Elegia di Johan Cruyff. In memoria del genio con la maglia “14”

cruyffE’ morto Johan Crujiff. Viva Johan Crujiff. Ma del suo ricordo dovremmo accontentarci ché un altro così non lo vedremo calcare i rettangoli verdi per ancora qualche decade. Simbolo d’una epoca che della ragionata follia seppe far bandiera. Un poeta del calcio che seppe farsi caposcuola della rivoluzione dell’Arancia Meccanica, dell’Olanda splendida incompiuta che negli anni ’70 sfiorò per due volte la conquista del trono mondiale. Crujiff è morto, viva Crujiff. Lo ricordiamo con qualche frase sua (in neretto) e con quelle degli altri ricordandoci dell’esempio dei grandi narratori.

Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire a giocare a calcio. [J.C.]

Franz Beckenbauer: “Se c’è gente che compra Cristiano Ronaldo e Gareth Bale per cento milioni allora uno come Johan Cruijff oggi costerebbe un miliardo!”. [settembre 2014].

La creatività non fa a pugni con la disciplina. [J.C.]

Bill Elliot: “Cosa pensi di Cruijff?”

George Best: “Straordinario”.

Elliot: “E’ più forte di te?

Best: “Scherzi, vero? Te lo mostrerò stasera: alla prima occasione gli infilerò il pallone tra le gambe”.

Al quinto minuto di Irlanda del Nord-Olanda, Best prende palla sulla sinistra scarta tre avversari e cambia traiettoria, cerca Cruijff. Lo trova e gli fa tunnel. “Sei il migliore al mondo, Crujff. Ma solo perchè io non ho tempo”. [1974].

A me del calcio italiano colpiscono i vuoti negli stadi. La gente non si diverte più col vostro calcio. Sono troppe venti squadre, nate tutte per vincere qualcosa e alla fine una vince e le altre restano deluse. È tutto sbagliato.

Un giorno, la signora che fa le pulizie allo stadio De Meer, che è lo stadio dell’Ajax […] dice: “Mister, misterBuckingham (già perchè l’Ajax ha un allenatore inglese), lo vede il mio bambino? Guardi, lo so è mingherlino, ha i piedi piatti, le caviglie deformi, non sembra granchè, ma io lo vedo a casa, ha una visione del mondo particolare”.

Fa tutto quello che gli dici e niente di quello che gli ordini.

“Sa, mio marito è morto, mio marito Mnus, il verduraio, magari lei se lo ricorda. Io glielo lascio ‘sto bambino, magari vi può essere utile. Io tanto sono sempre qua”.

E glielo lascia.

Il magazziniere lo prende subito in simpatia e gli offre di svolgere alcuni lavoretti all’interno dello stadio: tirare le righe del campo, pulire le scarpe dei giocatori della prima squadra.

Durante i Talentendagen, le giornate in cui l’Ajax seleziona minuziosamente i ragazzini più promettenti, scartandoli quasi tutti, il figlio del verduraio si fa notare. Quel bambino lo chiamano tutti Johan, anche se l’anagrafe recita Hendrik Johannes. Il cognome? Ovviamente è Cruijff. [Federico Buffa, Storie Mondiali, Sperling & Kupfer 2014].

Mi piace il calcio ma non quello di oggi. [J.C.]

 

Johann Cruijff proprio non riusciva a mandare giù il football moderno: troppi soldi, troppi muscoli, troppe luci della ribalta. Si divertiva ancora andando nei campetti di periferia: a vedere i ragazzini giocare. Lì, ritrovava la magia del gioco più bello del mondo. Il suo. [Darwin Pastorin, Huffington Post 25 marzo 2016].

Meglio perdere con le proprie idee che con quelle di un altro. [J.C.]

 

Senza di lui non sarei qui. Johan Cruijff è stata la persona più influente del Barcellona degli ultimi venticinque anni. [Pep Guardiola, maggio 2013].

 

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

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