CopaAmerica. Il Cile in finale con il napoletano Vargas, più forte del drone

VargasNella sua storia era andato quattro volte vicino a conquistare la Coppa America (nel 1955, ’56, ’79 e nell’87), ma questa volta il Cile gioca in casa e assapora sempre di più la sensazione di potercela fare.
La Nazionale del Ct Sampaoli e di Arturo Vidal, ha infatti battuto 2-1 il Perù ed è approdata alla finalissima, dove incontrerà la vincente tra l’Argentina di Messi e Tevez, e il Paraguay del tecnico gaucho Ramón Diaz.
La partita di Santiago è stata incandescente ed è stata risolta al 64’da Eduardo Vargas, esattamente tre minuti dopo il pareggio del Perù grazie a un autogol di Gary Medel. Lo stesso Vargas, apparso in una forma smagliante, aveva portato in vantaggio la Roja al 42’.
Ma sull’esito della sfida (il Perù ha giocato l’ultima volta una finalissima, peraltro vincendola, nel lontano 1975) pesano le polemiche per l’arbitraggio del venezuelano Argote, che ha fatto finta di niente davanti alla manata di Vidal sul volto di Zambrano, per poi mandare anzitempo negli spogliatoi lo stesso difensore peruviano per un’entrata scomposta, ma non premeditata, su Aranguiz.CileCopa
E negli spogliatoi il Ct Ricardo Gareca ha rincarato la dose, denunciando pubblicamente che un drone avrebbe spiato l’allenamento di rifinitura del Perù, riprendendo i movimenti dei giocatori e le tattiche di squadra.Gareca
La semifinale dell’ Estadio Nacional ci ha infine consegnato – come detto – un Vargas in versione top. Era stato comprato dal Napoli per 11 milioni di euro nel dicembre 2011, prelevandolo dall’ Universidad de Chile. Ma in azzurro ha giocato pochissimo: solo tre gol in sole 28 partite. Rientrato dal presito al Qpr in Inghilterra (dopo aver indossato anche le maglie di Grémio e Valencia) sarà a disposizione del nuovo tecnico Maurizio Sarri. E pensare che proprio nel 2011 nella classifica del Calciatore sudamericano dell’anno 2011, si era piazzato al secondo posto alle spalle di un certo Neymar.

 

(mbocchio)

Superclasico. Il ritorno al futuro di Tevez e Saviola infiamma Boca e River

TevezBocaTempo di ritorni, in Argentina. E stavolta il carico di prodighi figlioli è davvero pregiato. Carlitos Tevez al Boca, Saviola e Aimar al River Plate. Gente dal piede educato, che dopo aver deliziato la platea europea a suon di gol e giocate all’apice della loro carriera, ha deciso di rigettarsi nella mischia e vestire la propria, sacra, maglia, anziché cedere alla tentazione di un buen retiro arabo fatto di milioni e partitelle scapoli-ammogliati.

L’Apache. “Carlitos vuelve a Boca”, è diventato un mantra nel corso dei mesi per il popolo bostero, in spasmodica attesa di riabbracciare uno dei suoi figli che ce l’ha fatta. Lui, poi, attaccante dai piedi veloci e potenti e dalla faccia truce e sporca, non ha mai nascosto il desiderio di tornare a vestire la camiseta azul y oro che significa casa, là dove era stato lanciato al grande calcio prima che i fondi d’investimento se lo portassero via dalla Bombonera, prima verso il Corinthians e poi in Inghilterra. Carlitos lo aveva fatto intendere ancor più apertamente quando, in occasione dell’ormai tristemente noto Boca-River sospeso, aveva fatto recapitare alla Doce un bandierone gigantesco in regalo da srotolare allo stadio(e poi non fatto entrare dalla polizia), come a voler dire “preparatevi pibes che sto tornando a casa, giusto il tempo di sbrigare un paio di faccende a Torino”. Cioè la matematica vittoria del campionato, la coppa Italia, la finale di Champions e l’assalto finale alla classifica dei marcatori.
E così, mentre Carlitos è volato in Cile con la riconquistata Selecciòn (dopo anni d’esilio forzato) a far sognare non solo il popolo xeneixe ma tutta l’Argentina, il presidente boquista Angelici è volato a Torino per chiudere con la Juventus : alla fine, 5 milioni più il talentino Vadalà in prestito biennale ai bianconeri. Sebbene qualcuno, a Baires, abbia cominciato a far girare la voce secondo cui el Tano Angelici abbia sborsato molto meno, addirittura forse nemmeno un euro (tesi suffragata da alcune dichiarazioni di Martin Palermo, leggenda boquista, il quale ha detto che El Tano sia persona “altamente convincente”, senza però addentrarsi nei metodi di persuasione).
Un avvocato di Buenos Aires, invece, tale Gregorio Dalbon, ha provato a mettere i bastoni tra le ruote al Boca dichiarando che se prima la società non avesse adempiuto a pagare la multa di 400 mila dollari alla Conmebol (dopo il derby sospeso in copa Libertadores), non era possibile l’acquisto. Questione di priorità, insomma. Un infruttuoso tentativo di mettere un freno ai sogni della gente della Republica Libera de Boca, che potrebbe addirittura impazzire se un’altra leggenda xeneixe dovesse veramente tornare a vestire la maglia gialloblu, ovvero Juan Roman Riquelme. Già perché circola fortemente la voce secondo cui el Diez, che aveva appeso i proverbiali scarpini al chiodo lo scorso anno all’Argentinos Jrs, potrebbe tornare alla Bombonera per sei mesi, giusto il tempo di giocare al fianco del suo amico fraterno Carlitos, per la gioia di Angelici (che gli ha lasciato le porte aperte), del suo ex compagno di squadra al Villareal e ora allenatore el vasco Arruabarrena e di tutto il Templo boquista. Chi invece nemmeno lo sogna più un futuro alla Bombonera è Osvaldo, il cui rendimento deludente e lo stipendio insostenibile per le casse del Boca dopo l’arrivo di Tevez lo riporteranno dritto dritto in Europa, quasi sicuramente in Italia.Saviola e Aimar

River vintage. Se a Boca non vedono l’ora di rivedere Tevez, i rivali storici dell River Plate non sono certo rimasti a guardare. Anzi, in proporzione, i Millonarios hanno fatto anche le cose più in grande, imbastendo una vera e propria “operazione nostalgia”. Al Monumental, infatti, sotto la guida di un simbolo come Gallardo, sono tornati Pablo Aimar e Javier Saviola, e sembrerebbe essere in dirittura d’arrivo anche el tercer mosquetero Lucho Gonzalez, ex di Porto e Marsiglia e ora a godersi qualche facile milione in Qatar.
El payaso Aimar, ormai 35 enne, dopo quasi un anno di inattività per via di un brutto infortunio alla caviglia, è tornato a vestire la maglia della Banda dopo ben 15 anni, nella vittoriosa partita contro il Rosario, prima che si fermasse tutto per la Copa America. Non si sa quanto potrà essere un valore aggiunto alla causa Millonaria, ma certo è che è ancora in grado di inventarsi magie in poco. Mentre el conejo Saviola, dopo un’annata vissuta praticamente in panchina a Verona (con un solo gol), è in cerca di riscatto. Figurarsi se poi, oltre alla voglia di riscatto, si aggiunge la frenesia di rimettersi quella maglia che lo lanciò e che lui aveva lasciato 14 anni fa per cercare fortuna nel calcio continentale.
Dieci anni fa (forse anche cinque) sarebbe stata senza dubbio una corazzata anche in Europa, con questi nomi in grado di far tremare i polsi. Oggi invece potrebbe rivelarsi semplicemente un’ottima mossa solo da un punto di vista commerciale. Una cosa però è certa: un SuperClasico che vede schierati in campo contemporaneamente gente come Tevez, Gago, capitan Diaz e forse Riquelme da una parte, e Saviola, Aimar, Gonzalez e Cavenaghi dall’altra, anche se alla fine della carriera, diventa uno spettacolo ancor più appassionante di quanto già non sia. Quasi lo gustiamo sin da adesso, questo tango in versione amarcord, unico, indiavolato, vorticoso e intenso anche con gli acciacchi degli anni. Una partita in cui la vecchia guardia, per dirla con Paolo Conte, sembra dire ai ragazzini che stanno lì sulla rampa di lancio per il vecchio continente “descansate niño, che continuo io”.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Il caso. L’addio del Chino Recoba, ultima gemma al Sud del Sud del Calcio

Recoba

Siamo troppo in ritardo per gli dei, troppo in anticipo per comprendere l’Essere.

(M. Heidegger)

Esserci pur non standoci. Attaccante non proprio, centrocampista nemmeno. Talento magnifico e incolto, sbattuto in panchina da chi sa leggere e scrivere. Alvaro Recoba ha lasciato il calcio mentre il mondo, stanco e sbuffo, di notte guardicchia la Copa America e di giorno se ne va per tribunali. A Recoba è legata un’immagine, anzi due. Il sette e la panca. Ragazzino storto tutto girato a sinistra, si presenta a Milano, nella chiesa di San Bauscia in Nerazzurro, patrocinato dal cardinal Massimo Moratti. E solo uno come lui poteva capirlo, sopportarlo e amarlo di quell’amore aristocratico e raffinato che trova la forza di negare le sue certezze divenute illusioni, abbandonandosi totalmente, come fece suor Gertrude con il fatidico Egisto. Con passione che giustifica anche il sotterfugio, la capatosteria, l’intransigenza con gli altri indulgente solo con lui. Il sette, dove Alvaro piazzava il pallone così come un galantuomo delle pampas si scappellerebbe davanti a una gran dama, come la curva interista, presentandosi da lunghissima distanza. La panca, dove gli algoritmi fisici e i tempi sulle ripetute lo rilegavano. Un porcaro capace di volare perchè aveva visto Nostra Signora del Talento, del più puro che si potesse solo immaginare. Bello come un arcolaio prezioso, in lotta disperata per sopravvivere nella selva industriale palestrata e rigidamente schematizzata dei telai meccanici. Alvaro Recoba ha lasciato il terreno, appartiene alla storia ma non agli storici. È stato, in Italia, l’ultimo campione stanco, quasi perfetta reincarnazione pallonara di Mariolino Corso. Il suo nome significa “lusso”, Recoba è stato la quintessenza dell’indispensabile superfluo. Il cocco di padron Moratti. E solo perchè ha rappresentato ciò che le parole non possono spiegare, le strutture non possono contenere, i cronometri non vogliono misurare. Recoba, l’ultima gemma al Sud del Sud del calcio.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

CopaAmerica. Concepción nuovo Maracanazo, il Brasile eliminato

BrasilEsattamente come un anno fa, il Brasile è di nuovo nel dramma. La Seleçao, che avrebbe dovuto risorgere dalle ceneri della goleada subita dalla Germania, ha subito un nuovo “oltraggio”, l’eliminazione dalla Coppa America.
Il Paraguay di Ramón Diaz si è infatti imposto ai rigori per 4-3 nel quarto di finale. Come per Felipão Scolari, oggi sulla graticola c’è Dunga, prima guardato come l’uomo della speranza e adesso ferocemente accusato di non essere stato capace di evitare un altro fallimento sul campo della Nazionale verdeoro.
Lo stadio cileno di Concepción inconsciamente, è pertanto entrato nella storia del fútbol bailado come luogo di spiriti nefasti e di incubi duri da debellare, visto che resistono – eccome se resistono e fanno male! – addirittura quelli del Maracanà del 1950. Il Maracanazo.Dunga
Robinho ha illuso il Brasile, che poi si è fatto fa raggiungere al 72’, quando Derlis Gonzalez ha pareggiato su rigore concesso per un fallo di mano di Thiago Silva.
Beffarda la roulette dagli undici metri: decisivi gli errori di Everton Ribeiro e Douglas Costa, mentre ancora Gonzalez ha avuto l’onore di mandare il Paraguay di Diaz in semifinale contro i suoi connazionali dell’Argentina. E c’è da giurare che sarà una gran bella partita. L’altro match per decretare la seconda finalista, sarà quello tra i padroni di casa del Cile e il sorprendente Perù.paraguay_afp.jpg
La gioia collettiva dei Guaranì e quella personale di Gonzalez, è però stata rovinata dalla notizia che suo zio Manuel Irrazabal, 44 anni, è stato stroncato da un infarto durante i festeggiamenti per lo storico successo. Lo stesso giocatore del Basilea ha manifestato il proprio dolore su twitter: “Zio, perché proprio oggi? Mi hai lasciato per un infarto dopo che ti ho dato una grande gioia, non posso crederci”.

 

(mbocchio)

CopaAmerica. La “vendetta” di Tevez e l’Argentina è in semifinale

TevezColombiaLa rivincita di Tevez. Proprio così. Nel 2011 sbagliò il rigore decisivo contro gli “odiati” cugini dell’Uruguay e fu un dramma nazionale, visto che la Celeste conquistò la Coppa America proprio in casa dell’Argentina.
L’altra notte, la stessa Argentina ha salutato il ritorno in patria (al Boca Juniors) del suo figlio prodigo, decisivo per battere la Colombia. Il rigore dell’Apache infatti, ha regalato all’Albiceleste del Ct Tata Martino la semifinale contro la vincente tra Brasile e Paraguay.
Per Tevez, sicuramente depresso per la sconfitta in Champions League con la Juve (in fondo è sicuramente stato corretto con il club bianconero, visto che ha sempre sostenuto che sarebbe andato via da Torino solo per rientrare a Buenos Aires) è stata la fine di un incubo, visto che quel lontano e maledetto rigore sbagliato quattro anni fa aveva contribuito a chiudergli in faccia le porte della Nazionale targata Alejandro Sabella, escludendolo dal Mondiale brasiliano.
Contro i Cafeteros colombiani l’Argentina ha sicuramente prevalso ai punti, ma non ha saputo però trovare il gol per evitare la sempre pericolosa roulette dei calci di rigore.RigoreTevez
Pastore, Aguero, Messi, Biglia, Benega, Otamendi e lo stesso Tevez sono andati vicinissimi alla realizzazione, il portiere colombiano Ospina è stato davvero in una serata di grazia. L’unica occasione della Colombia è stata sulla testa di Jackson Martinez, entrato al posto di un deludentissimo Falcao.
Poi i rigori. Dal dischetto Muriel ha calciato alto, ma Biglia ha sbagliato il tiro per chiudere il match; si è andati ad oltranza: Romero ha respinto il tiro di Zuniga ma Rojo ha tirato sulla traversa, poi è stato Murillo (fresco acquisto dell’Inter) a tirare alto e stavolta Tevez non ha perdonato: 5-4 per l’Argentina, che conquista per la quarta volta dal 1993 la semifinale della Coppa America.

Prima Vidal e Cavani, oggi Messi: una Coppa turbata dagli scandali

Dopo le ormai note vicende extracalcistiche che hanno interessato il cileno Vidal (incidente automobilistico e aggressione a un poliziotto) e l’uruguagio Cavani (il padre in carcere per aver ucciso ubriaco con la vettura un diciannovenne), e calcistiche che hanno visto la maxisqualifica del brasiliano Neymar (la rissa con il colombiano Bacca), proprio terminato il quarto di finale dell’Argentina la Coppa America è stata scossa da una clamorosa notizia che riguarda niente poco di meno che Lionel Messi.LionelMessi
Come ha rivelato El Mundo, partite amichevoli denominate Messi&Friends e disputate in diversi Paesi dell’America Latina tra il 2012 e il 2013 (ma ci sarebbe anche una gara giocata a Madrid) sono finite nel mirino dell’agenzia antidroga statunitense, la Dea, che ipotizza un possibile collegamento con uno dei principali cartelli del narcotraffico messicano, chiamato Los Valencia. Le gare sono state organizzate dalla Fondazione Leo Messi, diretta da suo papà Jorge. Nella vicenda sarebbero coinvolti altri calciatori di spicco, quali Pinto, Dani Alves e Mascherano, peraltro già interrogati nelle vesti di possibili persone informate sui fatti, avendo partecipato a diverse di queste gare. Ma probabilmente tanti altri saranno ascoltati dagli uomini della Drug enforcement agency. Nei prossimi giorni sicuramente, se ne saprà di più.

 

(mbocchio)

CopaAmerica. Il Cile batte l’Uruguay in nove, il Perù si conferma quarta forza

cavaniespulsoLa Coppa america è entrata nella cosiddetta fase “calda”, i quarti di finale. E parlando di temperature, nonostante l’autunno inoltrato, il clima della sfida tra i padroni di casa del Cile e i detentori del trofeo, l’Uruguay, è stato parecchio surriscaldato.

Si è concluso con il successo della Roja per 1-0, con rete dello juventino Mauricio Isla, ritornato alla base dopo il prestito al Queens Park Rangers.Isla
L’asticella del termometro è salita in primo luogo per la consueta “garra” (grinta) che praticamente caratterizza sempre le sfide tra le Nazionali sudamericane; poi per l’alta posta in palio (la semifinale); quindi per la vicenda che ha coinvolto Edison Cavani. Ma andiamo con ordine, partendo proprio dal “Matador”. Lasciando da parte la pagina del calciomercato (lui al Psg vorrebbe giocare da punta e la concorrenza soprattutto di Ibrahimovic, gli avrebbe suggerito di incominciare a guardarsi intorno per cercare sistemazioni alternative, sempre in un top club), è stata la vicenda familiare ad averlo sconvolto proprio alla vigilia della sfida con il Cile. A Salto, sua città natale, il papà Luis, in accentuato stato di ebbrezza, ha ucciso con la propria vettura un giovane diciannovenne ed è stato arrestato. Il Matador avrebbe voluto abbandonare subito il ritiro della Celeste, ma è stato soprattutto il Ct Tabarez a convincerlo invece a scendere in campo. Il sistema nervoso non ha però retto: le critiche che aveva in precedenza ricevuto per le prestazioni non ritenute alla sua altezza (condite peraltro da un bello zero per quanto riguarda le reti messe a segno) e l’incidente del papà, hanno creato un mix letale. Già ammonito per proteste, è stato poi espulso per un controverso episodio che ha visto protagonista Jara: il cileno lo ha provocato palpandogli il sedere, lui ha reagito con un buffetto, ben sfruttato dallo stesso Jara che si è buttato a terra. Risultato: espulsione. Peraltro l’Uruguay aveva già dovuto metter in conto il cartellino rosso di Fucile, e ha così terminato la gara in nove. La sfida, sostanzialmente equilibrata con la sola parata di Muslera su un potente tiro di Vidal, è stata risolta all’81’.Perù
A Temuco invece, il Perù del Ct Ricardo Gareca ha sconfitto per 3-1 la Bolivia nel derby andino. Ha praticamente fatto tutto José Paolo Guerrero Gonzales, meglio conosciuto come Paolo Guerriero, 31 anni attaccante dei brasiliani del Flamenco dopo aver giocato nella Bundesliga con il Bayern Monaco e l’Amburgo. Portano infatti tutti la sua firma i goals. La Verde ha avuto uno scatto d’orgoglio e ha accorciato le distanze solo all’84’ grazie a un rigore di Moreno, troppo tardi.Gareca
Il Perù vola dunque in semifinale per la seconda volta consecutiva: nel 2011 in Argentina si era dovuto arrendere all’Uruguay, questa volta se la dovrà vedere con il Cile, che vuole a tutti costi vincere la Coppa organizzata in casa.
I peruviani annoverano nel proprio albo d’oro due titoli sudamericani, quelli del 1939 e del ’75; sono stati una delle Nazionali più forti del Sudamerica tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta. Pur non avendo raccolto risultati di rilievo, la generazione dei vari Teofilo Cubillas, Héctor Chumpitaz e Hugo Sotil, insieme a Cesar Cueto, Roberto Challe, José Velásquez, Juan Carlos Oblitas ed altri giocatori di grande talento come Julio César Uribe e Geronimo Barbadillo è stata apprezzata a livello mondiale.

 

(mbocchio)

Tevez saluta la Juve, Vidal e Bonucci forse

BienvenidoLa conclusione formale dell’affare è in cantiere da parecchi giorni, ma ormai sembra davvero fatta per il ritorno Carlos Tevez al Boca Juniors.
Ad accontentare l’Apache è intervenuto direttamente il presidente degli Xeneizes Daniel Angelici, che è sbarcato a Torino nella giornata di mercoledì e ha accettato le richieste della Juventus, un po’ irritata di perdere proprio gratis un campione di tale portata.
Per rivedere Tevez alla Bombonera, magari esultando con la “gallina” per schernire i rivali del River Plate, il club di Buenos Aires verserà nelle casse bianconere la cifra di 5 milioni di euro più una contropartita tecnica: Guido Vadalà, attaccante di prospettiva, classe 1997.

Marca gela i tifosi bianconeri

La società bianconera, stando a quando riporta il quotidiano spagnolo, avrebbe già venduto Arturo Vidal ad un top club europeo.
L’annuncio di questa cessione dovrebbe arrivare subito dopo la conclusione della Copa America e sarebbe stato rinviato solo a causa dell’incidente d’auto che ha visto coinvolto il giocatore negli scorsi giorni.BonucciImmobile

Leonardo Bonucci al posto di Sergio Ramos

È questo il sogno del Real Madrid, costretto a cercare un sostituto del suo perno difensivo, che potrebbe trasferirsi al Manchester United.
Le alternative sono Nicolas Otamendi (Valencia), Laurent Koscielny (Arsenal) e Shkodran Mustafi, ex Samp ora in forza al Valencia.

 

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Mercato. Kongdobia, Ibra e gli altri: la bonaccia del Milan e i conticini di Galliani

kondogbia-310x175La brezza spazza Milanello. All’orizzonte c’erano i nuvoloni ma invece della pioggia di campioni è rimasta la scocciante, frustrante, afosa bonaccia. L’estate è il tempo del sogno, per il Milan è cominciata sotto il segno dell’incubo. Il declino non vuole andarsene via. La beffa è condizione quotidiana, il diavolo non fa più paura. Geoffrey Kongdobia faceva il pugile, prima di mettersi a giocare a pallone. Adriano Galliani dirigeva il Milan prima che a casa di Sant’Ambrogio arrivassero gli asiatici a giocare con le figurine. Kongdobia se ne va all’Inter, Erick Thohir porta in vantaggio l’Indonesia nerazzurra sulla Thailandia milanista di Mr Bee. Roberto Mancini gongola chissà che sta facendo il suo ex vice tuttofare Sinisa Mihajlovic. Su di lui incombe il destino dei grandi condottieri barbari. Come Stilicone, Sinisa dovrà evitare la catastrofe. A Milanello, mentre la brezza spazza via la polvere degli ultimi tonfi, Galliani fa i conti. Sembra il segretario di una lista civica paesanissima, il tesoriere del circolo che conta i soldi delle giocate, una massaia (non rurale) che fa la raccolta punti abbacinata dai neon del supermercato. Quaranta a mettere, quaranta a togliere più trentacinque risparmiati fanno settantacinque milioncini tondi tondi. Se arriva a cento, forse, scatterà il servizio da caffè in porcellana made in Taiwan. E i tifosi bollono, l’arsura e la sete di vittorie, la crisi di astinenza che fa smadonnare. L’estate che porta in dote tre sogni (Kongdobia appunto, Ibra-cadabra e Martinez) già sfumati. Adesso i giornali ne segnano altri tre (il buon pescatore Bacca, lo stralunato Luiz Adriano e il russo-belga della Martinica Witsel) mentre i fotomontaggi e le burle infestano ogni angolo del web.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Il caso. Parma fallito: in morte della settima sorella del calcio italiano

zola-parma-310x177Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com’ io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

 

Dopo lunga e dolorosa agonia s’è spento (per la seconda e definitiva volta) il Parma Football Club. Onorato l’ultimo campionato, anche le ultime offerte (tra cui quella d’un folkloristico uomo di baseball americano) sfumano. Stavolta non ci sarà nulla e nessuno a salvare i colori emiliani dall’onta della discesa negli inferi della serie D. La parabola dell’Emilia gialloblù ruota attorno a due nomi. Il Parma ha iniziato con Callisto Tanzi ed è sostanzialmente fallito con Giampietro Manenti. Due bluff, diranno. Ma uno era un colosso economico dalle gambe finanziarie dopate di pompatissima argilla, l’altro era una pulce che voleva farsi credere elefante e che si ebbe l’ardire di presentarsi, nella terra di Ferrari e Maserati, al volante di una Golf. La parola magica è bianca come il latte, lo yogurt e ha l’aroma delle merendine dei bimbi che mangiano anche i grandi. Parmalat. La squadra di famiglia, dell’azienda, di un territorio che impara a fondersi con la “sua” multinazionale. Che a essa e alla famiglia Tanzi (che trasforma una latteria in un impero mondiale) lega vita, morte e miracoli. Modello, entusiasmo, lavoro e vittorie. E poi la domenica al Tardini che c’è Brolin e Asprilla. Che quando si scopre il bluff e il gioco fa crac, sono in tanti a finire con le tasche piene di sassi e cartacce che fino a poco prima credevano oro zecchino, purissimo e preziosissimo. Gli anni spensierati della stupenda gioventù, dell’irresistibile freschezza e del sogno dello sport si schiantano contro i giochini dei commercialisti furbastri.Il Parma era il miglior sponsor della Parmalat. E viceversa. Finchè la bolla ha retto. I grandissimi sono andati via, per aiutare le casse. Poi la squadra si è ritrovata svuotata dai campioni e riempita di giovani speranze. A volte belle, altre no. Spesso irritanti, come Cassano eterna promessa anche trentatré anni. Era una delle più riverite sette sorelle, il Parma. Aveva preso negli anni ‘90, piano piano, il posto del declinante Napoli che, dopo la fuga fiscale di Diego Armando Maradona era lentamente scivolato in quel limbo che farà da preludio alla fase più triste della storia azzurra, quella Ferlaino-Corbelli-Ferlaino-Naldi. Zola e Cannavaro non furono mai guagliuni veramente ‘e Napule. Esplosero a Parma. Dove giocarono insieme a tanti, troppi paladini del calcio. Dalla primissima serie A, con Alessandro Melli e Claudio Taffarel al sogno di Gigi Buffon e Lilian Thuram, Enrico Chiesa e Tino Asprilla. Diego Fuser e Fernando Couto. Hernan Crespo e Juan Sebastian Veron. Lo scudetto, però, che non arriva mai. E mai arriverà. Le coppe sì. E mica poche. Persino con Malesani, che oggi non vince più. Figc, capi, capetti e caporioni federali e stampa, anche lei, che parlano di calcio rinato a Parma e nuovi esempi, modelli e storie vincenti. Poi il giocattolo si rompe e nessuno lo sapeva ma, sogghigna, sospettava. Giovani, un po’ in carne, golose e succulente. Centinaia di tesserati, supermercati, entusiasmo e tante ma tante, troppe, trastole. Una rosa che è un esercito e il giocattolo che, dicevo, si rompe. Alessandro Melli, che nel frattempo è cresciuto fino a diventare dirigente della squadra, s’era sfogato spifferando alla stampa (non più festante ma indignata, anzichenò) spese, costi, sciocchezzai e vanaglorie assortite. Com’è possibile che tutto a un tratto una realtà premiata come esempio virtuoso (fatevi un giro su google e vedete che esce) diventi l’ennesimo capitombolo, il cortocircuito nuovo e travolgente (nonostante tanti appelli che per tantissime altre squadre mai sono stati fatti) che riveste di fallimento il pallone d’Italia? Fatto sta che oggi è il tempo delle lacrime. Più che la morte annunciata del Parma – che in fondo ha solo smesso di soffrire – si pianga la fine dell’era d’oro dell’ex campionato più bello del mondo. Perchè gialloblù, crociati, ducali vuol dire tre decenni circa di pallone che se ne vanno giù all’inferno.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Calcioscommesse. Choc-serie B: arrestato il presidente del Catania. Ecco l’inchiesta

nino-pulvirenti-310x173Terremoto in casa Calcio Catania e in serie B. Scattano gli arresti domiciliari per il presidente del club rossoazzurro Antonino Pulvirenti, per l’ad Pablo Cosentino e l’ex direttore sportivo, il foggiano Daniele Delli Carri. Ma anche per l’agente di scommesse sportive on line Giovanni Impellizzeri, il tesserato del Genoa Cricket and F. C. Piero Di Luzio, il pregiudicato Fabrizio Milozzi, e il procuratore Fifa Fernando Arbotti. Un mix fatto di calcioscommesse e combine per evitare la retrocessione della società etnea di Lega Pro.giovanni-salvi
L’operazione coordinata dalla Procura di Catania si chiama i “Treni del gol”, ed è stata condotta dagli agenti della Digos che si sono avvalsi anche del supporto di intercettazioni telefoniche. Alle indagini hanno partecipato anche il personale delle Digos di Roma, Chieti e Campobasso e del Compartimento della Polizia Postale di Catania. L’indagine è nata (paradossalmente) da una denuncia del presidente del Catania che era preoccupato per la sua incolumità fisica. In quell’occasione il club aveva diramato un comunicato che tirava in ballo, in qualche modo, il ruolo della tifoseria e del clima di aperta contestazione contro i vertici societari. Ipotesi che ad oggi crolla totalmente sotto il profilo morale.Intercettazioni (4)

Le circostanze

Secondo quanto fa sapere la Procura della Repubblica etnea, “l’origine dell’associazione per delinquere può verosimilmente farsi risalire al mese di marzo 2015, allorquando, in considerazione della difficile situazione in classifica del campionato di Serie B, a seguito della sconfitta in esterna con la Vurtus Entella, in piena zona retrocessione, i vertici della società decidevano di attivarsi e prendere contatto con gli altri indagati per realizzare una serie indeterminata di delitti di frode sportiva”. L’attività d’indagine ha evidenziato, inoltre, l’esistenza di un vincolo associativo stabile tra gli indagati. Accertata e filmata in tre casi la consegna di denaro. Pablo Cosentino affiancava Pulvirenti offrendo la somma di 10 mila euro a calciatore.Intercettazioni

Gli indagati

Sono in totale 19 le persone raggiunte da avvisi di garanzia, compresi coloro per cui sono stati già disposti provvedimenti cautelari. Tra gli indagati c’è il proprietario del Messina, nonché già dirigente del Calcio Catania a guida Pulvirenti, Pietro Lo Monaco; Fabbrizio Ferrigno, il direttore sportivo del club peloritano; l’ad Alessandro Failla. Per loro sile indagini riguarderebbero il match tra i gioallorossi e l’Ischia Isola Verde. Recapitati gli avvisi anche ai calciatori Alessandro Bernardini (Livorno), Riccardo Fiamozzi (Varese), Luca Pagliaruro (Trapani), Antonino Daì (Trapani) e Matteo Bruscagini (Latina). “Ci sono altre persone indagate, ma non faremo i nomi”, ha detto il prucuratore capo di Catania Giovanni Salvi in conferenza stampa. Al momento, però, non risultano coinvolti giocatori rossoazzurri.

Intercettazioni (1)

 

I match sospetti

Varese – Catania, del 2 aprile 2015, terminata col il risultato di 0-3; Catania Trapani, disputata l’11 aprile e conclusa con il risultato di 4-1; Latina – Catania 1-2, giocata il 19 aprile; Catania – Ternana del 24 aprile, finale 2-0; Catania – Livorno del 2 maggio, conclusa 1-1. Sotto verifica c’è pure il match in casa con l’Avellino e terminato con il risultato di 1-0.

Intercettazioni (2)

 

La difesa di Pulvirenti

La replica del Presidente del Calcio Catania. “Pulvirenti è estraneo alle accuse contestate e d è certo di potere dimostrare la totale estraneità ai fatti”. La posizione del patron etneo arriva attraverso il suo avvocato, il professore Giovanni Grasso, che intanto esprime “massima fiducia nella magistratura”.

Le reazioni in Lega

“La prima reazione è sicuramente un grande dolore, perché lavoriamo ogni giorno per rendere comunque credibile e per aumentare la reputazione del nostro contesto, quindi questa è una notizia che ci lascia sgomenti”. Così il presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, in merito all’inchiesta in corso. “Bisogna reagire immediatamente – ha spiegato il numero uno dei cadetti – e continuare il nostro lavoro, l’impegno verrà ulteriormente moltiplicato. Mi auguro che le cose vengano chiarite, che si sappia la verità il prima possibile e che comunque, di fronte a certi fenomeni, la risposta in caso di conferma sia dura, e faccia capire che il nostro mondo non è disposto ad accettare nessun tipo di accomodamento o accordo – ha concluso Abodi – che mortifichi il campo e il valore sportivo di una competizione”.Intercettazioni (3)

Cosa rischia il Catania

Si va dalla penalizzazione di uno o più punti in classifica alla retrocessione all’ultimo posto o l’esclusione dal campionato di competenza. Il Catania potrebbe ripartire quindi dalla Lega Pro con una nuova dirigenza e proprietà. La radiazione è la pena più severa prevista dai regolamenti per i dirigenti accusati.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)