Addio al guerriero Ballacci che teneva testa ai presidenti

Ballacci nel BolognaDino Ballacci era un combattente, fin da ragazzino, vestendo per dodici lunghe stagioni la maglia del suo Bologna e poi come allenatore.
Aveva iniziato a tirar calci all’oratorio di Sant’Egidio, e lì l’avevano scoperto Biavati e Sansone. Trafila nelle giovanili rossoblù, poi la guerra e un ritorno in campo non immediato, perché il presidente Dall’Ara si accorse che il ragazzo non era tornato con la condizione dell’atleta. Qualche settimana a fare l’impiegato, poi finalmente (e di nuovo) una maglia rossoblù da indossare. Stando dietro, in difesa, a controllare gli avversari più pericolosi. Con una grinta e una tenacia che ne avrebbero fatto un titolare inamovibile di lì a un paio di stagioni. Un metro e ottanta di carica e “cattiveria” agonistica, un gladiatore quasi insuperabile sulla fascia sinistra. Ballacci e Colusso ad AlessandriaE un carattere altrettanto combattivo.
Restano nell’aneddotica rossoblù le estenuanti trattative con Dall’Ara per i rinnovi del contratto, col presidente che, narra una leggenda non molto lontana dalla realtà, lo riceveva con una pistola in bella mostra sul tavolo della scrivania, e allora Dino aveva preso l’abitudine di presentarsi anche lui con un revolver alla cinta, sai mai. Poi, comunque, alla fine l’accordo si trovava sempre.
E ancora, quello storico faccia a faccia con Gipo Viani, che gli agitava i pugni davanti alla faccia. E lui non arretrava un metro: “Come allenatore la rispetto, come uomo non provi a mettermi le mani addosso o la rovino …” Forte come una roccia, generoso come chi ha passione per quello che fa. 306 presenze in rossoblù, che gli valgono un posto tra i primi venti “fedelissimi” di tutti i tempi. Una presenza anche in azzurro, a Milano contro l’Egitto, subentrando a Cervato. Nel Bologna, nel suo Bologna, fino al 1957, prima di andare a chiudere la carriera passando da Lecco, Lucchese, Portogruaro. Dove avrebbe fatto anche l’allenatore-giocatore scoprendo ragazzini che si chiamavano Furlanis e Cimpiel, e segnalandoli subito al suo Bologna. Perché l’amore è tutto.
E poi una lunga trafila da tecnico, a Reggio Emilia, Prato, Catanzaro, Catania, Arezzo, Pistoia, Ancona, Massa, Isernia. La provincia profonda dove il pallone è un Dio minore che incanta e innamora. Ad Alessandria ce lo ricordano bene: perché è stato il tecnico dell’ultima promozione in B, ormai quasi quarant’anni fa, e perché un giorno attaccò al muro un giovane piuttosto arrogante che aveva parlato male di lui, tale Luciano Moggi.
Ha saputo realizzare anche un record nella storia dell’Arezzo: rimane lui, infatti, il tecnico che ha guidato gli amaranto più a lungo di tutti, davanti a Cosmi e Angelillo. Definito un sergente di ferro, ebbe rapporti burrascosi con la stampa ma lanciò giovani di talento come Graziani, Neri, Conti e Giuliani. Fumatore incallito, fu anche un bravo psicologo, motivando sempre i calciatori; visse pure l’esperienza del torneo Anglo-italiano, sempre con l’Arezzo che perse in Inghilterra contro Bath City e Mineheah, per vincere al Comunale contro Maidstone e Wealdstone.
Dino Ballacci viveva da tempo nella campagna imolese, ma fino a un paio d’anni fa se ne stava spesso e volentieri in compagnia di chi amava gli stessi colori, tifosi e amici che non mancavano di invitarlo a feste e ricorrenze. Anche noi lo cercato nel 2011 per la rimpatriata in Comune ad Alessandria, in previsione dei cento anni del club. Ci rispose la moglie, molto gentile, per dirci che il combattente non stava tanto bene e suo malgrado doveva declinare l’invito. Ce lo passò al telefono e lui si fece promettere di mandargli, tramite l’amico di sempre Giorcelli (che almeno una volta all’anno andava a trovarlo) il gagliardetto che avevamo fatto confezionare, perfetta riproduzione di quello dell’ultima promozione in A dell’Orso Grigio
Se ne è andato a ottantanove anni, a raggiungere quelli della gloria e della storia, campioni che non incontreremo più e non dimenticheremo mai.

Nelle foto: Ballacci ai tempi della militanza nel Bologna (sopra) e con Renè Colusso in occasione della promozione dell’Alessandria in C1 al termine del campionato 1980-’81

servizio di Mario Bocchio

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