barcellona. La sua longa manus, una squadra di combattenti organizzati, ha fatto il resto: un campionato sempre in testa, novanta punti, imbattibilità negli scontri diretti, ponendo fine al ciclo del Barça di Messi, sia in patria che in Europa, e tenendo a distanza i blancos.
Ah, poi c’è la finale di Lisbona. Per la stagione dell’Atletico sarebbe stato già un successo la semifinale, arrivare a pochi secondi da un doblete che avrebbe avuto più dello storico è stato allo stesso tempo impagabile e crudele. Il pareggio di Ramos ha il medesimo sapore del gol di Demba Ba o dell’uno a zero di Vidal contro la Roma. È l’episodio che segna un confine, uno sliding doors che determina quel che sarà ma non toglie alcun merito a ciò che è stato. Il resto sono dettagli per gli annali. D’altronde passare da “underdog” a “upset”, che, sempre all’americana, significa “una vittoria sconvolgente”, non è affar semplice. Per anni i coriandoli dei festeggiamenti hanno i colori di chi ha forza e mezzi, talvolta la storia cambia e arriva qualcuno a rendere l’esito meno scontato, altre volte ancora (poche) quel qualcuno fa l’impresa.

(rassegna stampa, Guerin Sportivo)

Prandelli: “Per Cassano è l’ultima chance. Mi scuso con Criscito”

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Cesare Prandelli vuole 23 atleti veri per affrontare la campagna brasiliana. “L’esperienza non è così determinante rispetto alla freschezza, alla forza e alla corsa”, dice il ct azzurro. “Ho già un’idea di massima su chi porterò – continua -, sperò però di avere dubbi fino all’ultimo, vorrebbe dire che qui ogni ragazzo è venuto con la testa giusta. In ogni modo, punto a un gruppo duttile, capace di interpretare più moduli. Perché no Toni e Gilardino? Vogliamo manovrare in attacco in maniera diversa rispetto alle caratteristiche di questi due ottimi giocatori. Di Gila, poi, sapete cosa penso umanamente, lo stimo tantissimo…”.

PEPITO E CASSANO – Oggi, là davanti sono in sette, probabilmente resteranno fuori in due. Come sta Giuseppe Rossi? “E’ qui per la sua determinazione, per come ha inseguito la convocazione. In questo senso, ha già vinto, è anche un esempio e un riferimento per tutti gli azzurri. Poi, ci vuole una risposta sul campo naturalmente. Rossi ha qualità straordinarie, è uno dei giocatori più importanti del panorama italiano. E in piena corsa, ma non voglio trasmettergli l’idea di sentirsi controllato e sotto esame ogni minuto. Zero ansia, è uno dei 30, ora vediamo se la sua condizione migliorerà adeguatamente”. Capitolo Cassano: “Come primo giorno di scuola ho visto tanta voglia, l’ho trovato sereno, si è rimesso in gioco a oltre 30 anni, e ha vinto. Si è forse reso conto che è l’ultima occasione importante della sua carriera”.

BATTUTE – “Non mi sembra che quelli siano rimasti a casa abbiano vinto finali di Champions League”. A un certo punto della prima conferenza stampa nel ritiro pre-Mondiale, Cesare Prandelli tira fuori quella che sembra una frecciatina. E un secondo dopo averla fatta è già pentito: “Forse è una battuta infelice. Come quella che ho fatto con Criscito (“Non ho escluso Cabrini o Maldini”, n.d.r.). E voglio scusarmi con lui”.

 

JUVENTINI SPREMUTI? – La Nazionale di Prandelli poggia spesso sul blocco Juve, si parla di giocatori spremuti, “ma io ho visto in tutti una buona base a livello di resistenza. Dobbiamo lavorare molto sulla forza, questo sì, ma non sono per nulla preoccupato, perché la forza è la cosa più semplice da recuperare”.

CONTRATTO E CODICE ETICO – “Per la mia firma non ci sono dubbi – continua Prandelli -, è solo una questione legale. Andrò avanti in azzurro”. Infine, sulle polemiche seguite al codice etico, “Confermo che quello di Chiellini non è stato un gesto violento. Comunque, ne parleremo coi ragazzi, e sono sicuro che faremo un Mondiale immacolato, l’ho pure sognato (sorride, ndr)”.

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Juventus: parte Vidal, arriva Guarin

VidalpartenzaArturo Vidal lascerà la Juventus in estate. Il club bianconero, pressato da Real Madrid e Barcellona, ha fissato la base d’asta a 50 milioni di euro, e aspetta offerte da parte di blancos e blaugrana. A riportarlo La Gazzetta dello Sport. Morata e Sanchez potrebbero essere le contropartite tecniche, da aggiungere all’affare per ottenere uno sconto sul prezzo del cartellino del cileno.GuarinJuve
L’addio del Guerriero avrà due conseguenze: Paul Pogba non si sposterà da Torino, e la Vecchia Signora si attiverà per l’acquisto del centrocampista dell’Inter Fredy Guarin, già sfiorato a gennaio.
I dirigenti bianconeri dovranno battere la concorrenza del Tottenham, che ha già effettuato un sondaggio a Milano per il giocatore colombiano: i nerazzurri lo valutano 18 milioni di euro.

Dopo Evra, sfuma Sanchez

Procede più a rilento del previsto la costruzione della nuova Juventus, quella promessa ad Antonio Conte per poter essere competitiva anche in Europa.
Nei giorni scorsi era sfumato l’obiettivo Patrice Evra: il terzino sinistro francese ha infatti rinnovato con il Manchester United, quando ormai Beppe Marotta era pronto a tesserarlo a parametro zero. Martedì si dissolve anche l’ipotesi di Alexis Sanchez in bianconero.SanchezBarca
Intervistato dal quotidiano cileno El Mercurio, infatti, il presidente del Barcellona, Josep Maria Bartomeu, ha escluso che El Niño Maravilla possa svestire la casacca blaugrana: “Alexis sta preparando il Mondiale e si vuole dedicare solo a questa competizione. Tutti sperano che faccia un’eccellente Coppa del Mondo e, nonostante tifi Spagna, ho una certa simpatia per il Cile. Sanchez comunque non è un calciatore sul mercato, ha un contratto con noi e questa è l’unica cosa che conta. Non sappiamo nulla della Juventus e non abbiamo ricevuto offerte da loro. Dovreste chiedere al suo agente Felicevich. Si leggono molte cose in questi giorni ed è meglio non commentare tutte queste voci. Alexis è nei nostri piani per la prossima stagione e abbiamo bisogno di lui perché è un calciatore di qualità”.
Gli uomini di mercato hanno certamente altre cartucce da sparare per accontentare le brame dell’allenatore salentino, ma il rischio è che Conte possa spazientirsi in fretta.

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