Premier. I guai di Mou: il Chelsea, Eva e la dottoressa che viene dal freddo

gameeva-310x310E’ l’intrigo dell’anno. Roba da James Bond, solo che al posto di Sean Connery nei panni dell’agente 007 c’è Josè Mourinho nei panni di se stesso, sfigato però dato che il Chelsea si sta accappottando in Premier. L’Inghilterra c’è, la Russia pure. E le donne, quelle sono le protagoniste. Perchè Eva Carneiro se n’è andata lanciando (dicono) un anatema sui blues. C’è però un’altra donna pronta a sostituirla, è la dottoressa che viene dal freddo.

Viktoriya Gameeva ha un fisico asciutto e notevole. Non sfigurerebbe vicino a Ursula Andress. Bella, mora, occhi cerulei e affascinanti con tratti irresistibilmente naif, come gli scatti che continua — diva impenitente in camice bianco — a pubblicare su Instagram. Di suo fa il medico sociale dello Spartak di Mosca, gloriosa storica e prestigiosa squadra della capitale degli Zar di tutte le Russie e Unioni Sovietiche.

Fatto sta che la Gameeva s’è fatta fotografare con indosso una maglia del Chelsea e un telefono in mano. La stampa britannica, ricettiva com’è a donne e pallone, subito ha fatto rimbalzare la notizia dell’anno. Josè Mourinho, per sostituire la fedifraga compaesana lusitana, ha scelto la bella russa facendo felice così anche don Roman Abramovic che ha davvero poco per esser contento in queste convulse settimane d’agosto che vedono la sua amata squadra umiliata e offesa (ultima nel derby con le Aquile rossoblù del Crystal Palace dell’invitto Pardew) e in una posizione di classifica a dir poco imbarazzante.

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La Juve è ultima ma non è sola, l’Inter è prima ma non convince

SSC Napoli vs UC SampdoriaI tifosi del Napoli e della Lazio contestano i presidenti, e quand’è che una big andrà a prendersi Ventura? Lo scudetto di Chievo e Sassuolo a 500.

Il Napoli all’esordio al San Paolo con doppietta di Higuain che si fa riprendere dalla Samp con doppietta di Eder. Il pubblico non gradisce e contesta De Laurentiis, per il mercato, la scelta del nuovo allenatore etc. La domanda è sempre quella, che abbiamo già posto più volte: che squadra è e dove vuole andare il Napoli? Arrigo Sarri (definizione che prendo a prestito dal mio amico Massimo Basile) è tranquillo e dà i numeri: “Il Napoli ha fatto 27 tiri in porta contro 7 e giocato 63 palloni in area contro 13”.

La Lazio dopo aver perso prima di tutto la Supercoppa con la Juve, esser stata buttata pesantemente fuori dalla Champions League dal Bayer Leverkusen, ne prende addirittura quattro dal Chievo. Ora passi per la Champions League, ma che il Chievo ti prenda a schiaffi è difficile da mandar giù. Come per il Napoli anche qui abbiamo un presidente nel mirino. Ma chiedere a Lotito di spendere qualche decina di milioni per un giocatore può capitare una volta ogni lustro, non certo ogni anno.

Il dubbio

L’Inter è praticamente l’unica delle grandi tradizionali a essere in testa alla classifica. E però non si offenda nessuno se la classifica potrebbe anche essere abbastanza fasulla. Con l’Atalanta ha rischiato il pareggio, e col Carpi — che ne aveva presi 5 dalla Samp — pure. Più che effetto Mancini si assiste a un effetto Jovetic.

La Samp di Zenga è quella che si fa buttare fuori dal Vojvodina alla prima partita di Europa League, ma lo batte al ritorno, sommerge di gol il Carpi e rimonta due gol con Eder al Napoli. Di quante partite abbiamo bisogno per fidarci della Samp e di Zenga? Non lo so chiedo…

La cantonata

La Fiorentina era già stata celebrata come protagonista di questo campionato, per il buon precampionato, per aver battuto subito il Milan (non è impossibile dai…). Beh il Torino di Ventura è meglio. Perché è in testa alla classifica, perché il suo allenatore è un fenomeno (ma le grandi non se lo filano), perché alleva, fa crescere e rivende bene grandi giocatori (l’ultimo è stato Darmian), per poi reinvestire.

Scaramanzia

Marcos Alonso ha portato in vantaggio la Fiorentina a Torino ed è andato a fare il gesto del torero sotto la curva. Dopodiché la Fiorentina è stata travolta dal Torino.

Zona retrocessione

Bologna, Juve, Empoli, Frosinone e Carpi a zero punti. Non facciamo drammi la Juve è ultima non è sola.

Zona scudetto

Chievo, Inter, Palermo, Sassuolo, Torino. Il ribaltone scudetto. Un noto bookmaker paga lo scudetto all’Inter a 9 (contro l’1.85 della Juve), quello del Torino a 100, il Palermo a 450, Chievo e Sassuolo a 500.

 

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Il Milan sembra ancora quello di Inzaghi, soffre con l’Empoli, prende i fischi di San Siro

MilanPerò va in gol con Bacca e Luiz Adriano e può fare anche a meno di Balotelli. Meglio il Sassuolo di Floro Flores, già in fuga.

I gol di Bacca e Luiz Adriano per scardinare l’Empoli: era un Milan da ricostruire, certamente aveva un senso cominciare dall’attacco. Pare proprio una buon coppia quella rimediata sul mercato, mettendoci sopra quasi una quarantina di milioni. Mica spiccioli. Non credo che Balotelli farà loro da riserva con la stessa mansuetudine con cui si è seduto all’esordio in panchina, rimediando anche dei fischi al solo annuncio del nome, ma questo si vedra magari tra due o tre e mesi — giusto il tempo per Balotelli di far credere che ora è un soldato disciplinato — ma insomma in attacco sembra un Milan almeno decente, accettabile. Anche se con Ibrahimovic sarebbe stata ben altra cosa… Forse, chissà.

Per il resto no, per il resto è una squadra che annoia cancora ome annoiava quella della seconda parte di stagione dello scorso anno. I gol, sia pure con parsimonia arrivano, ma mi sembra che il Milan faccia ancora una gran fatica, non costruisce gioco ed occasioni, ha poco coraggio. Un Milan dunque che continua a somigliare parecchio a quello di Inzaghi. Soffrire contro l’Empoli non è un buon segnale e anzi conferma quello che ormai si pensa da tempo e cioè che il Milan ha bisogno di qualcuno che inventi gioco a centrocampo, che con De Jong, Bertolacci, Nocerino e Suso non è propriamente il massimo. Witsel non sarebbe affatto male, ma ormai non credo che sia un affare che possa chiudersi in 24 ore.

Mihajlovic ha rotto il ghiaccio con San Siro, la partenza sbagliata di Firenze gli aveva già complicato abbastanza le cose, seguire le evoluzioni di Galliani sul mercato — con i suoi colpi di scena e rapidi cambiamente di fronte — sicuramente uno stress. Il nuovo allenatore sembra rendersi perfettamente conto della situazione: “L’unica cosa da salvare è il risultato. Lo scorso anno queste partite si perdevano, quest’anno si vincono, ma perché c’è l’attacco, tutta qui la differenza”. Un Mihajlovic dunque molto severo con se stesso prima di tutto.

La diffidenza dei tifosi è notevole, i fischi per il mancato spettacolo e le contestazioni sulle operazioni di mercato (vedi il ritorno di Balotelli) si innescano con troppa facilità. Né Galliani, né Mihajlovic, né l’intero Milan riescono a convincere a fondo. C’è sicuramente una svolta rispetto al recente passato — almeno dal punto di vista societario — ma non ancora del tutto convincente e soprattutto soddisfacente.

Il Sassuolo che va in fuga e veleggia a punteggio pieno in testa alla classifica rubando la scena ricorda a chi di dovere che gli avversari contro cui battersi saranno non solo i tradizionali grandissimi club, il derby con l’Inter alla ripresa dopo la pausa della nazionale, Balotelli da inserire: si fa una gran fatica appunto a farsi strada. Dentro e fuori.

 

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Il ribaltone d’agosto e lo psico dramma della Juve a zero punti

Pjanic-Morata-PER-bLOOOOG-280x600Agnelli, Marotta e Allegri stanno sbagliando la costruzione della Juve 3.0. Mentre la Roma del dopo-Totti, marcata Pjanic e Dzeko, si convince sempre di più che lo scudetto è possibile.

La Juventus a zero punti: scommetto che non esiste uno che ci abbia puntato sopra 5 euro in Italia. E del resto non è mai capitato nella storia del pallone. Il Roma-Juve dell’agosto 2015 sarà ricordato non solo per una vittoria che impegna ulteriormente la Roma nella caccia allo scudetto, nonostante sia squadra bifronte — talmente lenta e noiosa da far mettere Garcia alla sbarra alla prima partita col Verona, autorevolissima all’Olimpico dove ha matato, subito a inizio campionato, il suo incubo più ricorrente, la squadra cioè da cui lo scorso anno è finita lontana 17 punti — ma soprattutto per il grave rischio di clamorosa implosione della Juve quadriscudettata. I cinque o i sei punti di distacco (pure dal Sassuolo!) sono un problema più di forma che reale, più mentale che fisico, insomma non può essere questione di classifiche con trentasei giornate e un anno intero davanti. Ma o sconquassamento della squadra campione d’Italia pare abbastanza grave e Allegri è in fortissima difficoltà. Il passaggio alla Juve 3.0 (la Juve 1.0 fu quella di Conte, la 2.0 quella del primo Allegri, la 3.0 quella del post Pirlo-Tevez-Vida) una specie di calvario. Già avevo detto che la “sindrome del secondo anno di Allegri” faceva parte delle leggende e dei luoghi comuni, ma francamente dopo che l’Udinese te le suona in casa, e la Roma ti maltratta all’Olimpico con un superbo Pjanic e un freddissimo Dzeko, resta difficile scacciare via queste dicerie. Anche se è la stessa costruzione della nuova squadra ad apparire in bilico, Allegri oscilla tra il gioco che vorrebbe fare e quello che invece si adatta a fare. Agnelli e Marotta si sono mossi bene nel sostituire e rimpiazzare Pirlo, Tevez e Vidal, che avevano tutti un motivo più o meno valido per andare via. Ma alle intenzioni non corrisponde il risultato, non stanno riuscendo cioè a ricostruire una squadra che almeno assomigli, avvicini quella dello scorso anno. C’è una Juve sulla carta che non corrisponde alla Juve reale. La perdita di Draxler — o comunque di un grande giocatore di centrocampo — è un segno che il mercato si aperto benissimo, ma poi chiuso con mosse e scelte di rincalzo, direi quasi secondarie, non proprio convintissime.

Anche se alla fine — diciamo anche questo — la Juve in dieci per l’espulsione di Evrà avrebbe potuto persino strappare un clamoroso pareggio negli ultimi minuti. Se la Roma non avesse avuto un ottimo Szczesny in porta adesso non saremmo così caustici sul futuro bianconero. E quella Juve lì, francamente, sembrava la Juve dello scorso anno, segno che non è andata del tutto perduta, che qualcosa anche con questi uomini si può fare.

La Roma ha affrontato la partita come se fosse decisiva, come se lo scudetto fosse da giocarsi subito, con molta più veemenza schiacciando in difesa una Juventus che in questo momento ha forti problemi di identità. Che non esce dallo schema mentale di un centrocampo e una difesa superimbottiti, con l’attacco Dybala-Manduzkic (non c’è grande differenza dal Coman-Mandzukic dell’imbarazzante esordio con ko contro l’Udinese, e infatti il croato sarebbe finito fuori per far spazio a Morata ) nuovo di zecca che per adesso ha problemi di rigetto col resto del corpo bianconero, con Padoin a fare il Pirlo. E Pogba che gioca da venti milioni, non da cento…

Mentre Garcia ha sorpreso tutti schierando De Rossi in difesa, come dire io a tutto questo ben di dio (si fa per dire…) che ho a centrocampo e in attacco non rinuncio. E’ una scelta che molti allenatori in passato hanno fatto (da Luis Enrique a Prandelli) per poi rinunciarvi, evidentemente l’allenatore francese vuol provare di persona. Ma è anche vero, forse, che questa scelta ha permesso una configurazione migliore del centrocampo, valorizzando ulteriormente il ruolo di Pjanic che infatti è stato il mattatore della partita: palo e il gol su punizione che scardina la partita. Già perché la Roma ha l’ossessione del gioco, vuol dimostrare che è squadra da spettacolo, che cerca il gol con intelligenza e manovra raffinata. Nonostante Totti sia adesso ufficialmente ormai il capitano non giocatore e anche questa sia, a suo modo, una Roma 2.0, ossia quella del dopo Totti. Non sempre la Roma riesce a dimostrarsi grande squadra, anzi, spesso si autodistrugge quasi, ma la Roma che ha battuto la Juve è un’altra.

Roma-Juve è sempre una partita forte, che spacca, senza mezzi toni. Dove gli episodi si moltiplicano, diventano scottanti, talvolta addirittura pericolosi. E infatti già al primo minuto c’era già da discutere, secondo tradizione. Le moviole hanno cominciato a scaldarsi subito per cercare un tocco sospetto di Mandzukc e un capitombolo in area di Florenzi, molto arrabbiato e convinto del fallo subito. Quasi tutti i moviolisti chiamati al processo per direttissima si sono schierati per la tesi del rigore negato. Io non ne sono così convinto, mi è sembrato un tocco in velocità, senza evidente intenzionalità. E secondo me ha deciso giusto l’arbitro, netto del resto nel negare il rigore. Ma nella stessa azione a dieci metri di distanza Dzeko finiva giù agganciato da Chiellini, e per me magari era più rigore quello. Guarda un po’… Ma di quello nessuno ha parlato. Sia come sia da quel momento in poi ogni fallo a metà campo si è trasformato in mischia. Vent’anni di calcio del resto ci dicono che Roma-Juve è un zuffa potenziale a ogni secondo e a ogni metro del campo. Alla fine però quegli episodi sono diventati marginali ed insignificanti, come dovrebbe sempre accadere quando il calcio vero prende il sopravvento e spazza via i veleni.

Abbiamo assistito a un ribaltone d’agosto. E’ stata una partita intensa per il grande nervosismo e per la tensione che si tagliava a fette sul campo. La Roma, come sempre si esalterà e farà fatica a volare basso (ma può essere che le cose siano cambiate, chissà), De Rossi ha subito detto che “dobbiamo uccidere il campionato e che bisogna giocare con la stessa mentalità contro il Carpi e il Frosinone”, la Juve a zero punti ne esce con molti, forse troppi dubbi su stessa. Pronta a sdraiarsi sul lettino dello psicologo. E sinceramente non basta ripetersi di stare tranquilli.

 

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Lazio, Napoli e Fiorentina in Europa League, non c’è confronto con quello che aspetta Juve e Roma in Champions

Europa-LeagueE’ una Coppa che non bisogna snobbare più e anzi è ora di vincere, Liverpool, Dortmund (e altri…) permettendo.

L’Europa League è una cavalcata talmente lunga, che i gironi possono essere considerati solo la base di partenza. Non hanno lo stesso peso e lo stesso valore tecnico dei gironi della Champions, più selezionata e affascinante indubbiamente. Il torneo è molto più grande, e forse anche più faticoso. Ma i gironi comunque non sono un ostacolo particolare per chi vi partecipa con una certa ambizione — non c’è confronto con le partite e le difficoltà che dovranno affrontare Juve e Roma -, e io credo che Lazio, Napoli e Fiorentina non vogliano limitarsi a una partecipazione puramente formale. E anzi fare dell’Europa League un obbiettivo fondamentale della stagione. Del resto sicuramente più abbordabile di uno scudetto che finisce regolarmente in mano ai soliti noti.

Del resto lo scorso anno Napoli e Fiorentina arrivarono alla semifinale, e la contemporanea eliminazione fu una delusione notevole, proprio perché entrambe le squadre cominciavano ormai a coltivare il sogno della vittoria. Di contro la seconda parte, quella a eliminazione diretta, è più lunga e complicata, imprevedibile con l’innesto delle squadre precipitate dalla Champions League.

Europa-League-Tabellone
Da quando l’Europa League ha sostituito completamente la Coppa Uefa con quest’ultima configurazione, l’Italia non l’ha mai vinta (e non è mai arrivata in finale). E anzi l’ha fin troppo snobbata, perdendo per questo anche punti preziosi e posizioni nel ranking Uefa. La Spagna invece l’ha vinta ben quattro volte (due con l’Atletico Madrid e due col Siviglia) e infatti i club spagnoli sono ormai nettamente i più temuti in campo internazionale. La vittoria porta alla qualificazione in Champions — vedi il Siviglia -, e anche questo un bel premio. Ma la presenza di Liverpool e Borussia Dortumund su tutte rende tutto abbastanza complicato. Senza contare che dal piano di sopra della Champions League può cadere — anzi è probabile… — qualche grandissima squadra. Lo scorso anno il Napoli ci entrò subito dai gironi come capitato alla Lazio adesso. Due anni fa la Juve, discesa appunto dalla Champions, si fece fermare dal Benfica in semifinale e mancò clamorosamente la finale allo Juventus Stadium. Non escludo dunque grandi sorprese, e nemmeno che qualcuna (italiana) stavolta la vinca per davvero.

 

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Com’è possibile questo Roma-Juve a fine agosto, fuori dalla vivo della lotta scudetto?

Garcia-AllegriIl calcio lasciato in mano a uno stupidissimo computer trasforma un big match in una innocua amichevole. Complimenti.

Roma-Juve adesso: bella, coinvolgente, aperta a qualsiasi risultato. Ma adesso è quasi troppo. Anzi, mettiamola proprio così: Roma-Juve adesso ha un senso? No, secondo me no. Non c’entra proprio niente. Non faccio parte della categoria di quelli che non si fidano di niente e di nessuno e perciò vogliono ed esigono un calcio completamente libero, senza alcun indirizzo. Vada dalla designazione degli arbitri, alla composizione del calendario. No, non sono per il caso — in questo caso un software — che decide tutto senza nella sostanza decidere nulla, E dunque non mi convince un calendario compilato da un sorteggio computerizzato troppo freddo, praticamente incondizionato e assoluto, quasi senza paletti.

Insomma io trovo che sia da stupidi far giocare la partita tra la prima e la seconda dell’ultimo campionato all’inizio e a metà campionato, quando la logica avrebbe voluto che due squadre così importanti — teoricamente in lotta per lo scudetto — si scontrassero viceversa alla fine dei gironi d’andata e di ritorno. Proprio perché in palio ci fossero punti assai più pesanti di quanto non lo siano adesso. Certo è un discorso che è valido pure per tutte le altre partite delle big, né possiamo prevedere oggi quale sarà la classifica a gennaio o a maggio 2016 — magari Roma e Juve non saranno in lotta per lo scudetto e nemmeno per la Champions League — ma insomma abbiamo lasciato che il caso decidesse per noi e sostanzialmente depotenziasse uno degli appuntamenti più importanti della serie A. Comunque vada a finire non cambierà proprio nulla.

E così la partita Roma-Juve di adesso è già per questo una partita minore, dimezzata. Interroghiamoci pure su Totti e la partita che lui sente di più dopo il derby, domandiamoci se il grande stratega Garcia sia veramente all’altezza di un compito così importante — riportare la Roma a vincere -, chiediamoci ancora quali siano le possibilità di crescita di una Juve rivoluzionata e scatenata sul mercato ma per adesso irriconoscibile, come riusciranno entrambe a far convivere chances di scudetto e una Champions League infernale, soprattutto per la Juve.

Ma nella sostanza Roma-Juve non avrà conseguenze sulla classifica, messa alla seconda giornata dei gironi d’andata e di ritorno — come succede anche all’estero, certo, ma una volta loro copiavano da noi le cose fatte meglio e non noi a loro le cose fatte peggio — è poco più che un’amichevole. Complimenti ai signori che ci parlano sempre di spettacolo, bella pensata. Un supermatch scudetto trasformato in amichevole, il calcio lasciato in mano a uno stupidissimo computer.

 

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Champions. Non è uno scherzo: Seydou Doumbia eroe (russo) di Coppa

seydou-doumbia-sporting-lisbona-cska_38n8jgn87afc170iufi40hjjvCi sono un portoghese, un ivoriano, un russo e un romanista. Il portoghese, di cerchi bianchi e verdi vestito, vuol passare il turno preliminare della Champions League contro il russo, bardato di rossoblù. Solo succede che l’ivoriano, brillante manco fosse Apollo sul carro solare, segna due volte e il romanista bestemmia, o ride, o si stropiccia gli occhi o, comunque, rimane sconvolto.

Le barzellette pallonare, come quella di Garcia che ritiene Doumbia a Roma il colpo del secolo, non fanno ridere quasi mai. Come non può far ridere il popolo giallorosso l’incredibile fortuna che Seydou ha sbattuto in faccia allo Sporting Lisbona (che non sarà uno squadrone ma nemmeno è esattamente una squadretta da oratorio), sbattendo fuori biancoverdi lusitani, di fatto, dalla Champions.E sarebbe ancora niente: in svantaggio dall’andata (2–1) e poi al Luzhniki (0–1), Doumbia s’è caricato la squadra sulle spalle e l’ha portata a un incredibile trionfo. C’è da non crederci.
Doumbia, che a Roma ha rinnovato i discutibili fasti di un bidonissimo come Renato Portaluppi, è rinato una volta ritornato al mittente. Come un pacco difettoso, torna in fabbrica. In quel Cska che al calcio italiano, nei tempi recenti, ha donato falsi profeti e illusori messia (tipo Honda al Milan).

https://www.youtube.com/watch?v=cK9MKg9Q8uY

Intanto l’ivoriano s’è scatenato, segna pure di gomito. A Roma non correva manco durante il riscaldamento. Vuoi vedere che avevano ragione quei goliardissimi che su Facebook hanno lanciato l’appello “Non si vende Doumbia”?

 

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Thrilling Champions League

Tabellone-ChampionsStavolta la Juve pesca male e finisce in un girone di ferro con City e Siviglia, mentre la Roma trova il Barcellona e il Bayer. Mah, speriamo bene.

Non riesco mai a essere troppo pessimista dopo i sorteggi. Neanche dopo questo che, soprattutto per la Juventus, è sorteggio “thrilling”, cioè molto più complicato di quanto non gli capiti di solito. La Juventus solitamente è squadra abbastanza fortunata, glielo hanno rinfacciato anche lo scorso anno, quando è arrivata in finale. Stavolta proprio no, e per rendersene conto bastava guardare i visi che cercavano di restare imperturbabili di Agnelli e Marotta. “Siamo la Juve, non temiamo nessuno” ha spavaldamente detto l’ad, incrociando le dita di nascosto… “Ce la faremo” ha rassicurato Allegri, cercando di tranquillizzare chi solitamente era abituato a ben altro stellone.

Sia come sia, non sono mai troppo pessimista perché l’architettura stessa del sorteggio e conseguententemente della Champions non è fatta per sfavorire certo i grandi club, in un girone dove se ne qualificano due su quattro — e la terza finisce in Europa League — devi semplicemente fare uno sforzo che certifichi il tuo essere all’altezza. E’ raro che ci siano esclusioni raramente ingiuste: posso giusto ricordare il terzo posto del Napoli di Benitez due anni, con 12 punti, gli stessi di Borussia Dortmund e Arsenal che sono andati avanti. Ma insomma se non ce la fai è giusto che te ne resti a casa.

Se è vero che il City è pur sempre la squadra che è finita seconda in Premier League è anche vero che in Champions, da quando il City è in mano agli sceicchi e mastica milioni di sterline come bruscolini, non ha quasi mai fatto paura a nessuno. Però è anche vero che prima o poi il City degli sceicchi esploderà, che è già in forma, che Aguero è un attaccante straordinario. Quindi è un ostacolo molto grosso, non possiamo negarlo. La Juve è stata sfigata perché ha pescato quasi il peggio da ogni urna, e trovato squadre da ogni grande campionato europeo (Inghilterra, Spagna, Germania). Detto questo mal che gli vada deve fare corsa sul Siviglia ( cui la Juve ha regalato Llorente e che giocherà accanto a Immobile, altra vecchia conoscenza): una finalista di Champions contro chi ha vinto l’Europa League. Non mi pare che non ci sia partita. Più che sulla forza degli altri dovremmo come al solito ragionare intorno all’essenza della Juve di quest’anno, che per ora non appare certo quella di un anno fa. Ma questo è un discorso ben più vasto, e che non riguarda solo la Champions League.LlorenteSevilla

E’ duro anche il girone della Roma, con un Barcellona al momento quasi fuori concorso e il posto da strappare al Bayer Leverkusen che abbiamo visto maltrattare la Lazio. “Il Barcellona è fuori concorso, ce la giochiamo con le altre” ha commentato Garcia. Se la Roma affronta la Champions League con la stessa preparazione e predisposizione d’animo dello scorso anno, quando il Bayern la fece a pezzi e anche le altre (City e Cska Mosca) le misero i bastoni fra le ruote, non c’è scampo, viceversa se è vero che dei passi avanti rispetto allo scorso anno li ha fatti — anche per merito del mercato che gli ha portato giocatori di alto livello come Dzeko e Salah — dovremmo vedere un’altra storia. Anche se la telenovela già in onda intorno all’allenatore non depone a suo favore e non promette niente di buono.

Concludendo, sul sorteggio costruiamo un sacco di film ma non c’è niente di impossibile e tutto sommato di insormontabile in un girone così breve. Sei partite sono un lampo. Come la fortuna ti ha giocato contro adesso, così ti può dare una mano a coprire i tuoi difetti e a strappare i pochi punti che in fin dei conti servono per andare avanti.

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Ma che tortura, 3 schiaffoni dal Bayer, la Lazio fa la fine del Napoli lo scorso anno e in Champions League non ci mette piede

Spagna-5-Italia-2-per-BloooogCosì la Spagna ne piazza 5 e noi solo due, le solite Juve e Roma. In bocca al lupo, ce ne è bisogno…

Che sofferenza, quasi una tortura, il fischio finale dell’arbitro atteso quasi come una liberazione. Tre gol, o meglio tre schiaffi e via. Un tempo l’Italia era famosa per i difensori — da Wilson a Nesta, tanto per citare due della Lazio — adesso compra all’estero i difensori che non sa far crescere più. E che non le evitano quelle delusioni, spesso annunciate. La Lazio va fuori dalla Champions League, eliminata nettamente dal Bayer Leverkusen, e in corsa restano solo Juventus e Roma. Replica perfetta dello scorso anno, quando però fu il Napoli a trovarsi già fuori ad agosto. Non ci ho visto grandissime differenze, anche se l’eliminazione del Napoli fu addirittura più clamorosa e questa forse più attesa e pronosticabile. Se i tedeschi all’andata si erano arresi a un tiro di Keita, al ritorno hanno facilmente approfittato di una squadra troppo timida, ma soprattutto più debole e non all’altezza. Ripiegata, come capita ormai troppo spesso alle squadre italiane, in una difesa a 5 che poi ti penalizza in fase di costruzione e comunque non ti evita il tracollo, perché finisci col chiuderti da solo nella tua metà campo. Una Lazio comunque forse non in grado di dare di più e che ha pagato carissimo gli errori fatali commessi da De Vrij e Mauricio (pure espulso nel secondo tempo), cui però non si possono scaricare addosso tutte le colpe.

Sarebbe bastato presentarsi almeno un po’ di più sotto porta per coltivare qualche speranza, ma la Lazio ne è rimasta lontana, non ha mai dato veramente l’impressione di potersi prendere il posto in Champions League. Che ha fortemente voluto fino a quando ha lottato in campionato e poi quasi snobbato quando è venuto il momento: la squadra rimasta uguale a se stessa, non un attaccante di grande esperienza e di livello internazionale in grado di buttarla dentro e di riprendersi la Champions per i capelli. Con l’infortunio di Klose se ne erano andate le ultime speranze, e stavolta Keita non ha fatto miracoli. Quella della Lazio è stata un’eliminazione attesa quasi come una condanna: gli infortuni di Biglia e Klose quasi un colpo di grazia sulle chances di qualificazione. La società non ci ha mai creduto, non si è inventata niente per cercare di avere una squadra all’altezza dell’impegno. E del resto le parole di Pioli alla fine non hanno bisogno di commento: “Non siamo ancora pronti per questo livello, questo è il calcio vero”. Amen.

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La Spagna piazza cinque squadre in Champions League, noi due a malapena (5 Spagna, 4 Inghilterra e Germania, Italia 2 come Portogallo, Francia, Russia e Ucraina). Cominciamo la stagione con una partenza ad handicap (alla Lazio aggiungiamo anche l’eliminazione della Samp in Europa League…) che sta diventando una costante: tocchi negli anni all’Udinese, al Napoli o alla Lazio farsi da parte. Negli ultimi sei anni, per ben cinque volte la squadra italiana è stata fatta fuori ai play off d’agosto. Non può essere un caso. Lo scorsa stagione in Champions la Roma fu spazzata via, la Juve arrivò fino alla finale col Barcellona. Una splendida eccezione quella della Juve? Per quanto si facciano degli sforzi (lo scorso anno Napoli e Fiorentina arrivarono alla semifinale di Europa League), la sensazione è che l’Europa per noi sia sempre un immane fatica di Sisifo. E che piano piano ci si stia rassegnando a una mediocrità diffusa.

 

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Perché il Napoli passa dal Benitez International al Sarri “pane e salame” e cambia così poco?

Napoli-I-soliti-sospetti-per-Bloooog-381x600E perché Higuain invece di fare il trascinatore è sempre triste? Da troppi anni la risposta è la stessa: aspettare.

Non esiste un caso Napoli, intendiamoci. Però parliamone liberamente. E per salvarci dalle orde di quelli che appena ficchi il naso negli acciacchi di qualche squadra — vedi la Roma, la Juve, il Milan, dietro le quali il Napoli ha furbamente nascosto l’incidente di partenza — strillano al complotto e al disfattismo, dico subito che questa è solo una chiacchiera a voce alta. Ho letto tutti gli articoli dei miei amici Marco Azzi (La Repubblica) e Francesco De Luca (Il Mattino), massimi esperti del Napoli, e ho trovato sia qualche dubbio sul progetto — l’allenatore che si trova in pieni lavori in corso, i rinforzi al calciomercato non completi, insufficienti o imperfetti, il pubblico per ora molto freddo, il modulo di gioco, l’impiego di Higuain — ma anche una certa serenità di fondo. Un distensivo, rilassante e sempiterno “aspettare”.

Insomma, a quanto capisco, non si sta costruendo un Napoli da scudetto, o forse nemmeno da Champions League (spero per loro almeno da Europa League…), ma si sta progettando una squadra nuova, diversa dal passato, con un allenatore che ha una filosofia precisa: lavoro, lavoro, lavoro. Che è sempre una bella cosa, ma mi auguro — per gli amici napoletani — che preveda non solo sudore e filosofia ma anche qualcosa di solido da mettere sotto i denti.

Mi chiedo che squadra sia e dove debba andare, o meglio arrivare, il Napoli, ma temo che non ci sia risposta. Forse è un Napoli che è lì dove lo abbiamo lasciato lo scorso anno, almeno all’apparenza. Non voglio entrare nelle questioni strettamente tecniche. Mi colpisce molto però la vicenda Higuain che di questa squadra dovrebbe essere non solo il principale uomo gol, in un attacco tra l’altro con nomi di livello, ma soprattutto il trascinatore. E invece vive in un continuo tira e molla con gli allenatori che non sembrano fidarsi di lui al 100%. Né Benitez, né Sarri.

La gestione dei grandi campioni in Italia è sempre oggetto di attento studio scientifico di minutaggi, il minuzioso soppesare e valutare stimoli, stress e condizione fisica. Io vedo che altrove, in Spagna soprattutto, certi giocatori, particolarmente i ledear, giocano sempre e basta. Non prevedono nemmeno le sostituzioni. Insomma una fiducia totale, assoluta, religiosa. Higuain questa fiducia assoluta non ce l’ha e forse non se l’è saputa nemmeno conquistare. E’ un grande campione, ma forse mai completamente espresso.

La gente per un attimo ha pensato che fosse un nuovo leader alla Maradona in realtà non sembra completamente felice e soddisfatto del suo rapporto con la squadra e la società. Condizione approssimativa a parte, appare abbastanza triste e imbronciato. Abbiamo trascorso gli ultimi mesi a discutere se sarebbe rimasto o meno, quella clausola rescissoria da oltre 90 milioni gli pesa addosso tantissimo — gli altri club non si avvicinano, De Laurentiis non potrebbe cederlo per molto di meno pena fare una brutta figura — il presidente ha annunciato un rinnovo che non c’è mai stato, praticamente una bella gaffe (ma con De Laurentiis capita…).

O il Napoli recupera e ritrova subito il miglior Higuain, instaurando con lui il miglior rapporto possibile, tecnico e non solo, oppure sarà molto difficile avere soddisfazioni da una stagione che segna l’ennesima ripartenza. In attesa che il nuovo guru Maurizio Sarri sfondi il muro di diffidenza che lo circonda, non resta che attendere. Come sempre. Da troppi anni a questa parte…

 

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