Bundesliga. Con l’Ingolstadt, campionato o concessionaria auto?

ingol (1)Il club della cittadina bavarese di Ingolstadt ha ottenuto la promozione nella massima categoria tedesca: è l’ultimo tassello di Volkswagen nel dominio economico della Bundesliga.

Se c’è un filo conduttore che lega i grandi campionati europei, è il fatto che molte piccole squadre si stanno conquistando grandi palcoscenici. Dalla coppia Carpi-Frosinone nella serie A italiana al Gazelec Ajaccio in Francia, fino all’Ingolstadt in Germania. Pochi soldi, molte ambizioni. Un concetto che però non vale per tutti. Perché ad Ingolstadt, cittadina nel nord della Baviera, ha sede una grande azienda, una potenza mondiale nel proprio settore, che ha interessi non solo nel calcio locale, ma in buona parte della Bundesliga.
Parliamo dell’Audi, casa produttrice di auto che dal 1964 fa parte del gruppo Volkswagen. Ovvero, di un conglomerato che ha grandi interessi nella massima serie del calcio tedesco. Dalla proprietà del Wolfsburg fino a una fetta della torta del Bayern Monaco (tramite Audi) passando per gli investimenti nell’Ingolstadt, fino alla partnership con la Federcalcio per sponsorizzare la Pokal, la Coppa di Germania (tra le coppe nazionali più seguite in Europa).ingol

Interessi sportivi e commerciali

Gli interessi sportivi si intrecciano a quelli commerciali. Interessante è l’approfondimento fatto da Alessandro Oliva per Calcio e Finanza. Audi è concorrente di altre due grandi case tedesche come Bmw e Mercedes nel cosiddetto segmento Premium, che ha nell’Europa, nella Cina e negli Usa i propri mercati di riferimento. Avere quindi un club come l’Ingolstadt in Bundesliga significa, per la controllata di Volkswagen, avere maggiore esposizione mediatica in un campionato sempre più in crescita per pubblico, ricavi e appeal come quello tedesco.
Il caso dell’Ingolstadt Fc 04 è interessante, in questo senso. Soprattutto se si pensa che 11 anni fa questo club nemmeno esisteva. La squadra è nata nel 2004 dalla fusione di due club locali, l’Esv e l’Mtv, che decisero di fondersi dopo la bancarotta della prima. Il club entra nella sfera d’influenza della locale Audi e i risultati sono da subito incoraggianti: la squadra partecipa al suo primo campionato di quarta divisione, arrivando secondo e centrando subito la promozione in terza divisione. Quindi, l’anno successivo, una nuova e immediata promozione in seconda divisione. La salita è troppo veloce, tanto che il club retrocede. Poi arriva la stabilità e la squadra cresce, tanto che quest’anno il campionato di Zweiteliga si è concluso con la vittoria e la storica promozione in Bundesliga, dopo nemmeno un decennio dalla fondazione.ingol (2)
Un risultato che si lega ad Audi e agli investimenti della casa automobilistica. Che possiede il 20% delle quote societarie, ma che allo stesso tempo risulta proprietaria dello stadio e dei campi di allenamento del club. L’impianto del club, non è un caso, si chiama Audi Sportpark: aperto nel 2010, è costato 20 milioni di euro. La Audi però i soldi li ha messi inizialmente per i naming rights: il finanziamento per l’impianto è stato trovato dal presidente del club, Peter Jackwerth, grazie a prestiti della comunità locale. Questo perché la Audi non aveva grande intenzione di essere associata in maniera evidente con un club di seconda fascia, in un periodo in cui i grandi investimenti erano riservati ai top club europei come Real Madrid, Milan e Bayern, di cui Audi ha comprato circa il 9% delle quote per 90 milioni di euro tra il 2010 e il 2011.
“Il modello di business è così riassumibile: soldi spesi per le infrastrutture, niente follie sul mercato e grande autonomia finanziaria costruita nel tempo, grazie agli asset come lo stadio e alla sicurezza di un cuscino come Audi – scrive Oliva -. Che nel frattempo, ha deciso che era arrivato il momento di investire in maniera più sfacciata. Comprando lo stadio e aumentando al 20% delle quote la propria presenza nel board del club. Così l’Ingolstadt, a inizio stagione, si è ritrovato a gestire un budget di 8 milioni di euro. Non male, se si pensa che nei dieci anni precedenti il club aveva speso in tutto 4 milioni di euro nel player trading. Il risultato? Squadra promossa in Bundesliga”.

L’Ingolstadt farà così compagnia ad altri club che hanno rapporti con la Volkswagen

 

Il caso più celebre è quello del Wolfsburg, che ha eliminato l’Inter dall’ultima Europa League, che fa capo al gruppo automobilistico. E che ha sede proprio nella città del club campione di Germania nel 2009. Un titolo festeggiato nella Wolfsburg Arena, stadio finanziato da Wolfswagen, che nel consiglio di gestione del club ha piazzato alcuni suoi uomini chiave: il presidente è Francisco Javier Garcia Sanz, componente del cda del gruppo Volkswagen e responsabile della controllata spagnola Seat; Uno dei due vice presidenti è Hans Dietrich Poetsch, membro del board e responsabile finanziario della Volkswagen. L’altro è invece Stephan Grueshem, responsabile delle comunicazioni del colosso automobilistico tedesco.
La Volkswagen è però legato a doppio filo anche al Bayern Monaco. La casa automobilistica tedesca, per raggiungere l’obiettivo di diventare il maggior gruppo del settore nel 2018, è entrata in possesso del 9,1% della FC Bayern Muenchen Ag, ovvero la società che controlla la squadra di calcio, tramite Audi. Per tale motivo, nel consiglio di sorveglianza del team bavarese ci sono Rupert Stadler, presidente di Audi, ma anche Martin Winterkorn, il gran capo di Volkswagen.ingol (4)
Ma l’impegno della casa automobilistica nella Bundesliga non finisce qui. La Volkswagen è anche tra i main sponsor del Werder Brema, dell’Hannover 96 e dello Schalke 04, mentre Audi è tra gli sponsor dell’Amburgo. Uno degli slogan di Volkswagen “Think Blue”, compare sulle maglie del Monaco 1860. Il logo della Seat, altra controllata, compare invece sulle maglie di un altro piccolo club, il Braunschweig. Di recente, la Federcalcio tedesca (che ha Volkswagen tra i propri top sponsor per la Pokal, la Coppa di Germania) ha cercato di mettere un freno a questo nuovo trend, facendo approvare una regola che vieta a un soggetto terzo di possedere azioni in più di tre club e che permette di detenere più del 10% di una sola. Il fatto è che la regola non ha effetto retroattivo, come ha ammesso lo stesso numero uno della Dfb Chirstian Seifert.

 

(mbocchio)

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