La prima gogna della stagione, Zenga (e i giocatori della Samp) si umiliano sotto la curva dei tifosi dopo il pesante ko in Europa League

SampsconfittaIl primo pesantissimo ko della stagione, quello della Sampdoria in Europa League – 0-4 col Vojvodina – sconquassa subito la Sampdoria di Ferrero e Zenga, nello spazio di appena una partita definitivamente rotto quel clima di condivisione tra società e pubblico. Ci troviamo subito così davanti al rito che tanto abbiamo condannato negli ultimi anni: quello della squadra che va umiliarsi sotto la curva del pubblico inferocito. Scena non solo condannabile, ma ormai anche espressamente vietata dal regolamento. Walter Zenga che sta lì sotto a dire “Io sono qua”, “E’ colpa mia” io lo trovo molto triste, è il simbolo di un rapporto ormai malato tra calcio e tifo. Ogni squadra, ogni calciatore, ogni allenatore hanno il dovere dell’impegno e di dare il massimo, ma non devono render conto a nessuno – al di fuori del club – del loro impegno, se non i termini normali e accettabili. Non vedo perché uno debba andare lì sotto a prendersi gli insulti, in segno di sottomissione. L’umiliazione pubblica è qualcosa che non appartiene né al calcio né allo sport.

 

(rassegna stampa, bocca.blogautore)

 

Tevez torna al gol con il Boca undici anni dopo

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Ci ha messo tre partite, ma Carlos Tevez è tornato a segnare con la maglia del Boca Juniors.
L’ex juventino, dopo due match di Primera Division a bocca asciutta, si è sbloccato nel 3-0 degli uomini di Arruabarrena contro il Banfield, nei sedicesimi di Copa Argentina.
L’Apache ha gonfiato la rete al 59′, con una precisa punizione dal limite. In precedenza, erano andati in gol anche Perez e il gioiellino Calleri.
L’ultima rete di Tevez da “xeneise” risaliva a undici anni fa, quando andò a segno nella finale di ritorno della Copa Sudamericana 2004 vinta dal Boca contro il Bolivar.

 

(mbocchio)

Autarchia canaglia, l’Algeria vieta gli stranieri in campionato

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L’autarchia canaglia sbarca nel pallone, fa capolino sul lato berbero del Mediterraneo. La federazione calcistica dell’Algeria ha vietato – a tutte le squadre professionistiche – l’acquisto di calciatori stranieri. Chi ha già forestieri in rosa se li tenga pure: solo a loro, già pedatori in terra d’Algeri, sarà concesso l’onore di battersi nelle arene sabbiose del Nordafrica. Non c’entrano sanzioni internazionali ma s’impongono le più prosaiche ragioni dei denari. Dicono, alla federazione, che il calcio algerino è prostrato dalla crisi e rischia di scomparire per travolgente fallimento e rumorosa bancarotta. Soldi non ce ne sono, ergo si va avanti con quel che c’è in casa. E dire che comunque l’Algeria qualche talentuccio qua e là lo può orgogliosamente vantare. A riprova i bei successi della rappresentativa nazionale che, ai mondiali brasiliani, s’è dovuta arrendere – con l’onore dei tempi supplementari – soltanto alla gloriosa Mannschaft d’Oltralpe. In Algeria, di stranieri famosissimi non è che ce ne fossero stati tanti. Niente sceicchi e nessun faraone ha mai voluto spendere più di tanto. Tra gli ultimi guru Nicolas Anelka, fino allo scorso anno, ha calcato il suolo berbero. Menando fendenti, da dirigente, e schiaffoni.

 

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

Tira una brutta aria. Nella Juve esplode il caso Morata

Lo spagnolo è nervoso e arrabbiato con tutti, forse anche geloso dei nuovi. Allegri non nasconde il problema: “Dimenticate in fretta le vittorie, non si vive di rendita”.Morataela Juve

Non so quanto possa essere preoccupante il “caso Morata”, né addirittura so se esista addirittura un “caso Morata”. In ogni caso qualcosa c’è, è un’inquietudine che lo stesso Allegri non nasconde. Di sicuro è un sasso lanciato nello specchio d’acqua perfetto e trasparente della Juventus. La storia la sapete: c’è un’amichevole estiva a Danzica, la Juventus gioca e batte il Lechia con un gol decisivo di Mandzukic, ma c’è anche molto nervosismo in campo. Allegri sostituisce Morata, proprio perché troppo nervoso pare, e quello se ne va diritto negli spogliatoi senza passare dalla panchina e senza salutare nessuno. Anzi un paio di dirigenti mandati a cercare di convincerlo a tornare indietro, vengono respinti con perdite.
Allegri non la prende benissimo e non lo nasconde. “Credo che Morata non avesse l’atteggiamento giusto, era nervoso. Tira una brutta aria intorno a noi. Dobbiamo ricordarci, certo, cosa abbiamo fatto l’anno scorso, ma anche dimenticarlo in fretta se vogliamo restare al vertice. Non bisogna pensare che tutto ci sia dovuto”. Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro: anche tu Morata devi darti da fare, e non pensare di vivere di rendita, il posto devi conquistartelo. Può succedere. Anche in una squadra che ha vinto 4 scudetti consecutivi.
Potremmo chiuderla qui. L’episodio pare solo un temporale estivo. Se non fosse che da tempo a queste turbolenze nella Juve non siamo più abituati. Pensiamo tutti che sia l’ambiente perfetto, ideale, dove tutti remano dalla stessa parte, senza turbamenti, senza gelosie. E invece forse non è così, anche in presenza di vittorie a ripetizione, che evidentemente oggi non sono una garanzia assoluta. Pure uno come Allegri deve fare una fatica immane a tenere l’ambiente compatto, concentrato. Perché Morata avesse il nervoso, non sappiamo di preciso. Forse una volta partito Tevez si sentiva al centro dell’attenzione, il punto di riferimento principale dell’attacco. Forse è davvero così, o forse vedere tanta attenzione per Dybala, Mandzukic, Draxler o chi per lui, lo rende irascibile e insicuro.
Un piccolo Truman Show, un mondo perfetto che in realtà perfetto non è? C’è qualcosa che si nasconde dietro la facciata spettacolare e trionfale della Juventus? Forse sì, chissà. Vincere non è una garanzia assoluta, questo adesso lo sappiamo.

 

(rassegna stampa, bocca.blogautore)

La Juve vince con Mandzukic, lite Morata-Allegri

mandzukicjuventinoBuona la seconda per la Juventus, che dopo il ko di San Gallo contro il Borussia Dortmund nella prima uscita stagionale, batte di misura (2-1) il Lech Danzica nel “Super Match” giocato in terra polacca per le celebrazioni dei 70 anni del club locale.
In vantaggio per quasi tutta la durata del match, con un gol di testa di Pogba in apertura (6’), su corner di Dybala, in una delle rare sortite offensive, la squadra di Allegri era stata raggiunta a 10′ dalla fine da un gol di Buksa, giunto al termine di una ripresa caratterizzata da un vistoso calo atletico dei bianconeri, che hanno chiuso con tanti Primavera.
Ma nel finale, ecco il guizzo di Mario Mandzukic, a segno al termine di una bella azione personale: al 90′ il croato ha ricevuto da Macek, ha beffato con uno stop i due marcatori diretti, e ha insaccato di sinistro.
La squadra torinese ha confermato prevedibili difetti da carburazione lenta, avendo cominciato la preparazione solo lo scorso 16 luglio.
Da rimarcare però la prova di Dybala, frizzante per tutto il primo tempo, assist a parte.
Tra le note negative, l’infortunio muscolare rimediato da Chiellini, uscito già al 7’ per un fastidio muscolare che potrebbe metterne a rischio la presenza l’8 agosto in Supercoppa contro la Lazio, e i 20′ di gioco di Alvaro Morata: entrato dopo l’intervallo, lo spagnolo, nervosissimo anche con Allegri, è stato cambiato nel corso della ripresa.Moratapolemico

La reazione di Allegri

Massimiliano Allegri è un po’ rabbuiato dopo la vittoria per 2-1 in casa del Lechia Danzica. Il tecnico della Juve commenta così la lite con Morata: “Morata oggi non era in giornata e non mi è piaciuto. Indipendentemente dagli errori tecnici, quello che non andava bene è l’atteggiamento: non gli venivano le cose e lui si fermava. Per questo l’ho fatto uscire. Mi ha fatto arrabbiare in campo, ma poi è stato bravo perche è andato a fare allenamento da solo”.
Poi avverte l’ambiente: “C’è una brutta aria intorno alla Juve: tutti dicono che siamo favoriti, ma non è cosi. Quest’anno sarà ancora più difficile, quindi, prima che quest’aria ci contagi, è meglio fermarla subito”.
Complimenti al resto della squadra per la vittoria: “Bisogna avere questo atteggiamento positivo. Alla fine è importante portare a casa anche queste partite, nonostante gli sbagli, anche per poter lavorare meglio in seguito. Credo che non sia una questione di sistema di gioco. Ho tentato di cambiare i giocatori in campo il più possibile. Purtroppo Chiellini è uscito dopo 5 minuti, e ho cercato di gestire gli altri giocatori per portarli bene a fine partita. Chiellini? Ha sentito indurire la coscia, vediamo nei prossimi giorni. Speriamo non sia nulla di grave, altrimenti avremo Caceres, Rugani, Bonucci per giocare la Supercoppa a Shanghai. Pogba e Rugani? Entrambi hanno fatto bene”.

 

(mbocchio)

Certo che quei due proprio si detestano, fuoco ad alzo zero di Mourinho su Benitez

RafaMou“La moglie si preoccupi della sua dieta. E poi lui in sei mesi distrusse la mia Inter, la squadra migliore del mondo”. La polemica è servita.

Non vorrei parlare sempre dell’Inter, ma vado appresso alle cose e alle chiacchiere così come spuntano, senza regola. E senza controllo. E così nel cercare news su un Barcellona-Chelsea finita 2–2 ai rigori e giocata nel Maryland per le stranezze di un bollentissimo calcio d’estate, mi trovo davanti una di quelle esplosioni umorali di Mourinho che finiscono col rinvangare vecchie storie e sconvolgere fatti che ci riguardano molto da vicino. Dunque, non so per quale motivo la moglie di Rafa Benitez, ora al Real Madrid, allenatore ben noto al nostro calcio, ha rilasciato un’intervista a Marca con dichiarazioni molto pesanti sul conto di José Mourinho, altro recente pilastro del nostro football. Più o meno di questo tenore: “Mio marito va in giro per il mondo ad aggiustare i casini fatti da José Mourinho”. MouRafaNon so perché e non so per come la first lady in questione si sia lasciata andare a tal genere di considerazioni, ma questo ovviamente non poteva non suscitare la reazione di José Mourinho ai margini di quel Barcellona-Chelsea che dicevamo. “Fossi la moglie di Benitez non mi preoccuperei di questo, e comunque avrei più cura per la dieta del marito. E in ogni caso non è vero che Benitez viene sempre dietro a me, al Chelsea rimpiazzò Di Matteo, e al Real Madrid è venuto dopo Carlo Ancelotti. Con me è successo solo all’Inter, dove in sei mesi riuscì a distruggere la miglior squadra al mondo in quel momento”. Tié, come si dice: prendi, incarta e porta a casa. POlitically Scorrect (lo so, sarebbe “uncorrect”…) come da copione.
Ho ammirazione per il Mourinho allenatore, mi piace la sua maniera di gestire le partite con grande semplicità e al tempo stesso spettacolarità - questione di gusti, io sono fatto così, me ne infischio delle partite tatticamente perfette e delle geometrie del gioco, godo del caos e del subbuglio di una partita -gli riconosco indubbie doti di leader, mi piace meno, anzi diciamo che detesto, il Mourinho fuori campo. Quello delle manette per intenderci. Però, in genere, sono molto riconoscente a chi comunque fa girare e alimenta il nostro umile lavoro. E dunque carissimo Mourinho molte grazie anche oggi, per il nostro titolo quotidiano.

 

(rassegna stampa bocca.blogautore)

Cairo: “Ma quale Cerci?!”

Cairo e CerciUrbano Cairo sbarra le porte ad Alessio Cerci, cullato e coccolato due stagioni fa, venduto per fior fior di milioni, scaricato dall’Atletico Madrid e quasi scaricato dal Milan. Se l’ala è in cerca di un rilancio, il rilancio non sarà a Torino.
È lo stesso presidente che lo ha confermato. D’altronde qualche tempo fa, quando granata e rossoneri si erano scontrati in campionato, Cairo aveva già dato bonariamente del co…one al suo ex giocatore: “Il ritorno di Cerci? Fantacalcio”, ha dichiarato prima del sorteggio del calendario di serie A.
Il numero uno del Torino ha proseguito con il mercato: “Abbiamo venduto Darmian perché non potevamo fare altrimenti e perché c’era una vecchia promessa fatta a lui. Però abbiamo preso Zappacosta, Acquah, Baselli, Avelar, Obi, la metà di Benassi e Ichazo, sette giocatori non è male. Maksimovic resterà? Sì”.

 

(mbocchio)

Da Kondogbia a Jovetic, grandi acquisti, spese pesanti sul mercato, ma anche parecchi schiaffi presi in amichevole. Non sarà che l’Inter sta accroccando figurine, senza alcuna garanzia di risultato?

FBL-ASIA-ESP-ITA-REAL-INTER-CHNNon sono certo quello che considera il calcio d’estate il vangelo. Certo che le tre sconfitte consecutive dell’Inter fanno abbastanza impressione. Soprattutto quella contro il Real Madrid, molto secca, pesante. Non faccio processi, ma non posso non constatare che l’Inter di Thohir e Mancini è una squadra in piena rivoluzione, che compra giocatori a destra e sinistra, con difesa e centrocampo quasi completamente rifatti. L’ultimo è Jovetic il prossimo sarà probabilmente Perisic. Il dubbio è che l’assemblaggio sia estremamente complicato e rischi di non portare i risultati immediati che adesso tutti si aspettano, a cominciare dallo stesso Mancini che ha parlato di scudetto. In bocca al lupo.

 

(rassegnastampa, bocca.blogautore)

La terza vita di Pirlo è ricominciata negli Usa

PirloUsaL’esordio di Andrea Pirlo col New York allo Yankee Stadium nell’American Soccer League ha suscitato un grande interesse mondiale. La sua nuova squadra ha discretamente maltrattato l’Orlando di Kakà, cinque gol, di cui due di Villa. Pirlo che è entrato nel secondo tempo, ci ha messo un assist proprio per Villa. Grande entusiasmo, grandi applausi, una festa. E’ cominciata così la terza vita di Pirlo. La prima si era chiusa dopo il Milan, la seconda dopo la Juve, adesso la MLS. Un campionato di calcio in una splendida cornice e con meno stress.

Ciclicamente il calcio americano ritrova il suo interesse. In realtà si tratta di un calcio molto più antico di quello che si creda, ai primi mondiali nel 1930 gli Usa si classificarono terzi; nel nostro primo mondiale vinto (1934) la prima partita, facile, che dovettero affrontare gli azzurri fu proprio contro gli Usa. Non credo ormai che gli Usa paghino una scarsa dimestichezza o frequentazione col football. Non è uno sport poco popolare o poco praticato, anzi a livello giovanile e scolastico risulta essere uno dei più diffusi, inoltre tutti gli abitanti di radici ispanico-latine, se non addirittura asiatiche, hanno col soccer un rapporto intenso. E’ probabile che il calcio nordamericano paghi piuttosto un certo isolamento dal calcio europeo, l’unica possibilità di incrocio sono praticamente i mondiali e le tournée estive in Canada e negli Usa dei grandi club europei.

Calciatori come Pirlo portano spettacolo e soprattutto esperienza. Lo stesso si può dire per Lampard e Gerrard e i molti altri campioni che stanno andando a chiudere la loro carrierà nella MLS. Un segnale importante sarà vedere se Pirlo, a 36 anni e giocando in un campionato marginale rispetto al panorama europeo-mondiale, riuscirà a mantenere il proprio posto in azzurro. Un anno fa dopo la fallimentare spedizione in Brasile, lasciò la nazionale per poi ripensarci con l’avvento di Conte in azzurro. L’aver lasciato la Juventus potrebbe forse costargli il posto o forse tenerlo più fresco in vista delle prossime partite e dei prossimi europei.

Negli Usa intanto continuano a chiamarlo il Maestro, così come lo avevano ribattezzato i sudamericani, ammirati dalle geometrie di un regista come ce ne sono pochi al mondo e che richiama gli i grandi registi italiani, a cominciare da Rivera. Se nonostante tutto riuscirà ancora a dare il suo contributo alla nazionale, vorrà dire che il calcio americano non è solo un campionato da ricchi e allegri pensionati del pallone.

 

(rassegna stampa, bocca.blogautore)

Si può vincere una grande competizione internazionale con un allenatore la cui attività principale è saltare e fare il matto davanti alla panchina?

HerreraIl Messico ha vinto la Gold Cup, il campionato per nazioni del Nord America, battendo in finale la sorprendente Giamaica. Finale senza grandi sorprese, stavolta, dopo che nelle semifinali si era visto un po’ di tutto. La furia del Panama contro l’arbitro per aver smaccatamente favorito il Messico, l’eliminazione degli Usa di Klinsmann da parte dei Reggae Boys della Giamaica. A guidare il Messico un allenatore che è diventato un personaggio nel mondo per le sue esultanze pittoresche: Miguel Herrera. Messicano del Cuautepec, mentre molte delle nazionali partecipanti alla Gold Cup avevano ct stranieri. Così come capita del resto a molte delle nazionali emergenti, quelle africane ad esempio. Herrera invece, ex difensore del Coyotes e dell’Atlante, è un messicano animoso, nervosissimo, iperprotagonista. Non per questo amatissimo. I giornali messicani, il giorno prima della finale titolavano: El Piojo deve rimanere o andarsene anche se vince? Lo stesso soprannome che gli hanno affibbiato, El Piojo, non è proprio un complimento. Sarebbe il pidocchio, in riferimento ai salti ripetuti in cui si esibisce davanti alla sua panchina.

Sia come sia, spintarelle arbitrali o meno, El Piojo Herrera — già abbondantemente conosciuto ai Mondiali dello scorso anno dove il Messico arrivò fino agli ottavi di finale, dove fu fermato dal Belgio (cioè fece meglio dell’Italia…) — ha portato il Messico alla vittoria. Nonostante il fatto di non essere poi così pubblicamente condiviso. Herrera non ha né un grande passato, né esperienze particolarmente qualificanti da allenatore. E’ sempre rimasto nel circuito del calcio messicano. Da ct ha sicuramente ottenuto di più di Hugo Sanchez, che pure è stato la grande star e un nume tutelare del Messico.

Si dimostra una volta di più che fare il ct non è propriamente esercitare il mestiere di l’allenatore, così come lo si fa in un club. E’ un’attività molto diversa, un po’ tecnica, un po’ manageriale. In questo caso addirittura con risvolti quasi clowneschi.

 

(rassegna stampa, bocca.blogautore)