Alessio Cerci all’Atletico Madrid: 16,5 milioni al Torino

CerciSpagnaAlessio Cerci a un passo dall’Atletico Madrid, con buona pace del Milan, che sembrava aver trovato la chiave giusta per convincere Urbano Cairo a privarsi del suo pezzo da novanta: uno scambio con Giampaolo Pazzini.
I Colchoneros hanno superato la concorrenza del Diavolo (e non solo) grazie all’intervento di un fondo d’investimento inglese che aiuterà a coprire l’operazione, che rimpinguerà le casse granata di ben 16,5 milioni di euro.
Salta dunque lo scambio con Pazzini, che Filippo Inzaghi (grande estimatore di Cerci) aveva deciso di non mandare in campo contro la Lazio il centravanti ex Fiorentina, Sampdoria e Inter (da punta centrale e “falso nueve” ha agito Jeremy Menez).
Beffato dunque Adriano Galliani, che sperava di concludere l’operazione forte dei buoni rapporti con Cairo, ma anche l’Arsenal, l’Inter e la Juventus, che aveva tentato un inserimento nelle ultime ore.
Il caso è dunque chiuso: Alessio Cerci lascia il Torino, e da domani sarà un giocatore dell’Atletico Madrid, club campione di Spagna guidato da Diego Simeone. Il giocatore percepirà 2,5 milioni netti a stagione fino al 2018 e domani mattina sosterrà le visite mediche, prima della firma. Cerci, non a caso, non è stato convocato per il primo match di serie A tra Torino e Inter.

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Juve e Roma chiamano subito le milanesi e il Napoli

ChievoJuveJuventus batte Chievo, Roma sconfigge Fiorentina. Se si attendeva un segnale dalle due prime classificate del passato campionato, chiamate ad aprire la serie A 2014-2015, questo è puntualmente arrivato. E adesso Milan, Inter e Napoli non possono farsi cogliere impreparate: servono altrettanti successi, per non trovarsi a inseguire ancora prima dell’inizio del mese di settembre.
La Juventus, dopo un precampionato con più di qualche dubbio, ha regolato il Chievo a Verona con una facilità quasi irrisoria. Si è accontentata dell’1-0, ma ha mostrato una fase offensiva decisamente convincente, con anche sette giocatori che si riversavano in avanti, azioni avvolgenti, solo i legni a impedire un risultato ben più rotondo. Prova di maturità superata anche per la Roma, attesa alla più insidiosa sfida contro la Fiorentina: un’ora di gioco stellare (con i viola quasi annichiliti), poi gli uomini di Rudi Garcia hanno resistito al ritorno degli avversari mettendo il punto esclamativo nel finale.
Ora tocca alle altre. Alle 18 è il turno del Milan, alla prima apparizione ufficiale senza Mario Balotelli, che ormai rappresenta il passato e che è stato anche mortificato dalla mancata convocazione in quella Nazionale che solo pochi mesi fa era casa sua. A San Siro arriva la nuova Lazio di Stefano Pioli, che è intenzionato a bagnare la sua prima vittoria nell’impianto meneghino puntando sull’eterno Miroslav Klose (il panzer tedesco vuole chiudere alla grande quella che è stata la sua estate). E il Diavolo non potrà schierare il volto nuovo Fernando Torres: la sfida tra centravanti sarà completata dall’ex giallorosso Menez, più un ‘falso nueve’ che un’autentica punta centrale.

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Insidiosa anche la trasferta della ringalluzzita Inter di Mazzarri, Ausilio e Thohir: alle 20.45 sfiderà in trasferta il Torino europeo con Medel e M’Vila nel cuore della manovra e il celebratissimo Kovacic alle spalle di Icardi. Per dare un vero segnale di maturità serve vincere subito, anche e soprattutto sul campo di una formazione intenzionata a dare fastidio a tutti.
Infine il Napoli, che deve superare quanto prima lo psicodramma dell’eliminazione dalla Champions League mostrando il suo volto migliore sul campo dell’amico Genoa. Tante le polemiche in casa partenopea, su un mercato che non è mai realmente sbocciato, sui progetti di Rafa Benitez, su alcuni big (Higuain e Callejon su tutti) che già sembrano aver perso le loro certezze e che devono tornare a credere di giocare in una piazza dalle grandi ambizioni.
Il piatto è ricco, Juventus e Roma hanno già messo ulteriore pepe. La prima domenica pallonara dell’anno promette di dare già non poche risposte.AllegriChievo

Allegri: “Quanti gol sbagliati”

Massimiliano Allegri al triplice fischio di Chievo-Juventus non ha sorriso: “Più che arrabbiato ero un po’ preoccupato per le tante occasioni sbagliate. Abbiamo rischiato nell’unica occasione in cui la palla era rimasta li e solo Buffon ci ha salvato. A tratti abbiamo gestito bene la palla, a tratti ci andavamo a chiudere troppo, ora continueremo a lavorare e recupereremo anche i diversi infortunati”.
Sulla difesa a tre: “Abbiamo giocato bene per 20 giorni a quattro, la gara con il Milan nel Tim non è stata giocata male. Ho pensato di usare questo sistema per le caratteristiche del Chievo e per le tante assenze della settimana. C’è comunque da migliorare anche se siamo stati molto bravi”.
Il migliore in campo è stato Coman: “Ha fatto una gara da veterano, ha giocato una partita di personalità, è un ’96 lasciamolo crescere bene”.

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Conte mette pressione ad Allegri: “Juve più forte”

ConteAllegriAntonio Conte mette pressione al suo successore Massimiliano Allegri: “La Juventus è sicuramente migliorata rispetto all’anno scorso, parte davanti, certo. I cosiddetti titolari sono rimasti tutti. In più, appunto, sono arrivati giocatori bravi e duttili come Pereyra, Romulo e Morata, senza dimenticare la grande esperienza di Evra. Buffon? E’ ancora oggi il portiere più forte del nostro campionato. Lui e Handanovic sono un gradino sopra a tutti. Buffon ha l’entusiasmo di un ragazzino, è gente così che voglio con me in Nazionale”.
Dietro ai bianconeri, Roma, Napoli e Inter: “La Roma ha fatto molto bene sul mercato e viene da una stagione importante. Quindi, c’è il Napoli, che dovrà superare alla svelta la delusione per l’eliminazione in Champions League. Peccato davvero per gli azzurri, mi è spiaciuto molto. Occhio all’Inter… Hanno puntellato ogni reparto con giocatori tosti, di nome, potenzialmente decisivi. L’Inter potrebbe dare realmente fastidio a tutti nella corsa al titolo”.

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Basta El Kaddouri, Torino avanti

El KaddouriUn rigore di El Kaddouri basta al Torino per piegare 1-0 i croati dell’RNK Spalato e qualificarsi per la fase a gironi di Europa League.
Dopo lo 0-0 dell’andata, Ventura si affida a Quagliarella (ancora fuori un Cerci sul piede di partenza) ma il migliore è proprio El Kaddouri che prima spreca una buona chance e poi trasforma il rigore concesso per un tocco di mano di Ibriks.

https://www.youtube.com/watch?v=x2e5ZJ99s80

 

Gli ospiti rischiano di subire il raddoppio ma prima dell’intervallo hanno anche una grande occasione con Glavina: palla di poco a lato.
Nella ripresa, Quagliarella si vede negare il raddoppio dal portiere croato prima che i ritmi si abbassino. Ventura getta nella mischia Nocerino e Martinez, controllando meglio il tentativo di assalto degli ospiti che non riescono a creare i presupposti per il pareggio che varrebbe la qualificazione e al triplice fischio vengono eliminati.

Cairo: “Cerci, il Milan è fuori”CairoCerci

Urbano Cairo dopo la partita contro l’RNK Spalato fa il punto sulla situazione di Alessio Cerci, in partenza dal Torino.
“La cessione di Cerci è ancora possibile e lui ha chiesto di andare via. Mancano ancora quattro giorni, vediamo. Il mio desiderio è quello di tenerlo, vediamo se riusciamo a trovare una soluzione che vada bene per tutti. Ho anche dato la disponibilità a cederlo nel caso di un’offerta adeguata”, ha detto.
Il Milan si è tirato fuori: “Con il Milan tutto chiuso, ci sono stati solo dei pour parler. Arsenal? Ci sono varie ipotesi

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Impresa facile Bilbao contro il Napoli: orgoglio batte professionismo 3 a 1

curva-atletico-bilbaoUna comunità in maglietta e calzoncini schianta i professionisti del Mondiale. L’Athletic di Bilbao spedisce all’Inferno il Napoli dei suicidi. Agli azzurri di Rafa Benitez mancò sia la fortuna che il valore, il calcio spagnolo surclassa ancora una volta quello italiano e pure Antonio Conte adesso qualche piccolo interrogativo deve porselo. In Champions League le italiane saranno solo due, Roma e Juventus. Come Portogallo (Sporting Lisbona e Porto) e Francia (Psg e Monaco). Tutto va male, madama la marchesa.

VINCE CHI GIOCA. Ha vinto chi ha giocato a pallone, cioè l’Athletic Bilbao. Il Napoli, invece, s’è limitato al compitino per poi schiantarsi dopo l’1-0 di Hamsik e l’uscita dal campo di Ghoulam. Forse qualcuno credeva che lì a Bilbao avrebbero trovato dei simpatici montanari pronti a cedere il passo alla sfilza di reduci del Mondiale in Brasile capitanati dal vicecampione Higuain. Invece niente, i biancorossi hanno fatto la partita, davanti alla loro gente nel rinnovato stadio San Mames. Di sicuro non è una squadra irresistibile, l’Athletic, però aveva una marcia in più. Dove non arriva il talento arriva il cuore, scrivetevelo dove volete. Anche nel calcio funziona così.

https://www.youtube.com/watch?v=-ARfV-HVyGw

 

ORGOGLIO E ‘PROFESSIONISMO’. Al San Mames ha vinto una comunità contro una pattuglia di “professionisti”. Nel calcio moderno, e il Napoli ne è stata la metafora più azzeccata, si gioca per onorare un contratto. Mercenari, in senso “tecnico”, capeggiati da un capitano di ventura, nel caso degli azzurri dallo spagnolo Benitez. Ma gli eserciti mercenari, nella storia, si sono sempre schiantati quando si trovano contro una comunità in armi. A Bilbao è andata proprio così. Con la casacca biancorossa giocano solo autoctoni, solo baschi. Non si gioca (solo) per i soldi, si gioca con la responsabilità (sentita per davvero) di rappresentare l’entità etnica, sociale e sportiva basca. Sangue contro l’oro, orgoglio contro professionismo. Serse contro Leonida, solo che stavolta, le Termopili basche non sono crollate.

POCA ROBA. A Napoli è buio pesto. Non è normale prendere tre gol come quelli incassati da Rafael. La difesa azzurra era ancora in ferie. Il centrocampo, pure. Higuain s’è sbattuto inutilmente. Insigne entra e riesce nell’impresa di non concludere completamente nulla. Maggio ectoplasmatico. Squadra spezzata in due, collegamenti zero, figuraccia garantita. Se questa è una delle squadre in predicato di vincere lo scudetto, il valore della Serie A si rivela davvero scarso. Conte, tieni bene a mente tutto. La Nazionale è figlia del campionato e l’ultimo torneo ci ha regalato la figuraccia brasileira.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Toro, Quagliarella contro l’RNK Spalato

giampiventuraOggi o mai più. In un Olimpico che si presenterà tutto esaurito (già venduti oltre 20.000 biglietti), il Torino cerca il pass per i gironi di Europa League. Per farlo, dovrà superare l’ostico RNK Spalato. Dopo lo 0-0 dell’andata, Giampiero Ventura punta su Quagliarella e sulla sua voglia di Europa.
Senza Cerci, non convocato per le “distrazioni” del mercato, il tecnico dei granata si affiderà al 3-5-2. Padelli in porta, difesa con Maksimovic, Glik, Moretti. A centrocampo spazio a Darmian, Vives, Nocerino, El Kaddouri e Molinaro. In avanti Barreto e, come detto, Quagliarella. In casa RNK Spalato, Bilic sarà l’unica punta di ruolo.

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(mbocchio)

Tracollo United ma il Milton Keynes non è una favola operaia

McUnited e MiltonSolo a leggere il risultato, sembra di veder scorrere i titoli di coda di un film: Milton Keynes Dons batte Manchester United 4-0.
Succede nel secondo turno della Coppa di Lega inglese, sul campo di una squadra iscritta alla League One, l’equivalente della nostra ex serie C. Le doppiette di Grigg e Afobe firmano l’impresa. Una di quelle su cui il cinema di Hollywood ha ricavato tutto il filone sportivo del genere Davide contro Golia, da “Fuga per la vittoria” a “Ogni maledetta domenica”.Milton
Tuttavia l’MK Dons è qualcosa di più e di meno della solita squadra dei miracoli. È uno spaccato di ciò che è diventato il calcio da un ventennio a questa parte, a cominciare dalla sede, una new town di 200mila anime piantata nel cuore dell’Inghilterra meridionale.
Il progetto urbanistico ha portato alla creazione di uno dei sobborghi più giovani e abbienti del Regno Unito. Un angolo di paradiso yuppie, cui negli anni Ottanta gli Style Council dedicarono una ballata che era una dissacrazione dei valori thatcheriani allora in auge: “Come to Milton Keynes”.
La breve storia del calcio locale si intreccia alle vicende del Wimbledon FC, gloriosa compagine minore sulle cui spoglie è nato, appunto, l’MK Dons. I fatti sono questi: fondato nel 1889 nell’omonimo quartiere londinese, dopo quasi un secolo di anonimato dilettantistico il Wimbledon riesce a battere il Liverpool nella finale di FA Cup del 14 maggio 1988. I Dons degli anni Ottanta sono una piccola leggenda del firmamento calcistico d’Albione: un’accolita di facce da galera abituate ad un football sporco e violento, tanto da meritarsi il soprannome di “The Crazy Gang”.
Purtroppo i guai incominciano di lì a poco con l’entrata in vigore del Taylor Report, la normativa sugli stadi che impone ai club professionistici di convertire le gradinate in posti a sedere. Nel 1991 i Dons abbandonano il Plough Lane, in uso dal 1912, trasferendosi sul campo del Crystal Palace. L’anno dopo arriva la consacrazione in Premier League, dove l’ex Gang rimarrà per otto stagioni, ma è l’inizio della fine.
Nel 2001 la proprietà norvegese annuncia il trasferimento della società, a corto di soldi e risultati, in quel di Milton Keynes, 90 chilometri più a nord: nel giro di tre anni il nuovo presidente, Pete Winkelman, cambia stadio, colori sociali e denominazione a quelli che adesso sono a tutti gli effetti “i Dons di Milton Keynes”.
Storie da franchigie NBA, brutte ma riviste altrove: nella stessa Inghilterra con la scissione dell’FC United dal Manchester United di Glazer, in Austria con la Red Bull Salisburgo (metamorfosi della defunta Austria Salzburg), in Italia col passaggio dalla Lodigiani alla Cisco Roma o con lo sfratto della Reggiana ad opera del Sassuolo.

https://www.youtube.com/watch?v=F0-Kuzo1jSg
E i vecchi tifosi del Wimbledon FC? Non si sono mai arresi. Hanno creato un trust, organizzato provini per scegliersi i calciatori e ristrutturato uno stadio. Poi hanno recuperato i vecchi trofei (compresa la coppa d’Inghilterra del 1988) e sono tornati tra i professionisti col nome di AFC Wimbledon. Adesso militano in League Two, una categoria più in basso dei “cugini” che hanno incrociato in due occasioni.
L’ultimo derby si è giocato due settimane fa, proprio per decidere chi avrebbe sfidato lo United: ha vinto l’MK Dons, com’era già successo l’altra volta, ma i Dons originali si sono presi la loro rivincita organizzando una cena collettiva nel vicino Ikea appena prima del match. Pur di non lasciare un centesimo nello stadio di Winkelman.
Se nella débacle del Manchester di van Gaal c’è una morale, si può concludere che anche i ricchi piangono, ma non è detto che i poveri siano sempre più belli.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Falcao, il Real beffa Juve e Milan

FalcaoRealFalcao è destinato a rimanere un sogno per Juventus e Milan.
Nell’ultima settimana Marotta e Galliani hanno sondato il terreno con l’attaccante colombiano, pronto a lasciare il Monaco dopo una sola stagione, ma secondo quanto riferito dal sito francese “Le 10 Sport” il Real Madrid ha intenzione di investire i 70 milioni di euro che incasserà dalla cessione di Di Maria al Manchester United.
L’idea di avere “Il Tigre” in prestito è stata spazzata via da un’offerta dei blancos da 60 milioni di euro che Juventus e Milan non possono permettersi di pareggiare.
Sarà quindi accontentato Ancelotti che non voleva iniziare una stagione ricca di impegni con Benzema come unica vera punta.

Pogba vuole vincere la Champions LeaguePaulPogba

Il francese, dopo essere stato al centro delle voci di mercato, è rimasto a Torino e i bianconeri puntano forte su di lui per vivere un’altra stagione ad alto livello.
Una stagione che non vede più Antonio Conte sulla panchina bianconera, sostituito da Max Allegri, che ha fatto subito una buona impressione al campioncino Pogba.
“Per adesso stiamo tutti bene con lui, lo conosciamo un po’ di più. Si, è un po’ diverso, è normale che è diverso da un altro allenatore – dichiara in un’intervista concessa a Sky Sport 24 – Ho fatto due anni con Conte, è la prima volta che cambio allenatore e mi abituo con Allegri. Stiamo tutti bene, mi sento bene anche sul campo con lui, non c’è tanta differenza tra tutti e due”.
Benchè giovanissimo, Pogba è chiamato a diventare leader della squadra al pari dei senatori Buffon e Pirlo.
“Mi sento più vecchio! – ammette scherzando -No, ho 21 anni, sono cresciuto, sono più maturo. Certo, sono cresciuto con giocatori di esperienza come Buffon e Pirlo, che hanno fatto tante partite. Giocare e allenarsi con loro, è certo che devo crescere”.
Centrare il quarto scudetto consecutivo sarebbe un’impresa ma critica e pubblico si attendono un salto di qualità della Vecchia Signora a livello europeo.
“Per me la Champions League è un sogno, un obiettivo. Penso che tutti i giocatori vogliono vincere la Champions. Per me è un obiettivo e voglio veramente vincerla”, conclude Pogba.

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Championship. La lunga notte di Leeds: Cellino esonera (e richiama) il tecnico Hockaday

cellinoMassimo Cellino si è già fatto riconoscere anche nello Yorkshire. Uno dei più prolifici serial killer delle panchine in Italia era sul punto di giustiziare anche Dave Hockaday, allenatore del “suo” Leeds. Aveva già deciso di silurarlo dopo aver incassato la seconda sconfitta di fila, in due giornate, alla guida dei Whites. Poi ha fatto marcia indietro, concedendogli ancora un po’ di tempo per dimostrare il suo valore in attesa di completare la rosa che, nei piani dell’ex patron cagliaritano, dovrebbe riportare lo United in Premier League.

LA DISFATTA. E’ stata la notte più lunga della storia celliniana dei Whites. E non siamo che all’inizio del campionato. Dopo quattro gare, il Leeds ha già perso contatto con i piani altissimi della classifica. All’esordio ne ha buscate due dai Lions londinesi del Millwall, parziale rivincita contro il Middlesborough (1-0) e poi altre due sconfitte: due a zero a domicilio da parte del Brighton e, nell’ultimo weekend, quattro a uno in casa del Watford dei Pozzo, con doppietta di Forestieri e gol su rigore del bad boy Deeney. C’è poco da stare allegri, nello Yorkshire.

SANGUE E STADIO. “Avevo deciso di esonerarlo a Watford – ha spiegato il sanguinario Cellino allo Yorkshire Evening Post –, mi sono detto “è finito”, la prestazione della squadra mi aveva mortificato e mandar via l’allenatore era l’unica cosa che avrei voluto fare”. Poi qualcosa, nella mente del “killer” dei tecnici, è cambiato. Ed ha deciso di concedergli la grazia dopo una lunga notte di veleni, addii e clamorosi ritorni. “Potrebbe anche non rivelarsi un buon allenatore, Hockaday – ha detto ancora Massimo Cellino – ma licenziarlo adesso non sarebbe giusto. Aspettiamo che la rosa sia compiuta e vedremo, allora, cosa sarà capace di fare”.

NESSUNO LO VUOLE? Per Hockaday non sarà certo la migliore delle condizioni per poter lavorare serenamente. Anche la società gli volta le spalle, i tifosi non l’hanno mai amato perchè non lo hanno mai ritenuto all’altezza di poter sostituire Brian McDermott, la prima “vittima” di Cellino da quando è al timone del Leeds.

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

United-Vidal, è fatta

VidalManDall’Inghilterra non hanno dubbi: Vidal è ormai un giocatore del Manchester United. L’accordo per il passaggio del centrocampista cileno alla corte di Van Gaal sarebbe stato trovato sulla base di circa 43 milioni di euro cash. Una cifra ragguardevole, in linea con quanto pretendeva la Vecchia Signora per lasciar partire Vidal (un’offerta, in generale, a cui diventa difficile dire di no, a qualsiasi livello).
Nonostante le tante parole spese da Marotta sull’incedibilità del fuoriclasse cileno, i Red Devils, forti di una disponibilità economica notevole, avrebbero, alla fine, convinto la Juventus. L’accordo con il giocatore, invece, sarebbe stato trovato da tempo.
Per il ManU si tratterebbe del secondo grande colpo, dopo l’arrivo di Di Maria dal Real Madrid. Il club inglese punta a tornare grande e Vidal, di fatto, è sempre stato un obiettivo dichiarato dello United che, a questo punto, avrebbe deciso di pigiare sull’acceleratore per arrivare alla classica fumata bianca.

(mbocchio)