Il tackle di Claudio Gentile, la beffarda gaffe di “Gheddafi” per il quieto vivere Fiat

gentile-maradona(Barbadilloit) – Claudio Gentile è una leggenda. Colonna antica del pallone bello di tanti anni fa, faceva lo stopper della Juventus e giocava accanto a Gaetano Scirea, libero. Stopper e libero, cinque e sei: cose perdute, ormai, al tempo delle magliette personalizzate, e dell’anonimo lessico del difensore centrale. Lo chiamavano Gheddafi, perchè figlio italiano in terra di Libia. E sembrava quasi un controsenso, feroce per lui che da quella zolla fu cacciato, insieme alla famiglia, proprio dal colonnello.

Claudio Gentile è tignoso, non per niente – al Mundial ’82 – fu capace di farsi schermo e roccia contro l’astro nascente dell’Argentina, Diego Armando Maradona. A breve uscirà la sua autobiografia, che si attende con l’ansia consueta. E nel frattempo, alla Gazzetta dello Sport, rispolvera il tackle scivolato. E racconta il destino dell’idiosincrasia con Gheddafi, senza mezzi termini.

“Un incubo. Odiavo Gheddafi e dovevo accettare quel soprannome solo perchè era un’azionista della Fiat. Caminiti, il giornalista che aveva avuto quell’idea, pensava di farmi un favore. Era un dispetto”.

Odio che nasconde una storia drammatica e personale.

“Quando non era capo di Stato, Gheddafi era già un bel prepotente. Pascolava un gregge e i suoi animali entravano sempre nella proprietà di mia mamma. Lei gli urlava e lo cacciava. Gheddafi aveva una Fiat 124 e la portava a fare il tagliando in officina da mio zio: quando decise di mandarci via non ebbe compassione per nessuno”.

E pensare che quel nomignolo l’aveva coniato per lui il grandissimo Vladimiro Caminiti e, per giunta, per fargli piacere. E dovette tenerselo, perchè il mondo si sa come gira: Gheddafi era amico dell’Avvocato, teneva i soldi investiti in Fiat e mica si potevano piantar grane.

 

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

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