Sports Illustrated “scopre” i tifosi: solo la Juve tra le 31 coreografie mondiali

river-plate-tifosiSe c’è una sola cosa in cui gli americani non possono competere nel mondo, quella è il calcio. Non lo amano, quello sport da comunisti nonostante una storia che, a modo suo, ha dei tratti quasi epici come spiegamo qui. Però l’interesse verso il soccer sta crescendo. E da qualche anno ha iniziato ad occuparsene anche la prestigiosa rivista Usa Sports Illustrated.
Sull’edizione web del settimanale di New York, da qualche tempo, è uscita una fotogallery. Non si tratta di un’accozzaglia di foto prese a caso dal web, però. Anzi. Si tratta delle trentuno scenografie da stadio più belle del mondo. E, sorpresa, c’è solo un’italiana: la coreografia juventina dello Stadium nell’incontro con l’Inter.
Sembra davvero strano che l’Italia abbia una sola “rappresentante” nel carosello di scenografie mondiali. Le trovate tutte qua, quelle scelte da Sports Illustrated. Troverete scenografie da ogni angolo d’Europa, dal binocolo giallonero del Borussia Dortmund fino alle coperte blaugrana dell’Orgullo Barça. Ci sono i tifosi del Galatasaray, quelli dello Standard Liegi (Red or Dead al “traditore” Defour, ricordate?), persino i sauditi dell’Al Hilal. Ovviamente non manca una piccola collezione di coreografie – udite udite – inscenate addirittura sugli spalti americani. Errore marchiano, però, non inserire nella gallery nessuna scenografia sudamericana.
Il calcio è di chi lo ama, di chi lo vive. Perchè lo spettacolo vero, allo stadio, sono i tifosi. Nonostante tutto. E se se ne accorge pure l’America…

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Lode all’inviolato Strootman, salvo per sfiga dal naufragio Roma

strootmanDella nostra sventura nessun si rallegri / ma pregate Dio che tutti noi assolva.

(François Villon)

Sparì dal campo un brutto giorno di gennaio mentre, corrucciato e svelto come sempre, seminava il panico tra le fila nemiche. Colpito e affondato, come qualche mese prima. Quando dovette rinunciare ai mondiali, Kevin Strootman. Che sfiga. Che fregatura non far parte della selezione Oranje che riabilitò al mondo il buon nome di Van Gaal e si tolse lo sfizio, oltre che del terzo posto finale, di rifilare cinque pappine ai boriosi spagnoli acchiappatutto. Ginocchia di cristallo, guai su guai. Che ci vuoi fare, sono questi i rischi di chi con un pallone tra i piedi riesce a diventare eroe in una piazza esigente e calorosa come quella della Roma giallorossa.
Sparì dal campo un brutto giorno e il suo campionato finì. Stavolta non senza fregatura. E la sfiga non s’è proprio accanita. C’è pochissimo da invidiare alla Roma di oggi, tanto brutta che a confronto il declino del tristo Hollande in Francia diventa una soave barzelletta. E come sempre accade, quando mancano, gli eroi non affondano. Strootman non cola a picco sul Titanic giallorosso. Kevin ha fatto guadagnare la pagnotta agli angeli del Purgatorio per gli improperi lanciati dai romanisti alla sorte e all’avverso volere divino. La situazione è quella che è: Yanga Mbiwa riabiliterebbe pure Renato Portaluppi, i greci vanno peggio della loro economia. E poi c’è lo spogliatoio più litigioso del Partito democratico, diviso (strombazzano le cronache e i bene informati) tra la setta dei senatori romani de’ Roma, i “nuovi” e i “rottamatori”. Rudi Garcia, ghigna dura ma voce attoriale gradevole anche quando si traveste da Mazzarri franco-trasteverino, gode dei favori della piazza. Non tutti, però, amano più Totti.
Spiegamoci: Totti è una leggenda, un mito, una bandiera, un folle che purga ancora la Lazio nel derby e si fa i selfie sotto la curva. Però, sulla soglia dei 40 anni, non regge più fisicamente – come è ovvio – una partita dall’inizio alla fine. Capitano ingombrante con il suo eterno erede De Rossi, protagonisti di un rapporto quasi edipico e cannibalesco che però non scoppia, nonostante tutto, come accadde a Berlusconi e al suo (ex) delfino Fini. Però questo prodigio di equilibrio a parte della tifoseria ormai inizia a star stretto. Così come stanno stretti i panegirici dei fantascientifici americani al timone della società. Pallotta e Baldini, il nuovo stadio, la storia e i treni per l’Europa. E il denaro, maledetto, sempre lui.


Kevin Strootman rimane lì. Costretto all’inattività dall’ennesimo infortunio, è l’unico che possa avere ancora voglia di scherzare. Non è vero che lo ha ingaggiato l’Olginatese, ma lui s’è divertito a fare il pesce d’aprile ai già incazzati tifosi. Che non possono avercela con lui, anzi. Scassato e convalescente, come una bella donna che lascia la festa per il mal di pancia e, un quarto d’ora dopo che se n’è andata, crolla il soffitto della sala da ballo. Come l’eroe costretto all’immobilità che fa sospirare: “Se ce stesse Strootman. E se ce stesse pure Castan”. Inviolato, “grazie” alle disgrazie. L’assenza che non è diserzione ma si traduce in anelito di grandezza impossibile. Almeno per il momento.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Il mito di Cassano “er bullo” che non può accettare il declino

cassano1-310x174Si può essere felici tra i vicoli di Bari Vecchia e tristi alle Maldive. Affamati al Sud e con gli occhi gonfi di lacrime in Paradiso. Con l’addio a Parma, sembra compiuto il destino di Antonio Cassano, il barese di Roma. Nonostante tutto.Giramondo perchè nessuno lo vuole. Indispensabile e sanguinario, orgoglio plebeo, semplice oltre ogni confine logico. Un vita (pallonara) sempre in bilico tra i fasti dei Cesari del pallone e una disperata Wille zur Macht caciarona che si trasforma in delirio macchiettistico da Gigi er bullo.
A tocchi a tocchi la campana sona: li turchi so’ arrivati alla marina. È sgattaiolato via, presagio funesto di quanto avverrà. Lui l’ha sentita la campana suonare. Tutti gli altri no. Suonava per il Parma. Era l’ultima, definitiva chiamata. Soldi non ne sono arrivati, basta insistere. Antonio Cassano ha lasciato e, con la moglie – la pallanotista genovese Carolina Marcialis – ha atteso invano una chiamata dal calcio che conta e poi se n’è andato in vacanza. Niente poco di meno che alle Maldive. Ma non è felice, si può essere tristi anche alle Maldive. Chiedete a lui.


Chi c’ha le scarpe rotte l’arisola, le mie l’ho arisolate stamatina.Era cominciato tutto un giorno, forse un giorno maledetto. Correva con un amico inseparabile tra i vicoli di Bari Vecchia. Antonio e il pallone, era fortissimo. I ragazzi più grandi – che quando si gioca in strada tendono a snobbare i piccoletti – se lo contendono. Bari Vecchia è patria di amore e odio, umanità e povertà. Non ha mai fatto mistero dell’indigenza vissuta in casa. Ma a Bari il calcio è religione e cultura. Eugenio Fascetti lo scova tra i primavera e lo lancia titolare in serie A. L’Italia impazzisce. È nata una stella, contro l’Inter. La “sua” Inter.


Come te posso amà? Come te posso amà? Franco Sensi non scherza. Lo scudetto è stato un punto d’onore, una questione di puntiglio. Lasciare mai, raddoppiare sempre. Si gioca forte, in questi anni. I Matarrese si rifanno i bilanci con quei sanguinosi sessanta miliardi di lire pagati dalla Roma. Cassano, che sta diventando Fantantonio, finalmente assapora il calcio che conta. L’11 settembre del 2001 non lo ricorderà (solo) per l’attacco alle Torri Gemelle: esordisce in Champions addirittura contro il Real Madrid. Stringe amicizia con tanti, litiga con tutti. Prende a calci le bandierine, furioso e nervoso, capriccioso e delizioso. Un fuoriclasse con la testa altrove. Quando gli parte l’embolo diventa imprendibile. Non sono solo i difensori avversari a farne le spese. Gli arbitri ad esempio, lo sanno anche loro. Come Roberto Rosetti a cui incalzò di bovina allegoria, come direbbero Gaetano Maria Barbagli e i suoi arditi su Marte, facendogli in faccia il segno delle corna. Non è mai andato troppo d’accordo con nessuno. Ha fame, un appetito atavico. Nè pazienza nè autocontrollo. Come Tyson. Come chi s’è trovato dalla povertà alla ricchezza e ha il continuo terrore che qualcuno, prima o poi, lo venga a svegliare dal sogno. Così s’è giocato il Mondiale, e che mondiale: quello di Germania, nel 2006.
Sì esco da ‘ste cancelle quarcheduno me l’ha da pagà. Con la Roma finisce male. Fabio Capello gli offre la chance della vita. Se lo porta al Real Madrid. Ma la gabbia galactica gli sta troppo stretta. In Spagna non ridono ai suoi scherzi. Capello non sopporta più la sua strabordante guasconeria. E lo sbatte in panchina. Lui gioca poco, male, ingrassa e si mette a flirtare (dice) con una quantità impressionante di donne. Un carcere dorato, ricco ma tutti lo prendono in giro. Anche in tv. La società lo spedisce in prestito gratuito a una squadra di mezza classifica in Italia. Pur di toglierselo da torno. Lui la prende male. E a Genova, con la maglia della Sampdoria, rinasce. Dal 2007 fino al 2011 scende in campo 96 volte, segna 35 gol e sforna assist in quantità industriale, fa esplodere il talento di Pazzini, esalta la squadra. Incontra la futura moglie e sembra aver messo la testa a posto. Le grandi del calcio lo vogliono e lo rimpiangono. Fino a che non si accapiglia con la buonanima di Riccardo Garrone. Intanto se lo è preso il Milan.

 

È l’ultima chance di incidere nel calcio che conta. Il resto è storia di ieri, o quasi. La misteriosa malattia che lo blocca con i rossoneri, l’anno nerazzurro dell’Inter sabbatica di Andrea Stramaccioni, l’allontanamento d’imperio disposto da Walter Mazzarri e l’approdo a Parma alla corte di Tommaso Ghirardi che, in un paio d’anni, si trasforma. Era il “nuovo che avanza” nel calcio diventa l’uomo del fallimento del Parma. Adesso Fantantonio sta alle Maldive, si fa intervistare dai settimanali nazionalpopolari. Sente la mancanza del calcio e l’incombere della fine. Trentatrè anni, difficile rassegnarsi a dover smettere di giocare, a non leggere sul display dello smartphone i nomi “pesanti” della pedata italiana. Li aspetta perchè lui s’è sempre sentito come nella canzone: “E si de’ sfortunati stanno ar monno/ uno de quelli me posso chiamare/ butto ‘na paja a mare e me va a fonno,/ all’antri vedo er ferro galleggiare”.
Bari non l’ha dimenticato e ha cercato di riportarlo al San Nicola. Lo sa anche lui che, questa, è l’unica decisione in grado di garantirgli un’uscita di scena da leggenda. Ma proprio decidersi, una volta tanto, è il problema. Soprattutto ora, che la fine incombe.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Berlusconi: la vendita del Milan ai cinesi è cosa fatta

milan-calcio-670x274Se ne parlava da un po’ ma adesso pare che l’affare sia andato in porto. Per il presidente Silvio Berlusconi “la vendita del 75% del Milan ai cinesi è cosa fatta”. L’ex premier lo va ripetendo da giorni nei suoi incontri privati, e vi ha fatto accenno anche due sere fa a Palazzo Grazioli, incontrando i rappresentanti delle comunità italiane all’estero. A loro ha raccontato – come riporta il sito Calcioweb – che la trattativa è ormai chiusa, anche se serve ancora qualche mese per limare i dettagli. Berlusconi avrebbe ottenuto la garanzia che alla figlia Barbara resti il posto di amministratore delegato della società. Il costo dell’affare? Ammonta, sempre secondo indiscrezione, a un miliardo.
Due settimane fa il Sole 24 Ore aveva elencato i possibili acquirenti del Milan, tra cui “il conglomerato cinese Dalian Wanda, fresco di acquisizione del pacchetto di maggioranza di Infront (la società che gestisce i diritti tv del campionato italiano). Il presidente Wang Jianlin, scriveva il quotidiano di Confindustria, ha dichiarato di avere a disposizione ancora 1 miliardo di liquidità da investire, esattamente il valore del Milan secondo Berlusconi. Ma questa valutazione è considerata eccessiva e in più Wanda chiede di avere voce in capitolo sul progetto del nuovo stadio del Portello”.

 

(rassegna stampa, Secolo d’Italia)

Inghilterra, Rooney: “Non mi piacerebbe giocare in Italia”. Hodgson: “Indimenticabile l’Inter”

Italia-Inghilterra_31_03_2015 (220)Il gioiellino Harry Kane, attaccante del Tottenham, ha giocato da titolare e Wayne Rooney è stato il capitano.
Così Roy Hodgson, Ct dell’Inghilterra dopo l’1-1 di Torino contro l’Italia: “È stato bello poterli schierare insieme, si sono allenati bene e sono contento del loro rendimento”. “Kane meritava la sua chance, per noi è stata una partita importante che abbiamo trattato in modo molto serio. L’Italia è un avversario di prestigio, è stata la possibilità per i nostri che sono scesi in campo di dimostrare di meritare il posto. Non dobbiamo pensare a cosa è successo al Mondiale, ma credo che ora dobbiamo pensare prima di tutto a qualificarci per gli Europei”, ha detto ancora Hodgson.Italia-Inghilterra_31_03_2015 (180)
Il tecnico inglese poi sulle tensioni intorno al Ct azzurro Conte ha detto: “Sono al corrente, ma credo sia un problema da risolvere tra il tecnico e i club italiani. Penso sia un argomento importante, non è una situazione anomala. Succede spesso perché c’è sempre conflitto tra Nazionali e società che nelle pause vorrebbero tenere i giocatori per farli allenare”. Infine sul suo ricordo più bello dell’Italia, Hodgson, ex tecnico dell’Inter ha detto: “Ho vissuto tanti bei momenti in Italia. Se devo sceglierne uno, direi che è la sera in cui Massimo Moratti mi ha proposto di diventare allenatore dell’Inter. E inoltre ho avuto la possibilità di diventare un buon amico di Giacinto Facchetti. Mi spiace solo aver perso la finale di Coppa Uefa ai rigori contro lo Schalke 04”.Italia-Inghilterra_31_03_2015 (177)
“È bello per il calcio inglese che Kane stia facendo bene, spero possa proseguire nel suo momento di forma. È stata una serata importante per lui, era il suo esordio e sono contento di aver giocato al suo fianco”. Lo ha detto Wayne Rooney, attaccante dell’Inghilterra.
Il futuro di Rooney non è mai stato vicino all’Italia. La conferma è arrivata dallo stesso attaccante dello United: “Non ho mai pensato di giocare in Italia, amo la Premier League e spero di poterci rimanere. Da ragazzo guardavo il calcio italiano, ci sono tante squadre importanti come Juve, Milan e Inter e mi piaceva molto la Fiorentina di Batistuta. Ma ripeto, non mi piacerebbe giocare nella vostra serie A”.

 

(mbocchio)

StorieDiCalcio. Fletcher e Casciaro bomber (di diritto) nella storia di Scozia e Gibilterra

Steven-Fletcher-ScotlandSogna la Scozia. Sogna anche Gibilterra. I primi esultano per una rotonda vittoria casalinga per 6-1 che mantiene apertissimo il discorso qualificazione agli europei di Francia, nel durissimo girone con la Mannschaft neo-campione del mondo. I secondi per il primo gol ufficiale. Storie grandi e piccole scontratesi a Glasgow nello scenario secolare di Hampden Park, l’equivalente scozzese di Wembley.

https://www.youtube.com/watch?v=qjUeN9HhBMg

 
I padroni di casa, sotto la sapiente guida di Gordon Strachan, sono imbattuti dopo la sconfitta con la Germania alla prima giornata di qualificazioni, e hanno dato via ad un filotto di tutto rispetto, che li ha portati a 10 punti in quattro partite, tra cui un pareggio notevole per 2-2 a Varsavia contro una lanciatissima Polonia, attuale capolista del gruppo D, e dopo questa giornata ad un solo punto di vantaggio proprio dalla Tartan Army e dai temibili campioni del mondo.
Contro Gibilterra, conclamata squadra materasso sin dal sorteggio, gli scozzesi hanno passeggiato. Un rigore trasformato da Maloney al 19’ viene recuperato incredibilmente un minuto dopo da Gibilterra. Poi, però, la Scozia approfitta dell’ingenuità dei gibilterrini e dilaga. Grazie sempre a Maloney, Naismith e soprattutto grazie a Steven Fletcher, che mette a segno una tripletta e diventa l’eroe di giornata.
Il 28enne attaccante del Sunderland è il primo giocatore scozzese a realizzare una tripletta in una gara ufficiale da 46 anni a questa parte, ma soprattutto, in un colpo solo, ha visto quadruplicarsi il suo bottino di reti in nazionale. Già perché l’ex attaccante degli Hibs, in realtà, finora aveva avuto uno score davvero magro con la nazionale d’oltre Vallo: un solo gol. Che oltretutto risaliva al 2010, quando segnò il gol decisivo che permise alla Scozia di battere l’Islanda per 2-1, nelle qualificazioni ai mondiali sudafricani.
L’ultimo calciatore scozzese ad essere salito agli onori della cronaca internazionale fu James McFadden, autore di un meraviglioso gol vittoria che permise agli scozzesi di espugnare il Parco dei Principi di Parigi, con un tiro di sinistro da 30 metri che sorprese Landreau. Oggi Fletcher, che esplode dopo quattro anni di vuoto, seppur contro la modesta Gibilterra, si candida prepotentemente a diventare il simbolo di una Scozia che sta giocandosi la qualificazione spalla a spalla con l’imbattibile potenza tedesca, la sorpresa polacca e l’imprevedibilità dei cugini irlandesi.
La prima volta non si scorda mai. Per una nazione che sogna la qualificazione, ce n’è un’altra che sogna per un solo, modesto, gol. È Gibilterra, l’ultima nazionale riconosciuta e autorizzata a prendere parte a delle competizioni ufficiali. Rappresentativa calcistica di un territorio piccolissimo, appena 28 mila anime sotto la giurisdizione della Regina Elisabetta, da due anni si aggiunge al novero di quelle piccolissime nazionali composte da ragazzi (come le Far Øer, San Marino ,Andorra) che ad ogni qualificazione per mondiali o europei diventano le vittime sacrificali di potenze grandi e piccole d’Europa infarcite di professionisti.

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Eppure, a modo loro, sono riusciti ad esultare e ad entrare nella storia, nonostante la pesante la disfatta di Hampden Park. Dopo 5 partite ha un passivo di 26 gol presi, è vero, ma riuscire a centrare il primo gol non è cosa assai semplice, per chi gioca al pallone per divertimento e basta. Ad Hampden Park la Scozia ha segnato da un minuto o poco più, la Tartan Army sugli spalti si è appena rimessa a sedere tranquilla che quello segnato al 19’ sarà solo il primo di una lunga serie. Scatta il 20’ e Lee Casciaro, dal cognome vagamente calabrese che nella vita di tutti i giorni fa il poliziotto, viene lanciato in contropiede da suo fratello Lee, e con un bel diagonale gonfia la rete per la prima volta e scrive una piccolissima pagina di storia per la comunità. Lee Casciaro poi sarà anche l’artefice di un altro fallo da rigore, nuovamente trasformato da Maloney, ma sulla piccola penisola sembra non importare proprio. Il primo gol non si scorda mai.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Pari contro gli inglesi, ma per Conte ci vuole pazienza

Italia-Inghilterra_31_03_2015 (89)Un gol di Graziano Pellè, realizzato di testa su cross dalla sinistra di Chiellini dopo 29’di gioco, non è bastato all’Italia per avere ragione dell’Inghilterra che nello Juventus Stadium, a Torino, ha imposto l’1-1 in amichevole agli Azzurri. La rete del pareggio degli inglesi è stata firmata da Townsend, al 34’ della ripresa.
Antonio Conte ha così commentato a caldo l’amichevole di lusso: “Peccato per il pareggio, arrivato con un tiro da fuori area. Abbiamo avuto diverse occasioni per segnare il secondo gol”.
“Sono contento, l’nghilterra è una squadra forte, ma dobbiamo utilizzare queste partite per far crescere i ragazzi e dar loro fiducia – ha spiegato in sala stampa -. Lavoriamo su alcuni concetti e alcuni prinicipi, ora bisogna dare continuità a questi risultati. Nella ripresa è subentrata un po’ di stanchezza e ci siamo abbassati troppo. Volevamo vincere, però questo è un buon risultato. Dobbiamo lavorare con pazienza e far crescere questi ragazzi”.Italia-Inghilterra_31_03_2015 (165)
“Mi sentivo bene e oggi il Ct mi ha dato questa possibilità. Chiunque gioca ha sempre molto da dimostrare: con Eder avevo giocato nella Sampdoria, con lui mi trovo bene. Bisogna sempre dimostrare, mi ha fatto piacere segnare e avere un’altra opportunità. Volevo fare un altro gol, abbiamo fatto belle giocate, attorno alla squadra che un bel clima”. È quanto ha detto Graziano Pellè, autore del gol del vantaggio italiano.
“Gli inglesi sono abituati a partite belle – ha proseguito – la Premier è uno show, sono stati bravi a crederci fino alla fine. Noi abbiamo buttato via un’occasione. Le polemiche? Io vengo da un altro calcio, a noi giocatori non ci toccano. Mi dispiace che intorno a noi ci siano queste polemiche, al Ct lo caricano e di conseguenza lui carica noi. Non segnavo da tanto? Su 10 partite ho colpito nove pali. In Italia forse avrebbero polemizzato su questo”.Italia-Inghilterra_31_03_2015 (166)
Due pareggi, uno con il suo passato e uno con l’Inghilterra: il bilancio della serata più difficile di Antonio Conte, chiamato a un controverso ritorno da Ct azzurro al cospetto dei suoi ex tifosi dello Juventus Stadium, è tutto sommato positivo. È vero, la vittoria per la Nazionale italiana, illusa da un bel gol di testa di Pellè nel primo tempo, è sfumata quando la gara era agli sgoccioli per un gran tiro di Townsend: ma la prestazione complessiva degli Azzurri è stata buona.
E soprattutto, dopo un incontro magari formale ma significativo prima della gara con Andrea Agnelli, in campo non c’è stato neppure un accenno dei temutissimi fischi preannunciati per il tecnico “traditore” dai tifosi da social network. Quelli presenti allo stadio anzi a fine gara lo hanno salutato con un applauso liberatorio, che gli ha regalato la prima notte di quiete dopo tanti giorni di polemiche.Italia-Inghilterra_31_03_2015 (203)
Se lo sono meritato anche gli Azzurri di questa Italia2, l’applauso: perchè pur con i tanti innesti rispetto alla partita di qualificazione europea di sabato scorso in Bulgaria hanno giocato una buona partita, a tratti persino brillante nei contenti tecnici. Su tutti, il bomber Pellè che è arrivato tardi all’azzurro ma comincia a segnare con una certa regolarità, , ma prova superata anche per il regista Valdifiori, sempre più “star” di quell’Empoli praticamente tutto italiano del mago Sarri.

 

(mbocchio)