Un tifoso eccellente del Leicester di Ranieri: lo scrittore Peace

leicester-manager-claudio-ranieri-jamie-vardy-congratulates_3380475(Barbadilloit) – David Peace, autore di libri cult sui campioni del calcio inglese Bill Shankly e Brian Clough è uno sfegatato tifoso delle volpi allenate da Claudio Ranieri. “Peace, 49 anni, dello Yorkshire – scrive Extra Time della Gazzetta – è uno degli scrittori più innovativi. Deve la fama a una quadrilogia di romanzi noir ambientati nei luoghi della sua infanzia, il “Red Riding Quartet”. La sua narrazione mette alla prova il lettore, suggerisce nervosismo e paranoia attraverso le ripetizioni e il ritmo sincopato dei dialoghi. Uno stile che gli vale il paragone col maestro del noir americano James Ellroy. Altrettanto ossessiva e allucinata è lo prosa dei due libri che Peace ha dedicato al mondo del pallone: “Il Maledetto United” (2006) e “Red or Dead” (2014). Il primo, da cui è tratto un bel film con Michael Sheen, racconta i 44 giorni di Brian Clough, vincitore di due Coppe dei Campioni col Nottingham Forest, sulla panchina del Leeds United, squadra che odiava nel profondo.” Red or Dead” fa sintesi dei 15 anni di Bill Shankly alla guida del Liverpool tra il ’59 e il 1974″.

Perché tifa Leicester

Peace vive in Giappone ma ama il calcio inglese: “Seguo sempre la Premier e per una serie infinita di motivazioni spero che il Leicester ce la faccia: nessuno pensava che una squadra così potesse spezzare il dominio del Chelsea o dei due Manchester e invece eccoli in vetta. Ammiro Ranieri e considero queste giornate una redenzione personale per un ottimo professionista, sul cui lavoro Mourinho ha edificato i suoi successi ai Blues”.

“Anche solo l’accesso alla Champions con quella squadra mi risulta incredibile. Fortunatamente posso seguire le partite del Leicester perché in Giappone tutti impazziscono per Okazaki. Qui funziona così con i connazionali all’estero, lo stesso vale per Honda e Nagatomo. Io tifo Huddersfield Town, che sta in Championship e non va mai in tv”.

Non scriverà un libro su Ranieri

“Non credo che sarò io a raccontare l’epopea di Ranieri, magari qualcuno che ha 10 o 12 anni e oggi segue la sua impresa da grande scriverà la storia del Leicester”.

La storie dei sui libri cult

“Le genesi dei due volumi sono diverse tra loro. La vicenda di Clough mi girava nella testa da quando avevo 7 anni e sentivo mio padre parlare di quel che accadeva a Leeds, così ho provato a immaginare cosa possa aver pensato un simile personaggio in quella situazione. “Red or Dead” è stato il mio 9° romanzo e cercavo qualcosa di positivo. Trovo grandioso quanto Shankly ha fatto a Liverpool: grazie a lui staff, giocatori e tifosi divennero un tutt’uno. Il senso di collettività che generò è l’antidoto a questi tempi individualisti e interessati solo ai soldi, la dimostrazione che un altro modo di vivere è possibile”.

Perché pochi libri sul calcio autentico?

“Sono sorpreso che non ci siano più libri che parlano di calcio, universo così ricco di drammi, successi e tragedie. Se sei uno scrittore o uno sceneggiatore devi solo metterti comodo, osservare e trascrivere: la storia la sta dettando Ranieri”.

 

(rassegna stampa a cura di Mario Bocchio)

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