Le aspettative sono tante ed erano diverse

Cuneo-Alessandria 16_11_2013 (5)Un punto nelle ultime tre gare, è questo il bilancio di mister Luca D’Angelo da quando è stato chiamato alla guida dei Grigi. Veramente poco e un ruolino del tutto preoccupante, che ci fa ritenere a ragione, di aver un pochino toccato il fondo.
Di questo se ne sono accorti anche i tifosi organizzati, visto che hanno prima contestato la squadra dopo il pari casalingo contro il Santarcangelo per poi disertare la trasferta di Mantova.
Il Santarcangelo aveva trovato il pareggio in un modo rocambolesco, dove un tiro in porta, apparentemente innocuo, sporcato da una leggera deviazione, aveva spiazzato il portiere. L’Alessandria era andata in vantaggio con Michele Valentini (una rete tanto spettacolare quanto onestamente fortunosa), aveva spinto parecchio ma non era stata capace a concretizzare le occasioni create.Alessandria-Santacrangelo
Al di là del fatto che in questa categoria quasi tutte le squadre, soprattutto in trasferta si difendono anche con undici giocatori dietro la palla, il non saper perforare gli avversari, infliggere loro il colpo del ko, è il grande limite di questa formazione. Un limite che sinora sta compromettendo il campionato.
I Grigi erano poi attesi da quindici giorni di fuoco, con ben due trasferte su campi ostici, e hanno portato a casa altrettante sconfitte.
Al “Paschiero” di Cuneo è stata ancora la sterilità offensiva il male oscuro dell’Orso, perché tutto sommato il gol dell’ex Fanucchi (era necessario cederlo?) aveva rotto un equlibrio sostanzialmente giusto. Il vantaggio dei biancorossi è avvenuto su un doppio errore: quello di concedere il corner agli avversari, perché il terzino del Cuneo ha portato la palla per troppi metri, conquistando il calcio d’angolo; poi sullo stesso la difesa è rimasta immobile. Ma prima i Grigi avevano sciupato due occasioni per portarsi in vantaggio e poi non sono riusciti a pareggiare.
A Mantova, in quella che era stata presentata come la supersfida tra due deluse, l’Alessandria fino al momento del rigore stava facendo una buona partita. L’episodio ha stravolto completamente la gara. Non ci è sembrato che il Mantova in precedenza ci avesse messo sotto, anzi la partita era molto equilibrata. Purtroppo stiamo parlando di una sconfitta condizionata dal rigore e dall’espulsione del portiere Servili, perché dopo tutto è stato più difficile, anche se i Grigi hanno tenuto bene il campo nonostante l’inferiorità numerica. Se il tiro di Riccardo Taddei (uno che comunque in campo sembra parlare una lingua a volte incomprensibile per i compagni, vista la sua classe e la predisposizione psicologica e tecnica di chi ha alle spalle una lunga carriera tra i professionisti) fosse entrato, forse sarebbe arrivato il pari.
Il tecnico D’Angelo come scusante ha anche portato il gol annullato a Marconi, ma gli alibi non sono sufficienti comunque a giustificare una serie di negatività che non si riducono purtroppo ad una sola gara.
Noi non vogliamo essere dei disfattisti, ci mancherebbe altro, però non possiamo, per onestà di cronaca, tacere che nell’ambiente c’è sempre più tensione. Lo avevamo percepito al termine della sfida contro il Santarcangelo, quando la squadra aveva avuto un chiarimento con la Curva Nord, ne abbiamo avuto conferma in occasione della trasferta di domenica a Mantova.
Comprendiamo il presidente Di Masi e il capitano Taddei quando riconoscono legittime le critiche, ma sottolineano che questo non è il momento per creare fratture. Onestamente, soprattutto per come lo stesso patròn si era posto davanti alla piazza con proclami sin troppo azzardati, i Grigi hanno parecchio deluso a tutti i livelli.
Si ha un bel dire che c’è lo spirito, ma mancano i risultati e con il solo spirito non si va da nessuna parte e si rischia di trasformare questo campionato in uno dei più cocenti fallimenti.

 

I cori contro il direttore sportivo Massimiliano Menegatti sono stati giusti? Quando sono volgari certamente no, così come non ci sembra che tutta la colpa debba essere additata solo a lui, che sicuramente avrà avuto le sue “strategie” per volere i giocatori che attualmente fanno parte della rosa, ma che ha anche chiesto adeguati rinforzi, soprattutto per l’attacco.
Il patròn Di Masi ha assicurato che la società ritornerà sul mercato, ma per accaparrarsi elementi di valore ci vogliono i soldi, e qui entriamo nel giro vizioso degli interrogativi: il buon Di Masi ha la solidità economica per condurre l’Alessandria in tempi rapidi, come lui stesso ha azzardato, in quelle posizioni e categorie che il blasone grigio impone? Se sì, chi c’è realmente dietro al presidente?
“Dobbiamo liberarci mentalmente del verbo dovere e trasformarlo in volere, nel senso che non si vincono le partite per forza. Questo sta fermando psicologicamente la squadra, noi non dobbiamo vincere, ma vogliamo vincere”, si sforza di dire Taddei.
Alessandria è però una piazza non normale, perché la storia di questa nobile decaduta non è comune. I giocatori quando indossano la maglia grigia devono sapere sin dal primo momento che devono fare tutto e subito e, se non si è abituati a questa pressione molto spesso la squadra finisce per giocare in maniera affrettata. Ecco perché non tutti possono essere all’altezza dell’Orso Grigio.

(mbocchio)

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