Addio a Sibilia, che quel giorno portò Juary da Cutolo

juary-cutolo-sibilia-neccoNon è certamente passata inosservata la morte di Antonio Sibilia, storico presidente dell’Avellino. Ricoprì la massima carica dal 23 ottobre 1970 per cinque anni. In questa prima fase ottenne un’ avvincente promozione in serie B dopo un duello a distanza con il Lecce e con Tony Giammarinaro in panchina.
Tornò nel 1981, contribuendo q quello che ancora oggi è conosciuto come il Grande Avellino, con Vinicio alla guida tecnica e i vari Juary, Tacconi, Vignola, Piga, Di Somma in campo, lasciando il posto di comando nel giugno 1983 a causa di vicende giudiziarie che lo tennero per lungo tempo lontano da Avellino e alla conclusione delle quali volle tornare al suo posto. Nuovamente presidente negli anni Novanta trovò un calcio profondamente cambiato, gestito da procuratori sportivi e diritti tv, ma riuscì comunque ad adeguarsi ai tempi riportando in B nella stagione 1994-‘95 un Avellino che era intanto scivolato in serie C con una disastrosa situazione finanziaria. La sua uscita di scena dal calcio, per sempre, nel luglio del 2000.
Sibilia, che contribuì a scrivere la storia del calcio italiano dei mitici anni Ottanta, portando la provincia ad essere terribile nei confronti dei ben più quotati club delle grandi città, divenne famoso non solo per aver formato il trio dei presidenti “ruspanti” insieme a Costantino Rozzi (Ascoli) e Romeo Anconetani (Pisa), ma soprattutto per aver portato in Italia Juary, che celebrava ogni gol realizzato danzando come un indemoniato attorno alla bandierina. L’ attaccante cresciuto nel Santos, imparando l’arte dell’attaccante niente poco di meno che da Pelè, divenne una piccola star del nostro campionato.
Ma fu anche protagonista di un episodio che allora fece clamore, insieme proprio a Sibilia, sempre in difficoltà quando si trattava di usare la lingua italiana, con frasi ed espressioni alquanto “colorite”.
Il 31 ottobre del 1980, Sibilia andò a prendere Juary, gli fece saltare l’allenamento previsto, e lo portò a Napoli. Insieme andarono in tribunale dove si stava celebrando l’udienza di un processo che vedeva tra gli imputati Raffaele Cutolo, il don Raffae’ della Nuova camorra.
Sotto lo sguardo incredulo di giornalisti, forze dell’ordine e magistrati, Sibilia si avvicinò alla gabbia in cui era detenuto “o professore”e lo salutò con tre baci sulle guance, per poi scambiare con lui un paio di chiacchiere cordiali. Poi diede spazio a Juary, il suo pupillo, che si avvicinò alle sbarre consegnò al boss un pacchetto, ovvero una medaglia d’oro da 70 grammi; su una faccia era raffigurata la testa di un lupo, simbolo della società irpina, e sull’altro c’era una dedica: “A don Raffaele Cutolo, con stima”.
“Niente di strano, tranquilli. Cutolo è un supertifoso dell’Avellino; il dono della medaglia non è una mia iniziativa, è una decisione adottata dal consiglio di amministrazione”, spiegò Sibilia.


Dell’episodio se ne interessò subito la magistratura, con il sostituto procuratore Diego Marmo, ma prima di lui a cercare di vedere chiaro tra i legami tra la proprietà dell’U.S. Avellino e la Nuova Camorra Organizzata era stato Luigi Necco, giornalista della Rai e inviato proprio nel capoluogo irpino per la trasmissione 90° Minuto di Paolo Valenti.
Prima ancora dell’omaggio ufficiale a Cutolo, il cronista iniziò a interessarsi degli strani legami tra la società avellinese e la potente organizzazione camorristica. Ne parlò anche in un’inchiesta in sei puntate per la Rai, in cui ricostruisce la storia dell’amicizia tra il commendatore irpino e il boss di Ottaviano, riportando le voci legate al calcio scommesse e alle truffe legate agli appalti.
Poco più di un anno dopo, il 29 novembre 1981, Necco venne gambizzato con tre colpi di pistola a Mercogliano, alla periferia di Avellino, all’uscita del ristorante in cui si recava prima di ogni partita. “Tu vuliv’ fa o criticone?”.

 

(mbocchio)

Buffon, 500 partite e ossessione Champions League

Buffon

Contro il Genoa, Buffon ha raggiunto quota 500 gare ufficiali con la casacca della Juventus. Un traguardo storico per un vero e proprio simbolo della Vecchia Signora. Il numero uno bianconero, attualmente quarto nella classifica All Time dei giocatori con più presenze con la Juve, punta al terzo posto, attualmente nelle mani di Furino (528 presenze).
Nel mirino Del Piero, primo assoluto nella speciale classifica con ben 705 gettoni (la secondo piazza appartiene a Scirea con 552).
Gianluigi Buffon, dopo aver raggiunto questo traguardo con la Juventus, ha risposto alle domande dei tifosi attraverso twitter.
Il capitano bianconero spiega cosa, secondo lui, manca alla squadra di Massimiliano Allegri per fare bene anche in Europa e rivela cosa sarebbe disposto a fare pur di vincere la Champions League: “Darei 200 delle mie 500 partite con la Juventus”.
Queste alcune delle domande rivolte al portiere carrarese, con le sue risposte.

500 gare con la Juventus, quando hai cominciato ci pensavi?
“No, anche se sono un ottimista, per natura”.

Dopo 500 gare, come ti senti?
“Soddisfatto, ma con moderazione. C’è ancora qualche chilometro da percorrere”.

Il giocatore che avresti voluto come compagno di squadra?
“Dico Zinedine Zidane, un campione assoluto”.

Dove può arrivare la Juve, quest’anno?
“Possiamo rivincere lo scudetto, e arrivare almeno ai quarti di Champions League“.

Come ti senti dopo lo 0-1 di Marassi?
“Ogni sconfitta è dolorosa. Non importa che sia arrivata alla mia 500ma gara”.

Perché la Juve in campionato è diversa da quella in Europa?
“In Europa ci manca la sicurezza che abbiamo in campionato. Dobbiamo trovarla anche lì”.

Che cosa daresti pur di vincere una Champions League?
“Darei 200 delle mie 500 gare con la Juventus”.

Dopo tanti anni alla Juve, qual è stato il trionfo più bello?
“Direi lo scudetto del 2002, arrivato in quel modo così inatteso, all’ultima giornata”.

 

(mbocchio)

Se Diego usa la mano de Dios solo per picchiare la fidanzata

Mano de DiosNon ci sono più le manos de Dios di una volta. Passano i tempi e le leggende, Diego Armando Maradona, che domani compirà anni cinquantaquattro, le usa per picchiare non più il pallone verso la porta avversaria, quella inglese famosa. No, picchia femmine e maschi, a prescindere. L’oggetto della clamorosa «pegata» , come usano dire gli argentini, è Rocio Oliva, femmina bionda che ha soltanto la metà dell’età dell’eroe dei due mondi e vive al suo fianco in cambio di un assegno di venticinquemila dollari mensili, vitto e alloggio a parte, almeno stando alle informazioni fornite da una parente, la zia, della signorina. L’Oliva ha un passato non proprio da madre Teresa, si offriva in affitto a gente facoltosa e danarosa, uomini da grandi numeri, ha scelto, infine, un numero 10 assoluto. Immagini di un video telefonino illustrano il Maradona, con alcool a livelli da «gallone d’oro» e affabulazione improbabile, alzarsi da un divano, sul quale giaceva guardando in tivvù una partita di football e aggredire la ragazza, colpevole di giocare sempre con il cellulare. Maradona colpisce, una, due, tre volte, Rocio gli urla di smettere di picchiarla, il telefono finisce a terra e qui finiscono anche le immagini relative.Diego-Armando-Maradona
Ora Maradona smentisce l’accaduto, lui giura di non avere mai alzato un dito, figuratevi la sua mano de Dios , contro una donna anche se la stessa Rocio lo aveva denunciato per lesioni varie subìte a Dubai dove i due vivevano come piccioncini, sempre con assegno mensile appresso. La Rocio, a sua volta, fu controdenunciata dall’argentino che la sospettava, anzi era sicuro del fatto, di avere trafugato, dalla dimora, gioielli, denaro e articoli vari, fuggendo con la refurtiva, così stava scritto nella querela presentata dall’avvocato Matias Morel. Probabilmente il bottino è stato recuperato e così Diego e la Rocio, scordandosi il passato e chi ha avuto ha avuto, sono tornati a convivere, nella casa di Nordelta che è una via di mezzo tra Porto Cervo e Milano 2, verde e mare, case multifornite, ricchezza chiara, non proprio i dati caratteristici del barrio e del pueblo unito ai quali Diego Armando si riferisce, tra un Fidel Castro e un Chavez, compagni di battaglie.maradona-anotando-el-mejor-del-siglo-xx-contra-los-ingleses-en-mexico-861
L’episodio è abbastanza miserabile, la televisione argentina ci ha messo dentro i denti, pubblicando il video e invitando i telespettatori a chiamare il numero in sovrimpressione 0800-222-3425 il centralino che si occupa delle vittime della violenza domestica. Più volte, in questi ultimi tempi, si è visto Diego Armando Maradona ubriaco, balbettante, anche violento, aveva preso a schiaffi un giornalista che gli aveva chiesto che gente frequentasse nella vita notturna.

http://www.youtube.com/watch?v=vSJ7bMTdgaw

 

Diego aveva bloccato l’auto, era sceso e così aveva presentato le credenziali: «Dovete smetterla di rompere i coglioni per chi frequento. Non sono più Dieguito, sono felice e sto bene. Ho cinquantatre anni e mi chiamo Diego Armando Maradona. Né tu, né il tuo capo mi potete dire cosa fare o meno», questo il riassunto del farfugliamento del campione con successiva sberla. So’ ragazzi, si dirà e Maradona, probabilmente, verrà convocato in caserma, dovrà spiegare l’accaduto, chiarire, smentire e la sua compagna dovrà sbrigare analoga pratica. Non risulta che l’appannaggio mensile possa essere confermato ma qualcuno a Buenos Aires è pronto a scommettere che la senorita si farà pagare non soltanto i venticinquemila dollari ma tutto il cucuzzaro, filmato alla mano. La mano de Dios . Alla prossima, por favor.

(rassegna stampa, Il Giornale)

E adesso il morso di “Viperetta” agita il mondo del calcio

ferrero-670x274Il morso della vipera può essere letale. Quello del “Viperetta” per fortuna fa più rumore che male. Massimo Ferrero da Roma, noto appunto come “Viperetta”, patron della Sampdoria da questa estate, è già un personaggio. Avesse acquistato, oltre a quelle che già ha, tutte le sale cinematografiche d’Italia non avrebbe avuto mai e poi mai il risultato di notorietà ottenuto rilevando la squadra di calcio dalla famiglia Garrone.

Uomo di spettacolo

Famiglia che certo doveva essersi parecchio dissanguata e che quindi non vedeva l’ora di trovare qualcuno disposto a prendersi la società di calcio blucerchiata se, come pare e come tutti confermano (ultimo Riky Tognazzi), si sarebbe risolta a darla via gratis. Si, proprio gratis, zero euro. Comunque sia, “Viperetta” Ferrero deve essere stato parecchio insistente e pure parecchio convincente. Così come è pur vero che da quel momento, da quella sua prima apparizione mentre cercava di indossare a favore di telecamera la maglia della Samp, non è passata settimana (calcistica) in cui non si sia fatto notare. Allo stadio di Marassi, urlando, imprecando, sorridendo e sventolando un fazzoletto blucerchiato oppure correndo verso la curva con le dita di entrambe le mani tese nella “V” di vittoria che neanche Churchill alla fine della seconda guerra mondiale. E poi anche in tv dove, sornione e dispettoso, è subito diventato un personaggio; sempre un pò sopra le righe e sempre fiero di quella sua romanità un pò caciarona. Un uomo di spettacolo che fa spettacolo. Sfrontato, arruffone, con uno slang incespicante, ma simpatico assai.

Fino a quando non ha sbracato

Fino a l’altro giorno. Fino a quando non ha sbracato dando del “filippino” al Thohir presidente indonesiano dell‘Inter. Apriti cielo. La sentenza dei sacerdoti del politicamente corretto è stata immediata: Razzismo! Indice puntato e via col solito canovaccio. «La mia era solo una battuta» ha provato a spiegare, basito, il povero “Viperetta”. Niente da fare. Sarà costretto a scusarsi. Anche davanti alle telecamere. E, forse, oltre alla pubblica reprimenda, una consistente ammenda pecuniaria se la beccherà pure da parte della Federcalcio: che poi, per uno che ha rilevato gratis una squadra di serie A, è anche peggio.

 

(rassegna stampa, Il Secolo d’Italia)

Addio a Klas Ingesson guerriero svedese del Bari, Bologna e Lecce

Klas-Ingesson-e-Antonio-ConteKlas Ingesson se n’è andato. A soli 46 anni, dopo una lunga e faticosa malattia, l’ex centrocampista del Bologna, Bari e Lecce, ha dovuto arrendersi per sempre. A darne notizia, con un tweet, è stato l’Elfsborg, club svedese che fino a pochi giorni fa aveva affidato proprio a Ingesson, seppur costretto su una sedia a rotelle, il ruolo di allenatore. L’ex giocatore, colpito da mieloma 5 anni fa, non ha mai smesso di lottare, fino a tornare in campo a lavorare: mentalmente era lucido e brillante come sempre, ma fisicamente troppo provato.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Allegri beffato, la vendetta di Antonini

Gol GenoaLuca Antonini beffa al 94′ la Juventus di Massimiliano Allegri. Il pensiero va subito al suo tumultuoso addio dal Milan, ma il difensore del Grifone preferisce non fare polemiche: “Sono felice solo di aver fatto gol davanti al mio pubblico, non voglio parlare di una storia passata, ora mi voglio godere il momento con questa maglia”.
Il gol della vittoria: “Non lo so, ho corso e volevo far gol. Era da tanto che ero fuori ed avevo bisogno di fare gol, ho passato un periodo difficile ed è bello fare gol qui a Marassi. Fare al gol alla Juventus è già capitato al Milan, è un’avversaria che mi tira gol. Questa vittoria ci dà uno slancio ulteriore dopo la vittoria di domenica, era importante vincere, ce l’abbiamo fatto ed affronteremo l’Udinese con maggiore tranquillità”.
E’ un Massimiliano Allegri insolitamente severo quello che ha parlato dopo la beffarda sconfitta di Genova.GenoaJuve
Che analisi fa di questa partita?: “Abbiamo giocato su un campo impresentabile. Non si può giocare una partita di calcio su un campo del genere. Ai ragazzi devo rimproverare solo gli ultimi 30 secondi perché i campionati si vincono anche attraverso i pareggi, soprattutto quando le partite non si riescono a vincere e fai di tutto per vincerle come abbiamo fatto. Il Genoa ha lottato, ha corso e i ragazzi si sono messi sullo stesso piano. Questo credo che sia merito loro. D’altra parte a 30 secondi dalla fine non si può subire un gol perché nel campionato italiano per vincere non c’è bisogno di fare 128 punti, ma c’è bisogno solo di fare un punto in più della seconda. Credo che questo risultato ci serva da lezione per capire che le partite fai di tutto per vincerle, poi a 30 secondi dalla fine non devi perderle. Non si può venir via da un campo del genere con una sconfitta, questo deve essere un episodio che ci deve far crescere sul piano della maturità. In quel momento pensavamo ad altro”.

http://www.youtube.com/watch?v=CXCy-d0lFiA
È preoccupato dal trend delle partite in trasferta?: “Se guardo i numeri sono preoccupato, ma non lo sono perché a Sassuolo ci sta che la squadra doveva fare meglio. Ma la squadra ha fatto il possibile per vincere la partita. Vincere a Genova non è semplice, su un terreno che non ci ha agevolato. Avevamo un bel vantaggio, bisognava gestirlo meglio. Questo non vuol dire che abbiamo perso il campionato, mancano ancora tante partite. Ma sarebbe stato un punto importante, e invece volevamo stravincere”.

 

(mbocchio)

Matri duro: “Alla Juve non contavo. Voglio segnare”

MatriGenoaGenova, sponda Grifone, Matri pare essersi ritrovato. Il periodo buio, soprattutto quello a tinte bianconere, sembra essere ormai dimenticato. Normale che, nella sfida di questa sera contro la Vecchia Signora, il bomber abbia voglia di lasciare il segno: “Qualche tifoso non è soddisfatto e questo pesa perché la forza del Genoa è il pubblico. Contro la Juve sarebbe fondamentale. Ho tanta voglia di segnare davanti ai nostri tifosi”.
Matri sa che non sarà semplice mettere in crisi le certezze della Juventus: “Possiamo cambiare le cose, un risultato positivo può mutare il nostro campionato. Vincere scatenerebbe qualcosa di unico, servirà la partita perfetta. Allegri? E’ diverso caratterialmente da Conte e Gasperini. Conte ha dimostrato di essere il migliore, ma lo hanno rimpiazzato con l’altro migliore a disposizione”.
Ovviamente non manca una stilettata nei confronti del club bianconero: “Dovreste considerare un po’ di più i numeri, per un attaccante contano quelli. Alla Juventus i nomi di Matri o Quagliarella non accontentavano. L’anno del primo scudetto fu la vittoria del gruppo: fui capocannoniere con 10 gol. Il gol scudetto contro il Milan di Allegri? Tutti ricordano quella partita per il gol annullato a Muntari”.
Classe 1984, Matri ha giocato due stagioni e mezzo in maglia bianconera, segnando 27 reti in campionato, in 69 presenze. Ad oggi, in sette gare, ha già messo a segno quattro gol con la casacca del Genoa.Buffon 500

Buffon, 500 volte bianconero

Contro il Genoa, Buffon raggiungerà quota 500 gare ufficiali con la casacca della Juventus. Un traguardo storico per un vero e proprio simbolo della Vecchia Signora. Il numero uno bianconero, attualmente quarto nella classifica All Time dei giocatori con più presenze con la Juve, punta al terzo posto, attualmente nelle mani di Furino (528 presenze).
Nel mirino Del Piero, primo assoluto nella speciale classifica con ben 705 gettoni (la secondo piazza appartiene a Scirea con 552).

 

(mbocchio)

Cuore di Ringhio (Gattuso): perché continuerà a lottare nel labirinto di Creta

GattusoCuore e palle. Poche storie, il segreto è tutto lì. Per non mollare, per essere amati, per mostrare di essere leader, serve più grinta che colpi di tacco, più carattere che palleggi. Cuore e palle, per non stancarsi di mostrare a se stessi e al mondo che accettare le sfide, soprattutto se ardue, è questione di carattere. Le peripezie di Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Ofi Creta, squadra di mezza classifica del campionato greco con mille problemi societari e una rosa che non è proprio quella del Real, sono a dimostrarlo.
Dopo una vita da mediano nel Milan e la travagliata avventura con il minotauro Zamparini mezzo presidente e mezzo mangia-allenatori, Ringhio pensava di trovare un po’ di pace tra le rovine micenee. Era partito così così, cercando di non perdersi in un labirinto di Cnosso fatto di guai societari e difficoltà a gestire una squadra smembrata in estate per problemi di cassa. In sette partite quattro sconfitte e tre vittorie, tra cui la storica rivincita sugli eredi di Teseo, quegli ateniesi del Panathinaikos con i quali Creta non vinceva da 27 anni. Zero pareggi, a testimoniare che con Gattuso si vive di alti e bassi, e le mezze misure sembrano roba da mezze calzette. In mezzo una conferenza stampa show – un po’ Malesani un po’ Trapattoni – in cui il calabrese lascia il posto a un miscuglio di inglese, greco e italiano con cui scuotere l’ambiente, pretendendo che i calciatori giochino “con le palle e con il cuore”. Tanto per essere chiari.
Poi, dopo la sconfitta interna di domenica scorsa con l’Astereas, arriva la decisione di dimettersi: ”Ho messo la mia passione e tutte le mie forze, lo faccio per il bene della squadra, non posso portarne tutto il peso sulle mie spalle”, spiega il centrocampista campione del Mondo. Lascia L’Ofi Creta ma l’isola di Micene non vuole saperne di abbandonare il suo nuovo beniamino. Trecento tifosi – e Leonida non c’entra – fanno una veglia notturna sotto casa di Gattuso, poi il giorno dopo al Bak, il centro d’allenamento della squadra, si presenta un centinaio di tifosi per mostrare al mastino l’affetto che conquistano i combattenti.


Gli chiedono di restare e lui cosa fa? Cuore e palle, non si molla manco per idea. Torna sui suoi passi e annuncia il dietrofront: “Ho deciso di ritirare le dimissioni da allenatore dell’Ofi. Il lavoro mio e del mio staff prosegue con immutato impegno e con l’appoggio fattivo della società, per regalare a una città e a una tifoseria tanto passionali le soddisfazioni che meritano”.Restano i problemi societari, che Gattuso non può ignorare. Ma il gesto dell’ex calciatore rossonero è un piccolo filo di Arianna per orientarsi nel dedalo di un calcio finto e patinato, dove contano i soldi e non l’impegno. E in cui, però, (r)esistono uomini ancora capaci di accendere fantasie e cuori dei tifosi. Gente con gli attributi. Anzi, con le palle.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

“Moratti Addams, Thohir Cicciobello a mandorla”. Caduta di stile della Christillin

ChristillinEvelina Christillin, organizzatrice delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e grande tifosa della Juventus, ha pubblicato un articolo sul suo blog ospitato dall’Huffington Post in cui analizza il momento del club nerazzurro. Usando toni che sembrano destinati quantomeno a far discutere.
La Christillin (che peraltro in passato è stata legata anche professionalmente al club bianconero ed è in ottimi rapporti con Andrea Agnelli), nel suo post intitolato “Cosa rimane all’Inter senza Moratti”, ha scritto: “La notizia clou della settimana, però, almeno per me, è senz’altro quella dell’addio all’Inter della famiglia Moratti-Addams. Ma come? Ma perché? Insomma, come faremo senza tutti quei denti in tribuna, senza gli abbracci frenetici delle loro smilze braccine, senza l’esultanza della Bedy che salta per aria anche quando l’Inter segna in amichevole contro il Pertusa? È noto che tra noi bianconeri e i nerazzurri non corra buon sangue da sempre, però questo non vuol dire che non si rispettino personaggi come Massimo Moratti che, comunque, ha vissuto con esborsi di passione e portafoglio senza eguali la dynasty interista della sua famiglia, che ha pagato di persona prezzi alti, anzi, altissimi, sull’altare della memoria di suo padre e della formazione magica (Sarti, Burgnich, Facchetti…) di Helenio Herrera, che ha dato alla sua squadra e a tutti i tifosi momenti unici col triplete di Mou, e che per amore, solo per amore (cito il nostro Presidente Agnelli) ha accettato per la propria società uno scudetto non suo”.Christillin Juve
“E cosa ha avuto in cambio? Un piccoletto ciccione indonesiano che alla fine gli rileva, e non si sa ancora bene se poi i soldi li ha davvero oppure no, la maggioranza delle azioni, che mette i suoi samurai in Consiglio a prendere a schiaffoni sui conti il povero Massimo, rimasto eroicamente in minoranza con prole Angelomario e fido Ghelfi, che aizza il ribelle Mazzarri a rispondergli senza portare rispetto, che usa come un pupazzo di nobili origini ma di zero importanza il mito Zanetti, e che, soprattutto, non vince più niente. Alla fine, pur tenendosi il suo 30%, Moratti ha stretto i denti (e li ce n’è davvero da avere paura), si è rotto le scatole della protervia orientale, e ha sbattuto la porta lasciando la presidenza onoraria insieme a tutta la sua truppa, per dire signorilmente che basta, faccia pure il Cicciobello a mandorla come gli pare, ma lui non ci sta più”.
Ogni commento è superfluo. Lo stile di questa signora, da sempre bene integrata nel collaudato sistema-Torino radical-chic parla da solo.

(mbocchio)

Mimetica in campo. Dopo il Napoli anche la Ternana esibisce il camouflage

Napolimimetica“No, non l’abbiamo ripresa dal Napoli. Bojinov indossa una maglia che a noi è piaciuta subito”. Ci risponde così lo staff rossoverde quando, con un po’ di malizia, facciamo notare che la seconda maglia della Ternana Calcio somiglia un a quella in uso al San Paolo.
E’ vero: se il camouflage di De Laurentiis è di quel grigio verde da caserma, la Società umbra propone una rivisitazione del tema. Ma va anche detto che il mimetico presentato a Napoli nel 2013 ce lo ricordiamo tutti, con i pro e i contro del caso e che, ad un attento cronista sportivo, quell’abbigliamento da “combattimento” non passa certo inosservato.mimetica-310x310
Alla terza stagione consecutiva in B e sotto la nuova guida Attilio Tesser (giunto in città dopo il congedo di Domenico ‘Mimmo’ Toscano nel dicembre 2013), qualcuno ha forse avvertito il bisogno di dare un tocco di nuovo alle uniformi degli undici ternani che, partita dopo partita, hanno mantenuto a lungo la posizione in serie cadetta conquistandosi un meritato rinnovo.
Alle ragioni estetiche, si aggiungono poi quelle del ‘main sponsor’, Banca Mediolanum. Il responsabile umbro dell’istituto spiega ai giornalisti e allo staff rossoverde come la proposta di una rivisitazione del guardaroba del team rientri in un’opera di mecenatismo, che si è articolata, già in passato, in progetti che hanno visto rinascere le piscine olimpioniche accanto allo Stadio “Libero Liberati” di Terni e in manifestazioni culturali che hanno promosso letteratura e musica.
La battuta sul Napoli, però, non è passata in sordina e, appena fuori dalla zona mista, il Presidente della Ternana Calcio Francesco Zadotti ci prende sottobraccio e con un sorriso ci spiega che “non abbiamo preso spunti. Presentato il modello, siamo rimasti colpiti e l’abbiamo adottato come divisa”.
Lanciamo un’ultima occhiata a Fazio, Viola e Bojinov: la mente torna agli indimenticati anni ’80, quando un “mediolanum” era stampato sul rosso nero di San Siro (fino al 1992, nda). Coincidenza? Forse. O buono asupicio: che quel mimetico rossoverde un domani non finisca per muoversi lungo le linee dei campi della massima serie?

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)