Apologia di Claudio Ranieri. Il calcio (e la vita) come sacrificio e spirito di comunità

Ranieri(Destrait) Mi fa arrabbiare sentir dare del miracoloso quanto sta facendo Ranieri in Inghilterra. Premetto. Claudio Ranieri è attualmente – per i pochi che non lo sapessero – l’allenatore del Leicester City Football Club che gioca nella serie A inglese. Questa squadra non godeva dei pronostici del favore in tema di vittoria finale del campionato inglese. Favorite erano le due squadre di Manchester, il Chelsea, il Liverpool e, casomai, qualche altra blasonata che tradizionalmente vince il campionato. A poche giornate dalla fine però il Leicester è primo in classifica con un buon margine di punti di vantaggio rispetto alle seconde. Miracolo per molti. Ma non per chi ama il calcio.

Mi fa arrabbiare giudicare miracolosa la ricetta che nel calcio – secondo me non solo nel calcio – ha sempre funzionato: sudore e spirito di squadra. Claudio Ranieri continua a dirlo a più riprese. “Siamo una squadra che corre e che ha spirito di sacrificio. Tutti si sacrificano per la squadra e il compagno di squadra. Nessun individualismo”. Bene.

Penso che miracoloso sia stato fino adesso vedere vincere squadre costruite a tavolino da magnati arabi che di calcio ne possono sapere meno di noi italiani. Per esempio. Real Madrid, Paris Saint Germain, le due squadre di Manchester sono la dimostrazione lampante che il calcio è soprattutto idee, e non soldi. Le squadre sopra citate, infatti, sono state fatte coi miliardi, e poche idee. Possono godere delle individualità di giocatori a sei cifre. Ma hanno fallito.

Solo il Madrid e il Manchester City sono in semifinale di Coppa Campioni e con un alta probabilità di non vincerla. Insomma, sommando i trofei che hanno vinto da quando i rispettivi proprietari spendono i miliardi, i conti non tornano. Oramai, invece, da anni succede sempre più spesso che squadre considerate di seconda fascia riescano a stupire. Oltre al Leicester del nostro Ranieri, già l’Atletico Madrid e se vogliamo anche la torinese Juventus hanno sbancato. Incassando, in proporzione ai soldi spesi per allestire le squadre, più trofei. Dimostrando che sudore e spirito di squadra hanno la meglio sui miliardi.

L’eccezione che conferma questa regola è il miliardario Barcellona. Seppur imbottito di giocatori costosissimi, il Barcellona è cresciuto ispirato dalla filosofia della comunità. Lo stesso Messi, fenomeno della squadra catalana, è stato letteralmente allevato dalla società fin da quando aveva quattordici anni. Per non parlare del Bayern di Monaco. La squadra tedesca continua a dominare in Patria e nel mondo evitando di spendere somme di denaro eccessive e pacchiane come fanno i magnati-proprietari che giocano con il calcio.

Morale. Oggi il calcio si divide in poteri. Ci sono quelli forti che hanno i soldi e cercano di dominare. E quelli popolari che hanno idee e riescono a vincere. Il campione del Leicester è un certo Jamie Vardy , ventinovenne biondino che fino a quattro anni fa faceva l’operaio. Ironia la mia, ma anche della sorte. Quella che – solo nel calcio? – lascia spazio a chi ha le idee. Sudore e spirito di comunità. Niente miracoli.

 

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *