Hoops, they did it again. Celtic campione di Scozia

celtic-539x384Com’era largamente prevedibile alla vigilia del campionato, il Celtic si è laureato campione di Scozia. Il titolo, il quarantacinquesimo della storia del club, è arrivato con sette turni d’anticipo (per ritrovarne uno vinto con maggior anticipo dobbiamo risalire a quello aggiudicato dai Rangers nel 1929), dopo una vittoria per 5-1 in casa del Partick Thistle, in quello che, in attesa del ritorno nella massima divisione dei Rangers, rappresenta l’attuale derby di Glasgow.
Cammino senza intoppi, quello dei biancoverdi di Neil Lennon: ventisette vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta, arrivata il mese scorso ad Aberdeen, contro la seconda forza del campionato.
La vittoria della Scottish Premiership (la prima edizione con il nuovo nome, che dalla scorsa estate ha sostituito la Scottish Premier League) fa dimenticare le delusioni giunte dalle coppe: in Champions League, il Celtic si è fermato alla fase a gironi, dove era inserito in un non facile raggruppamento con Barcellona, Milan e Ajax. Gli appena tre punti conquistati non sono stati ovviamente sufficienti né per replicare il favoloso exploit della scorsa stagione, quando gli scozzesi superarono la prima fase (con una fantastica vittoria sul Barcellona) e arrivarono agli ottavi, dove incontrarono la Juventus, né per venire ripescati in Europa League. Non è andata meglio nelle coppe nazionali: in Coppa di Scozia, l’Aberdeen ha espugnato Celtic Park agli ottavi di finale, estromettendo anzitempo i campioni in carica; in Coppa di Lega, la corsa si è fermata addirittura al primo passaggio, con una sconfitta casalinga contro il Greenock Morton, squadra di seconda serie (la Coppa di Lega è l’unico trofeo interno non vinto nella gestione Lennon).


Gli uomini-simbolo della squadra: il centrocampista Kris Commons, sgusciante ala dal gol facile (al momento è il capocannoniere del campionato con 22 gol, davanti a Kris Boyd del Kilmarnock); il portiere inglese Fraser Forster, che potrebbe persino andare ai Mondiali (è dai tempi di Italia ’90 che l’Inghilterra non presenta tra i convocati della Coppa del Mondo un giocatore militante in Scozia); il capitano Scott Brown, l’attaccante irlandese Anthony Stokes (13 reti), il difensore nigeriano Efe Ambrose, l’attaccante greco Georgios Samaras, idolo della tifoseria, il versatile Charlie Mulgrew (può giocare sia centrale sia esterno), i terzini Adam Matthews (gallese) e Emilio Izaguirre (honduregno).
Quello appena vinto è il terzo campionato consecutivo per i Bhoys. Considerando che probabilmente arriveranno anche i prossimi due (l’anno prossimo i Rangers saranno in Championship e dunque non ci saranno rivali, quello seguente saranno in Premiership, ma è difficile pensare che da neopromossi saranno subito attrezzati per vincere il titolo), i biancoverdi potrebbero mettere nel mirino il “nine in a row”: la vittoria cioè di nove campionati consecutivi, record condiviso proprio da Celtic (dal 1966 al 1974) e Rangers (dal 1989 al 1997). Troppo presto per parlarne, certo. Ma in un campionato così “poco allenante”, per dirla alla Capello, la voglia di inseguire un record potrebbe essere la spinta propulsiva per la squadra. Che vorrebbe tanto trasferirsi nel campionato inglese (così come i rivali dei Rangers), proprio quando a livello politico potrebbe accadere l’esatto contrario, grazie al referendum del prossimo settembre, quando gli scozzesi saranno chiamati ad esprimersi sull’eventuale indipendenza dall’Inghilterra.

(rassegna stampa, Guerin Sportivo)

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